Entra
Nuovo su Yahoo! Gruppi? Registrati
madeinnippon · Made in Nippon - S.P.Q.J.?.?.?
? Già Iscritto? Entra su Yahoo!

Suggerimenti

Lo sapevi che...
Puoi cercare nel gruppo tutti i messaggi inviati.

Messaggi

  Messaggi Aiuto
Avanzata
Bodai, il risveglio dell'essere   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #149 di 557 |
Segnalo il mio articolo Bodai pubblicato dal sito Nipponico.com al seguente
indirizzo:

http://www.nipponico.com/dizionario/b/bodai.php


Bodai, il risveglio dell'autentico essere
di Cristiano Martorella

8 agosto 2007. Il concetto di illuminazione, pur essendo fondamentale e centrale
nel buddhismo, non è affatto chiaro e definito, restando per sua stessa natura
ineffabile e sfuggevole. Eppure, il Buddha storico, Shakyamuni, acquisisce il
titolo di Buddha in virtù della sua illuminazione. In sanscrito illuminazione si
dice bodhi, termine tradotto in giapponese con le parole bodai e satori. Una
persona che ha raggiunto l'illuminazione, la bodhi, è perciò detta Buddha.
Quindi si è Buddha soltanto tramite l'illuminazione. Tuttavia l'illuminazione
non può essere conosciuta da chi non l'ha raggiunta perché l'illuminazione è
un'esperienza. Il paradosso è evidente. Si parla dell'illuminazione di Buddha
pur senza avere un concetto chiaro di cosa sia. Si ammette, per definizione, che
sia inconoscibile se non si è Buddha. Buddha soltanto possiede l'esperienza
dell'illuminazione. Per quale motivo non esiste un concetto chiaro di
illuminazione? Questo avviene perché l'illuminazione non è un concetto e nemmeno
un'idea o intuizione. L'illuminazione è un'esperienza. Esperienza di cosa?
Semplicemente l'esperienza dell'illuminazione. L'illuminazione è un'esperienza
per sé che non ha un oggetto o contenuto particolare. Quindi si può dire per
esteso e più chiaramente che l'illuminazione è l'esperienza di una condizione,
uno stato d'essere. Però la difficoltà nella comprensione della questione è
soltanto evidenziata, non è ancora risolta. L'illuminazione è un'esperienza.
Quindi, come qualsiasi esperienza, essa innanzitutto si prova, viene esperita,
sperimentata. La descrizione verbale non trasmette affatto l'esperienza(1).
Questa caratteristica dell'illuminazione ha costretto alcune scuole zen, come la
setta Rinzai, ad adottare una strategia verbale che ha lo scopo di mostrare il
limite della parola, e quindi superarlo. Al contrario, la setta Soutou, pratica
una meditazione silenziosa chiamata zazen, consistente nello stare seduti in
silenzio. Anche se opposti questi metodi sono entrambi validi(2). La validità di
una pratica buddhista si misura sui risultati e gli effetti conseguiti. Non è
un'astratta elaborazione. La verifica è l'unico criterio accettabile(3). Il
Buddha spiegava che i suoi insegnamenti sono espedienti, mezzi per conseguire la
buddhità. Lo scopo del buddhismo non è il rituale, lo scopo è l'illuminazione.
Essendo l'illuminazione un'esperienza, è perciò strettamente personale. Per
questo motivo i metodi adottati devono adeguarsi alla persona particolare.
L'abilità nell'usare espedienti diversi adatti alle singole persone e alle
particolari situazioni era una capacità del Buddha. I mezzi(4) possono essere i
più disparati: un discorso, una commissione, un gesto, il lavaggio dei panni, il
dono di un fiore. L'importante è suscitare l'introspezione del sé e la
compenetrazione delle cose, toccando le corde sensibili della personalità di un
essere umano.
Il carattere strettamente personale dell'illuminazione è descritto
dall'espressione soku shin soku butsu, il Buddha è il proprio cuore. L'aspetto
personale dell'illuminazione si comprende meglio da uno studio dei testi
buddhisti, in particolare gli ultimi e più recenti come il Sutra del Loto e il
Sutra della Ghirlanda, i quali ribadiscono che la natura di Buddha appartiene a
tutti gli esseri viventi. Quindi tutti hanno davvero l'illuminazione,
semplicemente non sanno di possederla. Fin qui si è detto qualcosa di più
