Segnalo l'articolo sul rapporto causale nel buddhismo intitolato Inga al
seguente indirizzo:
http://www.nipponico.com/dizionario/i/inga.php
Inga, la mistica della legge inesistente
Il rapporto causale secondo il buddhismo
di Cristiano Martorella
5 agosto 2007. Una credenza molto equivocata è sostenuta dalla maggioranza dei
buddhisti riguardo il karma e il rapporto causa ed effetto (in giapponese inga
to kekka). Si pensa, in maniera ingannevole, che ogni buona azione abbia una
ricompensa e ogni malefatta riceva una punizione. Così si attribuisce alle
disgrazie e sventure un rapporto con le azioni precedenti, non soltanto in
questa vita ma anche nelle esistenze anteriori secondo la dottrina della
metempsicosi. Questo sistema delle retribuzioni di benefici e punizioni viene
chiamato genericamente karma, dal sanscrito karman che significa semplicemente
azione. In realtà il Buddha storico, Shakyamuni, non ha mai attribuito un senso
così meccanico e deterministico al karma, anzi ha sempre sostenuto il carattere
ingannevole e illusorio del rapporto causale.
L'equivoco dei buddhisti ha conseguenze drammatiche e nefaste nella pratica.
Infatti la credenza fallace che ogni azione sia ricompensata o punita porta ad
una attesa spasmodica per qualcosa che non accadrà. Constatato che in questa
vita ciò non avviene, i buddhisti si consolano e si ingannano sperando
nell'esistenza successiva. Questo atteggiamento genera frustrazione e ansia,
appunto ciò che Buddha voleva superare. Buddha aveva anche avvisato
insistentemente i suoi seguaci dal pericolo costituito dalla pratica religiosa
seguita in modo non corretto. La dottrina buddhista mal interpretata produce
danno e dolore così come un serpente afferrato per la coda si rivolge contro chi
lo tiene e lo morde(1).
Nonostante i tanti equivoci, molti maestri buddhisti indicano correttamente la
spiegazione che Buddha ha fornito della causalità. Buddha non ammette una
causalità in senso stretto. La causa esige un rapporto diretto con l'effetto. Ed
è proprio questa dipendenza unilaterale che viene criticata da Buddha stesso. E'
soltanto sotto condizioni molteplici, praticamente infinite, che qualcosa
avviene. Ciò che appare, ogni fenomeno, non si origina da sé né da un altro sé,
non si origina neppure a caso. In realtà non è prodotto ma si origina in
interdipendenza. Non c'è sostanza che si trasforma da sé (produzione da sé). Non
c'è produzione dal nulla di un dio o di un uomo (produzione da altro). Tali idee
sono soltanto il prodotto di un pensiero antropocentrico che considera le cause
al lavoro alla stregua di un ceramista che preso un pezzo di argilla lo
trasforma in un vaso. Lo stesso rapporto stretto di dipendenza unilaterale tra
causa ed effetto viene disciolto in una molteplicità di condizioni complesse.
Un altro equivoco fondamentale è costituito dall'affermazione della coincidenza
di causa ed effetto. Generalmente i buddhisti interpretano la coincidenza di
causa ed effetto come il potere miracoloso di Buddha nell'esaudire le preghiere
e i desideri. Invece non è affatto così.
In realtà causa ed effetto sono coincidenti nella consapevolezza(2). Attraverso
la consapevolezza la causa viene dissolta nell'effetto perché si comprende e
osserva la non-sostanzialità del rapporto causale che è un fantasma della nostra
mente(3).
Non esiste una causa singola ma cause infinite quindi incommensurabili e non
determinabili.
Note
1. L'esempio del serpente è dello stesso Buddha. La dottrina buddhista mal
compresa è dannosa e nociva come il morso di un serpente che è afferrato senza
attenzione. Afferrare male il serpente significa afferrare male la dottrina di
Buddha, cioè non comprenderla affatto nel suo significato autentico. Cfr.
Burlingame, Eugene Watson. 1995. Parabole buddhiste. Laterza, Bari, p. 128.
2. Cfr. Meazza, Luciana. 1998. Le filosofie buddhiste. Xenia Edizioni, Milano,
p. 8.
3. Circa il principio di non-sostanzialità dei fenomeni si legga la dottrina del
vuoto (kuu). Cfr. Martorella, Cristiano. La verità e il luogo, in "Diogene
Filosofare Oggi", n. 4, anno II, giugno-agosto 2006, p. 15.
Bibliografia
Burlingame, Eugene Watson. 1995. Parabole buddhiste. Laterza, Bari.
Gombrich, Richard. 2005. Theravada Buddhism. Routledge, London.
Ikeda, Daisaku. 1976. The Living Buddha. Weatherhill, New York.
Martorella, Cristiano. La verità e il luogo, in "Diogene Filosofare Oggi", n. 4,
anno II, giugno-agosto 2006.
Meazza, Luciana. 1998. Le filosofie buddhiste. Xenia, Milano.
Pasqualotto, Giangiorgio. 2003. Il buddhismo. Bruno Mondadori, Milano.
Puech, Henri Charles. 2001. Storia del buddhismo. Arnoldo Mondadori, Milano.
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