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Kenkyuu, ricerca scientifica e tecnologia   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #163 di 557 |
Kenkyuu, ricerca scientifica e tecnologia

Ripropongo il mio articolo sulla ricerca scientifica pubblicato dal sito
Nipponico.com. L'articolo riassume il contenuto di alcuni libri, fra cui quello
di Sakou Mari e Ronald Dore, descrivendo le caratteristiche del sistema
giapponese di ricerca scientifica. Per maggiori approfondimenti si rimanda
all'ottimo testo di Andrea Tenneriello segnalato in bibliografia.

Articolo tratto da www.nipponico.com
all'indirizzo: http://www.nipponico.com/dizionario/k/kenkyuu.php





Kenkyuu
Ricerca scientifica e tecnologia
di Cristiano Martorella

24 ottobre 2003. Ricerca scientifica in giapponese si dice kenkyuu, parola usata
genericamente per indicare uno studio o indagine intellettuale. Attività di
ricerca è tradotto kenkyuu katsudou, ricerca e sviluppo è kenkyuu kaihatsu,
mentre istituto di ricerca è kenkyuujo.
L'argomento è cruciale per l'economia poiché la ricerca scientifica costituisce
il volano per l'innovazione, quindi per la razionalizzazione, l'ottimizzazione e
lo sviluppo delle imprese. Inoltre in un sistema capitalistico, come spiegato da
Joseph Schumpeter, l'innovazione tecnologica è il fattore che permette l'aumento
della produzione a costi minori consentendo il profitto. Senza innovazione
tecnologica l'azienda è destinata all'usura e all'obsolescenza. Mantenere una
produzione industriale usando le stesse macchine e gli stessi materiali è
economicamente svantaggioso. Altre scuole di economisti mettono in luce proprio
ciò. Secondo la teoria marginalista la produttività si accresce all'inizio del
ciclo fino a raggiungere un massimo per poi decrescere (postulato della
produttività marginale decrescente). Perciò è necessario un cambiamento che
permetta di superare questa tendenza negativa. Nel sistema industriale è
l'innovazione tecnologica che garantisce ciò (fu Joseph Schumpeter, come prima
anticipato, che studiò e analizzò gli aspetti e i ruoli cruciali delle tecniche
applicate nell'economia).
Dopo una simile premessa si comprende perché vi sia tanto interesse per la
ricerca scientifica in Giappone. Ronald Dore e Sakou Mari furono gli autori del
libro più noto sull'argomento(1). In "Dentro il Giappone", essi svolgono
un'analisi dettagliata e documentata mostrando aspetti ignorati. Ciò che gli
autori mettono in risalto, è l'investimento considerevole delle imprese
giapponesi per la formazione dei lavoratori. Il sistema educativo ha unicamente
il ruolo di fornire una buona preparazione di base e conoscenze generali. La
scuola non ha collaborazioni con l'industria e rimane relativamente
indipendente. Viceversa le aziende si assumono una forte responsabilità nella
formazione dei lavoratori. L'idea di fondo è che la scuola non possa preparare
adeguatamente al lavoro essendo troppo teorica. Piuttosto che far perdere tempo
agli studenti per acquisire competenze che non useranno mai realmente, si
preferisce fornire una preparazione generale. La specializzazione può avvenire
soltanto in azienda tramite il lavoro. Pensare di imparare un lavoro attraverso
la teoria appresa sui banchi di scuola è decisamente utopico. Invece di
costringere la scuola a fare ciò che le è impossibile, meglio scegliere una
strada diversa. Questa alternativa è la formazione all'interno dell'azienda.
Però questi corsi non sono affidati a specialisti della formazione esterni alla
ditta. Piuttosto un ruolo importante è svolto dai colleghi. Soprattutto avviene
che si ricorra a sistemi autonomi di verifica gestiti in modo indipendente,
insomma un miglioramento autogestito. Secondo Dore e Sakou, l'orgoglio di fare
bene il proprio lavoro è spesso la più forte delle motivazioni. In conclusione,
i successi del Giappone sarebbero stati ottenuti operando in contrasto con
quelle che sono ritenute le linee di condotta ideali. Spontaneità e iniziativa
individuale avrebbero più importanza della pianificazione. Si tratta di una
interpretazione di Dore e Sakou oppure si può estendere questo concetto alla
intera economia giapponese? I fatti danno ragione ai due autori. Le vicende di
Morita Akio, presidente e fondatore della Sony, sono la dimostrazione di questo
atteggiamento. Anche la Toyota, il gigante industriale dell'automobile, ha
seguito maggiormente le indicazioni della spontaneità e dell'iniziativa
individuale teorizzate da manager come Oono Taiichi, Toyoda Kiichirou, Ishikawa