circoscritto circa l'illuminazione: è un'esperienza che tutti possiedono. Così
ci sono le coordinate che permettono di individuare ciò di cui parliamo.
L'ultima coordinata che Buddha ci fornisce è la purezza. La purezza si ottiene
eliminando gli agenti tossici che inquinano la mente. Questi agenti tossici sono
chiamati i tre veleni (san doku). Essi sono ira (ikari), desiderio (musabori) e
ignoranza (oroka). Il buddhismo ha suggerito in epoche diverse soluzioni
alternative ai tre veleni. Il buddhismo Hinayana suggeriva preferibilmente
l'affrancamento dai tre veleni tramite le porte che conducono alla liberazione,
ossia il riconoscimento del non sé, non desiderio, non forma. Questi
insegnamenti ci dicono che non esistono forme permanenti, tutto è transitorio,
anche il sé e il desiderio. Il buddhismo Mahayana più semplicemente suggerisce
di trasformare i tre veleni. L'ira in forza vitale, il desiderio in compassione,
e l'ignoranza in saggezza. Insieme alla purificazione dai tre veleni, il
buddhismo pratica la visione e contemplazione della propria mente (kanjin).
Infatti è importantissimo conoscere la propria mente per comprendere la natura
delle illusioni e trasformare gli agenti tossici. Questa pratica avviene
attraverso la meditazione.
In conclusione, lo scopo del buddhismo, e in particolare dello zen, è liberare
la vita da scopi artificiosi e innaturali rivelandone il suo autentico
potenziale. Lo zen si presenta sempre come contraddittorio e inafferrabile
perché non accetta appunto qualsiasi genere di manipolazione e
strumentalizzazione. Ogni volta che si tenta di fissare la mente a qualcosa,
immediatamente lo zen lo nega. Se ci si rivolge alla negazione, nega anche
quest'ultima. La verità non è in qualcosa, la verità è in tutto. La mente
offuscata è capace soltanto di discriminare e distinguere, viceversa la mente
illuminata è capace di comprendere e compenetrare. Per questo motivo la mente
dello zen è più vicina alla mente di un bambino che gioca, ed è lontanissima
dalla mente di chi è convinto delle opinioni e tronfio delle certezze. Dougen
affermava che tenendo la mano aperta in un deserto passerà tutta la sabbia
trasportata dal vento, mentre tenendo la mano chiusa si stringeranno pochi
granelli. Lo zen insegna a concepire le opportunità e rifiutare il possesso di
ciò che può divenire un ostacolo per la vita. Un esempio della mente ingannevole
è fornito dall'immagine della scimmia che si agita e tormenta perché non riesce
ad afferrare il riflesso della luna nell'acqua. Quante volte la mente umana si
comporta così, tormentandosi e agitandosi nel tentativo di possedere qualcosa?
Una domanda senza soluzione è sufficiente a gettare nell'angoscia e nelle
tribolazioni. Pur essendo evidente la dannosità di un simile atteggiamento, non
si riesce ad evitarlo. La mente non è addestrata a rifiutare la tentazione delle
cattive abitudini. La pratica dello zen consiste nello sforzo supremo di
imparare a guidare la mente, e non farsi trascinare e controllare dalla mente
ingannata e ingannevole. Si comincia osservando la mente e imparando a
conoscerla. Quando ciò è avvenuto, la mente non è più un avversario che si
scontra con la realtà, ma un compagno di viaggio.
L'esperienza dell'illuminazione consiste nella consapevolezza del non dualismo
fra soggetto e ambiente (eshou funi), ossia nella compartecipazione
nell'identità di individuo e universo. Questa consapevolezza porta al
superamento di tutti quei fuorvianti dualismi che ostacolano la vita. Così si
comprende il non dualismo di maestro e allievo (shitei funi), e soprattutto il
non dualismo di corpo e mente (shikishin funi). Se il mondo è il contenuto della
propria coscienza, ossia ciò che percepiamo e pensiamo, è anche vero che la
coscienza è una creazione del mondo. L'ambiente ha formato e sviluppato
l'individuo. Chi crea è contemporaneamente il creato e il creatore. Riconoscere
questo dualismo nella sua autentica natura di identità significa possedere
l'illuminazione (bodai).

