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lucarellilibriedelitti · Lucarelli libri e delitti - I libri di Carlo Lucarelli.... i delitti insoluti
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Intervista a CL in occasione dell'uscita di "Scena del crimine"   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #401 di 603 |
Impronte digitali, perizie, esami del Dna. Carlo Lucarelli, nel suo ultimo
libro, spiega come mai la scena del crimine attira sempre più l'attenzione
degli investigatori. E del pubblico. Perché si torna sempre sul luogo del
delitto.

Articolo di Brunella Schisa.

"Quando hai escluso l'impossibile, qualunque cosa rimanga, anche se
improbabile, allora quella è la verità". Parola di Sherlock Holmes nel Segno
dei quattro. Oggi, nell'era delle nuove tecnologie, gli investigatori e gli
scienziati forensi per risolvere un delitto cercano di provare la verità al
di là di ogni ragionevole dubbio. Dalla loro hanno strumenti sempre più
veloci e precisi con i quali raccolgono impronte digitali, decifrano indizi,
estraggono Dna da tracce invisibili, cercando di trovare risposte a quello
che gli americani chiamano five W and one H, e cioè i classici sei quesiti:
when, where,what, who, why and how.

Le risposte al dove e al cosa è successo si ottengono sulla scena del
delitto, documentando tutto con apparecchiature sofisticate che raccolgono
informazioni e tracce lasciate dall'omicida. Il quando, se non ci sono
testimoni, lo dirà il cadavere attraverso gli esami autoptici. E così anche
il come, se l'arma del delitto non si trova. Per quanto riguarda il perché e
il chi ci vorranno l'intelligenza umana e il fiuto del detective.

Certo è che la scena del delitto può dare risposte a quattro delle sei
domande che deve porsi ogni buon investigatore. Forse anche per questo i
giornali danno al luogo del crimine sempre più spazio.
Tutti ricordiamo con quanta trepidazione abbiamo seguito il lavoro del Ris
sulle tracce di sangue nelle case dei delitti di Novi Ligure e di Cogne.

Adesso un criminologo e uno scrittore appassionato di gialli, già coppia
collaudata con il precedente Serial killer, entrano direttamente nella Scena
del crimine. Massimo Picozzi ha messo in campo la sue esperienza di
psichiatra e la sua competenza tecnica, Carlo Lucarelli la sua penna
brillante e la passione per le storie criminali.

Ma davvero la scena del delitto oggi, molto più che in passato, è il cuore
delle indagini? Lucarelli, scrittore, autore e conduttore televisivo,
novello editore della casa editrice Fandango, non è del tutto d'accordo.

«La scena è sempre stata importantissima per le indagini: se pensiamo ai
vecchi gialli della cronaca ci ricordiamo quanto si sia parlato delle
impronte di sangue nell'appartamento di via Poma. Oppure di quanto si sia
discusso intorno alla posizione del corpo di Simonetta Cesaroni. Non c'è mai
stato un delitto in cui non si sia parlato della scena del crimine.
Piuttosto, dieci anni fa la polizia scientifica aveva mezzi più rudimentali.
Ma da sempre il mistero del delitto si è accompagnato alla scena del
crimine. E non soltanto nel casi di cronaca, anche nell'immaginario: da
Sherlock Holmes ad Agatha Cristie, che partivano sempre dal luogo del
delitto».

Allora sono solo i mass media a dare più spazio alle indagini scientifiche?
Pensiamo alle dissertazioni tecniche sul caso del piccolo Samuele Lorenzi.
Ma anche al successo di serie tv come Csi e Ris.

«Nel caso di Cogne i carabinieri del Ris sono diventati dei protagonisti,
perché sono bravi e meritano la fama che hanno, ma è anche vero che per
Cogne non si è parlato solo di scena del crimine, perché l'altra metà della
discussione è stata fatta sulle perizie psichiatriche di Anna Maria
Franzoni. Il fatto è che i giornalisti, come d'altra parte l'opinione
pubblica, hanno forse un'attenzione maggiore alle tecniche scientifiche. Ma
ancora una volta si parte da lontano: Sherlock Holmes, per rimanere nel
giallo, come prima cosa, quando arriva sul luogo del delitto, controlla se
per terra c'è un frammento di fango. Se lo trova lo analizza e scopre che
viene da un certo luogo di Londra e da lì arriva all'assassino».

Usando un ragionamento induttivo, adesso Conan Doyle dovrebbe aggiornarsi
parecchio.

«Oggi Sherlock Holmes avrebbe a disposizione una macchina spettrografica che
gli permetterebbe di datare quello schizzo di fango in modo
incontrovertibile. Oppure farebbe l'esame del Dna partendo da quelle che un
tempo considerava solo strane macchie nerastre».

Usciamo dalla letteratura e parliamo di delitti reali. In quali casi la
scena del crimine è stata fondamentale? Lei e Picozzi avete ricostruito
tutte le fasi del caso O.J. Simpson, il quale sembrava inchiodato da prove
certe, eppure è stato assolto.

«Perché alla fine conta più di tutto il fattore umano, il convincimento
della giuria. E poi molte volte la scena del delitto può essere ingannevole:
noi raccontiamo due casi nel libro».

Uno, forse, è quello del ragazzo olandese condannato a dodici anni di
carcere per avere ucciso la madre tirandole con una piccola balestra una
penna a sfera nell'occhio?

«Sì alla fine venne scagionato. E "il delitto della penna a sfera", divenne
"il caso della penna a sfera". E c'è poi la storia del ragazzo di Bolzano
accusato ingiustamente di avere ucciso una ragazza perché c'erano numerosi
indizi che andavano dritti contro di lui».

Invece, nel caso di Gianfranco Stevanin furono proprio le prove saltate
fuori nel cosiddetto cascinale degli orrori a essere decisive: sei ragazze
massacrate.

«Sono state fondamentali per capire che cosa è successo e per formulare le
accuse. Ma Stevanin lo hanno preso perché una ragazza che era riuscita a
scappare lo aveva denunciato. Le prove sono servite a dargli l'ergastolo,
altrimenti se la sarebbe cavata con una condanna per violenza carnale e
tentato omicidio».

Allora possiamo dire che, per quanto importante, la scena del crimine non
basta mai da sola, a stabilire l'innocenza o la colpevolezza.

«Da romanziere, ma anche da cittadino che potrebbe trovarsi in una giuria,
dico che a me non basterebbe. Per questo ci sono tanti casi di assoluzioni
come quello di O.J. Simpson. Io non mi accontento delle risposte
scientifiche, voglio capire quello che è successo, inquadrarlo in un
contesto, dare una lettura dei fatti. Le perizie, per esempio, possono
accertare che una persona è entrata da una finestra. Beh, io voglio vederla
quella persona. Così non ragiono soltanto io, ma le giurie di tutto il
mondo. Per questo assistiamo a molte assoluzioni contro ogni teorema
scientifico».

Attenti a quei due Massimo Picozzi e Carlo Lucarelli: Scena del crimine
(Mondadori, pp. 240, euro 15) sarà in libreria l'8 marzo.

Tratto da "il Venerdì di Repubblica", n. 884 del 25 Febbraio 2005, pagine
43/44.

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Dom 27 Feb 2005 6:27 pm

oltre360
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Inoltra Messaggio #401 di 603 |
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oltre360
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27 Feb 2005
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