Kaoru, Imai Masaaki e Tanaka Minoru.
Un testo italiano che si occupa della ricerca scientifica in Giappone è l'opera
del bravo Andrea Tenneriello(2). L'autore, a cui va il merito di aver colmato le
tante lacune della disciplina nipponistica nostrana, svolge un'analisi che parte
da una precisa ricostruzione storica dal XVI secolo ai tempi odierni. Dopo aver
individuato un motivo dello sviluppo nel processo di razionalizzazione operato
dai Tokugawa, egli passa allo studio delle politiche che avrebbero favorito la
diffusione di scienza e tecnologia. Un ruolo importante fu svolto nel dopoguerra
dal Ministry of International Trade and Industry (MITI), in giapponese Tsuuhou
Sangyoushou, costituito nel 1949 e divenuto immediatamente determinante(3). Il
MITI controllò praticamente le transizioni favorendo le grandi aziende
nell'acquisizioni di macchinari e tecnologie dall'estero. Questa situazione
permetteva alle imprese giapponesi di fissare obiettivi a lungo periodo,
caratteristica che ha influenzato l'economia giapponese verso notevoli
investimenti in progetti spesso futuribili e avveniristici. Nel 1996 fu
istituita la Japan Science and Technology Corporation (JST), in giapponese
Kagaku Gijutsu Shinkou Jigyoudan, organismo che faceva parte della Science and
Technology Agency (Kagaku Gijutsu Chou). Gli obiettivi erano la promozione della
ricerca di base, la cooperazione e lo scambio fra enti del governo, le
università, l'industria privata e le istituzioni straniere, la diffusione
dell'informazione, e infine la divulgazione. Fra i progetti più innovativi
ricordiamo gli studi sulle nanomacchine, il vetro superliquido, le neuroscienze,
la quantistica, i superconduttori(4).
Secondo Andrea Tenneriello la legislazione per la scienza e la tecnologia del
1995 (Legge n. 130, 15 novembre 1995) avrebbe spinto il Giappone a una profonda
riforma degli enti pubblici e delle università a favore di una maggiore
flessibilità, apertura e competitività. Ciò dovrebbe portare all'abbandono delle
modalità operative del passato.
Vorremmo concludere con alcune considerazioni che allarghino il quadro finora
fornito. Nonostante gli investimenti di risorse nella ricerca scientifica, il
Giappone risente negativamente delle condizioni internazionali. Innanzitutto c'è
da tenere presente che investire solo in ciò che si crede capace di produrre
profitto è controproducente. Non si può conoscere qualcosa se prima non lo si
studia. Anche in Giappone si assiste a una tendenza nel privilegiare il profitto
rispetto alla conoscenza pura. D'altronde l'utilitarismo della scienza
giapponese è ben noto ed ha anche avuto vantaggi notevoli evitando sprechi in
indagini prive di valore.
L'altro effetto negativo è quello indicato da molti studiosi, fra cui
l'economista Paul Krugman, che individuano in un eccesso di informazione
l'immobilismo e il blocco dello sviluppo e quindi, secondo le premesse esposte
all'inizio, la recessione economica. Un eccesso di informazioni impedisce di
fare una scelta, cioè di agire. Questo fenomeno contemporaneo è talmente
drammatico che è anche stato la causa del fallimento dell'intelligence americana
che avrebbe dovuto sventare gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001. La
crisi economica che già si era manifestata prima dell'attacco aveva le stesse
cause. Il crollo della new economy fu provocato da investimenti sbagliati in
settori scarsamente produttivi. La new economy che doveva creare una industria
dell'informazione, non aveva gli strumenti informativi per valutare la validità
di un progetto. Per quale motivo? L'eccesso di informazioni non permetteva
alcuna valutazione. Questo sbilanciamento non permette il passaggio completo a
un'economia dell'informazione e dei servizi che integri l'industria e spinga lo
sviluppo. Così si rimane in una fase di transizione con aspetti regressivi e
negativi. Ciò che serve è lo sviluppo di strumenti scientifici capaci di
ordinare e selezionare l'informazione così da guidare la ricerca. Nemmeno i
dirigenti giapponesi si rendono conto di quanto sia grave il problema
dell'eccesso di informazioni che è anche causa della disoccupazione dei
lavoratori del terziario(5).
Però il Giappone ha una speranza. In passato i maggiori risultati sono stati
raggiunti spontaneamente dall'iniziativa individuale che ha trascinato interi
settori. L'intraprendenza e la fantasia dei giapponesi non vanno sottovalutate.
Esse valgono più dei programmi ministeriali.

