La Ragazza sulla Battigia (prefazione al libro "Wilma Montesi" di
Vincenzo Vasile - L'Unità Misteri d'Italia/1)
Ci sono casi di cronaca che non si fermano alla cronaca. Nessuno lo
fa, nessun omicidio, per esempio, è soltanto un affare della polizia
e della stampa, tra il detective e il lettore, come un semplice
romanzo giallo. Per quanto piccolo, semplice, chiaro e risolto sia,
investe comunque una comunità intera in cui è successo qualcosa che
non doveva succedere, e se è successo vuol dire che in quella
comunità c'è qualcosa che non va. Il "caso Montesi", addirittura, fa
ancora di più. Non solo non si ferma alla cronaca, ma va anche
oltre, investe la morale, travolge la politica e arriva fino alla
storia. Il "caso Montesi" è un caso storico, forse il caso storico
per eccellenza. Se si ferma qualcuno per la strada, qualcuno che
abbia comunque l'aspetto di una persona che mantiene la memoria,
altrimenti è inutile, non vale neppure per Garibaldi o Giulio
Cesare, se si ferma uno così per la strada e gli si dice «Wilma
Montesi», quello risponderà «ma certo,il caso Montesi». Se lo
ricorda, se quello di una ragazza trovata morta - è difficile anche
dire semplicemente uccisa - è diventato storico, è per una serie di
motivi. Uno è quell'insieme di volti di ragazze in posa dal
fotografo o maliziosamente sorridenti sotto raffiche di flash di
paparazzi impazziti, quelle folle immense davanti ai tribunali, quei
ministri in cappottone lungo, molto Dc e un po' stravolti, tutti
quei volti scavati o rotondi, dai capelli lisciati dalla brillantina
o modellati dalle onde, tutti rigorosamente in bianco e nero e
molto, moltissimo anni '50. È l'estetica, l'atmosfera, lo stile del
caso Montesi, che sono l'estetica, l'atmosfera e lo stile degli
anni '50, così vicini da poterceli ricordare, anche se alcuni di noi
non li hanno direttamente vissuti, e allo stesso tempo abbastanza
lontani da diventare storici, o meglio mitici. Anni importanti, in
cui tutto comincia e contemporaneamente tutto cambia e dall'Italia
del fascismo e della guerra, della radio e dei paesi,
dell'agricoltura e della fame, si passa a quella della politica,
della televisione, delle città e di quello che presto sarà il
benessere del boom economico. E' un'Italia ancora a metà quella in
cui muore Wilma Montesi, ed è un'Italia che ci affascina, così
sfumata in quel bianco e nero ovattato, perché velata dal fascino
esotico della storia ci troviamo molte delle radici del nostro
presente. Ma non è solo il tempo che fa del caso Montesi un caso
storico. È soprattutto il fatto che si tratti di un mistero, ma non
un mistero qualunque, un mistero italiano. Che si tratti di un
mistero - cosa è successo esattamente? perché è morta Wilma? chi ne
porta la responsabilità? cosa c'entrano tutti quelli che sono stati
coinvolti - è indubbio. E anche che si tratti di un mistero da
giallo. Una bella ragazza giovane come vittima, un ambiente
altolocato e potente come sfondo, personaggi del jet set coinvolti,
ambiguità continue, menzogne, rivelazioni, colpi di scena,
superpoliziotti e gol profonde, se non fosse accaduto realmente, il
caso Montesi, ce lo saremmo ritrovato nelle pagine di Scerbanenco o
di Perria, oppure scippato da colleghi d'oltre oceano come l'ultimo
Chandler, o anche di là dalle Alpi, come Simenon. Quello che c'è in
più è tutto il resto. Le modalità con cui si svolge e si monta e le
conseguenze che provoca. La politica che se ne impadronisce, il
sottogoverno che lo gestisce, la stampa che lo gonfia, il pubblico
che lo assume, i faccendieri che ne approfittano, i magistrati che
ci si perdono, anche i servizi, più o meno ufficialmente segreti,
che se ne occupano. E di conseguenza, i governi che cambiano, i
potenti che si bruciano, i superpoliziotti che fanno carriera, i
faccendieri che vengono sacrificati e i servizi, più o meno segreti,
che alla fine di tutto restano tali. E il pubblico, che alla fine si
trova in mano un pugno di articoli di giornali e qualche
contraddittoria sentenza che non dice niente. C'è un bel racconto di
Ennio Flaiano, che parte da una discussione salottiera sul caso
Montesi e finisce nella fondazione di un costoso, inutile e
italianissimo ente Montesi. C'è ancora un'altra cosa che rende il
caso Montesi così importante, anche se non così unico, purtroppo. È
una sensazione, percepita più a livello inconscio che razionale, la
consapevolezza che si tratti di qualcosa di molto importante per
tutti. Siamo tutti consapevoli di quanto siano stati importanti i
movimenti e i partiti politici per la nostra storia, o di quanto lo
siano state le scelte economiche, i leader politici, il '68, anche
la moda, la cultura e perfino la televisione. Non lo siamo
altrettanto per quanto riguarda la cronaca nera. Però lo sentiamo
che la violenza, gli omicidi, alcuni eventi criminali avvenuti nel
nostro paese non possono essere confinati nella metà oscura, nel
campo temporaneo e marginale delle devianze. La storia della
criminalità organizzata, del terrorismo, degli omicidi eccellenti e
delle stragi è storia d'Italia e fa la storia d'Italia quanto
l'hanno fatta lo sbarco dei Mille o la Costituzione Europea. Alla
base dei più radicali cambiamenti della politica italiana c'è spesso
un omicidio o peggio una strage. Il caso Montesi determina il cambio
degli equilibri interni della Dc e del paese come e più di una crisi
di governo. Se la bella e ingenua Wilma fosse stata meno bella e
meno ingenua, se quella sera fosse rimasta a casa invece che uscire,
o se il mare se la fosse portata via definitivamente invece di
lasciarla su quella spiaggia, forse la Dc sarebbe stata quella di
Piccioni invece di quella di Fanfani e chissà adesso come saremmo.
Manca una cosa in tutto questo ragionamento, ed è questo libro. Che
come tutti i libri di questo genere, scritti in questo modo e su
questi argomenti, è importantissimo. Perché va oltre la cronaca e
arriva fino alla storia, e questo è facile capirlo. Ma anche perché
se diciamo "Wilma Montesi" ad un passante a caso del tipo di cui
sopra, quello ci risponderà "ma certo, il caso Montesi ", ma poi,
per quanto dotato di buona memoria, non ci saprà dire molto di più.
Certe storie, per quanto importanti siano, se non continuiamo a
raccontarcele come in questo libro, finisce che ce le dimentichiamo.
E non deve succedere. Sia per la povera Wilma, che per la povera
Italia.
Carlo Lucarelli – L'UNITA' – 14/01/2005
http://www.ilportoritrovato.net/html/bibliolucarelliart22.html