Domani con "la Repubblica" "Almost blue": un libro di culto.
Le strade del giallo. Un romanzo tutto musica.
L'iguana uccide per cercare una pace che gli è negata.
Articolo di Loredana Lipperini.
A chiedere ad uno dei molti appassionati di Carlo Lucarelli, Almost blue
comincia con un suono: meglio, con il «sospiro veloce», appena polveroso,
del disco che cade sul piatto. Chet Baker. Prima della sua voce velata, il
singhiozzo del braccio del giradischi che si stacca dalla forcella, il
sibilo della puntina. E, soprattutto, l'istante in cui il cantante prende
fiato e stacca le labbra sulla prima "a" di"almost". Indimenticabile, ma
inesatto. Prima di quello che tutti ricordano come un magnifico incipit, c'e
una pagina breve, un fulmineo prologo dove è concentrato tutto quel che nel
libro non si vedrà: un carabiniere che entra in una stanza, scivola nel
sangue, cade. E il sangue è cosi tanto, così vischioso e denso, che non
riesce a rialzarsi e annaspa come uno scarafaggio reso folle dal terrore.
Era il 1997: nell'Italia letteraria si pronunciava spesso, e spesso a
sproposito, la parola pulp. Carlo Lucarelli aveva alle spalle sette romanzi,
una raccolta di racconti e una fama crescente di rinnovatore del giallo
(poi, dopo Almost blue, ne sarebbe definitivamente diventato il giovane
maestro). Quella paginetta in corsivo, posta in apertura di uno dei noir più
belli e famosi degli ultimi dieci anni, si prende gioco del clamore con cui,
all'epoca, si discuteva di nuovi narratori che sguazzavano provocatoriamente
in algidi macelli letterari. Perché poi, nel romanzo, di sangue non si parla
quasi più: e Lucarelli dichiarerà di aver fatto anzi in modo di non
mostrarlo direttamente, che il suo modello, nel caso, era stato Hitchcock
più che Dario Argento. «Volevo suscitare paura attraverso i meccanismi della
tensione costruiti artigianalmente da anni di letteratura e cinema noir, ma
senza eccedere con gli effetti speciali ».
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