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Lucarelli: "Scerbanenco, un apripista"   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #394 di 603 |
Il ritorno del Simenon italiano, che cucinò il pulp alla milanese.
Ucraino trapiantato in Lombardia. Prolifico come il papà di Maigret.
Scerbanenco, a 35 anni dalla morte, viene riscoperto dai giovani talenti del
noir di casa nostra. Ma chi era davvero? Eccolo nei ricordi della moglie.

Articolo di Marco Cicala.

Georges Simenon aveva imparato che cosa sono il dolore e la colpa in
commissariati e tribunali, quand'era giovane cronista di nera. Il suo
apprendistato, Giorgio Scerbanenco l'aveva fatto, invece, a Milano negli
anni Trenta, lavorando i notte sulle ambulanze della Croce Rossa: «Feriti,
malati, ubriachi da portare al neurodeliri» racconterà in uno scritto
autobiografico. Anche lui, che negli anni Sessanta rivoluzionerà il giallo
italiano, fu, come l'inventore di Maigret, autore torrenziale: 82 romanzi
(rosa, avventura, fantascienza e, ovviamente, polizieschi: il capolavoro
Venere privata è appena uscito per i gialli di Repubblica). Oltre mille, i
racconti. «Per un libro gli bastavano venti giorni» ricorda la vedova Nunzia
Monanni, una vita in Rizzoli, dove nei primi anni Cinquanta conobbe lo
scrittore. «Poteva sfornare una decina di cartelle l'ora. Pulite. Niente da
correggere. "Perché non vieni direttamente a comporre alla linotype?"
scherzavano i tipografi».

Madre romana, padre ucraino, professore di latino, fucilato dai bolscevichi
nel rogo della rivoluzione d'Ottobre, Vladimir Scerbanenko (il vero nome)
era nato a Kiev nel 1911. Giovinezza raminga. Una cultura da autodidatta.
Nel '34 Rizzoli gli pubblica la prima novella. A notarla è Cesare Zavattini.
In casa editrice, però, la versatilità di «Scerba» esplode nei Cinquanta:
dirige i periodici Novella e Bella. Praticamente inventa la «posta del
cuore», firmandosi Adrian, su Annabella, e Valentino su Bella.

Poi i feuilleton a puntate: «Con quei romanzi siamo cresciute» dirà Natalia
Aspesi. Oggi, invece, Carlo Lucarelli in testa, la nouvelle vague del noir
italiano parla di Scerbanenco come di un apripista. Per capire perché basta
rileggere la quadrilogia della Milano nera (Venere privata, Traditori di
tutti, I ragazzi del massacro, I milanesi ammazzano il sabato, tutti da
Garzanti). Ritratti feroci d'una metropoli uscita dalla sbronza del boom e
ormai nel guado d'una modernizzazione violenta e livida di incognite. Pur
nei vincoli del giallo, le atmosfere milanesi di «Scerba» non hanno nulla da
invidiare a quelle d'un Luciano Bianciardi o di un Giovanni Testori.

Protagonista di quei libri, Duca Lamberti, investigatore per caso, ex medico
radiato dall'albo per aver praticato un'eutanasia. Un antesignano del
«poliziescamente scorretto». Durissimo, etico fino a risultare inquietante:
«Con quella sua dirittura morale era una sorta di proiezione, per Giorgio»
dice Nunzia Monanni. Giorgio, che pure nel ciclone del successo schivò
sempre conventicole intellettuali e beau monde: «Gli bastavano la famiglia,
le due figlie, le passeggiate per via Manzoni, il mare di Lignano. Lavorava
al caffè sulla spiaggia, ascoltando Celentano e la Vanoni al mangiadischi.
E, a fine stagione, lasciava in consegna al barista la macchina da scrivere.
Di marca tedesca. Non la Lettera 22 di cui favoleggiava Oreste Del Buono».

Sui rapporti con OdB, Nunzia Monanni ha qualcos'altro da rettificare:
«Pretendeva di essere stato il pigmalione di Giorgio e ne parlava come di un
uomo triste, un decadente estenuato. Macché. Era entusiasta, espansivo,
ironico. In Rizzoli, poteva passare ore a duettare con Camilla Cederna, sua
amica. Più tardi, le cose cambiarono: venne "l'epoca-Fallaci". E c'erano
fotografi che andavano a nascondersi negli armadi pur di non partire in
reportage con la temibile Oriana».

Giorgio Scerbanenco moriva a Milano nell'ottobre '69. Due mesi dopo, con
Piazza Fontana, l'Italia imboccava un tunnel di cui lo scrittore aveva già
annusato l'odore acre.

Tratto da "Il Venerdì di Repubblica" n. 879 del 21 Gennaio 2005.


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Mer 2 Feb 2005 10:35 am

oltre360
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Inoltra Messaggio #394 di 603 |
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2 Feb 2005
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