...chissa` se Carlo lo sa ;-)
u Presidenti
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da La Repubblica, ed. di Palermo, 22.3.2005
Recita da killer in "Blu notte" ma è un vero boss
Sulla collinetta della strage Falcone si muoveva con il passo dell´attore
navigato. Attento al particolare da offrire alla telecamera: una sigaretta dopo
l´altra, il brillante al dito, telefonate in codice. L´icona del padrino. Mai un
documentario televisivo sulla mafia fu così fedele nella sua ricostruzione.
C´era un mafioso vero a interpretare la parte di uno dei killer della strage di
Capaci. Naturalmente, nessuno lo sapeva. Neanche si poteva sospettare. Per la
troupe di Blu Notte, la celebre trasmissione di Carlo Lucarelli in onda su
RaiTre, Giovanni Niosi era solo una comparsa di talento, un vigile del fuoco con
la passione per il cinema. Eppure, la polizia lo teneva già sotto controllo:
quell´insospettabile dipendente del ministero dell´Interno era uno dei complici
del nuovo re di Palermo, l´imprendibile Salvatore Lo Piccolo. E dieci giorni fa,
Niosi è finito in manette assieme ad altri 80 nuovi mafiosi scoperti dalla
Procura antimafia di Piero Grasso. Nel gruppo è quello più misterioso. Perché
insospettabile, al punto da essere inviato in Ucraina a rappresentare Palermo
con la delegazione dei vigili del fuoco. Perché, intanto, una talpa
istituzionale gli aveva soffiato la notizia che la polizia lo stava
intercettando. Allora, Giovanni Niosi recitava la parte del mafioso che finisce
in cella e si tiene dentro tutti i segreti.
Dopo la comparsata a Blu Notte, nel 2002, in una delle puntate dedicate ai
misteri del caso Falcone, Giovanni Niosi riprese le sue occupazioni di sempre.
Come vigile del fuoco prestava servizio all´aeroporto "Falcone Borsellino", come
secondo lavoro gestiva un´autocarrozzeria in via Villa Verona, come terzo lavoro
si occupava del bar "Piana dei Colli", in via Astorino. Proprio il 23 maggio del
2002, fu intercettato dalla polizia mentre parlava con altri due favoreggiatori
del clan Lo Piccolo, il vigile del fuoco in pensione Francesco Di Blasi e
Antonino Cusimano. Sembrava preoccupato: «Dell´agenzia io gliel´ho detto delle
microspie…di non venire nessuno». Diceva: «Io sono convinto che tra non molti
giorni ci arrestano a tutti. Sono convinto. Io cammino sempre da solo, fare e
dire, io non parlo e parlano i miei compagni, minchia». Gli altri interlocutori
erano altrettanto preoccupati per un imminente arresto: «Da un giorno
all´altro». «Sicuro». «Da un giorno all´altro Giovanni. Questione di poco».
Questi dialoghi allarmarono parecchio gli investigatori della polizia: Niosi
aveva scoperto le microspie piazzate all´interno dell´agenzia di disbrigo
pratiche della figlia. Ma come aveva fatto? Forse gli era giunta una soffiata?
Da allora, le indagini sul vigile del fuoco-attore si sono fatte più intense. Fu
in quelle settimane di frenetiche ricerche che la squadra mobile intercettò una
soffiata: «Salvatore Lo Piccolo si muove su un mezzo dei vigili del fuoco.
Cercate bene». Cinque mesi dopo, Raimondo Gagliano, un rapinatore che aveva
deciso di passare dalla parte dello Stato, mise sulla pista giusta: in un garage
di via Primo Carnera, allo Zen, fece ritrovare numerose armi e soprattutto una
paletta dei vigili del fuoco. Un veloce riscontro in caserma accertò che proprio
quella paletta era ufficialmente «smarrita».
Da qualche mese, Giovanni Niosi prestava servizio a Roma, come caposquadra dei
vigili del fuoco. La squadra mobile di Palermo non lo aveva comunque perso di
vista: l´indagine coordinata dai pubblici ministeri Domenico Gozzo e Gaetano
Paci sta cercando di stringere il cerchio attorno ai favoreggiatori del boss più
potente di Palermo, Salvatore Lo Piccolo, latitante ormai da 22 anni. I suoi
picciotti, intercettati dalle solite cimici, dicono: «Totuccio è qua». Lo
Piccolo si muove liberamente a Palermo.
SALVO PALAZZOLO
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