Caro M.P.,
stasera andrò allo spettacolo di Beppe Grillo a Parma,
seduto in gradinata in un palasport, posti non numerati
(quelli "da poveri") alla "modica" cifra di 20 euro.
Oggi ne approfitto per chiedermi: perchè ci vado ?
Risposte:
- perchè Grillo dice molte cose che condivido e a me piace
sentirle dire
- perchè mi piace la comicità di Grillo e come coinvolge
il pubblico.
- perchè è tanto che non lo sento
In effetti molti di questi comici "defenestrati" ,
continuano a fare i loro spettacoli, fanno il tutto
esaurito (è il loro lavoro), la gente ride e, come dici
tu, tutto finisce lì....
Forse perchè quelli, come me, che possono permettersi di
"budgettare" in famiglia 20+20 euro per andare a sentire
un comico, alla fin fine non stanno così male da andare
oltre una risata ed un minimo di riflessione.
Impegnarsi oltre, costa di più: ci vuole volontà, spirito
di rinuncia e ... tempo !
Così come ci vogliono per fare volontariato, per dedicarsi
agli altri.....
Personalmente, in politica ho sempre "pensato molto" e
"fatto poco".
Per il momento posso dirti che penso questo:
per fare politica credo occorra essere molto responsabili,
ma anche coraggiosi: bisogna lasciare da parte certe
ipocrisie e avere il coraggio di affrontare temi scomodi e
impopolari.
Come si può pensare di sensibilizzare le persone senza
"attaccare", ad esempio, il mondo del calcio: nessuno ha
il coraggio di denunciare il fatto paradossale che masse
di persone si riversano in strada per protestare contro i
salari bassi e poi, gran parte di queste persone,
affollano ogni domenica gli stadi, pagando cifre
sproporzionate, per arricchire in modo sproporzionato
alcuni privilegiati.
Non si è credibili così.....
Nessun politico, fino ad ora, ha mai denunciato questo...
Anzi, purtroppo c'è chi ha fatto spudoratamente il
contrario, utilizzando lo sport per avere consensi.....
Occorrono leader credibili e testimoni, che si mettano in
gioco in prima persona e non cerchino sempre di tenersi un
salvagente per essere eventualmente ripescati.
Se si vuole sperare di ottenere qualcosa, bisogna
smetterla con l' "armiamoci e partite" !!!
...e forse nemmeno così ci si riuscirà.
Mi ha colpito molto la seguente parte del tuo messaggio:
"Si sta creando una tendenza curiosa:
quella di pagare il prezzo del biglietto e non lamentarsi
se lo
spettacolo viene interrotto a metà dal produttore. Forse
la band
avrebbe continuato a cantare, ma se nessuno glielo ha
chiesto, se
nessuno si azzarda a urlare, a domandare quanto gli
spetta, che fare?"
Ebbene, questo succede perchè siamo troppo divisi, perchè
siamo troppo fanatici e... perchè siamo troppo ignoranti e
non sappiamo più distinguere tra artisti, cani e
opportunisti.
Prova a pensare:
tolti i motivi personali, al giorno d'oggi, la maggior
parte delle discussioni si fanno per "motivi" sportivi..
E' triste.
Poi, tutto muore definitivamente, quando qualcuno
seppellisce i concetti che ho appena espresso con un
aggettivo: QUALUNQUISTI !
Ciao.
Ettore Eskilus
----- Original Message -----
From: "nerom31" <nerom31@...>
To: <lucarellilibriedelitti@yahoogroups.com>
Sent: Friday, February 18, 2005 11:45 PM
Subject: Ogg: [Lucarelli libri e delitti ] ritorna la
notte, soltanto
No, eskilus, non hai indovinato. Il nome è di pura
fantasia. Come
vorrei fossero state anche le altre cose che ho scritto.
Ma non è
così. Preciso: non voglio interpretare questo spazio come
una tribuna
politica, ma penso sia bene riflettere su certi
avvenimenti. E questo
indipendentemente dall'attività di protesta attuata o meno
da carlo
lucarelli. A tal proposito, poi, non ho parlato di prese
di
posizione, ma di un'iniziativa promozionale in internet a
favore
della libertà di espressione (senza alcun riferimento alla
Rai o ad
altri enti). D'altronde, iniziative come quelle da te
prospettate,
pur velate di romantico eroismo, non avrebbero
probabilmente portato
a un risultato concreto. Fatto è che la polemica tournèe
di Luttazzi
immediatamente successiva al suo "defenestramento" (mica
tanto
figurato) dalla Rai si è concluso tra mille risate, si, e
un pienone
al botteghino. Ma solo quello. Eppure di materiale per
riflettere e
gridare allo scandalo, per scendere in piazza o urlare
dalla
finestra, ce n'era eccome. I suoi "report", seppure
conditi di
satira, erano letteralmente agghiaccianti. Ma niente.
Risate,
appunto. Luttazzi stesso, vestendo i panni di sibilla,
l'aveva per
così dire profetizzato proprio in un suo spettacolo. Tutto
ciò che
succede, dall'accentramento dei mezzi d'informazione nelle
mani di un
unico proprietario (sia inteso come persona che come
gruppo), alla
depenalizzazione del falso in bilancio, ai condoni e a
quant'altro,
alla lunga, diviene costume, società, dato di fatto. E il
costume, la
società, l'abitudine è come l'aria. Si vede l'aria, si
tocca? Non
rise nessuno a quella osservazione. Effettivamente, non
c'era niente
da ridere. Anche perché l'aria, aggiungerei io, annoia. E
a parlare
delle stesse cose la gente si stufa, si tappa le orecchie,
cambia
canale. Penso che una delle prime doti che uno scrittore
debba
possedere, così come chiunque altro racconti storie, sia
la capacità
di interessare "chi sta all'ascolto". Per questo io credo
che il modo
migliore per reagire da parte di un autore, il quale non
deve essere
per forza un eroe, sia quello di continuare a scrivere.
Manifestare
il proprio dissenso, si, ma affidare il compito di
difendere le
libertà, tutte, anche ad altri, altri, e altri ancora. A
coloro a cui
spetta di dovere questo compito. E anche a chi non spetta
di dovere.
Ma di potere. Anche a noi. Si sta creando una tendenza
curiosa:
quella di pagare il prezzo del biglietto e non lamentarsi
se lo
spettacolo viene interrotto a metà dal produttore. Forse
la band
avrebbe continuato a cantare, ma se nessuno glielo ha
chiesto, se
nessuno si azzarda a urlare, a domandare quanto gli
spetta, che fare?
Credo non si possa chiedere ai cantanti, ai comici, agli
scrittori di
fare i politici. Ma si può chiedere a tutti noi di fare
politica. Non
c'è nulla di male. Rincuora anche me constatare che certe
cose
indignano, ma spero di poterlo dire, appunto, con un
"ancora" di
meno. E parlarne con voi, o gli stessi Carlo Lucarelli,
Luttazzi,
Biagi, significa discutere per dire cosa vorremmo, ma
soprattutto
cosa non vogliamo. M.P.
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