Note

1. Cfr. Dore, Ronald e Sakou, Mari. 1994. Dentro il Giappone. Scuola. Formazione
professionale. Lavoro. Armando Editore, Roma. Sakou Mari tenne lezioni
sull'impresa giapponese alla School of Economics di Londra, mentre Ronald Dore è
stato l'autore di celebri saggi sull'economia giapponese e visiting professor
all'Università di Harvard.
2. Cfr. Tenneriello, Andrea. 2001. La legislazione per la scienza e la
tecnologia nel Giappone moderno. Unicopli, Milano. La prefazione è del giurista
Mario Losano che valorizza il ricco testo dotato anche di un adeguato glossario
in giapponese. Si veda anche Losano, Mario. 1984. Il diritto economico
giapponese. Unicopli, Milano.
3. Si consulti, per quanto riguarda il MITI, il seguente testo: Johnson,
Chalmers. 1982. MITI and Japanese miracle. Stanford University Press, Stanford.
4. Informazioni a livello divulgativo possono essere reperite sulla rivista
"Look Japan", disponibile anche in Internet.
5. In proposito si considerino le ricerche dell'economista Jeremy Rifkin.

Bibliografia

Dore, Ronald e Sakou, Mari. 1994. Dentro il Giappone. Scuola. Formazione
professionale. Lavoro. Armando Editore, Roma.
Dore, Ronald. 1990. Bisogna prendere il Giappone sul serio. Il Mulino, Bologna.
Martorella, Cristiano. 2002. Il concetto giapponese di economia: le implicazioni
sociologiche e metodologiche. Atti del XXV convegno di studi sul Giappone.
Cartotecnica Veneziana Editrice, Venezia.
Momigliano, Franco. 1975. Economia industriale e teoria dell'impresa. Il Mulino,
Bologna.
Nakayama, Shigeru. 1991. Science, Technology and Society in Postwar Japan.
Kegan, New York.
Schumpeter, Joseph. 1977. Il processo capitalistico. Boringhieri, Torino.
Schumpeter, Joseph. 1990. Storia dell'analisi economica. Boringhieri, Torino.
Tenneriello, Andrea. 2001. La legislazione per la scienza e la tecnologia nel
Giappone moderno. Unicopli, Milano.









[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]




Mar 22 Apr 2008 6:02 am

amenouzume@...
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