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Issunboushi   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #212 di 561 |
Ripropongo il mio articolo sulla fiaba giapponese di Issunboushi pubblicato dal
sito Nipponico.com.

Articolo tratto da www.nipponico.com
all'indirizzo: http://www.nipponico.com/kaguya/saggio9.php




Issunboushi, il Pollicino giapponese
La vendetta dei piccoli e la sconfitta dei prepotenti
di Cristiano Martorella

2 maggio 2005. La storia di Issunboushi è una fiaba giapponese abbastanza nota,
anche per la somiglianza con la fiaba di Pollicino e altre similitudini che
l'avvicinano alle novelle occidentali. In effetti Issunboushi è un otogibanashi,
per essere precisi, ovvero un racconto per diletto. Gli otogibanashi sono stati
il genere primordiale di racconti adatti per essere narrati ai bambini come
intrattenimento, quindi sono alla base della letteratura per l'infanzia della
cultura tradizionale giapponese(1). Ricordiamo intanto la fiaba di
Issunboushi(2), poi svolgeremo le nostre considerazioni critiche.
In un villaggio remoto vive una coppia di anziani che non ha figli. Sono tanto
soli e tristi perché senza prole(3). Piangono e supplicano le divinità dicendo:

"Per favore, dateci un bambino anche piccolo all'incirca quanto un dito va
bene (te no yubi hodo no chiisai kodomo demo ii kara osazuke kudasai)."

Finalmente le preghiere vengono esaudite e la donna partorisce un bambino non
più grande di un dito, così viene chiamato Issunboushi(4). Issunboushi è un
bambino veramente piccolo che non cresce mai. Anche se mangia tanto non si
sviluppa. Gli altri bambini lo prendono in giro apostrofandolo col nome di
nanerottolo (chibi). Un giorno Issunboushi decide di cercare fortuna nella
capitale. Così egli dice:

"Vado nella capitale per cercare un lavoro (miyako ni shigoto o mitsuke ni
iku)."

I genitori gli donano tre oggetti utili per il viaggio. Una ciotola (wan) che
messa in testa funge da cappello, un ago (hari) posto al fianco come una spada,
una bacchetta (hashi) per mangiare usata come bastone da viaggio. Cammina per
molti giorni finché arriva al fiume Kamo che scorre fin dentro la città.
Attraversato il fiume a bordo della ciotola, Issunboushi giunge finalmente alla
capitale. Però egli deve fare molta attenzione a non essere calpestato dalla
folla che gremisce le strade della città. Così sceglie un sentiero tranquillo
che lo porta davanti a un grande palazzo. Issunboushi grida chiamando i padroni
di casa:

"Scusate il disturbo (gomen kudasai, onegai shimasu)."

Arriva un servo che purtroppo non riesce a vederlo. Allora grida più forte
dicendogli di essere a lato dei suoi zoccoli. Finalmente lo vede. L'uomo si
meraviglia assai per la piccolezza di Issunboushi. Non aveva mai visto un essere
umano così minuto. Lo porta quindi a mostrarlo alla principessa che lo trova
tanto carino da assumerlo a servizio nel palazzo. Un giorno la principessa si
reca al tempio Kiyomizu a pregare la dea Kannon. Sulla strada del ritorno ella è
assalita da un orco. Issunboushi grida sfidando l'aggressore:

"Qui c'è Issunboushi, preparati (Issunboushi koko ni ari, kakugo shiro)."

Ma l'orco non lo prende sul serio e si mette a ridere davanti alla sua
piccolezza. Poi lo inghiotte in un solo boccone. Senza scoraggiarsi Issunboushi
colpisce nello stomaco con il suo ago. L'orco ferito si lamenta:

"Che dolore! (itai, itai)"

Risalendo per la gola, Issunboushi arriva al naso e da lì esce. L'orco scappa
spaventato e abbandona perfino il suo tesoro. La principessa raccoglie la mazza
(kozuchi) dell'orco e dice:

"Questa mazza magica può esaudire un desiderio. Tu che cosa vuoi?"

