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L'attuale marina giapponese da guerra   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #220 di 559 |
La Marina giapponese oggi



La Marina del Sol Levante, chiamata in giapponese Kaijo jieitai (Forza di
Autodifesa Marittima), è attualmente la seconda maggiore forza navale, dopo la
U.S. Navy, essendo dotata di ben 50 moderne unità navali, 80 aerei da
pattugliamento marittimo e più di un centinaio di elicotteri da attacco antisom.
Le quattro navi più potenti appartengono alla classe Kongo, armate con 18
missili Standard SM-3, i più avanzati dispositivi antimissili balistici, e
dotate dei potenti radar del sistema AEGIS. Accanto a queste navi, si aggiunge
la classe Atago, composta da due unità (Atago DDG-177 e Hashigara DDG-178),
fornite di armamento similare. Queste navi, collegate con la rete di
sorveglianza radar e satellitare, e con le batterie di missili Patriot PAC-3
dislocate sul territorio nazionale, garantiscono la difesa da attacchi
missilistici. Sono infatti unità innovative studiate appositamente per la guerra
contro i missili balistici. La Marina giapponese dispone anche di una moderna
portaerei, la Hyuga DDH-181. Lunga 197 m, larga 33 m e con un dislocamento a
pieno carico di 18.000 t, la Hyuga può trasportare 11 elicotteri nel suo hangar.
L'armamento è composto da due gruppi di cannoni veloci a canne rotanti CIWS
Vulcan-Phalanx, e un lanciatore per 16 missili RIM-162 e VL-ASROC. Il radar, di
produzione giapponese, è un multifunzionale phased-array attivo MELCO FCS-3.
Altre unità navali importanti sono i caccia delle classi Hatsuyuki, Asagiri,
Murasame e Takanami, capaci di una velocità massima di 30 nodi, sono armati con
missili antiaerei Sea Sparrow, missili antisom ASROC, missili antinave SSM-1B,
cannoni CIWS Vulcan-Phalanx, cannoni Oto Melara da 76/62 mm oppure da 127/54 mm.
Le tre navi anfibie della classe Osumi, da 14.000 t a pieno carico, possono
trasportare un hovercraft tipo LCAC, e due elicotteri pesanti Chinook CH-47J. La
flotta dispone anche di una trentina di dragamine, di cui dodici della classe
Hatsushima, dodici della classe Sugashima e due della classe Nijima. Le forze
leggere comprendono sei motomissilistiche della classe Hayabusa, capaci di
raggiungere la notevole velocità di 44 nodi, e dotate di un pezzo da 76/62 mm e
quattro missili antinave SSM-1B. Le navi motomissilistiche sono rafforzate da
altri tre aliscafi velocissimi del tipo Sparviero, armati con 4 missili SSM-1B.
La potente flotta giapponese comprende anche una considerevole componente
subacquea composta da sofisticati sottomarini. La classe Oyashio è composta da
11 sottomarini di 3.500 t in immersione, con sei tubi lanciasiluri da 533 mm,
missili antinave UGM-84 Sub-Harpoon, siluri antinave Type 89 e siluri antisom
Type 80. L'altra classe Harushio è composta invece da 7 sottomarini di 3.200 t.
Alla funzione di scorta ai mercantili che trasportano plutonio per le centrali
nucleari giapponesi, è adibita la nave Shikishima che ha un dislocamento di ben
9.500 t, con una lunghezza di 150 m. La Marina giapponese possiede anche una
considerevole forza aerea costituita dagli 80 quadrimotori Kawasaki P-3C Orion,
armati di missili antinave ASM-2, i cinque aerei da sorveglianza elettronica
EP-3, i quattro aerei per le contromisure elettroniche UP-3D, e i sei grossi
idrovolanti da ricerca e ricognizione Shinmeiwa US-1A. Inoltre la componente
aeronavale è completata da oltre un centinaio di elicotteri che costituiscono i
mezzi comunemente utilizzati dalle portaerei e dai caccia. Gli elicotteri sono i
Mitsubishi SH-60 J/K, costruiti su licenza americana, che possono usare anche i
missili Hellfire a guida laser, gli S-80M-1 Sea Dragon, i Kawasaki MCH-101 e gli
EH-101. La Marina giapponese possiede anche una componente terrestre di
interdizione, e può operare in collaborazione con l'Esercito (JGSDF) che detiene
l'uso di ben 92 complessi mobili di lanciamissili antinave Type-88 con sei
missili SSM-1 per ogni autocarro. Le unità speciali sono la SBU (Special
Boarding Unit) per antiterrorismo e la MIT (Marittime Interception Team) per
l'abbordaggio e l'ispezione di unità sospette.

I dati qui forniti dimostrano la potenza dell'attuale flotta giapponese che può
vantare la modernità dei suoi mezzi, l'efficienza e il continuo aggiornamento
alle esigenze delle forze armate. Questa potenza ha avuto effettivamente un uso
concreto. Nel 1991 partecipò con quattro cacciamine alle operazioni di bonifica
delle acque del Golfo Persico. Nel 2000 la nave anfibia Osumi trasportò il
contingente di soldati giapponesi a Timor Est per la missione di peace-keeping.
Nel 2001 una nave nord-coreana che rifiutò di farsi identificare fu ingaggiata
in combattimento, e l'unità ostile fu prontamente affondata. Si trattò del primo
episodio di uso delle armi da parte della Marina giapponese dopo la Seconda
Guerra mondiale. Dopo l'undici settembre 2001, durante l'operazione Enduring
Freedom, la Marina giapponese ha dislocato due caccia e una nave da rifornimento
nel Mare Arabico. Nel 2004 la nave anfibia Osumi, scortata dal caccia Murasame
(DD-101), ha trasportato in Kuwait il contingente di soldati giapponesi della
missione internazionale in Iraq. Durante l'operazione Enduring Freedom, per
cinque anni consecutivi, le navi giapponesi hanno garantito il sostegno alle
unità alleate con 700 rifornimenti in mare, fornendo il 40% del combustile
utilizzato dalle forze internazionali. La missione è stata interrotta dal primo
ministro Fukuda Yasuo (1 novembre 2007) a causa dell'opposizione del Parlamento.
La nave rifornitrice Tokiwa e il caccia Kirisame fecero quindi ritorno in
Giappone.

In conclusione, i fatti e le cifre ci mostrano la potenza dell'attuale Marina
giapponese che viene dissimulata dalle esigenze politiche. Nonostante la volontà
delle autorità giapponesi ad aumentare la propria forza bellica, lo scontro con
i movimenti pacifisti e l'opinione pubblica, sfavorevoli a nuove avventure
militari, impedisce un'esposizione esplicita di questo potere. Così, in perfetto
stile giapponese, si applica omote e honne, ossia si mostra una facciata,
un'apparenza che nasconde i veri sentimenti.

Cristiano Martorella





Bibliografia consultata

Massimo Annati, La Marina Giapponese, in "RID Rivista Italiana Difesa", n.10,
anno XXVII, ottobre 2008, pp.74-81.




[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]




Lun 29 Set 2008 5:49 am

amenouzume@...
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Cristiano Martorella
amenouzume@...
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29 Set 2008
5:45 am
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