Ripropongo il mio articolo su economia e carisma pubblicato dal sito
Nipponico.com.
Articolo tratto da www.nipponico.com
all'indirizzo: http://www.nipponico.com/dizionario/k/karisuma.php
Karisuma. Le ragazze carismatiche del business
di Cristiano Martorella
20 agosto 2003. Con il termine karisuma (carisma) si indicano le commesse dei
negozi alla moda che dettano le tendenze consigliando e influenzando le clienti.
Il termine "commesse" è limitativo, infatti le karisuma sono anche modelle,
fungendo da indossatrici per il vestiario e gli accessori, e dotate di discrete
capacità artistiche intrattengono la clientela danzando. Inoltre forniscono un
servizio di consulenza dettagliato introducendo il cliente alla scoperta delle
mode più trendy e spiegando a loro modo le novità. Insomma, si potrebbero
definire delle professioniste del look globale che non si fermano alla consueta
commercializzazione dei prodotti, ma integrano spettacolo, servizi, informazioni
e pubblicità.
Il termine giapponese karisuma è un gairaigo (parola d'origine straniera) preso
dall'inglese charisma, a sua volta dal tardo latino charisma e adattamento del
greco kharisma, derivato di kharis (grazia). In conclusione, l'origine
etimologica indica qualcosa che affascina.
Il primo in Italia a scrivere delle ragazza karisuma fu Leonardo Martinelli che
in un articolo(1) molto dettagliato fornì una descrizione che spesso rompeva con
i consueti stereotipi della gioventù giapponese. Infatti, l'intervista con Usuki
Kunie del centro Design-Festa! di Harajuku forniva un'osservazione realistica e
disincantata delle mode giovanili nipponiche.
"Siamo a Harajuku, a breve distanza da Shibuya. [...] Qui sono state
scattate alcune delle foto dell'ormai storico catalogo Benetton curato da
Oliviero Toscani sui giovani di Tokyo. "L'ho visto", sottolinea la signora
[Usuki]. "Le foto sono interessanti, ma danno un'immagine superficiale della
Tokyo giovane. Gli europei, sfogliandolo, vedono i look aggressivi e stravaganti
di tanti ragazzi e credono forse a una generazione ribelle. E invece non è vero:
è solo un look e per di più temporaneo. Passerà qualche anno e diventeranno
persone normali come gli altri."(2)
Riguardo alle karisuma, Leonardo Martinelli rilevava lo sforzo di creare uno
stile personale detto ego-make capace di adattarsi al singolo individuo
caratterizzandolo. Perciò uno stile non ripetitivo ma creativo. Quindi le
karisuma non sono solo commesse, piuttosto sono stiliste capaci di fiutare le
tendenze e gli umori anticipando le mode. Una rincorsa alla personalizzazione
dell'abbigliamento.
Per quanto ci riguarda, possiamo aggiungere un'analisi sociologica delle
karisuma nel quadro dei nostri studi sulla cultura giovanile giapponese.
Intendiamo perciò mettere in evidenza tre aspetti: 1) il legame fra cultura e
commercio; 2) il concetto estetico di grazia; 3) l'organizzazione del lavoro.
Questi tre aspetti sono subordinati allo sviluppo della società dei servizi e
dell'informazione che in Giappone sta vedendo il superamento del modello
capitalistico fondato sulla proprietà materiale dei mezzi di produzione. Si
tratta di un superamento che nella sua transizione è percepito come crisi
economica. Il processo di trasformazione del lavoro comporta una elaborazione
intellettuale costituita dai servizi come appunto le creazioni della moda
(fashion). Gli stilisti non vendono vestiti ma sogni da indossare. Qui si
interseca l'aspettativa emotiva, fondata culturalmente da una condivisione
sociale, con il commercio. La misurazione del valore dei beni non si può più
fondare sul lavoro, metro del sistema industriale, ma viene sostituito da un
valore globale fissato dal sistema sociale fortemente influenzato dai mezzi di
comunicazione. Se già in passato commercio e cultura erano strettamente legati,
adesso sono fusi in un'unica identità. Non si vendono soltanto merci ma idee e
creazioni. L'economia diviene cultural-dipendente, ossia estremamente collegata
alla cultura. Nel XXI secolo, a dispetto delle teorie sulla globalizzazione, è
la diversificazione e il pluralismo a garantire il successo commerciale. Le
karisuma sono così le profetesse dell'economia culturale di questo secolo.
Piuttosto che leggere questi cambiamenti con le categorie aberranti della
storiografia di Michel Foucault che vedrebbero l'uomo moderno asservito in un
sistema sociale autoritario e liberticida(3), bisogna considerare come l'uomo
fuori dalla società perda il senso della sua identità. La società, oltre a
imporre delle regole, permette all'uomo di trovare i mezzi di espressione e
sussistenza che favoriscono la sua realizzazione come persona. La società stessa
è lo spazio vitale dove l'uomo si esprime. Secondo Foucault il concetto di uomo
è un'invenzione recente che appartiene alla società moderna. Ma riportare
continuamente l'individuo alle determinazioni sociali eliminando la singolarità
e descrivendolo tramite negazioni e opposizioni significa ignorare la natura
irriducibile dell'individuo. Ciò non è corretto in un ambito sociologico
obiettivo che consideri l'individuo come un protagonista e non come una vittima
impotente del sistema sociale. Perciò le interpretazioni della cultura giovanile
che si rifanno a Foucault peccano di un pericoloso riduzionismo presentando un
quadro aberrante della società nipponica considerata come oppressiva,
costrittiva e autoritaria(4).