Issunboushi non ha incertezze.

"Voglio diventare grande! (ookikunaritai)"

Così si trasforma in un bellissimo giovane e sposa la principessa.
Passiamo adesso alle considerazioni critiche. A volte il tema di una fiaba è
così popolare da assurgere a una diffusione universale grazie alle sue valenze
simboliche. Anche il Pollicino giapponese, Issunboushi, riprende il tema del
piccolo contro il grande. Questo tema è stato magnificamente analizzato da Bruno
Bettelheim. Egli individua, nella fiaba di Jack e il fagiolo magico, l'elemento
cruciale della vicenda: l'autoaffermazione del bambino(5). Le fiabe che esaltano
un piccolo contro un gigantesco avversario, hanno lo scopo di indicare la
possibilità dello sviluppo infantile, della crescita, sia fisica sia
psicologica, e infine l'acquisizione di indipendenza. Il paragone di Issunboushi
con Pollicino e Jack è molto pertinente in questo caso. Purtroppo una
comparazione simile è mancata da parte dei critici italiani per disdicevoli
motivi. Tutto ciò che è giapponese è considerato dagli educatori italiani come
una minaccia. Non bisogna dimenticare le campagne astiose contro i cartoni
animati giapponesi(6) che continuano ancora oggi. Perciò la letteratura
infantile giapponese è sottoposta ad una orribile censura(7). Inoltre le
tendenze attuali della letteratura per l'infanzia(8) in Italia sono discordanti
con la narrativa giapponese che non ha paura di affrontare temi scomodi e
difficili. Però i bambini italiani imparano le fiabe e le leggende giapponesi
attraverso i fumetti e i cartoni animati giapponesi, aggirando la censura.
La fiaba di Pollicino sembra riproporsi in maniera grottesca nella realtà
attuale che vede i bambini ancora minacciati dagli adulti. La repressione
dell'immaginario infantile agisce tramite la proibizione. La proibizione si
applica attraverso la punizione, che è violenza. La violenza degli educatori è
celata da un velo di ipocrisia, accettata socialmente e garantita dall'appoggio
esplicito delle istituzioni. La liberazione dell'immaginario è perciò
emancipazione da questa situazione. Tutte le fiabe di Pollicino, dall'Europa al
Giappone, insegnano ai bambini a rendersi emancipati e indipendenti affrontando
gli adulti (i giganti e gli orchi), che più spesso di quanto si creda, sono
oppressori malvagi.

Note

1. Cfr. Martorella, Cristiano. Le forme della fiaba giapponese. I generi
otogibanashi e mukashibanashi, in "LG Argomenti", anno XXXVIII, n. 2,
aprile-giugno 2002, p. 51.
2. Il volume giapponese per bambini più diffuso di questa fiaba è il seguente:
Ishii, Momoko. 1965. Issunboushi. Fukuinkan, Tokyo. Le illustrazioni sono di
Akino Fuku.
3. Il tema della coppia che non ha figli, e ne riceve inaspettatamente uno, è
comunissimo nelle fiabe giapponesi.
4. Il nome Issunboushi significa letteralmente bonzo di tre centimetri. Issun è
la contrazione di ichi sun, ossia 1 sun. Antica misura di lunghezza, il sun
equivale a 3.03 cm.
5. Cfr. Bettelheim, Bruno. 1984. Il mondo incantato. Feltrinelli, Milano.
6. Cfr. Martini, Alessia. 2004. I robottoni. Edizioni Il Foglio, Piombino. Lo
scontro sui cartoni animati giapponesi è durissimo e ampiamente documentato.
Spesso si è ricorsi anche ad atti giudiziari nel tentativo di sopprimere i
prodotti giapponesi per l'infanzia. Ovviamente le futili denunce di molte
associazioni non hanno potuto cancellare definitivamente il mondo immaginario
dei fumetti e cartoni animati giapponesi, anche se hanno recato danni
gravissimi.
7. Sulla questione della censura della letteratura infantile giapponese abbiamo
interrogato in proposito il critico letterario Fernando Rotondo, e la risposta
ricevuta è sconcertante. Secondo lo studioso, in Italia la letteratura
giapponese per bambini dovrebbe rimanere confinata in un ambito specialistico,
ossia la nipponistica. La scuola italiana non può introdurre lo studio delle
fiabe giapponesi. La risposta è ancora più sconvolgente perché Fernando Rotondo
si fregia dell'onore di scrivere articoli sul multiculturalismo e l'intercultura
nella scuola. Abbiamo cercato di ricevere altre indicazioni su questo isolamento
della letteratura infantile giapponese, ma Fernando Rotondo non ha saputo, o non
ha voluto, fornirci risposte plausibili.
8. Il difetto maggiore della letteratura italiana per l'infanzia è quello di
aver edulcorato i temi più difficili, semplificando e banalizzando. In questo
senso, uno dei critici letterari responsabili dell'operazione di edulcorazione
della letteratura per l'infanzia è stato Pino Boero. La letteratura giapponese
infantile rimane perciò difficile da proporre in Italia, a causa della sua
varietà e ricchezza che diviene ostica per gli addetti ai lavori delle case
editrici e i critici letterari nostrani.

