Ripropongo il mio articolo sulle traduzioni giapponesi pubblicato dalla rivista
"LG Argomenti" e dal sito Nipponico.com.
Articolo tratto da www.nipponico.com
all'indirizzo: http://www.nipponico.com/kaguya/articolo7.php
Articolo pubblicato dalla rivista "LG Argomenti". Cfr. Cristiano Martorella,
Traditori del Sol Levante, in"LG Argomenti", anno XXXVIII, n. 2, aprile-giugno
2002.
Traditori del Sol Levante
di Cristiano Martorella
25 agosto 2002. Traduttore traditore. Il famoso detto ha una versione anche nel
lontano arcipelago giapponese: hon'yakusha wa uragirimono. Evidentemente è un
giudizio condiviso da molti se ha una perfetta corrispondenza perfino in
Giappone. Sembra che soltanto il filosofo americano Donald Davidson creda che
sia possibile una traduzione radicale che non comporti perdite semantiche(1). Ma
la sua posizione teorica (formale ed estremamente astratta) non è condivisa dai
traduttori che si sentono sempre un po' traditori. E ciò vale a maggior ragione
per i traduttori italiani dei testi giapponesi.
Scrivere un articolo sulle traduzioni italiane dei libri giapponesi di
letteratura per l'infanzia è estremamente agevole. Infatti sono stati pubblicati
pochissimi titoli(2). Nelle collane per ragazzi ci sono i seguenti titoli:
Allarme! Allarme! di Miyazawa Kenji, In una notte di temporale di Kimura
Yuuichi, Il lampo di Hiroshima di Maruki Toshi, Il bucato della famiglia topini
di Iwamura Kazuo, Lettere a mia madre di Hatano Isoko e Ichirou, Il pianeta dei
delfini di You Shoumei. Esistono altri importanti testi di letteratura
giapponese per l'infanzia, inclusi però in collane che non sono rivolte ai
bambini e ai ragazzi: Una notte sul treno della Via Lattea (Ginga tetsudou no
yoru) e Il violoncellista Goshu (Sero hiki no Goushu) di Miyazawa Kenji,
Racconti fantastici e Kappa di Akutagawa Ryuunosuke.
Si tratta di uno scarso numero di libri del tutto insufficienti per capire la
ricchezza e vastità della letteratura giapponese per l'infanzia(3). La scarsità
dei testi tradotti ci impedisce di sviluppare un discorso articolato. Possiamo
però segnalare il pessimo vizio degli editor, oppure dei curatori delle collane,
che cambiano e alterano i titoli e addirittura i testi originali, spesso contro
la volontà dei traduttori. Altre volte sono i traduttori stessi a cercare
formule più semplici e banali che rendano i testi appetibili. Insomma, si fa a
gara nel tradire l'autore.
Un esempio è costituito da Allarme! Allarme! di Miyazawa, pubblicato da Giunti.
Il titolo originale era Asa ni tsuite no douwa teki kouzu, ossia Una favola di
una mattinata. Il titolo era indicativo e caratteristico, intimamente collegato
alla vicenda narrata. A causa di una improvvisa e breve pioggia mattutina un
fungo cresce inaspettato gettando nel panico le formiche. Ma l'allarme si
rivelerà presto infondato. Come era apparso, così il fungo sparisce cadendo e
disfacendosi. La morale è semplice. In un attimo anche le cose apparentemente
più grandi possono dissolversi. Si tratta del noto principio buddhista
dell'impermanenza. Dunque, il breve arco temporale del mattino è fondamentale
perché raccoglie in sé il divenire incessante delle cose. L'universo può essere
colto in un attimo attraverso la consapevolezza dell'impermanenza.
Certamente non ci attendiamo dagli editori italiani che raggiungano
l'illuminazione buddhista, ma una maggiore cautela sarebbe auspicabile. Spesso
descriviamo la cultura giapponese come imperscrutabile, misteriosa e complessa.
In realtà facciamo di tutto per renderla incomprensibile al di là di ogni
aspettativa. A volte dimostriamo di non aver nessun interesse per chi è diverso
e può insegnarci molto. L'altro è precostituito. Siamo noi a definirlo prima di
conoscerlo. Ebbene, questo è lo stesso atteggiamento che si ha nei confronti
della letteratura giapponese per l'infanzia. C'è poi il rischio, sempre
paventato, che i bambini italiani siano contaminati da altre culture. Il
sospetto nei confronti della civiltà giapponese è sempre alto. Tranne il caso
eccezionale di Bruno Munari, un genio che però è in contrasto con la mediocrità
attuale, nessun italiano ha mai elogiato i metodi pedagogici giapponesi(4).
