I maestri del delitto la nuova iniziativa editoriale de "la Repubblica"...
Tutto quello che c'è dietro al crimine
Articolo di CORRADO AUGIAS
T.S. Eliot ha certamente ragione quando afferma: "Ogni scrittore deve
qualcosa a Sherlock Holmes". Ma anche Attilio Bertolucci è nel giusto quando
scrive: "I gialli, malgrado i tanti delitti, anzi, per merito di essi, sono
dei meravigliosi tranquillanti". Nemmeno a Howard Haycraft si può dare
torto: "il romanzo poliziesco è un'istituzione democratica, prodotto su
larga scala solo nella democrazia". E anche Serghei Eisenstein vede bene
quando asserisce: "II genere poliziesco e la forma più scoperta dello slogan
fondamentale della società borghese sulla proprietà".
Potrei continuare ma voglio prevenire la possibile obiezione del lettore:
che gioco è mai questo? E' possibile, è onesto, dare ragione a tutti? La
risposta è che nel caso del romanzo poliziesco o, come si dice in italiano,
"giallo" (dal colore di copertina dei primi volumi Mondadori), dare ragione
a questo e a quello e addirittura doveroso nel senso che ognuno degli autori
citati isola una delle possibili ragioni per le quali questa narrativa
conosce, da oltre un secolo e mezzo, un ininterrotto favore.
Il "giallo" è certamente una lettura gradevole e appassionante, ma è anche
molto più di questo. Alle frasi citate, per esempio aggiungerei di mio: in
una società come la nostra piuttosto elastica verso i fenomeni criminali, il
giallo offre il massimo di realismo narrativo.
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