Le karisuma non sarebbero perciò dei soldatini delle aziende asservite al
sistema, ma piuttosto persone capaci di trovare nuove risorse per il commercio
proponendo qualcosa che nasce dalla loro fantasia. A ciò si aggiunge l'influenza
del concetto giapponese di grazia (iki) già analizzato dal filosofo Kuki
Shuuzou. Egli ritiene che l'essere grazioso sia un modo di vivere (ikikata)
peculiare dei giapponesi.
"L'iki [...] è seduzione che ad opera del destino ha raggiunto la
"rinuncia" e vive (ikiru) nella libertà dell'"energia spirituale". Ma solo
quella nazione che serbi uno sguardo lucido sul destino e sia animata da una
struggente aspirazione alla libertà spirituale può far assumere alla seduzione
il modo iki."(5)
L'iki è seduzione, spirito vitale e distacco. Queste stesse caratteristiche si
ritrovano nell'ideale di graziosità contemporaneo che molti autori hanno
chiamato "ideologia kawaii". Le karisuma riprendono infatti questi elementi.
Esse sono vitali, sprizzando energia, mostrano distacco senza attaccarsi a uno
stile preciso ma modulando una fusione di gusti, esprimono fascino e seduzione
con un pizzico di erotismo. Ma l'interpretazione della cosiddetta cultura
kawaii, di cui le karisuma sono protagoniste, ha peccato di superficialità
descrivendo la cultura giovanile come un movimento ribelle e contestatario. Ciò
è assolutamente fuorviante e costituisce una banalizzazione che mostra
l'imprecisione di alcuni studiosi nel condurre le loro ricerche. Ciò che è
diverso non è necessariamente opposto e contrario a qualcosa. Ciò che è diverso
non è perciò "perverso".
Le karisuma fanno parte del sistema commerciale giapponese, non sono però da
considerare asservite e succubi dell'organizzazione lavorativa. In realtà stanno
contribuendo, anche se inconsapevolmente, alla costruzione di un'alternativa
economica creando esse stesse una nuova fruizione dei beni e dei servizi(6).
Note
1. Cfr. Martinelli, Leonardo. Harajuku: questa pazza, pazza Tokyo..., in
"Gulliver", n. 3, anno IX, marzo 2001, pp. 50-78.
2. Ibidem, pp. 61-65.
3. Franco Crespi ha puntualmente criticato Michel Foucault per i suoi eccessi.
Cfr. Crespi, Franco. 1979. Foucault o il rifiuto della determinazione, in "Aut
Aut", n. 170/171, pp. 104-108. Fra le numerose opere di Michel Foucault si veda:
Microfisica del potere. 1977. Einaudi, Torino; La volontà di sapere. 1978.
Feltrinelli, Milano.
4. Un'analisi seria del potere politico e dei rapporti con i media è stata
condotta da Marco Del Bene. Cfr. Del Bene, Marco. 2002. Società, potere e mezzi
di comunicazione di massa in Giappone. Atti del XXV Convegno di Studi sul
Giappone. Cartotecnica Veneziana Editrice, Venezia. Il Giappone ha conosciuto le
vessazioni del bieco militarismo del Novecento, così come altri paesi hanno
subito le angherie del totalitarismo fascista e comunista. Però questo periodo
storico non può essere esteso a tutta la società e a ogni epoca.
5. Cfr. Kuki, Shuuzou. 1992. La struttura dell'iki. Adelphi, Milano, pp.
134-135.
6. Vorremmo ricordare, prima di concludere, come siamo stati fra i primi in
Italia a segnalare e discutere la novità costituita dalle mode giapponesi. Cfr.
Martorella, Cristiano. La rivoluzione invisibile, in "Sushi", n. 3, ottobre
1996.
Bibliografia
Del Bene, Marco. 2002. Società, potere e mezzi di comunicazione di massa in
Giappone. Atti del XXV Convegno di Studi sul Giappone. Cartotecnica Veneziana
Editrice, Venezia.
Hoshino, Katsumi e Okamoto, Keiichi e Inamasu, Tatsuo. 1985. Kigouka shakai no
shouni. Horuto Saundasu Japan, Tokyo.
Martinelli, Leonardo. Harajuku: questa pazza, pazza Tokyo..., in "Gulliver", n.
3, anno IX, marzo 2001.
Martorella, Cristiano. La rivoluzione invisibile, in "Sushi", n. 3, ottobre
1996.
Murakami, Ryuu. 1999. Ano kane de nani ga kaeta ka. Bubble Fantasy. Shougakukan,
Tokyo.
Ono, Yoshiyasu. 1998. Keiki to keizai seikaku. Iwanami shoten, Tokyo.
Ravasio, Manuela. New Tokyo life style, in "Gulliver", n. 3, anno X, marzo 2002.
Ueda, Atsushi. 1996. Electric Geisha. Tra cultura pop e tradizione in Giappone.
Feltrinelli, Milano.
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