Segnalo il mio articolo Bonnou sul significato delle passioni nel buddhismo.
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Bonnou, l'inganno delle passioni
Scopi e trappole del buddhismo
di Cristiano Martorella
5 agosto 2007. Il buddhismo è l'insegnamento esposto dal saggio della famiglia
Shakya, Siddhartha (563-483 a.C.) detto il Buddha(1). La pratica e
l'applicazione dell'insegnamento buddhista hanno lo scopo di liberare gli esseri
umani dal giogo del dolore e della sofferenza, e quindi sviluppare pienamente le
loro vite. Però lo stesso Buddha predisse che col tempo il suo insegnamento
sarebbe stato corrotto, frainteso e degenerato(2). Questa profezia trova
conferma in un'analisi puntuale delle pratiche del buddhismo nei paesi più
lontani dall'originario insegnamento, ossia Cina e Giappone. Quest'ultimo paese
conobbe anche un vivace scontro, spesso violento e feroce, fra i riformatori del
buddhismo.Tuttavia è stato proprio il conflitto delle passioni a rendere il
buddhismo giapponese(3) più attivo e interessante, nonostante il travisamento
dell'insegnamento originario. Ciò spiega anche il successo in Europa e negli
Stati Uniti delle sette giapponesi in tutte le loro forme (comunità di monaci,
associazioni di laici, centri di studio accademici, etc.). Per comprendere
adeguatamente il buddhismo giapponese è necessario penetrare criticamente nei
princìpi che regolano le pratiche buddhiste.
Il termine giapponese bonnou indica le passioni e le illusioni che dominano la
nostra vita. La parola bonnou traduce il vocabolo sanscrito klesa che significa
appunto passione ingannevole, illusione che avvince l'animo umano. Il termine
bonnou è composto da bon (letto anche come wazurawashii significa complesso,
problematico, difficoltoso) e nou (nella forma verbale nayamu significa
soffrire, tormentarsi, angosciarsi). Da un punto strettamente psicologico è
chiaro il senso di questa teoria. Le passioni ed emozioni forti sono capaci di
provocare una distorsione cognitiva che altera le percezioni della realtà.
Viceversa le emozioni sono necessarie per creare le motivazioni, e dunque non
possono essere eliminate completamente. Ciò che propone Buddha è una moderazione
ed una consapevolezza che rende manifesto ogni aspetto del reale piuttosto che
le false aspettative. La questione della distorsione cognitiva(4) è cruciale sia
dal punto di vista psicologico, sia nel contesto della corretta pratica
religiosa. Il buddhismo non nega la realtà del mondo, ma propone un migliore
rapporto con essa, più autentico e verace. Il buddhismo è nichilismo nel senso
che distrugge e annienta le illusioni, svelando la verità dell'essere.
La questione della distorsione cognitiva è ripresa anche in un altro
insegnamento buddhista, presente in quasi tutte le sette giapponesi: i tre
veleni (sandoku). I tre veleni che inquinano l'animo umano sono il desiderio
(musabori), la collera (ikari) e l'ignoranza (oroka). L'affrancamento dai tre
veleni avviene tramite le tre porte che conducono alla liberazione: non
desiderio, non sé, non forma. Praticamente nell'esercizio di trasformare
(hendoku iyaku) i tre veleni. Si trasforma così il desiderio in compassione, la
collera in forza vitale, l'ignoranza in saggezza. Purtroppo i tre veleni sono
capaci di infiltrarsi dappertutto e assumere aspetti insospettabili. La stessa
pratica buddhista è contaminata dai tre veleni, come dimostrano i numerosi
tradimenti e scismi, e Buddha spronava sempre gli adepti a non abbassare la
guardia nei confronti delle insidie dei falsi maestri e delle dottrine nocive.
Chi usa il buddhismo per i suoi meschini scopi personali reca grave danno a sé e
agli altri. Lo scopo del buddhismo è la liberazione ed è esattamente il
contrario dell'asservimento autoritario praticato in molte sette, scuole e
associazioni che ne usano il nome.
Per questo motivo, molte tecniche mistiche sono nocive piuttosto che benefiche.
