Nichiren fra nazionalismo e militarismo
di Cristiano Martorella
Nichiren (1222-1282) fu fra i più importanti monaci buddhisti riformatori
dell'epoca Kamakura, e il suo ruolo di spicco appare non soltanto nella
religione, ma anche e soprattutto nella storia e nell'ideologia della nazione
giapponese. Attualmente la sua figura militante è associata ad alcune
organizzazioni buddhiste che ne usano il nome e gli insegnamenti senza
approfondire uno studio storico del personaggio, e ne nascondono volutamente i
risvolti più controversi. Paradossalmente queste organizzazioni si presentano
come sostenitrici del pacifismo, senza rivelare le contraddizioni e le
strumentalizzazioni che si sono operate sulla figura di Nichiren. Egli, infatti,
non soltanto fu invocato nelle preghiere dei buddhisti desiderosi della pace
mondiale, ma venne idolatrato dai nazionalisti giapponesi che ne fecero un
modello della loro dottrina politica. La confusione operata sulla figura di
Nichiren fu facilitata dagli stessi atteggiamenti intransigenti che il monaco
ebbe durante la sua vita. In particolare, alcuni suoi insegnamenti risultarono
adatti a giustificare la politica militarista e imperialista del Giappone. Nel
1260 Nichiren aveva presentato al governo giapponese un documento intitolato
Rissho ankoku (Insegnamento corretto per la pace della nazione) in cui spiegava
il suo punto di vista. Secondo Nichiren, il Giappone era divenuto l'unico paese
dove si praticava ancora l'autentico buddhismo, essendo ormai stato cacciato
dall'India ed essendo anche in declino nella Cina. Quindi il governo giapponese
aveva la responsabilità di preservarlo intatto perché soltanto il paese del Sol
Levante aveva quel dono degli dei, anzi doveva davvero impegnarsi per
diffonderlo nel mondo. Per compiere questa missione, il governo giapponese
avrebbe dovuto proibire tutte le altre religioni, arrestando e giustiziando i
sacerdoti dei culti rivali, e radendo al suolo tutti i loro templi. Nichiren non
si riferiva solo alle religioni straniere, ma anche alle altre scuole buddhiste
avversarie che considerava responsabili di trasmettere un falso buddhismo.
Quest'ultimo insegnamento è presente anche oggi in tutte le sette che si
ispirano a Nichiren. Infatti esse dichiarano apertamente che soltanto il
buddhismo di Nichiren è quello autentico, mentre ogni altra scuola buddhista è
falsa. Nichiren non si fermò a dichiarare la necessità di eliminare le altre
religione, ma nel testo intitolato Kaimokusho (Aprire gli occhi) spiega come la
religione fosse ormai praticata con violenza, e non bisognava fermarsi alle
apparenze delle parole, bensì prepararsi allo scontro fisico e alla violenza.
Questo insegnamento fu immediatamente seguito dai suoi seguaci. Il samurai Shijo
Kingo raccontò nelle sue lettere di aver ucciso i suoi avversari, e ciò provocò
il compiacimento di Nichiren che lo incoraggiò sempre, e soprattutto gli
raccomandò prudenza considerando l'irruenza dell'amico. La crudeltà degli
scontri non risparmiò nemmeno lo stesso Nichiren che fu più volte aggredito. Nel
1264, in un suo viaggio ad Awa, Kagenobu Tojo tentò di assassinarlo. Ciò non
scoraggiò Nichiren che riprese la sua predicazione basata sulla pratica dello
shakubuku. Lo shakubuku, letteralmente spezzare e sottomettere, era un metodo di
conversione basato su una veemente predicazione capace di confondere l'auditorio
con la provocazione e suscitare deliberatamente l'ira. Secondo Nichiren, era un
metodo efficace di conversione perché produceva uno sconvolgimento emozionale e
creativo. In realtà ciò provocò le antipatie e l'ostilità delle autorità
governative, mal disposte a sopportare disordini e risse, e soprattutto delle
altre sette buddhiste, divenute oggetto di una critica feroce e violenta. Il
risultato fu la condanna di Nichiren all'esilio per ben due volte, la prima dal
1261 al 1263 a Izu, la seconda dal 1271 al 1274 nell'isola di Sado. Nichiren
giustificò le condanne che lo colpirono come una persecuzione nei confronti dei
seguaci del Sutra del Loto, e ciò aggravò il suo fanatismo e la sua
intolleranza. Infatti, quando fu liberato nel 1274, decise di ritirarsi in
isolamento sul monte Minobu, dove visse in estrema solitudine. Durante la sua
esistenza, aveva affermato la sicura salvezza attraverso la sua pratica
religiosa, ma negli ultimi anni di vita incominciò a esprimere la speranza nella
rinascita nel Ryozen jodo (La terra pura della montagna dello spirito), in netta
contraddizione con l'insegnamento fino ad allora predicato. Nichiren aveva
sostenuto che tutti i desideri espressi si sarebbero realizzati, purtroppo per
lui non fu affatto così. Il governo giapponese non seguì i suoi consigli, i suoi
avversari delle sette zen e jodo accrebbero il loro potere, e l'intero paese non
scelse di seguire esclusivamente la sua religione. Nel Giappone contemporaneo
non si professa affatto l'unica religione auspicata da Nichiren, ma è garantita
la libertà religiosa a diversi gruppi di buddhisti, shintoisti e cristiani.
