Ripropongo il mio articolo sui sistemi di produzione industriale pubblicato dal
sito Nipponico.com.
Articolo tratto da www.nipponico.com
all'indirizzo: http://www.nipponico.com/dizionario/e/economia1.php
Un dualismo controverso: kaizen contro kakushin
di Cristiano Martorella
17 dicembre 2000. La nozione di kaizen (miglioramento), introdotta dai
giapponesi nel sistema di produzione, comporta una revisione dei concetti
occidentali alla base dell'idea di sviluppo industriale.
Con l'adozione della logica del kaizen, si introduce un rapporto con il kakushin
(innovazione) che può essere anche conflittuale.
Kakushin equivale al concetto espresso in inglese con il termine breakthrough,
ed è la realizzazione di un progetto di trasformazione in una prospettiva
futura. Esso comporta la rimozione di fattori d'ostacolo e il rinnovamento delle
strutture di produzione.
I giapponesi non negano l'importanza dell'innovazione all'interno della
fabbrica, ma la avvertono come una minaccia se essa non è interna a un processo
di miglioramento continuo (kaizen).
Secondo Tanaka Minoru, l'autentica innovazione è il risultato della sommatoria
del prodotto di kaizen e kakushin. Per i giapponesi, l'innovazione deve essere
integrata al miglioramento, se non addirittura subordinata. Non si possono
introdurre cambiamenti se la qualità del processo di produzione non è buona.
Innovare significa anche rompere la continuità del processo, obbligare a un
salto, e sovente con gravi spese e perdite. Sarà sicuramente vero che le perdite
presenti dovute all'innovazione vengono compensate e superate dai profitti che
essa fornisce nel futuro. Ma questa logica non può essere sempre adottata, e
dipende anche dal tipo di economia che la sostiene. Ammortizzare delle spese è
possibile in un sistema che possiede ampie riserve. Non è sempre così.
E questo spiega il mancato decollo delle economie dei paesi sottosviluppati che
non hanno la possibilità di sostenere un sistema industriale.
L'idea dello storico ed economista Rostow, teneva presente appunto questa
situazione. Il decollo dello sviluppo industriale (take off) deve avere alle
spalle un'accumulazione di capitale e di risorse. L'economia giapponese del
dopoguerra non godeva di tale condizione, e ha dovuto ricorrere a un sistema di
produzione mirato ai propri mezzi ed esigenze.
Mentre Rostow, criticato aspramente da Gerschenkron, credeva che esistessero
delle condizioni pregiudiziali per la crescita economica e un'unica tipologia di
sviluppo, il Giappone dimostrava nei fatti che era possibile anche un modello
diverso di organizzazione industriale.
Oono Taiichi ci ricorda come nel dopoguerra i giapponesi fossero consapevoli
delle diverse condizioni in cui si trovassero, e che le loro scelte di economia
aziendale non si potevano rifare a un'imitazione pedissequa del modello
statunitense per loro improponibile.
Un'altra critica al kakushin (innovazione) è di tipo caratteriale ed emotivo.
Gli occidentali hanno la tendenza a cambiare totalmente qualcosa che non
funziona, buttando magari via un lavoro che necessitava di ritocchi, oppure che
aveva in sé delle caratteristiche positive.
Ricordiamo che il Walkman che oggi tutti noi conosciamo e usiamo, non è altro
che la versione modificata e migliorata di un magnetofono portatile che era
fallito miseramente, ma che fu ripreso da Morita Akio e lanciato sul mercato con
successo inaspettato.
Alla riluttanza nei confronti del kakushin (innovazione) corrisponde quindi un
atteggiamento caratteriale. Ai giapponesi non piacciono le riforme che
comportano cambiamenti drastici. E qui passiamo dal livello della produzione
industriale a quello più articolato dell'economia finanziaria.
Le pressioni degli occidentali sul sistema giapponese per l'introduzione di
riforme strutturali non ha mai portato a buoni risultati. Le lamentele degli
analisti si sono fatte sentire con più forza a partire dagli anni '90.
Un articolo di Robert Neff intitolato "Fixing Japan", apparso su Business Week,
sintetizzava bene le ragioni che spingevano a tali critiche.
Tuttavia il Giappone cambia, e spesso radicalmente, ma mai secondo le
aspettative degli occidentali. In realtà le lamentele degli analisti occidentali
sono giustificate. I giapponesi non applicano riforme, piuttosto si limitano a
"miglioramenti".
Sarà pure significativo il fatto che nella storia del Giappone non è stata mai
messa in discussione l'autorità dell'Imperatore, nemmeno nel periodo dello
shogunato che vedeva il potere effettivo nelle mani del Generalissimo, riducendo
la figura dell'Imperatore a una formalità.
Tuttavia fu proprio un Imperatore del periodo Meiji (1868-1912), Mutsuhito, a
spingere il Giappone al rinnovamento e all'adozione di quel sistema industriale
che ha posto le basi della piena parità con le potenze occidentali.
Tutte queste stranezze non possono essere sempre additate all'arcaismo della
struttura sociale giapponese.
Ragionare in termini di miglioramento comporta uno scontro con l'idea stessa di
sviluppo industriale. Schumpeter aveva individuato nelle innovazioni
tecnologiche il meccanismo che consentiva lo sviluppo economico superando le
crisi cicliche che porterebbero alla stasi di qualunque sistema economico.
Le innovazioni costituivano una sorta di volano per l'economia introducendo un
elemento inaspettato e non presente nelle variabili delle funzioni matematiche:
l'intelligenza umana.
Ma l'introduzione del sistema giapponese di produzione ha comportato un modo
diverso di vedere la realtà. Ed è difficile negare che non sia cambiato
profondamente anche lo sviluppo storico ed economico.
Probabilmente dovremo aspettare la conclusione di questi processi per capire
seriamente il fenomeno. Sono trascorsi pochi decenni dai cambiamenti di cui
abbiamo parlato, ed è eccessivo pretendere di descrivere tali processi come se
fossero già conclusi.
Finora molte previsioni degli economisti non si sono realizzate, e il Giappone
resta ancora una incognita indisponente per chi vorrebbe vedere il mondo
governato dall'omogeneità dello sviluppo economico.
Bibliografia
Gerschenkron, Alexander. 1976. La continuità storica. Teoria e storia economica.
Einaudi, Torino.
Momigliano, Franco. 1975. Economia industriale e teoria dell'impresa. Il Mulino,
Bologna.
Morita, Akio e Ishihara, Shintarou. 1989. No to ieru Nihon. Koubunsha, Tokyo.
Neff, Robert. Fixing Japan. International Business Week, 29 marzo 1993, pp.
38-44.
Oono, Taiichi. 1993. Lo spirito Toyota. Einaudi, Torino.
Rostow, Walt Whitman. 1962. Gli stadi dello sviluppo economico. Einaudi, Torino.
Schumpeter, Joseph A. 1955. Capitalismo, socialismo e democrazia. Edizioni di
Comunità, Milano.
Schumpeter, Joseph A. 1977. Il processo capitalistico. Boringhieri, Torino.
Tanaka, Minoru. 1998. Il segreto del kaizen. Franco Angeli, Milano.
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