Note

1. Per questo motivo i maestri zen dicono che l'insegnamento del buddhismo può
avvenire soltanto da cuore a cuore (ishindenshin).
2. La meditazione silenziosa è detta in giapponese mokushou zen, la meditazione
sulle parole è invece detta kanna zen.
3. Anche il Dalai Lama insiste sulla necessità della verifica nella pratica
buddhista. La fede cieca è un flagello e pericolo per le religioni che divengono
così intolleranti e fanatiche. Cfr. Dalai Lama. 1995. La compassione e la
purezza. Rizzoli, Milano, pp. 90-91.
4. Espedienti o mezzi, in sanscrito upaya, in giapponese houben.

Bibliografia

Arena, Leonardo Vittorio. 1992. Storia del buddhismo Ch'an. Mondadori, Milano.
Alteriani, Fulvio. 1996. Zen. Filosofia, arte della vita, pratica quotidiana.
Giovanni De Vecchi Editore, Milano.
Eco, Umberto. 1962. Opera aperta. Bompiani, Milano.
Guareschi, Fausto Taiten (a cura di). 1994. Guida allo zen. De Vecchi Editore,
Milano.
Hoover, Thomas. 1981. La cultura zen. Arnoldo Mondadori, Milano.
Izutsu, Toshihiko. 1984. La filosofia del Buddhismo Zen. Astrolabio-Ubaldini,
Roma.
Martorella, Cristiano. 1999. Gioco linguistico e satori. Relazione del corso di
Filosofia del Linguaggio. Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Genova.
Martorella, Cristiano. La verità e il luogo, in "Diogene Filosofare Oggi", anno
II, n. 4, giugno-agosto 2006.
Martorella, Cristiano. Affinità fra il buddhismo zen e la filosofia di
Wittgenstein, in "Quaderni Asiatici", n. 61, marzo 2003.
Martorella, Cristiano. Il pluralismo del doppio, in "LG Argomenti", anno
XXXVIII, n. 3, luglio-settembre 2002.
Puech, Henri-Charles. 1984. Storia del Buddhismo. Laterza, Bari.
Suzuki, Daisetsu Teitarou. 1974. Manual of Zen Buddhism. Rider and Company,
London.
Suzuki, Daisetsu Teitarou. 1959. Zen and Japanese Culture. Bollingen Series, New
York.
Vattimo, Gianni. 1981. Al di là del soggetto. Feltrinelli, Milano.
Vattimo, Gianni. 1974. Il soggetto e la maschera. Bompiani, Milano.
Vattimo, Gianni. 1985. La fine della modernità. Bompiani, Milano.
Vattimo, Gianni. 1979. Le avventure della differenza. Garzanti, Milano.
Watts, Alan. 1959. Lo Zen. Bompiani, Milano.
Watts, Alan. 1960. La via dello Zen. Feltrinelli, Milano.
Watts, Alan. 1973. Beat Zen & altri saggi. Arcana Editrice, Milano.





[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]




Dom 23 Mar 2008 6:57 am

amenouzume@...
Invia email Invia email

Inoltra Messaggio #149 di 557 |
Espandi messaggi Autore Disponi per data

Segnalo il mio articolo Bodai pubblicato dal sito Nipponico.com al seguente indirizzo: http://www.nipponico.com/dizionario/b/bodai.php Bodai, il risveglio...
Cristiano Martorella
amenouzume@...
Invia email
23 Mar 2008
6:51 am

Segnalo il mio articolo Bodai pubblicato dal sito Nipponico.com al seguente indirizzo: http://www.nipponico.com/dizionario/b/bodai.php Bodai, il risveglio...
Cristiano Martorella
amenouzume@...
Invia email
17 Mag 2008
6:18 am
Avanzata

Copyright ? 2009 Yahoo! Tutti i diritti riservati.
La Tua Privacy - Testo aggiornato - Condizioni generali di utilizzo del servizio - Linee guida - Aiuto

?