Segnalo l'articolo e la recensione di Matteo Boscarol pubblicato dal quotidiano
"Il Manifesto".
L'intervento è, a mio parere, una eccellente sintesi del significato della
cultura pop giapponese nell'attuale società contemporanea.
Cristiano Martorella
La rivoluzione di Goldrake, trent'anni dopo
di Matteo Boscarol
LIBRI: MARCO PELLITTERI, IL DRAGO E LA SAETTA, ED. TUNUÉ, PP. 630, EURO 28
Era il 1978 quando il cartone animato Ufo Robot Grendizer, conosciuto da noi
come Goldrake, arrivò sui teleschermi italiani. Sebbene alcuni anime giapponesi
fossero già stati trasmessi nel nostro paese, il suo impatto visuale fu enorme,
tanto da segnare un avvenimento mediatico che adesso, trent'anni dopo, può
essere preso come un punto di svolta negli studi su questo fenomeno. Un punto di
svolta che apre numerose piste di esplorazione, come evidenzia il corposo saggio
di Marco Pellitteri Il Drago e la Saetta. Sociologo ed esperto conoscitore dei
flussi mediatici, l'autore analizza l'iter e la ricezione di anime e manga in
Italia e in Europa, all'interno di un progetto che ha coinvolto vari studiosi
impegnati nella ricerca su questi temi, dall'italiano Cristiano Martorella, al
francese Jean-Marie Bouissou, al giapponese Kiyomitsu Yui che apre il volume con
la sua introduzione.
Nodo centrale del libro è il processo di espansione di una certa cultura
audiovisiva giapponese in Europa, quella veicolata dai fumetti (manga) e
dall'animazione (anime), prima in televisione e al cinema, poi nei videogiochi e
infine con l'afflusso dei relativi gadget. Pellitteri fornisce un'ampia
cartografia del modo in cui questa novità è stata accolta, rielaborata e fruita
in Italia e in altri paesi (Francia, Spagna, Germania). L'innesto di questa
«mitologia altra» è avvenuto in due fasi, la prima dal '75 al '95 e la seconda
dal '95 a oggi, rese con due immagini metaforiche, il Drago (Goldrake) e la
Saetta (Pokemon), che danno il titolo al libro. Se nella prima fase il Giappone
si presentava come un misto di Oriente e di (predominante) Occidente, nella
seconda ha gradualmente acquisito maggiore sicurezza sul piano commerciale,
dando di sé un'immagine più palesemente orientaleggiante. In una terza fase,
secondo l'autore attualmente in corso, il Giappone ha infine cominciato a
esportare il proprio «marchio» culturale in modo più istituzionale, mediante
azioni «propagandistiche» del suo Ministero degli Esteri.
Interessante, nella parte finale del libro, l'analisi dei fenomeni sorti in
Italia sulla scia di questa «invasione» nipponica, dal cosplay, la pratica di
indossare costumi di personaggi di anime/manga, alle cover-band, gruppi che
riprendono le sigle dei cartoni animati eseguendole in giro per tutta l'Italia.
Una passione, questa, che ha perfino fatto nascere la prima radio a tema,
www.radioanimati.it. Completa il volume un'ampia bibliografia, strumento
utilissimo per chi si dedichi agli studi in questo settore ancora da esplorare
in tutte le sue valenze. A tale proposito, Pellitteri ricorda l'episodio
dell'interpellanza parlamentare su Goldrake alla fine degli anni '70, indicativo
del timore verso gli anime dimostrato allora da certa sinistra. A trent'anni di
distanza, appare evidente come una riflessione seria sulla realtà non si possa
esimere dall'affrontare il pop, anche quello nipponico, parte integrante del
patrimonio «mitologico» moderno.
Indirizzo internet:
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/14-Novembre-2008/art64.html
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