Entra
Nuovo su Yahoo! Gruppi? Registrati
messaggidagliangeli · Angeli
? Già Iscritto? Entra su Yahoo!

Suggerimenti

Lo sapevi che...
Puoi cercare nel gruppo tutti i messaggi inviati.

Messaggi

  Messaggi Aiuto
Avanzata
TIBET   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #201 di 213 |
 
    Se gli altri esseri sono separati da me, sarà legittima la mia indifferenza per la loro sorte; ma se essi sono inseparabili da me come io da loro, se la mia stessa identità è formata dal tessuto delle relazioni in cui sono coinvolto, allora ogni autentica cura verso me stesso coincide con l’agire responsabile nel contesto che mi comprende.
   Con viva emozione seguiamo gli eventi del Tibet, dove la violenta repressione da parte delle autorità cinesi delle manifestazioni per il 49° anniversario dell’insurrezione tibetana ha fatto esplodere un risentimento troppo a lungo contenuto. Temiamo che l’incapacità di comprendere le ragioni di questo risentimento, e di riconoscere al Tibet quell’autonomia proposta dalla ‘Via di Mezzo’ seguita in questi anni dal Dalai Lama,  possa condurre a un bagno di sangue inaccettabile per la coscienza mondiale.
   All’altro capo dell’Asia, quello più vicino a noi, vogliamo d’altra parte segnalare la grave preoccupazione per quanto accade, e potrebbe accadere, nel Vicino Oriente. In quanto gruppo interreligioso abbiamo vissuto le ultime tragiche vicende del conflitto israeliano-palestinese con particolare sofferenza, per il carico di vittime innocenti e per l’impossibilità di uscire dalla logica della guerra.
   Su entrambi i fronti proponiamo autorevoli dichiarazioni, nonché appuntamenti di preghiera e riflessione, a Torino.
   Chiudiamo questa lettera con il profilo di una grande testimone della fede, Chiara Lubich, che ha lasciato questa vita nei giorni scorsi. Rendiamo omaggio a lei, e al suo contributo alla vita spirituale di tutte le culture.

 

COMUNICATO STAMPA DEL DALAI LAMA

 
    Sono profondamente preoccupato per la situazione che si è venuta a creare in Tibet a seguito della pacifica protesta in molte parti del Tibet, tra cui Lhasa, nei giorni recenti. Queste proteste sono una manifestazione del risentimento profondamente radicato nel popolo tibetano sotto l’attuale dominio.
 
   Come ho sempre detto, l’unità e la stabilità sotto la forza bruta sono al massimo una soluzione temporanea. Non è realistico aspettarsi unità e stabilità sotto una tale legge, che potrebbe pertanto non contribuire a trovare una soluzione pacifica e definitiva.
   Faccio dunque appello alla dirigenza cinese a fermarsi nell’uso della forza e a indirizzare il risentimento a lungo covato del popolo tibetano proponendo il dialogo con il popolo tibetano stesso. Esorto anche i miei seguaci tibetani a non ricorrere alla violenza.
                                                                                                              Il Dalai Lama
14 marzo 2008

PECHINO INTERROMPA LE VIOLENZE E LE UCCISIONI, RILASCI I MONACI ARRESTATI, APRA UN DIALOGO CON IL DALAI LAMA
 
Gianni Vernetti
 
   Ogni ora che passa giungono notizie gravissime da Lhasa e da tutto il Tibet. Le autorità cinesi hanno reagito con violenza alle manifestazioni pacifiche di questi giorni indette in occasione dell’anniversario dell’insurrezione tibetana del 10 marzo del 1959.
    Alle manifestazioni nonviolente di migliaia di monaci a Lhasa e di tutto il paese si sono uniti migliaia di giovani esasperati da decenni di occupazione militare cinese, dalla colonizzazione forzata di migliaia di nuovi abitanti di etnia Han, dall’apartheid che impedisce ai 6 milioni di tibetani di sentirsi cittadini in casa propria, di poter professare liberamente la propria religione, di poter studiare la propria lingua.
    In Tibet persino conservare una foto del Dalai Lama è considerato un reato grave punito con il carcere.
    L’Italia in queste ore ha unito la sua voce a quella della comunità internazionale chiedendo la fine immediata delle violenze, la liberazione delle centinaia di monaci e di giovani arrestati, l’avvio di un dialogo con il Dalai Lama. Al momento la Cina ha risposto soltanto con un ultimatum di tipo militare invitando alla resa ed offrendo “clemenza” per coloro che si arrendono e continuando ad accusare, con un linguaggio stalinista e inaccettabile, la “cricca del Dalai Lama” di fomentare le violenze.
    La chiusura di ogni forma di dialogo con il Dalai Lama e con il Governo Tibetano in Esilio è un grave errore: il Dalai Lama è la guida spirituale di milioni di buddisti ed è una persona che ha fatto della nonviolenza e della cultura della pace la caratteristica fondamentale della propria esistenza. Da anni oramai promuove un progetto politico moderato e ragionevole: non richiede l’indipendenza del Tibet dalla Cina, ma una reale autonomia per il Tibet all’interno della Repubblica Popolare Cinese, libertà religiosa e di pensiero.
    In questi anni è stato trattato da Pechino come un pericolo ed un problema, oggi invece può e deve diventare parte della soluzione del problema.
    E’ tempo che la Cina cambi rotta: dopo aver ottenuto grandi vantaggi per il proprio sviluppo dalla globalizzazione dell’economia è tempo che accetti la sfida della globalizzazione dei diritti. Si apra dunque al mondo e si integri finalmente appieno nella comunità internazionale: permetta ad osservatori delle Nazioni Unite di poter monitorare la realtà in Tibet, di visitare le carceri, di verificare il rispetto dei diritti umani.
    Nelle prossime ore andrà monitorato da vicino lo sviluppo della situazione e la Repubblica Popolare Cinese deve essere consapevole che la comunità internazionale non potrà tollerare ulteriori violenze ed uccisioni di monaci e civili innocenti.
    I fatti di queste ore, infine, gettano un’ombra sinistra sulle Olimpiadi di Pechino dell’agosto 2008. Non sarà facile realizzare un grande evento sportivo in un clima di violenza, intolleranza e repressione.
 
