Carissimo Giulio,
mi chiamo Francesco Uccello e sono socio della coop.soc. Terra e Libertà.
Il tuo articolo circa il futuro del terzo settore mi da l’occasione per
rispondere alle sollecitazioni da te lanciate.
Per quanto riguarda la rappresentanza posso dirti che sto partecipando ad un
corso che si chiama FQTS (Formazione Quadri Terzo Settore) con il sostegno
della Fondazione per il Sud che ha per obiettivo quello di formare i
dirigenti del terzo settore proprio a questo compito.
Partecipano tutte le regioni del Sud più la Sardegna, con enorme sforzo da
parte di tutti, nel tentativo di confrontarsi, formarsi e cercare proposte
serie che abbiano un fronte unico.
Tutto questo mi ha spinto ancora una volta a partecipare sacrificando
risorse economiche, fine settimana e affetti, proprio come molti altri.
A metà del corso ho capito che gli obiettivi sarebbero stati difficilmente
raggiunti e ancora una volta sono tornato a casa sfiduciato.
Per analizzare un problema alla volta, parto dalla considerazione che molti
dei partecipanti appartenenti alle associazioni di volontariato fanno fatica
a riconoscersi come parte del terzo settore. Sicuramente questo accade
perché si dedica alla gestione dell’associazione il tempo che resta quando
si torna dal proprio lavoro e quindi le difficoltà si avvertono fino ad un
certo punto. Le associazioni percepiscono tutti gli altri enti come
concorrenti che non riescono a battere nella gare degli appalti dei servizi.
Ma mi chiedo come può un volontario gestire un servizio complesso o entrare
in dinamiche politico-sociali? La mia domanda non nasce dal fatto che non ne
sia capace, ma dalla considerazione che non si è scelti questo come lavoro.
Le mie considerazioni non vogliono essere uno sparare al mondo del
volontariato da cui vengo, ma, come ho ripetuto più volte anche durante
questo corso, un modo per dare sempre più valore a chi investe in questo
lavoro e soprattutto a chi ha scelto di farne una professione.
Una volta per tutte bisogna scindere questa dicotomia che rischia di creare
una zavorra che non permette di fare passi avanti. Il volontariato è tale se
le persone dedicano gratuitamente il loro tempo per chi ne ha bisogno.
Tutto il resto che prevede professionalità specifiche, strumenti tecnici e
logistici per l’erogazione di un servizio è un lavoro e come tale va
retribuito nei tempi giusti (sia da parte delle amministrazioni che delle
stesse coop) altrimenti come succede per tutte le categorie deve esserci uno
sciopero o l’interruzione del servizio.
E arriviamo a questo punto al nodo dolente. Le amministrazioni confidando
nel fatto che lavoriamo a contatto con le persone e i loro disagi, ci
tengono per il cappio e ogni tanto lo allentano bonificando qualche soldo.
Come si fa a non pagare le rette delle case famiglia o dei semiconvitti
quando il primo fine è quello di mettere il piatto a tavola?
Come si fa a non appaltare in tempo un servizio domiciliare a bambini con
handicap o ad anziani allettati?
Non esiste programmazione perché non esiste competenza. Esiste
approssimazione perché gestisce la politica attuale.
Credo che la politica sia fondamentale nella gestione dell’interesse
pubblico, ma per questo c’è necessità di competenze o quanto meno di avere
l’umiltà di confrontarsi non considerando l’altro stupido e se si ha tempo
di imparare l’italiano.
Caro Giulio che il terzo settore debba guardare anche altrove, non basandosi
solo sulle commesse dell’amministrazione pubblica, è una risorsa che come
imprenditori del sociale non possiamo non considerare, ma non dimentichiamo
che ci sono molti servizi che i cittadini non potrebbero pagarsi in maniera
privata e per questo ci si basa sulle tasse gestite dai nostri comuni.(per
sintetizzare in maniera semplicistica).
Per smuovere tutto ciò c’è bisogno di azioni che contemporaneamente spingano
da più fronti.
Da un lato penso che ultimamente neanche più lo sciopero riusciamo a
organizzare e invece sarebbe il caso di ricominciare a scendere in piazza
per manifestare un diritto che è quello non di lavorare, ma di essere
pagati.
Ho visto con i miei occhi impiegati comunali segnarsi 5 minuti da recuperare
o di 15 min di straordinario e il 27 del mese imprecare davanti al computer
perché il bonifico tardava di qualche ora.
Chi lavora in una coop come me, sa bene il tempo e il denaro che regala per
offrire un servizio di qualità, magari ad un parente dell’impiegato comunale
di cui sopra.
