Giallo, la detective di Csi dà lezioni a Lucarelli.
La diva del telefilm a confronto con lo scrittore e un funzionario di
polizia.
"Noi donne siamo investigatrici nate".
Articolo di Leandro Palestini.
ROMA - «Le vie del giallo sono infinite. A Las Vegas mi fermano per strada,
sanno che sono un'attrice ma vogliono un mio parere tecnico sui crimini più
efferati compiuti in città: sono convinti che io scoverò gli assassini».
Marg Helgenberger ride del pedaggio che paga alla sua crescente notorietà di
"detective per fiction". Negli Stati Uniti ha 20 milioni di fan: quelli
della serie poliziesca di cui e protagonista, "C. S. I. - Scena del
crimine", trasmessa in Italia da Fox Life (la rete di Sky offre la quarta
stagione inedita), la serie di culto che in America ha soppiantato il
paranormale "X - Files". La Hengelberger è nei panni di un'agente sexy,
Catherine Willows, con un passato di ballerina di lap-dance, assurta a
braccio destro di Gil Grissom, il veterano del bureau della Scientifica. Il
loro motto: "I cadaveri possono parlare". Ribattezzati "Quelli del Dna", i
ragazzi di "Csi" lavorano sui cadaveri caldi. Si soffermano sui dettagli,
sanno che ogni "assassino lascia una traccia, ogni traccia rimanda a un
indizio, ogni indizio porta a un movente". Cosi, l'agente Willows incontra a
Roma due esperti del ramo: il funzionario della Polizia Scientifica Silio
Bozzi e Carlo Lucarelli, scrittore di gialli e autore di programmi come "Blu
Notte".
"Crime Scene Investigation mi ha rovinato la vita. Ora tutti pretendono che
la Polizia abbia la fortuna del Csi, che becca in 48 minuti gli autori dei
crimini. Ma voi errori non ne fate mai?", scherza Bozzi. La Helgenberger
replica: "Niente errori. Solo licenze poetiche per abbellire i casi.
Garantisco che le puntate sono costruite da veri esperti. Tra gli autori ci
sono ex poliziotti di Las Vegas. Gli sceneggiatori si ispirano a fatti di
cronaca realmente accaduti".
La magia di "Scena del crimine", ideata da Anthony E. Zuicker, è quella di
aver trasformato in eroi degli oscuri tecnici di laboratorio della
Scientifica di Las Vegas. Per la prima volta una serie tv ha successo
girando attorno al tavolo dell'obitorio. Gli attori di "Csi" si calano nella
parte con maniacalità, alla Strasberg, la fotografia premia i loro sforzi.
Ma Carlo Lucarelli pone un dubbio all'attrice-detective:"Il personaggio
della Willows non rischia di stancare l'attore che to interpreta?". Piccola
smorfia dell'attrice, poi arriva la risposta: ogni anno rinfresco il mio
personaggio, lo rendo più vero. Mi aiuta una amica, una vera top detective,
Jolanda McCleary. Ma tengo separata la mia vita dal personaggio, se no con
tutti quei delitti non dormirei la notte. Mi disintossico con il cinema: ho
appena finito di girare Sinergy".
Lei non conosce i casi italiani irrisolti (dall'omicidio di via Poma a
quello della contessa Filo della Torre), ripete che bisogna «intervenire con
tempestività per risolvere un caso», in linea teorica «non esiste il delitto
perfetto» . Ammette fche le storie di Csi sono dure, ma il pubblico "perdona
to schizzo di sangue, vista l'alta qualità del prodotto: in tv ci sono le
imitazioni, ma vince l'originale". Bozzi e Lucarellile fanno notare che in
Italia la serie è amata dalle donne. «Dev'essere perché not donne siamo
buone osservatrici, detective nate», commenta lei. La ricetta del successo?
«Tutto ruota intorno alla prova: c'è sempre una prova che incastra il
colpevole. Negli Usa il pubblico è attratto dal lato scientifico della
serie. Le indagini sono sofisticate ma credibili. Nelle superiori insegnano
"scienze criminali", gli americani si appassionano ai crimini irrisolti.
L'ondata dei grandi processi, come quello a O. J. Simpson, ha aiutato la
nostra serie. E poi c'è il valore aggiunto: la bravura degli attori".
Tratto da "la Repubblica" dell'11 Giugno 2004.
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