Ripropongo il mio articolo dedicato ai bishoujo manga pubblicato dalla rivista
"GX Magazine" e dal sito Nipponico.com. L'articolo è stato tratto dal sito
Nipponico.com, dove è tuttora presente al seguente indirizzo:
http://www.nipponico.com/dizionario/b/bishoujo.php
La rivista "GX Magazine" lo ha pubblicato sulle sue pagine considerandone il
valore e l'importanza. Lo ripropongo anche per i membri del gruppo di Made in
Nippon.
Cristiano Martorella, Bishoujo. La rivolta delle belle ragazze, in "GX
Magazine", n.21, settembre-ottobre 2006, pp. 38-39.
Bishoujo, la rivolta delle belle ragazze
Le implicazioni politiche e sociali dei manga
di Cristiano Martorella
Non esiste uno scontro fra Occidente e Oriente. Questo conflitto è una
semplificazione vantaggiosa per chi ha l'intenzione di occultare gli interessi
economici e politici di una élite impegnata a trovare il consenso, a imporre una
propria idea del mondo, a eliminare le alternative. Estendere questo controllo
sulle menti dei giovani è una direttiva essenziale per garantire la leadership
futura dello stesso gruppo dirigente che attualmente detiene il potere. Perciò
indicare le istanze giovanili come perversioni è la strategia consueta per
sopprimere le diversità. A livello globale ciò viene inserito nel dualismo dello
scontro epocale fra Occidente e Oriente, nel conflitto culturale fra sistemi di
pensiero e ideologie. Non sorprende dunque che il fumetto e l'animazione
giapponese siano stati considerati con estrema serietà quali oggetti di
corruzione delle attuali generazioni di giovani europei. Fra la schiera di
studiosi che hanno sostenuto ciò ricordiamo Sharon Kinsella, Anne Allison e le
italiane Vera Slepoj e Maria Rita Parsi. I loro interventi sono così numerosi e
documentati che negare quanto affermato è impossibile. Purtroppo non esiste un
confronto fra le diverse posizioni accademiche e ogni ricercatore continua le
sue indagini isolatamente ignorando il lavoro altrui(1). Ciò è l'indizio della
scorrettezza con cui si conducono le ricerche, che spesso sono soltanto
l'esposizione di propri pregiudizi e opinioni prive di valore scientifico.
Davvero esiste una gioventù ribelle giapponese come vorrebbero farci credere gli
psicologi e i sociologi? Le interviste di Leonardo Martinelli(2) hanno
dimostrato il contrario. Il look aggressivo dei giovani giapponesi resta un modo
per affermare la propria identità distinguendosi. A volte, viceversa, è
l'imposizione di una tendenza e la voglia di fare parte di un gruppo. Comunque,
in ogni caso, si cerca il riconoscimento (quello che i filosofi e i sociologi
chiamano thymos). Pur avendo fornito un resoconto circostanziato e dettagliato,
l'articolo di Leonardo Martinelli è stato volutamente ignorato.
La verità è che la gioventù, e non solo quella giapponese, sta apparendo ribelle
a causa dell'oppressione degli psicologi e dei sociologi sempre pronti a
condannare e mai disponibili a capire. Gli adulti, con il loro mondo di violenze
e ipocrisie, sono un pessimo modello che i giovani, fortunatamente, tentano
ancora di rifiutare. Attualmente leggere un manga è considerato dagli psicologi
italiani come una devianza, o addirittura una perversione. Queste esagerazioni
hanno avuto il sostegno della stampa sempre pronta a creare nuovi mostri.
Tuttavia la critica serrata di molti autori in difesa di anime e manga, fra cui
ricordiamo Luca Raffaelli, Davide Castellazzi e Marco Pellitteri, non è stata
mai confutata dimostrando la falsità delle ipotesi contro la cultura giapponese.
Gran parte delle considerazioni degli studiosi sulla cultura giovanile vertono
sull'impatto e l'influenza dei manga e degli anime, perciò è bene tracciarne un
quadro storico più chiaro, con particolare attenzione al genere più controverso,
ovvero il manga erotico. Bishoujo significa bella ragazza. Il genere bishoujo
manga, il fumetto erotico giapponese in stile non realistico, nasce intorno agli
anni '80 dalla congiunzione di due generi molto affermati, lo shoujo manga,
fumetto per ragazze, e l'adult manga, fumetto pornografico. Prima dell'avvento
dello shoujo manga, i fumetti giapponesi per adulti ricalcavano lo stile
realistico e drammatico detto shunga manga, che aveva una certa continuità con
il gekiga, il fumetto realistico. L'espansione del genere shoujo manga influenzò
e permeò talmente gli altri generi da divenire una tendenza affermata anche a
livello culturale ed estetico sotto la bandiera del kawaii (carino). Gli aspetti
erotici già presenti nello shoujo manga furono esaltati dal bishoujo manga che
non faceva che riprendere e amplificare qualcosa già esistente. Il manga
Berusaiyu no bara (Lady Oscar) di Ikeda Riyoko è un esempio evidente del sottile
erotismo degli shoujo manga. Perfino un manga apparentemente innocente come
Candy Candy di Mizuki Kyouko e Igarashi Yumiko contiene riferimenti velatamente
erotici. Ciò spiega l'accanimento della censura italiana e i tagli esorbitanti
effettuati sugli anime trasmessi in Italia.