D'altronde sappiamo bene che Il Castello dei Bambini a Tokyo era stato scritto
da Munari rivolgendosi ai marziani, l'unico vero destinatario del libro. Quando
Munari afferma che si può imparare dai giapponesi, quando elogia la pedagogia
giapponese, si sta ovviamente rivolgendo ai marziani. A parte l'ironia, le
questioni insolute rimangono.
Ci sono due difficoltà principali da affrontare. Il problema maggiore è
costituito dalla mancanza di critici italiani di letteratura giapponese per
l'infanzia. Chi può esprimere una valutazione delle traduzioni italiane? Chi
conosce i testi originali? Evidentemente l'arretratezza e il livello formativo
scadente nel settore si manifestano con chiarezza. Nonostante il clamore e gli
elogi delle riviste settoriali, le carenze sono ancora enormi. Un altro problema
riguarda il fumetto e l'animazione giapponese(5). Generalmente i critici
letterari hanno un atteggiamento di sufficienza, se non addirittura di
disprezzo, nei confronti di fumetto e cartoon. Non solo è un comportamento
scorretto, ma addirittura dannoso. Fumetti e cartoon sono l'estensione con altri
mezzi della narrazione. Il critico letterario non può e non deve sottovalutare
la continuità fra i generi narrativi. Le opere del maestro dell'animazione
Miyazaki Hayao sono capolavori che meritano ampiamente l'appellativo di
"letteratura disegnata". Il rapporto e la continuità fra questi generi devono
essere studiati con oculatezza. Soprattutto nel caso giapponese che attinge a
un'ampia tradizione ancora vivace.
Al momento attuale l'ignoranza della letteratura giapponese per l'infanzia
contribuisce soltanto a enfatizzare ogni tipo di incomprensione. Non gridiamo
poi allo scandalo quando l'incomprensione si tramuta in conflitto. Tradurre
significa soprattutto capire, e per capire bisogna ascoltare l'altro (non
supporre di conoscerlo già, o peggio, negarlo). In questo sventurato periodo
storico siamo ancora capaci di ascoltare gli altri? Probabilmente questa è
l'autentica e più difficile forma di flessibilità.
Note
1. La posizione filosofica di Davidson è centrale nel pensiero contemporaneo
statunitense e la sua influenza sui linguisti è notevole. Cfr. Davidson, Donald.
1994. Verità e interpretazione. Il Mulino, Bologna. Esiste però il sospetto che
Davidson sostenga una teoria che si poggia esclusivamente sull'esistenza di un
pensiero unico omologante. Altrimenti è difficile comprendere da dove provengano
tante astrazioni.
2. Per una verifica si consulti il database di Liber, l'aggiornato archivio
bibliografico su cd-rom.
3. Una modesta introduzione a questo ricchissimo universo è stata però tentata.
Cfr. Martorella, Cristiano. Introduzione alla letteratura giapponese per
l'infanzia, in "LG Argomenti", anno XXXVII, n. 3, luglio-settembre 2001, pp.
54-58.
4. Cfr. Munari, Bruno. 1995. Il Castello dei Bambini a Tokyo. Einaudi Ragazzi,
Trieste.
5. Sulla questione degli adattamenti degli anime si consulti Marco Pellitteri.
Anche se manca un discorso specifico sulle traduzioni, è comunque indicativo
della situazione. Cfr. Pellitteri, Marco. Se paura fa rima con censura, in "Il
Pepeverde", n. 10, 2001, pp. 38-43.
Bibliografia
Akutagawa, Ryuunosuke. 1992. Kappa (trad. di Mario Teti). SE, Milano.
Akutagawa, Ryuunosuke. 1995. Racconti fantastici (trad. di Cristiana Ceci).
Marsilio, Venezia.
Kimura, Yuuichi. 1998. In una notte di temporale (trad. di Paolo Volpato).
Salani, Firenze.
Iwamura, Kazuo. 1999. Il bucato della famiglia topini (trad. di Suzuki Akane).
Babalibri, Milano.
Hatano, Isoko e Ichirou. 1994. Lettere a mia madre (trad. di Luciano Tamburini).
E. Elle, Trieste.
Maruki, Toshi. 1980. Il lampo di Hiroshima (trad. di Yamada Makiko). Perosini,
Zevio.
Miyazawa, Kenji. 1994. Una notte sul treno della Via Lattea (trad. di Giorgio
Amitrano). Marsilio, Venezia.
Miyazawa, Kenji. 1994. Allarme! Allarme! (trad. di Hiraishi Asako). Giunti,
Firenze.
Miyazawa, Kenji. 1996. Il violoncellista Goshu (trad. di Muramatsu Mariko). La
vita Felice, Milano.
You, Shoumei. 1997. Il pianeta dei delfini. Il Punto d'Incontro, Vicenza.
Articolo pubblicato dalla rivista "LG Argomenti". Cfr. Cristiano Martorella,
Traditori del Sol Levante, in"LG Argomenti", anno XXXVIII, n. 2, aprile-giugno
2002.
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