La vicenda esistenziale di Nichiren si è prestata a varie e contraddittorie
interpretazione. In particolare, Nichiren fu considerato come il salvatore del
Giappone dall'invasione dei mongoli (1274). Egli infatti aveva predetto, insieme
ad altre terribili disgrazie, un'invasione da parte dei mongoli. In realtà la
profezia di Nichiren era un po' differente, avendo auspicato una punizione per
il popolo giapponese se non avesse seguito la sua religione. Ma ciò non avvenne
perché i mongoli furono travolti da un tifone, e questo permise ai sacerdoti
shintoisti di giustificare gli eventi come un atto della protezione degli dei
attraverso il kamikaze (vento divino). I seguaci di Nichiren, invece,
continuarono a sostenere che l'intervento del monaco fu provvidenziale, e
addirittura egli avrebbe inventato la bandiera del Sol Levante (hinomaru) e
l'avrebbe consegnata alle truppe giapponesi. Questa leggenda si è conservata
nell'immaginario collettivo tanto da riapparire nelle considerazioni dei
militari giapponesi. Quando l'ammiraglio Heihachiro Togo (1838-1934) si
apprestava ad affrontare la flotta russa, egli si recò a pregare davanti
all'enorme statua di bronzo di Nichiren che si trova a Fukuoka per ricordare la
profezia dell'invasione dei mongoli. La vittoria schiacciante ottenuta a
Tsushima (27 maggio 1905) sembrò convalidare la credenza che il Giappone avesse
dovuto dominare il mondo. Altri militari e politici incominciarono a sostenere,
interpretando a loro modo l'insegnamento di Nichiren, che la missione del
Giappone consisteva nel diffondere la sua civiltà nell'intero pianeta.
Sfruttando il fanatismo e l'intolleranza presenti nelle affermazioni di
Nichiren, lo piegarono facilmente ai loro scopi politici. Nichiren sosteneva che
l'unica religione vera fosse quella da lui predicata, e soprattutto condannava
il lassismo e la passività, esortando al proselitismo e alla missione di kosen
rufu (diffusione della fede). Nelle mani dei militari queste idee divennero una
giustificazione della brutalità della guerra, considerata come una forma di
rigenerazione e trasformazione del mondo. Un altro principio espresso da
Nichiren, il principio di itaidoshin (diversi corpi uno stesso cuore), era
manipolato per consolidare l'autoritarismo e la sensazione che il conformismo e
l'obbedienza fossero il miglior bene auspicabile.
Fra i militari che sfruttarono il nazionalismo di Nichiren, spicca la figura del
colonnello Kanji Ishiwara (1889-1949), un personaggio di spicco nella storia
della guerra. Egli provocò, nel settembre 1931, l'incidente alla ferrovia presso
Mukden in Manciuria, che diede l'avvio alla guerra con la Cina e all'invasione
dell'Asia. Ishiwara era un sostenitore dell'occupazione dell'Asia e credeva
nella necessità di uno scontro armato fra Stati Uniti e Giappone. Egli si basava
sull'interpretazione della profezia di Nichiren, secondo il quale ci sarebbe
stata una grande guerra che avrebbe messo fine a tutti i conflitti. Inoltre
Ishiwara affermava che la guerra avrebbe spianato la strada alla ricostruzione e
quindi fosse un processo di civilizzazione, e inoltre avrebbe risolto
definitivamente la crisi economica.
Queste idee e interpretazioni di Kanji Ishiwara non erano isolate, ma erano
molto diffuse e provenivano da un clima politico estremista e fanatico
affermatosi in Giappone. Rinjiro Takayama (1851-1902) proclamò l'adesione
incondizionata alla teoria della superiorità della nazione giapponese, e
soprattutto si orientò verso una forma di individualismo di ispirazione
nietzschiana, imperniato sulla convinzione che l'emozione estatica fosse il
fattore più importante nella formazione dell'uomo. Per Takayama il superuomo
nietzschiano era incarnato perfettamente da Nichiren. Ancora più esplicito fu
Chigaku Tanaka, un esponente del partito nazionalista di destra, che nel periodo
Taisho (1912-1926) promosse ciò che egli definì nichirenismo (nichirenshugi). Il
nichirenshugi è una dottrina sviluppata come reazione ai movimenti dei
lavoratori, e che sosteneva la fedeltà allo stato nazionale (kokutai) con a capo
l'imperatore. L'influenza di Chigaku Tanaka fu forte nel periodo Taisho e fu una
delle fonti del nazionalismo militante giapponese. La sua ideologia lasciò segni
anche in Kakutaro Kubo (1892-1944) fondatore della setta Reiyukai.
Nella società contemporanea ci sono molte sette religiose e organizzazioni di
laici che si ispirano a Nichiren. Quasi sempre sono in conflitto fra loro, come
il caso eclatante della Nichiren Shoshu che ha scomunicato i membri della Soka
Gakkai. Le lotte e i conflitti fra le diverse scuole che si ispirano a Nichiren
dimostrano la difficoltà a interpretare correttamente i suoi insegnamenti.
Nichiren predicava l'unita dei fedeli della sua religione, nel rispetto del
principio di itaidoshin. Però la varietà di interpretazioni che sono state
fornite indicano anche la necessità di una maggiore conoscenza storica delle
vicende. Un approfondito studio che distingua una conoscenza approssimativa, o
peggio, una completa ignoranza dei fatti, dalla consapevolezza della pratica
buddhista. Infatti, il Buddha storico, Shakyamuni, insegnava che l'ignoranza è
l'origine di tutti i mali. Riconoscere il problema è già l'inizio del cammino
che porterà a risolverlo. Per questo motivo bisogna assolutamente squarciare il
velo dell'illusione che ci presenta un buddhismo senza difficoltà, contrasti e
contraddizioni. Questa illusione non rispecchia la storia del buddhismo che ha
in sé anche molte vicende negative.
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