Un’altra azione è quella di non avere paura di mostrare le proprie
competenze e professionalità nei luoghi istituzionali. C’è necessità di
imparare a creare delle piccole distanza che non permettano di approfittare
di noi. Non perché gestisco ludoteche o centri socio educativi per ragazzi
che debba essere sminuito. Tutto questo però si ottiene scrivendo progetti
che odorano di operatività reale, articoli che mostrino il nostro lavoro,
partecipazione ai tavoli di concertazione (anche se sono fittizi) relazioni
con i destinatari dei servizi e le loro famiglie che sia altamente
professionale e contemporaneamente vicina al loro quotidiano. I dirigenti, i
medici, gli assistenti sociali, gli assessori devono percepire dai nostri
discorsi la teoria che organizza la pratica, perché solo unendo studi ed
esperienza che si può offrire un prodotto utile e di qualità.
Infine c’è la necessità di non disperdere i nostri voti e questo accade solo
eleggendo rappresentanti che in questo modo abbiamo alle spalle migliaia di
consensi, tali da permettergli una forza contrattuale diversa.
Amo questo lavoro perché mi consente di coniugare oltre gli studi fatti
anche tutte le mie specificità o gli hobby che metto a disposizione dei
ragazzi ogni giorno.
La passione per questo lavoro mi porta fatica, sudore, sacrificio proprio
come vuole una passione e per tanto chiedo rispetto allo stesso modo che
riceve un qualsiasi altro lavoratore italiano.
Fino a che non ne avrò non smetterò di alzare la voce che piaccia o no, che
sia il modo giusto o meno.
Francesco Uccello
_____
Da: listaetica@yahoogroups.com [mailto:listaetica@yahoogroups.com] Per conto
di Giulio D'Imperio
Inviato: martedì 9 giugno 2009 17.54
A: listaetica@yahoogroups.com
Oggetto: [ listaetica ] invio messaggio da Giulio D'Imperio
Carissimi,
mi permetto di intervenire in quanto sto notando una situazione di stallo
per quanto attiene l'intero terzo settore, e questo mi preoccupa e non poco.
Mi rendo conto che tale settore negli anni non è mai riuscito a decollare
perchè sempre più ingabbiato da logiche politiche che poco hanno a che fare
con i requisiti aziendali e della solidarietà.
In questo momento di profonda crisi, dove moltissimi stanno rischiando il
proprio posto di lavoro, nessuno degli organismi preposti alla
rappresentenza del terzo settore (es.forum terzo settore) si sta
preoccupando di intervenire con proposte serie, concrete e produttive.
Nessuno ad esempio sta pensando che potrebbe essere interessante aprire un
dibattito, organizzare incontri per capire come affrontare al meglio questa
difficilissima situazione, che nel terzo settore si sta sempre più ampliando
per via dei mancati pagamenti delle pubbliche amministrazioni. Non si può
continuare a pensare che l'azienda del terzo settore debba vivere solo se ha
commesse dalla pubblica aministrazione!!!!
Eppure, credetemi, ci sarebbe tanto da dire e proporre però questo non
avviene.
Perchè? Mancano le professionalità qualificate per farlo? Non esiste la
tanto invocata "volontà politica" a risolvere queste situazioni? Credetemi a
questo punto l'unica cosa di cui mi vado sempre più convincendo e che
dovrebbe essere la base a muoversi, e che non si può pensare di continuare
ad agire in maniera poco logica e, lasciatemi passare il termine, poco
professionale.
Non voglio parlare di governi e politici, perchè sono pochissimi coloro da
cui la nostra nazione può ottenere effettivamente un servizio utile per il
paese e degno di tale nome.
Come possiamo poi pensare di far crescere il terzo settore italiano, privo
di una sua normativa specifica?
Come possiamo pensare ad esempio che una associazione di volontariato possa
crescere se ai CSV viene offerta ampia discrezionalità sulla scelta dei
consulenti, senza che ci sia un albo specifico per singola professionalità
da cui tali strutture debbano essere obbligate a scegliere i loro
professionisti?
Credetemi, non credo che sia solo questione di soldi per far funzionare il
terzo settore, perchè purtroppo mancano non solo le idee ma anche proposte
concrete e fattive.
Purtroppo ritengo che in questo modo pian piano si sta decretando la fine di
un settore che, se gestito meglio, potrebbe diventare l'elemento trainate
della nostra economia!!!!
Attendo vostre repliche
Giulio D'Imperio
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]