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l 20 maggio il primo volume è "L. A. Confidential" di James Ellroy:
una storia cupa, piena di inquietudine, disperazione, violenza e
colpi di scena. Nella collana è prevista anche la pubblicazione
di "Almost Blue di Carlo Lucarelli"
ecco un articolo di Lucarelli apparso su La Repubblica
Un mondo in cui niente è quello che sembra
di CARLO LUCARELLI
La mia prima volta con James Ellroy è stata proprio con L. A.
Confidential, e ho provato le stesse sensazioni che ho vissuto la
prima volta che ho letto un romanzo di Giorgio Scerbanenco (I ragazzi
del massacro) o che ho visto un film del cinema politico degli anni
Settanta (Io ho paura di Damiano Damiani, credo). Una specie di
smarrimento, terribile e affascinante, come ritrovarsi all'improvviso
nel buio in un luogo sconosciuto. Ma come, io credevo che le cose
fossero stabilite e sicure, che i buoni fossero i buoni, per esempio
le guardie, e che i cattivi fossero i cattivi, per esempio i ladri,
che alla fine tornasse tutto a posto, chi ha sbagliato paga e chi si
è comportato bene viene premiato, e invece mi ritrovo in un mondo in
cui niente è quello che sembra, a cominciare proprio dai buoni e dai
cattivi. In cui ci sono guardie peggio dei ladri e ladri che così
male non sarebbero se ci fossero ancora un male e un bene a cui
rapportarsi.
È questo L. A. Confidential, un noir, una storia cupa piena di
inquietudine, disperazione e violenza, di colpi di scena e di
tensione, in cui tutti, anche i più ingenui, anche i più puri,
indagano, tramano e uccidono per ottenere qualcosa, fosse anche
arrivare indenni in fondo alla storia. Poliziotti corrotti, oppure
onesti ma violenti o costretti all'intrigo dalle circostanze ma che
in questo si rivelano bravissimi, politicanti pieni di scheletri
nell'armadio, miliardari avidi, giornalisti ricattatori, bellissime
dark lady, prostitute, assassini. Tutti vogliono qualcosa, tutti
cercano di ottenere qualcosa, afferrando gli eventi e trovandosi alla
fine a negoziare una via d'uscita, in quel mondo esotico e mitologico
che è la Los Angeles degli anni Cinquanta, dalle ville delle star di
Hollywood alle baracche dei quartieri messicani, l'ambientazione che
fa da sfondo alla "quadrilogia di Los Angeles", di cui L. A.
Confidential fa parte.
Quando ti trovi lì, in mezzo a quegli eventi e tra quei personaggi,
le tue tranquille certezze di lettore di gialli svaniscono,
lasciandoti davanti al burrone, senza appigli. Davvero succede questo
nel mondo?, ti chiedi, sul serio la gente è così? E allora, io, come
ne esco?
È una sensazione angosciante, affascinante e travolgente come quelle
che si provano nelle storie ben scritte da un grande scrittore (nella
realtà, lo sappiamo, le sensazioni di questo genere sono diverse).
Terribilmente angosciante. Anche perché Ellroy il suo mestiere lo
conosce e in genere, appena ti attacchi a un personaggio, ti ci
affezioni e pensi okay, io seguo lui e dove mi porta vado, lui te lo
ammazza all'improvviso e di nuovo resti da solo, nel buio di un mondo
cattivo, crudele e disperato.
È così che fa il noir, lo fa da un pezzo, anche prima di Ellroy, dai
tempi di Jim Thompson, di James Goodis o ancora prima, con Cornell
Woolrich, e chiunque non sia un lettore distratto o attaccato alle
vecchie categorie di un giallo classico, bellissimo ma che non si
scrive praticamente più, se ne è accorto da tempo. Il noir mette in
luce le contraddizioni della società, la sua metà oscura, fa saltare
le categorie della morale per raccontare quelle dell'inquietudine. In
James Ellroy è ancora più evidente. Forse perché lui non racconta di
gente comune. Lui racconta soprattutto storie di poliziotti, che per
definizione, in un giallo (ma anche nella vita), dovrebbero essere
buoni, se non tutti almeno qualcuno. Ma i poliziotti sono parte di un
sistema di potere, che è sempre violenza, e il loro universo, invece
di assomigliare a quello di Sherlock Holmes sembra più quello del
Principe di Machiavelli. Raymond Chandler, il creatore di Philip
Marlowe, di quel genere di poliziesco chiamato hard boiled e da cui
Ellroy viene, aveva lasciato scritto nelle sue dieci regole per
scrivere un giallo che "davanti al cattivo deve camminare un uomo che
cattivo non è", una specie di cavaliere senza macchia e senza paura,
come il suo investigatore privato in trench bianco. James Ellroy, di
questo pregiudizio etico, ne fa a meno.
Davanti ai suoi cattivi camminano altri cattivi, e anche quelli
buoni, quelli con un principio a cui restare fedeli per tutta la
storia, quelli che si innamorano o che vogliono salvare qualcuno,
sono comunque persone che difficilmente vorremmo avere in famiglia.
Quello che racconta Ellroy non è un mondo che ha perso l'innocenza,
per le brutalità del secolo, per esempio, per i massacri delle guerre
o i guasti dei vari ismi. È un mondo che, quell'innocenza, non ce
l'ha mai avuta. Per raccontarlo, quel mondo, Ellroy fa quello che
fanno gli scrittori di noir nella variante poliziesca: getta sul
piatto un delitto, anzi, molti delitti, ci invischia dentro tanta
gente e sta a guardare come fanno a tirarsene fuori, avendo come filo
conduttore lo svolgimento di un'indagine.
Non sono romanzi semplici, i suoi, non lo è neppure questo, sono
romanzi corali, con personaggi affascinanti e maledetti che ritornano
di libro in libro, crescendo e cambiando, storie che si intrecciano
legate soprattutto dal caso e dalle coincidenze, tante storie, tanti
fili narrativi che Ellroy segue e coordina con la studiata bravura di
un direttore d'orchestra, o meglio, con la minuziosità di un
artigiano di macramè, quella tecnica particolare di fare borse,
tessuti e disegni annodando strettamente assieme fili di corda.
In L. A. Confidential, e nel film che ne è stato tratto, uno dei rari
esempi di fedeltà alle atmosfere di un romanzo, succede questo. Ma
attenzione, perché anche partendo da questo principio torbido e
inquietante, disperatamente cupo, alla fine il libro non si chiude
come ti aspetteresti. A livello di sensazioni, almeno. James Ellroy è
bravo, i suoi colpi di scena li nasconde bene, e alla fine della
storia invece di pensare che il mondo è davvero uno schifo e che non
si salva niente, non so come ma torni a casa dalle strade della sua
Los Angeles con un po' di speranza, una sottile e malinconica fiducia
in qualcosa che assomigli a una specie di redenzione. Come sia
successo non lo sai, ma non importa. Ellroy è un maestro e L. A.
Confidential, nel suo genere, è semplicemente un capolavoro.
(20 maggio 2004)
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