La rivista "Diogene Filosofare Oggi" ha pubblicato due articoli dedicati al
dibattito sui valori etici dei manga. Chi scrive, in qualità di studioso di
cultura giapponese, è stato interpellato per spiegare i valori positivi dei
manga. Quello che segue è l'articolo che è stato pubblicato dalla rivista.
Cristiano Martorella, La positività etica dei manga eroi, in "Diogene Filosofare
Oggi", n.3 anno II, marzo-maggio 2006, pp.58-59.
La positività etica dei manga eroi
I fumetti giapponesi: un tentativo di creare significati in una società senza
punti di riferimento
di Cristiano Martorella
I manga sono i celebri fumetti giapponesi che stanno affascinando intere
generazioni di giovani, gli anime sono i cartoni animati sempre di produzione
nipponica. Intorno a un fenomeno di intrattenimento apparentemente futile, si è
sviluppato un dibattito, spesso dai toni vivaci, sul valore educativo di questo
genere di letture, e in generale sull'impatto di cartoni animati e fumetti.
La questione nasce nel 1979, con la protesta dei genitori di Imola, quando la
trasmissione del cartone animato di Mazinga provocò la reazione decisa di
educatori e psicologi. Si ravvisavano potenziali pericoli per la salute dei
bambini, veicolati dalla fruizione di fumetti e cartoni animati giapponesi.
Addirittura fu teorizzato un trauma provocato dalla visione di immagini violente
o estranee alla nostra cultura. Anche se personaggi autorevoli e attendibili
come la psicologa Liliane Lurçat e lo scrittore e pedagogista Gianni Rodari
dichiararono esagerati simili allarmismi, lo scontro fra i due fronti pro e
contro non mutò. Tuttavia sull'onda del successo delle pubblicazioni di testate
dedicate ai manga, molti autori iniziarono a descrivere anche i valori
propositivi contenuti nei fumetti e cartoni animati giapponesi. Nel 1994 il
giornalista Luca Raffaelli pubblicò il libro Le anime disegnate, nel quale si
affrontava il tema sostenendo il punto di vista giapponese e il relativismo dei
valori. Nel 1999 l'esperto di fumetti e animazione Marco Pellitteri pubblicò un
corposo volume intitolato Mazinga Nostalgia, nel quale si affermava l'esistenza
di una generazione di giovani che si erano formati sui valori dei fumetti e
cartoni animati giapponesi. La formazione di nuove competenze fra gli studiosi,
e la coscienza del problema fra gli appassionati del genere, molti dei quali
divenuti adulti, portò perciò allo sviluppo di una situazione diversa. Quando i
soliti critici, fra cui spiccano la psicologa Vera Slepoj e l'opinionista
Antonio Marziale, attaccarono i personaggi dei Pokémon (a cui erano dedicati
libri, cartoni animati, giochi di carte, giochi per consolle), la risposta che
fu fornita fu decisa e netta. Nel 2002 Marco Pellitteri curò la pubblicazione di
Anatomia di Pokémon, un volume scritto da uno staff di esperti e studiosi di
varie discipline che analizzavano in modo scientifico e accurato il fenomeno.
Naturalmente i sostenitori della minaccia del relativismo dei valori di manga e
anime non seppero ribattere in alcun modo alle tesi sostenute nel volume,
dimostrando quanto le loro accuse fossero infondate, vaghe e generiche. Da
allora gli appassionati di manga e anime hanno assunto un'importanza non più
trascurabile. Il fenomeno del successo dei fumetti giapponesi non è sparito come
una moda passeggera, così come avevano sperato erroneamente molti critici. Al
contrario si è consolidato nella società italiana. Per questo motivo l'argomento
dei valori etici dei manga è assunto a livelli inaspettati e diventa meritevole
di una trattazione esaustiva.
Innanzitutto, si deve partire dall'accettazione che manga e anime sono il
prodotto di una cultura diversa dalla nostra. I giovani hanno trovato in questo
relativismo culturale una ricchezza che la società italiana non forniva da molti
anni. Esaurito l'elemento innovativo proposto dalla cultura pop americana, i
giovani hanno saputo guardare più lontano rivolgendosi all'Estremo Oriente e al
Giappone. Le critiche basate sull'estraneità della cultura espressa da manga e
anime sembrano perciò rafforzare il valore etico della diversità culturale. I
punti di forza della cultura giapponese sono nell'arte secolare della grafica
capace di riempire di significati pochi segni. Una capacità che Roland Barthes
aveva messo in evidenza nel saggio L'impero dei segni. L'altro punto di forza è
il sistema filosofico giapponese che non si fonda su una conoscenza speculativa
di difficile comprensione, ma sulla trasmissione di sentimenti condivisi. Tutto
ciò secondo i princìpi di shintoismo e buddhismo. Per questo motivo anche le
forme narrative più semplici possono contenere concetti filosofici ed estetici
tipici della cultura giapponese.
