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Shakaishugi, socialismo giapponese   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #179 di 571 |
Ripropongo il mio articolo sul socialismo giapponese pubblicato dal sito
Nipponico.com.

Articolo tratto da www.nipponico.com
all'indirizzo: http://www.nipponico.com/dizionario/s/shakaishugi.php



Shakaishugi. Il socialismo utopico giapponese
di Cristiano Martorella

30 maggio 2002. Se si può dire che le tematiche socialiste siano state quasi un
tabù in Giappone, a maggior ragione si può affermare che in Occidente si è
volutamente ignorata la storia del socialismo giapponese. In effetti si può
capovolgere la questione e mettere in luce come e quanto si sia voluto
nascondere in Occidente. Spesso si è considerata la politica giapponese come una
semplice emanazione di un supposto spirito autoritario che non incontrava
opposizione grazie a un'attitudine collaborativa di matrice confuciana.
Purtroppo o per fortuna, secondo i casi, questo modello non corrisponde agli
eventi storici.
Curiosamente perfino la sinistra italiana ha misconosciuto le lotte e le
aspirazioni dei socialisti giapponesi. Così abbiamo potuto leggere sulle pagine
de "Il Manifesto" i numerosi articoli di Pio d'Emilia che denunciavano
l'arretratezza culturale dei giapponesi descritti come un popolo politicamente
disimpegnato. Ma anche questi interventi, seppure meritevoli di occuparsi della
questione, erano lontani da una corretta conoscenza della storia politica
giapponese. Ed è questo il punto che invece vogliamo considerare.
La parola shakaishugi traduce letteralmente socialismo, essendo composta da
shakai (società) e shugi (principio, dottrina, -ismo). Il termine apparve in
Giappone intorno al 1880. In quel periodo esisteva già un movimento liberale che
si batteva per i diritti civili, l'eguaglianza, la libertà e il suffragio
universale. Nel 1882 fu fondato il Touyou Shakaitou (Partito Socialista
dell'Oriente) con un programma antiautoritario ispirato ai populisti russi. Il
partito fu immediatamente sciolto, ma nel 1883 fu fondato lo Shakaitou (Partito
Socialista) che organizzò proteste e manifestazioni di notevole intensità. Agli
inizi degli anni Novanta alcuni intellettuali della sinistra liberale si
orientarono verso le idee del socialismo moderno. Nel 1893 venne fondata la
Minyuusha (Società degli amici del popolo) che costituì sia una casa editrice
sia un'associazione. Nel 1893 pubblicò Genji no shakaishugi (Il socialismo
attuale), e nel 1894 la rivista diretta da Tokutomi Iichirou intitolata "Kokumin
no tomo" (L'amico della nazione). Nel 1894 venne pubblicato anche Shinkyuu
shakaishugi (Socialismo vecchio e nuovo), traduzione di Socialism New and Old
(Londra, 1890) di William Graham. Ciò a conferma dell'attenzione che i
socialisti giapponesi avevano nei confronti del panorama internazionale. In
questo contesto avvennero i contatti fra socialisti americani e giapponesi. Il
giornalista Takano Fusatarou strinse contatti con i numerosi operai emigrati
negli Stati Uniti, e così anche Katayama Sen, laureatosi in America.
Nel 1897 Takano Fusatarou pubblicò Shokkou shokun ni yokosu (Appello ai compagni
lavoratori) in cui denunciava lo sfruttamento e le ingiustizie del capitalismo.
Come altri intellettuali giapponesi, era però dubbioso delle possibilità di una
lotta rivoluzionaria. Nel 1897 Katayama Sen e Takano Fusatarou fondarono un
forte sindacato giapponese (Sindacato dei lavoratori metallurgici) sul modello
dei sindacati americani. Katayama dirigerà anche un bimestrale intitolato
"Roudou sekai" (Mondo del lavoro).
Circa i sindacati, il primo fu quello costituito nel 1883 dai conducenti di
risciò contro l'introduzione delle carrozze a cavalli. Nel 1894 apparve quello
dei tipografi. Ma erano ancora privi di una forte organizzazione, aspetto che fu
invece curato nel 1897. Nel 1898 vi fu lo sciopero dei macchinisti della società
ferroviaria Nippon tetsudou, i quali rivendicavano una migliore posizione
sociale e stipendi più alti.
La repressione non si fece attendere. Nel 1990 il governo promulgò una legge di