L'adorazione di un oggetto di culto(5), il gohonzon, è una pratica contraria e
opposta all'insegnamento di Siddhartha. Chi venera un oggetto di culto non ne è
mai libero, ma ne è lo schiavo. Ci si aspetta dall'oggetto di culto miracoli o
interventi divini, benefici e protezione. Però quello che si ottiene è
l'alimentazione e la diffusione dei tre veleni (sandoku). La dinamica
psicologica di questo processo è chiara ed evidente. Si crede ciecamente nei
poteri miracolosi di un oggetto di culto venerato come un idolo. Ciò avviene per
ignoranza, superstizione, stupidità (oroka). Si esprime il desiderio (musabori)
e si prova rabbia e collera (ikari) perché non esaudito. L'oggetto di culto
diventa così lo strumento di tortura che produce i tre veleni in questa
sequenza: l'ignoranza, il desiderio e la collera. In conclusione si ottiene
l'effetto contrario a quanto auspicato. Paradossalmente chi crede di praticare
il buddhismo anche sbagliando finisce inevitabilmente per dimostrare la
pericolosità delle passioni che ingannano la mente, ossia la correttezza
dell'analisi del Buddha storico, Siddhartha.
Note
1. Il titolo Buddha significa "risvegliato" o "illuminato", ossia colui che si è
liberato dell'ignoranza e conosce la verità circa l'esistenza. Siddhartha
(563-483 a.C.) nacque a Kapilavastu, località attualmente in Nepal, ma all'epoca
regno indipendente di tipo repubblicano gentilizio. Secondo la cronologia più
attendibile sarebbe nato nel 563 a.C. e morto nel 463 a.C. circa. Tuttavia altre
datazioni spostano le coordinate temporali in maniera rilevante. Secondo la
cronologia singalese sarebbero 663-543 a.C. circa, le date secondo la tradizione
nell'India settentrionale sarebbero 463-383 a.C. circa.
2. In giapponese l'epoca in cui l'insegnamento di Buddha è divenuto
incomprensibile è chiamato mappou. Attualmente l'epoca moderna in cui viviamo
sarebbe nel periodo del mappou.
3. Le scuole giapponesi più importanti sono Hossou, Kegon, Tendai, Shingon,
Rinzai, Soutou, Oubaku, Ritsu, Nichiren e Joudo.
4. Le analisi più interessanti sulla distorsione cognitiva sono state pubblicate
da Jon Elster. Cfr. Elster, Jon. 1994. Più tristi ma più saggi? Razionalità ed
emozioni. Anabasi, Milano. Si veda anche il volume Uva acerba. Cfr. Elster, Jon.
1989. Uva acerba. Versioni non ortodosse della razionalità. Feltrinelli, Milano.
5. L'oggetto di culto, in giapponese gohonzon, è presente in molte sette
buddhiste. Nella setta della Terra Pura (Joudo) è rappresentato da statue di
Amida, mentre per la setta di Nichiren è un mandala costituito da un rotolo con
l'iscrizione dei nomi di divinità sovrannaturali e il titolo del Sutra del Loto.
Al contrario, Bodhidharma proibiva l'uso di oggetti di culto, perciò le sette
zen giapponesi ne sono privi.
Bibliografia
Botto, Oscar. 1985. Buddha. Mondadori, Milano.
Conze, Edward. 1973. Scritture buddhiste. Astrolabio-Ubaldini, Roma.
Conze, Edward. 1985. Breve storia del Buddhismo. Rizzoli, Milano.
Coomaraswami, Ananda. 2000. Vita di Buddha. SE, Milano.
Filippani Ronconi, Pio. 1994. Il buddhismo. Newton Compton, Roma.
Filippani Ronconi, Pio. 1994. Buddha. Aforismi e discorsi. Newton Compton, Roma.
Filippani Ronconi, Pio. 1976. Canone buddhista. UTET, Torino.
Forzani, Giuseppe. 2006. I fiori del vuoto. Bollati Boringhieri, Torino.
Martorella, Cristiano. 1999. Gioco linguistico e satori. Relazione del corso di
filosofia del linguaggio.
Facoltà di Lettere e Filosofia, Genova.
Martorella, Cristiano. Affinità fra il Buddhismo Zen e la filosofia di
Wittgenstein, in "Quaderni Asiatici", anno XX, n. 61, marzo 2003.
Martorella, Cristiano. La verità e il luogo, in "Diogene Filosofare Oggi", n. 4,
anno II, giugno-agosto 2006.
Martorella, Cristiano. Filosofare da cuore a cuore, in "Diogene Filosofare
Oggi", n. 4, anno II, giugno-agosto 2006.
Oldenberg, Hermann. 1998. Budda. La vita, gli insegnamenti e il retaggio
dell'illuminato. TEA, Milano.
Puech, Henri-Charles. 1992. Storia del buddhismo. Arnoldo Mondadori, Milano.
Puech, Henri-Charles. 1988. Le religioni dell'Estremo Oriente. Laterza,
Roma-Bari.
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