Nella cultura giapponese non esiste una separazione netta fra sesso e amore così
come è stata formulata dagli occidentali. L'attività sessuale (sekkusu suru) è
considerata naturale, e non è in antitesi con i sentimenti amorosi. La morale
occidentale bigotta ha sempre sostenuto la superiorità del sentimento sul sesso,
negando la possibilità di provare emozioni profonde tramite il piacere
dell'attività sessuale. Ciò non ha senso per la mentalità giapponese che vede
una continuità fra sesso e amore invece di un'opposizione. Quanto detto ci
permette di capire la presenza di un sottile erotismo nel fumetto per ragazze
(shoujo manga) dove le storie romantiche e sentimentali sono dominanti, ripreso
e amplificato nel bishoujo manga che non disdegna una trama sentimentale
nonostante l'abbondanza di riferimenti sessuali.
Il passaggio dallo shoujo manga al bishoujo manga avvenne gradualmente. Nakajima
Fumio, autore di manga in stile semirealistico, cambiò il suo stile sposando il
genere bishoujo. Ciò avveniva intorno alla fine degli anni '80. Nakajima Fumio
era stato anche l'autore del primo adult anime video (AAV) intitolato Yuki no
kurenai keshou (Il trucco rosso di Yuki, 1984). Ma furono tante le donne che
vivacizzarono il genere erotico passando dallo shoujo manga al bishoujo manga
portando la loro esperienza e bravura. Ricordiamo Akasha Mitona, autrice di
Metamorphose (1992), un manga che gioca con l'identità sessuale. Miyamoto Rumi
riprendeva il tema della timidezza femminile nel manga Binkan meganekko (Tenere
quattrocchi, 1992). Marino Aya scherzava sulle situazioni che vedono le donne in
un ambiente di lavoro tipicamente maschile come in Ikenai shisen sakura iro
(Fare l'occhiolino è rosa ciliegia, 1991). Ramiya Ryou sceglieva temi a tinte
fosche simili ad horror, con i personaggi di graziose vampire e zombi come in
Zombi no shitatari (Gocciolio dello zombi, 1990) e Crescent Night (1993). Asano
Kaori era autrice di Vanity Angel (1993) pubblicato dalla Fujimi, un manga che
gioca sui difetti del narcisismo femminile. Fra le autrici di testi per manga
erotici ricordiamo la scrittrice Yamada Eimi, un'altra firma prestigiosa che
cominciò la carriera nel mondo dei manga per adulti. Queste autrici hanno il
merito di aver dato un'impronta femminile al genere del fumetto erotico
giapponese. Purtroppo in Occidente non si è minimamente capita l'importanza del
contributo delle donne nel fumetto erotico giapponese sostenendo il solito
pregiudizio che ritiene la pornografia un appannaggio esclusivamente maschile.
Sharon Kinsella è fra coloro che hanno contribuito a sostenere questo equivoco.
Ciò può accadere soltanto grazie alla consueta ignoranza che circonda la cultura
giapponese. Se i giovani fanno notare gli errori degli adulti vengono
immediatamente bollati come ribelli.
Le belle ragazze giapponesi usano il proprio corpo per affermare l'identità
sessuale, e quindi per continuità, l'identità personale. Psicologi e sociologi
vorrebbero negare questa conquista di autonomia e indipendenza dei giovani per
relegarli in posizioni secondarie e subordinate. Lo scontro che sta emergendo è
quello fra una élite che detiene il controllo socio-politico e chi vuole
conquistare un proprio spazio nella società. Chiamare ciò conflitto
generazionale è limitativo e fuorviante. Lo scontro autentico è quello fra gli
oscurantisti e gli spiriti liberi.
Note
1. Chi scrive ha presentato una quantità ragguardevole di ricerche su manga e
anime nelle sedi accademiche dell'Università degli Studi di Genova e al Centro
Studi di Letteratura Giovanile del Comune di Genova. Però aver dimostrato su
basi scientifiche gli errori dei sedicenti esperti non è servito a cambiare i
discorsi pregiudiziali della stampa generalista.
2. Cfr. Martinelli, Leonardo. Harajuku. Questa pazza, pazza Tokyo..., in
"Gulliver", anno IX, n. 3, marzo 2001, pp. 50-78. Leonardo Martinelli,
corrispondente dal Giappone per varie testate giornalistiche, è fonte
attendibile. L'articolo non è stato citato e nemmeno contestato da coloro che si
definiscono studiosi della cultura giovanile. Semplicemente è stato ignorato
perché smaschera tutti gli errori di testi che presentano soltanto stereotipi.
Bibliografia
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Articolo pubblicato dalla rivista GX Magazine.
Cristiano Martorella, Bishoujo. La rivolta delle belle ragazze, in "GX
Magazine", n.21, settembre-ottobre 2006, pp. 38-39.
L'articolo è stato tratto dal sito Nipponico.com, dove è tuttora presente al
seguente indirizzo:
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