Mark Groenewold è l'autore di un libro molto noto, specie
nell'ambiente anglofono, che si intitola "Karate the Japanese way" e
Webmaster del sito omonimo www.karatethejapaneseway.com.
M.G. vive in Giappone, a Kanazawa, e conosce molto bene le abitudini
giapponesi del mondo del karate. Non solo. Non è uno di quegli
istruttori di fama mondiale che girano il mondo e che hanno una
visione top-down del mondo del karate giapponese, ma è un praticante
molto qualificato, straniero in terra d'Oriente, con tutto ciò che da
questa posizione consegue.
Groenewold ha scritto di recente un interessante articolo nel quale
descrive quelli che secondo lui sono gli aspetti negativi o che sono
stati travasati malamente dalla cultura giapponese alla cultura
occidentale Risporto qui alcuni spunti interessanti
1. eccessiva seriosità: sebbene il Bushido sia una cosa seria,
Mark testimonia di aver partecipato a numerosi seminari per
istruttori JKA in Giappone e di aver potuto constatare personalmente
che ognuno degli istruttori di livello più elevato che arrivavano a
fare visita non si facevano problemi a ridere liberamente. Anzi, Mark
ammette che le prive volte rimasto un po' sorpreso da questa cosa, ma
che era una situazione simpatica. Quindi non c'è problema a farsi
qualche risata ogni tanto, tra l'altro fa anche bene alla nostra
salute.
2. uso della lingua giapponese: dice che è difficile prendere
una posizione definitiva su questo argomento; per esempio, quando
istruttori giapponesi vengono a fare degli stages è normale che
usino i termini giapponesi; l'importante è che la lingua sia d'aiuto
agli studenti e non un modo per confonderli. Sarebbe difficile usare
un qualunque altro termine in un'altra lingua diversa dal giapponese
per esprimere un concetto come kime.
3. pratiche "tradizionali" pericolose e non salutari: ad esempio
la distensione eccessiva delle articolazioni. Soprattutto se il
karate è un'attività per il divertimento, amatoriale, è inutile
danneggiarsi la schiena e le ginocchia facendo esercizi che sono al
di fuori della mobilità naturale. Slanci esagerati nello stretching,
uso inappropriato del makiwara, ripetizioni senza fine possono
provocare dei danni. Bisogna usare sempre il buon senso.
4. inno nazionale e bandiere nazionali giapponesi: a meno che
non siate di nazionalità giapponese, è forse meglio lasciare queste
cose al di fuori dei dojo. In Giapponese c'è un certo dibattito nelle
scuole superiori fra le associazioni degli insegnanti se usare queste
cose nelle cerimonie. Per i non giapponesi è quindi forse meglio
rimanere fuori da queste questioni.
5. pretendere di avere un fisico giapponese: è inutile tentare
di avere un fisico come quello di Kagawa Sensei o chi altri. Ognuno
di noi ha una propria taglia e conformazione e occorre costruire il
proprio karate intorno a quelle caratteristiche.
6. oggetti Shinto: anche in questo, a meno che non siate
giapponesi o veri seguaci dello Shintoismo, lasciate perdere questi
oggetti; coloro che praticano altre religioni potrebbero dispiacersi
che ci si appropri malamente di simboli, testi e altri oggetti che
simboleggiano la loro fede.
7. relazioni Sempai-Khai: è un modo di relazionarsi tipicamente
giapponese che non è assimilabile a quello tra fratello maggiore e
fratello minore, ma qualcosa che è legato al concetto giapponese di
amae. Non è qualcosa che può essere semplicemente estratto dalla
cultura giapponese e riproposto in un dojo occidentale.
8. buoni esempi: ci sono naturalmente anche un sacco di cose che
vale la pena copiare o prendere a prestito dlla pratica tradizionale
giapponese del karate. Queste cose rendono più intenso la nostra
pratica del Karate, aiutano gli allievi, e rendono più profondo e
apprezzabile la nostra comprensione come l'uso del karate-gi, il Dojo
Kun, cinture e gradi, certificati, dimostrazioni, tornei, kata,
kihon, embu, la costruzione del pavimento del dojo, gli esami,
contare in giapponese, e l'uso dei termini giapponesi per nominare le
tecniche. L'uso del termine Sensei e un uso moderato dell'Osu . Libri
e DVD originali della JKA. L'esplorazione del bunkai. andare in giro
per il mondo a condividere la propria passione per il karate. Il
saluto quando si entra e quando si esce dal dojo. Allinearsi alla
fine della lezione. Tutte le manifestazioni di rispetto e cortesia.
Il detto "non ci sono segreti nel karate" coniato da Sensei Nakayama.
Il fatto che ci sono sempre così tante cose da imparare e da fare nel
karate.
Roberto
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