polizia sulla sicurezza pubblica che proibiva qualsiasi attività operaia e
sindacale. La censura proibì la traduzione in giapponese di molti autori come
Sombart, Zola, Engels, Marx e Tolstoj. Il divieto rimase fino al 1914.
Ovviamente i socialisti trovarono qualsiasi espediente per aggirare i divieti. I
sindacati poterono agire come "società di mutuo soccorso" e molte pubblicazioni
apparvero con la copertura dell'utilizzo a fini di studio. Infatti la legge
prevedeva che si potessero pubblicare scritti con finalità di studio se questi
non recavano disturbo all'ordine pubblico. Così apparve nel 1906 la traduzione
del Manifesto del Partito Comunista sulle pagine dello "Shakaishugi kenkyuu"
(Studi socialisti). Ma l'atmosfera era tutt'altro che tranquilla. Nel settembre
1905 vi furono i moti di Tokyo nati da una manifestazione nel parco di Hibiya
per protestare contro le clausole dell'accordo di Portsmouth fra il Giappone e
la Russia. Gli scontri furono durissimi, perirono 17 civili sotto i colpi delle
spade della polizia e furono distrutti più della metà dei presidi della polizia.
Fu proclamata la legge marziale. Il Primo Ministro Katsura Tarou fu costretto a
dimettersi e fu sostituito dal Principe Saionji. Nel 1906 una serie di scioperi
partiti dal cantiere navale di Ishikawajima (febbraio 1906) si estesero
all'arsenale civile di Kure, all'arsenale militare di Tokyo (agosto 1906),
all'arsenale di Osaka (dicembre 1906), al cantiere navale di Nagasaki (febbraio
1907) e al porto militare di Yokosuka (maggio 1907). A questi scioperi si
aggiunsero quelli delle miniere (Ashio, Horonai, Besshi e Ikuno). Il governo
reagì con una riorganizzazione industriale e una feroce repressione. Quando
Katsura Tarou ritornò al potere (luglio 1908) la repressione divenne ancora più
brutale. Katsura decise di eliminare definitivamente la sinistra militante.
I socialisti giapponesi avevano però reagito bene ai tentativi di soppressione.
Nel 1898 Katayama Sen, Abe Isoo, Kawakami Kiyoshi e altri fondarono lo
Shakaishugi kenkyuukai (Associazione per lo studio del socialismo) e nel 1900 la
Shakaishugi kyoukai (Associazione socialista). Il 20 maggio 1901 venne fondato
lo Shakai minshutou (Partito Socialdemocratico). Le proposte dei fondatori
comprendevano il suffragio universale, il disarmo, la nazionalizzazione delle
terre, dei capitali e dei trasporti, e l'istruzione pubblica a carico dello
stato. Il partito venne sciolto dopo due giorni per volontà del governo.
I socialisti non si arresero. Nel febbraio 1906, approfittando del governo
liberale di Saionji Kinmochi, fondarono il Nihon shakaitou (Partito Socialista
del Giappone). Il congresso di Tokyo (17 febbraio 1907) del Nihon shakaitou vide
due mozioni contrapposte. Koutoku Shuusui sostenne l'azione diretta, mentre
Tazoe Tetsuji appoggiò una tattica parlamentare e legalitaria. L'assemblea
congressuale votò a maggioranza una terza mozione di compromesso presentata da
Sakai Toshihiko. Ma Katsura Tarou attendeva solo un pretesto per soffocare nel
sangue il movimento socialista. Avvenne l'episodio delle "bandiere rosse" (22
giugno 1908) causato dalle incomprensioni fra le due fazioni socialiste. La
fazione dell'azione diretta, ispirata alla tendenza anarchica, era capeggiata da
Koutoku Shuusui, Arahata Kanson e Oosugi Sakae. L'altra fazione, la corrente
parlamentare e moderata, era sostenuta da Tazoe Tetsuji, Ishikawa Sanshirou,
Sakai Toshihiko e Yamakawa Hitoshi. L'episodio vide i manifestanti della fazione
più radicale agitare le bandiere rosse provocatoriamente. La polizia reagì
violentemente.
Nel maggio 1910 avvenne l'episodio gravissimo del "taigyaku jiken" (il caso di
alto tradimento). Furono arrestati numerosi militanti socialisti, tra cui
Koutoku Shuusui, accusati di aver complottato l'assassinio dell'Imperatore.
L'accusa era falsa e pretestuosa, ma trovò nelle parole a favore dell'azione
diretta un indizio per essere sostenuta. In realtà la corrente più intransigente
dei socialisti non era mai andata oltre il livello teorico nell'adesione
all'anarchismo.
Tokutomi Roka (1868-1927) commentò così l'episodio:

"Sono chiamati ribelli e traditori, ma non erano dei ribelli ordinari,
erano uomini dagli alti ideali [...] che si sono sacrificati per un sogno,
quello di un nuovo mondo di libertà e uguaglianza, uomini che desideravano fare
del loro meglio per l'umanità. [...] Koutoku e gli altri furono considerati dei
ribelli dal governo e uccisi. Ma voi non dovete temere i ribelli. Non temete i
ribelli. Non temete di diventare ribelli voi stessi. Tutto ciò che è nuovo è
ribellione." (Bozza di una conferenza, 1911)

Dodici dei socialisti arrestati furono condannati a morte e impiccati. Fra di
loro c'erano Koutoku Shuusui e Kanno Sugako. Quest'ultima era stata giornalista,
fidanzata di Arahata Kanson, convivente e amante di Koutoku, e aveva partecipato
all'episodio delle "bandiere rosse". Le donne giapponesi ebbero un ruolo
straordinario nella storia del movimento socialista. Ingiustamente trascurate
dai testi occidentali, le donne giapponesi svolsero un'attività intensa che
produsse i maggiori cambiamenti a livello sociale lottando per i diritti
fondamentali (emancipazione, parità dei sessi, istruzione, suffragio
universale). Inoltre aggiunsero nuove motivazioni e istanze alle rivendicazioni
dei socialisti, contribuendo ad armonizzare le riforme e l'esistenza umana.
Contemporanea di Kanno Sugako fu Hiratsuka Raichou (1886-1971). Ella portò
avanti il movimento di emancipazione femminile raccoltosi intorno alla rivista
"Seitou" (Calze blu, dal nome di un circolo femminile del XVIII secolo, blue
stocking). In tempi recenti, la tradizione femminile socialista ebbe fra gli
esponenti più significativi la signora Doi Takako che guidò il Nihon shakaitou
(Partito Socialista del Giappone) all'opposizione e a numerosi successi
elettorali (in particolare nel 1989).
Si può così affermare che ogni epoca del Giappone vide l'impegno delle donne nel
cambiamento sociale. L'emancipazione femminile avvenne in tempi così rapidi che
sarebbe difficile spiegarla come un semplice riflesso dell'Occidente. In realtà
le donne giapponesi avevano sempre avuto un'importanza fondamentale nella
società giapponese. E questo avvenne anche per quanto riguarda il movimento
socialista.
Higuchi Ichiyou (1872-1896) fu la più importante scrittrice del periodo Meiji,
autrice di Takekurabe (Gara d'altezza, 1895) compose circa tremila tanka. Ella
fu autodidatta e dimostrò la possibilità di emancipazione delle donne e delle
classi modeste attraverso la diffusione della cultura e dell'istruzione.
Yosano Akiko (1878-1942) rappresentò un altro caso di donna emancipata e
disinibita. Insistendo sulla necessità di liberare le donne dalle convenzioni,
usò la poesia tradizionale (tanka) come mezzo di riscatto sociale. La donna
raffigurata da Yosano Akiko era indipendente, consapevole delle sue scelte e dei
suoi desideri. La poetessa non mancò di concretizzare nella sua esistenza questi
ideali, dimostrandone la possibilità di realizzazione.
Hiratsuka Haruko (1886-1971), attivista socialista conosciuta con lo pseudonimo
di Raichou, era chiamata "la donna della nuova era". Fra i suoi articoli
ricordiamo Genshi josei wa taiyou de atta (Nei primordi la donna era il sole).
Fu amante dello scrittore socialista Morita Yonematsu con il quale tentò il
suicidio d'amore (shinjuu). Morita non comprese le motivazioni di Hiratsuka che
desiderava il suicidio per "realizzare il suo ideale di vita, un viaggio
solitario, una vittoria dei suoi vent'anni". Egli descrisse però la sua
esperienza nel romanzo Fuliggine che divenne documento dello scandalo.
Come è qui emerso, il socialismo non fu soltanto un movimento politico, ma
soprattutto un fervore intellettuale e culturale che rinnovò il Giappone. La
letteratura giapponese fu profondamente influenzata dal socialismo, sia
direttamente (per le tematiche) sia indirettamente (per fornire una risposta
alternativa alle domande sollevate dai socialisti). E come tale il socialismo è
intensamente e inseparabilmente legato alla storia del Giappone. Una storia
mantenuta segreta in Occidente.
Se il socialismo è l'utopia dell'eguaglianza e della giustizia sociale,
indipendentemente da ogni realizzazione pratica, sarà sempre immortale come
ideale. E nessuna repressione potrà spegnere questa fiamma alimentata proprio
dall'ingiustizia che vorrebbe soffocarla.

Bibliografia

AA.VV. 1960. Nihon no rekishi. Yomiuri shinbunsha, Tokyo.
Bravo, Gian Mario. 1978. Il Manifesto del Partito Comunista e i suoi interpreti.
Editori Riuniti, Roma.
Engels, Friedrich e Marx, Karl. 1998. Manifesto del Partito Comunista. Edizioni
Lotta Comunista, Milano.
Katou, Shuuichi. 1996. Storia della letteratura giapponese, Vol. 3. Marsilio,
Venezia.
Satou, Yoshimaru. 1998. Meiji nashonarizumu no kenkyuu. Fuyou shobou, Tokyo.
Shiba, Ryoutarou. 1998. Shiba Ryoutarou ga kataru zasshi genron hyakunen. Chuuou
Kouron sha, Tokyo.









[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]




Lun 5 Mag 2008 5:51 am

amenouzume@...
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Inoltra Messaggio #179 di 571 |
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Ripropongo il mio articolo sul socialismo giapponese pubblicato dal sito Nipponico.com. Articolo tratto da www.nipponico.com all'indirizzo:...
Cristiano Martorella
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5 Mag 2008
5:42 am
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