Un fiore rosso vagava con il vento e andava dentro i corridoi della
luce come su una vela di cristallo. Intanto il vento raccontava…
e diceva che, quando calano i refoli, la terra si riappacifica e si
lascia guardare tranquilla.
Dopo la notte, rimane distesa e attende il primo bacio del sole. Lui
di mattina si china tiepido e le solleva un sorriso e l'umidità dalla
pancia. Lo fa da sempre lungo la sua rotondità ed in modi diversi.
L'aria intorno si prende in cuore le gocce di umido e, dalla terra,
forma la brina in nuvole. Le nuvole sono spinte nel vago e
nell'azzurro per i sogni , per l'immaginazione, per le nostalgie, e
per tutto ciò che c'è e si ha di simile al sapore aspro del limone o
croccante e gelido delle angurie. Le speranze non mancano e neanche il
grigio deluso che spacca la pioggia in lacrime.
In quei giorni l'acqua ricopre le cose di riflessi e il mondo vi si
specchia; intanto la luce costruisce qualche ponte con l'arcobaleno,
per alleviare.
Così si compie il battesimo della vita, fatto di terra e di acqua
mescolate dalla forza guerriera di un dono di fuoco: l'amore del sole.
L'incanto dura anche di notte e anche quando il buio sveglia la luna,
mentre avvolge le cose bianche di nero, senza cambiarle di colore.
Poi a un tratto il vento si arrestò, mutò direzione diede di gomito e
vortico: "troppa filosofia!
Perciò basta, ma comunque se qualcuno, non troppo impaurito e
dell'umore nero, guarda in su, e tira fuori dalle tasche un'
abitudine ormai in disuso, allora si che ci vede le figure nelle
nuvole: sono le figlie dei sentimenti. Più o meno è così! E tanti lo
sanno".
Mica sempre ascoltava, però, il fiore rosso; era con la corolla tra le
nuvole, ma gli pareva brutto non chiedere nulla e, forse perché il
vento si tira dietro le domande degli uomini, gli venne da dire "ma
dove sta il senso?"
E il vento conosceva meglio l'autunno rosso, il signore che scrolla le
foglie giù dagli alberi correndo e usa modi più delicati di quelli di
un uomo quando scuote con rabbia un palo, nelle feste di primavere,
perché gli cada giù un premio senza delicatezza, ma con urgenza.
E si rivolse al fiore e gli disse: "forse anche tu sei il parto di una
mano odorosa di autunno che stacca, forse tu te ne vai in sogno verso
alla tua meta e ancora non la sai"
Ma ancora meglio sapeva, il vento, dell'odore collinare delle
castagne, in inverno:
" il senso, mi chiedi, della vita? E' il senso della castagna! La
castagna è gustosa ma ti punge se le apri lo scrigno di aghi a mani
nude. Lei è la mia spezia nel gelo e le sento il profumo di foglia
affumicata, quando tiro su con il naso, e volo tra le luci che
crepitano. Il rosso del fuoco per strada le arroventa e spazza
distante il buio, di sera. E mi sento per lei nell'attesa della sua
terra tra i denti. La guardo venir fuori dai sacchetti di carta e
saltare di mano in mano la sua piccola bruna collina. Si è intenti e
assorti e sbadati andando per via, cadono i guanti. L'inverno gonfia i
cappotti e le luci del fuoco. Tutto crepita di freddo, di tremiti e di
castagne. Le dita arrossate le sbucciano e ne mettono a nudo il cuore.
E il vento sfila e rigira la sera nel loro sapore; il piacere ti
prende, forse dopo, forse anche quando prima ti scotta le dita, così è
la vita.
Tra poco si accende la luna, io resto fuori dalle case a bussare, a
squassare. Domani sarò vento svanito. Ho avuto la mia giornata
castagna con il suo trofeo di spine attorno ad una mandorla bruna. Ho
il ricordo del sorriso di qualcuno, raccolto per strada, delle
maledizioni di un uomo, eppure spirando non gli ho reso più gelido il
cuore, e poi… Così la giornata è brunita di castagna che ti
annerisce, ti assapora e tu lei.
Domani la terra ghiacciata attenderà il sole e lui si chinerà tiepido
e le solleverà un sorriso e una piccola umidità dalla pancia."
Scritto a quattro mani da Luciana e Manakel suo Angelo Custode