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Lucarelli recensisce Vallorani   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #320 di 603 |
Apparso su CARMILLA on line
(http://www.carmillaonline.com/archives/2004/04/000735.html)
il 30 aprile 2004

Nicoletta Vallorani: VISTO DAL CIELO
di Carlo Lucarelli

Gli scontri di Genova, la scuola di Letizia Moratti, il dramma
iracheno. Così il nuovo libro di Nicoletta Vallorani mescola mistero
e attualità. E, parola di esperto, dimostra che esiste una politica
del thriller.

Mi ricordo alcuni dibattiti, più o meno recenti, sulla capacità degli
scrittori italiani di raccontare la realtà e sulla funzione della
letteratura noir, accusata di essere, suo malgrado, addirittura
reazionaria. Le problematiche sociali e le tematiche politiche, anche
se «di sinistra», finirebbero per nascondere una visione
oggettivamente conservatrice, trasformando gli autori di noir in
utili idioti. E i «fatti», gli spunti della realtà, entrerebbero nei
romanzi come espedienti. Vedi per esempio il G8 di Genova: ne hanno
raccontato in tanti, in gran parte autori di noir, ma nessuno è
riuscito a inventarsi una «lingua di Genova». Sono sempre i soliti
dibattiti, un po' surreali come lo sono sempre i dibattiti letterari,
e sicuramente serviranno a qualcosa. Al di là dei dibattiti, però, ci
sono i romanzi a dimostrare se si possa o no parlare di oggi in modo
adeguato e soprattutto se ci sia qualcuno che lo faccia.
Visto dal cielo (Einaudi, Stile libero, 15 euro), di Nicoletta
Vallorani, è uno di quelli che dimostra che si può e che c'è qualcuno
che lo fa.
Non è un romanzo su Genova e sul G8. È un thriller che racconta delle
indagini di un gruppo di investigatori improvvisati, tra i più
eccentrici mai visti nella storia del noir, che indaga sulla morte di
alcuni ragazzi brutalmente uccisi durante una serie di occupazioni
studentesche di licei milanesi. È un thriller «metafisico», in cui le
soluzioni si «sognano», dove partecipano alla storia direttamente
i «fantasmi» e la cui soluzione non è esattamente quella che ci si
aspetterebbe in un giallo classico. Non è un romanzo su Genova e sul
G8, ma dentro c'è anche quello, come ci sono tante altre cose,
secondo quel bel modo di fare che hanno i romanzi noir che quando
sono belli e sinceri raccontano sempre e comunque di un sacco di cose.
La storia, l'ossatura della narrazione, è quella di un thriller: chi
ha ucciso Nicolas Gutierrez detto Guts, atletico e irriverente
studente del «Libero istituto per le arti e i mestieri Totò, Massimo
Troisi e Rintintin», lo ha massacrato scientificamente a colpi di
spranga e poi gli ha dato fuoco nella palestra della scuola? A cui si
aggiunge: chi ha ridotto in coma un altro paio di ragazzi, spedito su
una sedia a rotelle un'altra, massacrato e arrostito un altro ancora,
sparato a una ragazzina e mandato all'ospedale un altro personaggio
di cui non si può dire niente perché per quanto metafisico sia si
tratta sempre comunque di un noir?
Lo stile è quello di un thriller di Nicoletta Vallorani. Chi ha già
letto i suoi romanzi, soprattutto La fidanzata di Zorro, Dentro la
notte e ciao, ma anche Eva o Le sorelle sciacallo, conosce le sue
comunità coloratissime e al limite del surreale di emarginati,
barboni, disadattati ed extracomunitari, sia in senso giuridico che
psicologico. Questi scorci vivacissimi e anarchicamente mediterranei
che Nicoletta trova a Milano, nel cuore della Milano fredda della
nebbia, dei soldi e della Lega, trasferendo al quartiere Pasteur un
po' della Marsiglia di Jean-Claude Izzo o della Belleville di Daniel
Pennac, ma in un modo tutto suo. Con un ritmo di scrittura che
ricorda la musica di Manu Chao e degli Zebda. Con personaggi che
tornano, come Zoe, la netturbina sovrappeso, che parla con i
fantasmi, cura le crisi di solitudine a colpi di barattoli di Nutella
e si infila sempre in un guaio da cui deve uscire in qualche modo
scoprendo chi sta dietro a tutto quello che succede. Come l'avvocato
Mossàd, con la sua clientela di extracomunitari in tutti i sensi, e
Soft, il suo assistente ex coordinatore di spacciatori al Parco
Lambo, che sarebbero sicuramente piaciuti moltissimo al Pepe Carvalho
di Manuel Vasquez Montalban. Come Agata, la quattordicenne strabica e
coperta di piercing che vive sui roller e che Zoe ha ereditato da un
amore sfortunato insieme con una banda di geniali e
appassionanti «caratteriali» da terapia di sostegno, tra cui il
povero Guts, già defunto e fumante nelle prime righe del libro.
Al di là di questo, però, Visto dal cielo è soprattutto un romanzo
sulla pubblica Istruzione. Nicoletta è un'insegnante, fa parte di
quell'esercito di titolari, precari, assistenti, aggiunti e di
sostegno che tutti i giorni combattono una battaglia di prima linea
sulle cattedre, impegnati a resistere a «tempeste e riforme»,
insomma, è una prof e certi problemi li conosce bene. Il romanzo
ruota intorno a una scuola ed è anche di questo che parla, di
istruzione, di un ministro che non ha nome ma assomiglia molto alla
signora Moratti, di una concezione della scuola che si riassume in
poche agghiaccianti parole: «Ognuno ha la scuola che si merita», un
modo spietatamente efficace di chiudere in fretta il problema.
È lì dentro che si muovono i personaggi e quindi è di questo che il
romanzo parla, con le porte scassate delle aule, le palestre
fatiscenti, gli studenti, gli insegnanti, le frasi del ministro, i
compiti a casa, tutto questo a fare da personaggio secondario che
ruota intorno a Zoe, Agata e i suoi a caccia degli assassini di Guts.
E siccome a parlare nel romanzo sono ragazzi e persone di oggi, con
certe idee e certa sensibilità, e siccome quello che è avvenuto
al «Prendilo Rex», secondo nome del Libero istituto eccetera
eccetera, ha un modus operandi che ricorda la scuola Diaz di Genova e
la caserma di Bolzaneto, ecco che anche di quello si parla, con i
fantasmi del G8 che arrivano, in forma fisica (o meglio metafisica),
con le metafore che lo richiamano, con le riflessioni che proprio là
vanno a finire. E non solo, Zoe è una persona che vive oggi, con
certe idee e certa sensibilità, e allora ecco che arrivano anche i
fantasmi di Bassora, di Kerbala e di Najaf, che l'eco delle frasi del
romanzo va a risuonare laggiù e torna indietro concretamente
presente. Così che Visto dal cielo, mentre racconta di una strana
indagine criminale quasi metafisica finisce per raccontare la realtà
che ci circonda, per quanto lontana possa sembrare.
Non sarà la nuova «lingua di Genova», che potranno costruire in
futuro solo quelli che erano «i ragazzi di Genova», ma è la
dimostrazione di quello che il romanzo può fare e quando vuole fa.
Anche in Italia.




Dom 2 Mag 2004 7:16 am

pinguini2001
Offline Offline

Inoltra Messaggio #320 di 603 |
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Apparso su CARMILLA on line (http://www.carmillaonline.com/archives/2004/04/000735.html) il 30 aprile 2004 Nicoletta Vallorani: VISTO DAL CIELO di Carlo...
pinguini2001
Offline
2 Mag 2004
7:17 am
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