Vediamo alcuni aspetti evidenziati dai critici che hanno ravvisato temi molto
interessanti nella diversa concezione narrativa di manga e anime. Luca
Raffaelli, Marco Pellitteri e Alessia Martini insistono sulla differenza fra
supereroi americani ed eroi giapponesi. I supereroi americani sono personaggi
con poteri straordinari e forza sovrumana che operano in modo solitario, invece
gli eroi giapponesi sono spesso gracili adolescenti alla guida di robot. Mentre
gli americani usano la forza bruta, i giapponesi si appellano alla forza di
volontà, al senso del dovere, ai princìpi etici e al lavoro di squadra. La
presenza di robot nelle storie giapponesi ha lo scopo di amplificare il valore
dei sentimenti umani. Quando l'androide è un cyborg, ossia metà uomo e metà
macchina, il suo animo umano prevale sulla macchina. Il contrasto fra meccanico
ed essere vivente si svolge drammaticamente mostrando l'incommensurabile
superiorità della natura umana dotata di risorse imprevedibili. Gli esseri umani
sono capaci di azioni incomprensibili per le macchine incapaci di ragionare al
di fuori di schemi logici e razionali prefissati. Storie come Kyashan svolgono
questo tema fino al limite e alle estreme conseguenze. Ciò è stato rilevato
anche dallo studioso di filosofie orientali Marcello Ghilardi. Il merito di
manga e anime è quello di aver esaltato positivamente l'irrazionalità umana e
l'ineffabile potere dell'io, in un'epoca di eccessiva dipendenza dalle macchine
e dalla tecnologia, giunta fino allo strangolamento dell'esistenza operata dalla
burocrazia. Lo stesso atteggiamento drammatico è espresso nei confronti della
guerra. Invece di fingere la necessità di un conflitto che è soltanto un misto
sanguinolento di follia e distruzione, gli eroi giapponesi esprimono il loro
disgusto per la guerra. Essi combattono perché costretti dalle circostanze.
Tuttavia non si risparmiano nell'esprimere il loro ribrezzo per lo sterminio di
vite nella follia collettiva chiamata guerra. Non si fingono operazioni
umanitarie per il mantenimento della pace, non si indicano le vittime innocenti
col nome di danni collaterali. Il volto autentico e spietato della guerra viene
mostrato senza pietà. Certamente una simile rappresentazione non è affatto utile
al convincimento per l'arruolamento nell'esercito. Infatti il boom di manga e
anime è coinciso in passato con l'escalation delle domande di obiezione di
coscienza al servizio militare quando era ancora obbligatorio. Marco Pellitteri
e Alessia Martini sono convinti che la generazione cresciuta con i cartoni
animati giapponesi sia essenzialmente pacifista e antimilitarista. Un altro
elemento trattato è il rapporto con la natura. Un esempio è fornito dai
personaggi dei Pokémon, piccole creature fortemente legate all'ambiente e capaci
di evolversi soltanto in particolari condizioni. Ogni Pokémon ha un elemento di
origine, così un Pokémon d'acqua sarà più abile nel mare, uno di fuoco in un
vulcano, uno di elettricità in una tempesta. Molte serie a fumetti giapponesi
raccontano lo stravolgimento operato dall'uomo contro la natura, e denunciano la
distruzione provocata dall'inquinamento. Spesso propongono di recuperare
l'antico equilibrio e l'armonia fra essere umano e natura tramandato attraverso
le credenze shintoiste. Questo è il caso della Principessa Mononoke di Hayao
Miyazaki. Ulteriore importante elemento è il relativismo delle categorie di bene
e male. In regola con i princìpi buddhisti che non concepiscono una natura
maligna in assoluto, il bene e il male sono considerati come conseguenze dei
comportamenti dei personaggi. Così non è raro che un personaggio cattivo decida
di cambiare atteggiamento, convinto dalla determinazione e generosità del buono,
e passi dall'altra parte. Accade nel fumetto di Dragon Ball, dove Junior diventa
grande amico di Goku e tutore di suo figlio Gohan. Infine, ultimo ma non meno
incisivo, è l'elemento sessuale. I fumetti giapponesi sono l'unico prodotto per
giovani che narrano spontaneamente e senza tabù la sessualità, senza nascondere
nemmeno i desideri pruriginosi e le perversioni. Si tratta di una libertà
sessuale che gli altri mezzi narrativi stanno conquistando con fatica e fra
innumerevoli polemiche. I giovani sono convinti che la libertà sessuale sia un
diritto imprescindibile, e non sopportano la morale bigotta che tenta di
reprimerli. Per questo hanno riconosciuto nei manga una forma di espressione
privilegiata dei loro desideri ed emozioni.
Prima di concludere, è doveroso soffermarsi brevemente sul fenomeno degli otaku,
gli appassionati di manga e anime che hanno trasformato la loro passione in
ragione di vita. Gli otaku hanno sfruttato le risorse tecnologiche ripiegandosi
sulla cultura autoctona giapponese di matrice pagana e buddhista. Questo deve
far sospettare che una spinta forte verso l'uso della tecnologia comporta come
compensazione un recupero della cultura antica depositaria dell'equilibrio delle
pulsioni irrazionali. Per questo motivo ci sembra giusto interpretare i manga e
gli anime come un tentativo di creare significati in una società che ha perso
ogni punto di riferimento.
Cristiano Martorella
Bibliografia
Barthes, Roland, L'impero dei segni, Einaudi, Torino, 1984.
Ghilardi, Marcello, Cuore e acciaio, Esedra, Padova, 2003.
Lurçat, Liliane, Il bambino e la televisione, Armando, Roma, 1985.
Martini, Alessia, I robottoni, Edizioni Il Foglio, Piombino, 2004.
Pellitteri, Marco, Mazinga Nostalgia, Castelvecchi, Roma, 1999.
Pellitteri, Marco (a cura), Anatomia di Pokémon, Seam, Roma, 2002.
Prandoni, Francesco, Anime al cinema. Storia del cinema d'animazione giapponese,
Yamato Video, Milano, 1999.
Raffaelli, Luca, Le anime disegnate, Castelvecchi, Roma, 1994.
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