Bibliografia

Bettelheim, Bruno. 1984. Il mondo incantato. Feltrinelli, Milano.
Boero, Pino. 1997. Alla frontiera. Momenti, generi e temi della letteratura per
l'infanzia. Einaudi Ragazzi, Trieste.
Boero, Pino e De Luca, Carmine. 1996. La letteratura per l'infanzia. Laterza,
Roma-Bari.
Buongiorno, Teresa. 1997. Dizionario della fiaba. Antonio Vallardi, Milano.
Denti, Roberto. 1990. Orchi. Balli. Incantesimi. Einaudi Ragazzi, Trieste.
Denti, Roberto. 1982. Come far leggere i bambini. Editori Riuniti, Roma.
Detti, Ermanno. 1987. Il piacere di leggere. La Nuova Italia, Firenze.
Gatto Trocchi, Cecilia. 1988. Le fiabe più belle del mondo. Mondadori, Milano.
Ishii, Momoko. 1965. Issunboushi. Fukuinkan, Tokyo.
Martorella, Cristiano. Traditori del Sol Levante, in "LG Argomenti", anno
XXXVIII, n. 2, aprile-giugno 2002.
Martorella, Cristiano. Introduzione alla letteratura giapponese per l'infanzia,
in "LG Argomenti", anno XXXVII, n. 3, luglio-settembre 2001.
Martorella, Cristiano. Le forme della fiaba giapponese. I generi otogibanashi e
mukashibanashi, in "LG Argomenti", anno XXXVIII, n. 2, aprile-giugno 2002.
Orsi, Maria Teresa. 1998. Fiabe giapponesi. Einaudi, Torino.
Ozawa, Toshio. 1994. Mukashibanashi no kosumorojii. Koudansha, Tokyo.
Ozawa, Toshio. 1992. Fiabe giapponesi. Arnoldo Mondadori, Milano.
Solinas Donghi, Beatrice. 1993. La fiaba come racconto. Mondadori, Milano.
Takeshita, Toshiaki. 1996. Il Giappone e la sua civiltà. Profilo storico. Clueb,
Bologna.






Articolo tratto da www.nipponico.com
all'indirizzo: http://www.nipponico.com/kaguya/saggio9.php




[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]




Mar 12 Ago 2008 5:11 am

amenouzume@...
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Inoltra Messaggio #212 di 561 |
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Ripropongo il mio articolo sulla fiaba giapponese di Issunboushi pubblicato dal sito Nipponico.com. Articolo tratto da www.nipponico.com all'indirizzo:...
Cristiano Martorella
amenouzume@...
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12 Ago 2008
4:57 am
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