Gianni Vernetti è sottosegretario agli Affari Esteri del Governo Italiano

 

IL SANGUE DEL TIBET SULLA PECHINO DEI GIOCHI

 
Bernardo Cervelliera
 
A pochi mesi dalle Olimpiadi di Pechino, il governo cinese in allerta sopprime con carri armati e soldati le richieste disperate dei giovani tibetani. La Cina raccoglie quello che ha seminato: in quasi 50 anni, non ha mai dato alcuna speranza alla popolazione del Tibet, ampliando invece il controllo e il genocidio.
Roma (AsiaNews) - Dieci morti e i carri armati a Lhasa sono la risposta cinese al “terrorismo” tibetano, che riesce ad esprimersi solo con proteste, marce di monaci e civili, negozi in fiamme, auto bruciate.
A quasi 50 anni dalla rivolta repressa nel sangue, che ha portato all’esilio il Dalai Lama e decine di migliaia di tibetani, una nuova fiammata rischia di far divampare un incendio violento. Il tutto a pochi mesi dalle Olimpiadi, che Pechino sbandiera come i Giochi della pace e della fraternità universale.
Sono proprio le Olimpiadi ad aver acceso la scintilla. Atleti tibetani hanno domandato di partecipare alle Olimpiadi sotto la bandiera del Tibet, ma la Cina lo ha negato. Per le cerimonie d’inizio e fine dei Giochi sono previste performance di danzatori tibetani sorridenti sotto la bandiera cinese, mentre a Lhasa e nel Tibet la popolazione rischia il genocidio.
Un genocidio anzitutto economico: le alte terre himalayane, ricche di minerali, sono disseminate di scienziati cinesi che ricercano miniere di rame, uranio e alluminio, mentre ai locali non resta che l’abbandono dei loro pascoli e il lavoro nelle fabbriche cinesi. Il turismo, con il suo strascico di alberghi, karaoke, prostituzione, è tutto in mano ai milioni di coloni cinesi, violentando la cultura ancestrale.
La Cina dice che tutto questo serve per lo sviluppo della popolazione. Forse è anche vero, se non ci fosse anche il genocidio culturale e religioso: nessun insegnamento della religione e della lingua tibetane; nessuna esibizione o lode al Dalai Lama, controllo di ferro sui monasteri e i civili grazie allo spiegamento di oltre 100 mila soldati cinesi.
Nel ’95 il controllo di Pechino è giunto fino a determinare il “vero” Panchen Lama, eliminando quello riconosciuto dal Dalai Lama. E dallo scorso settembre, tutte le reincarnazioni dei buddha (fra cui quella del Dalai Lama stesso, ormai 70enne), per essere “vere”, devono avere l’approvazione del Partito.
Le proteste di questi giorni, portate avanti soprattutto da giovani monaci e civili sono il frutto della disperazione davanti al lento morire di un popolo impotente. Tale disperazione è creata anche da Pechino. Per tutti questi anni il Dalai Lama ha proposto alla Cina una soluzione pacifica, con un’autonomia religiosa per il Tibet, rinunciando all’indipendenza.
Vi sono stati anche incontri fra rappresentanti del governo tibetano in esilio e le autorità del governo cinese. Ma quest’ultimo, alla fine, ha sempre sbattuto la porta in faccia, sospettando chissà quali mire indipendentiste nell’Oceano di Saggezza (un altro nome del Dalai Lama), che ormai desidera solo essere un leader religioso.
La mancanza di segni di speranza porta a gesti disperati. Temiamo che la situazione a Lhasa diventi sempre più incandescente o spinga la Cina a soluzioni estreme, con la scusa di combattere “il terrorismo separatista”. Per la Cina è il momento della verità: dopo essersi preparata a diventare un Paese moderno per le Olimpiadi, deve mostrare di essere tale anche nel risolvere crisi sociali e di libertà. L’apertura di un dialogo col Dalai Lama sarebbe il passo da fare. Sembra quasi una nemesi storica che a decidere questo debba essere il presidente Hu Jintao.
Nel marzo ’89 vi è stata un’ennesima rivolta in Tibet, conclusa con un massacro e con la legge marziale, decretata proprio da Hu Jintao, a quel tempo segretario del Partito a Lhasa. Pochi mesi dopo vi è stato il grande massacro di Tiananmen a Pechino. Ma dopo quasi 20 anni Hu Jintao si trova davanti agi stessi problemi. La repressione non ha risolto nulla: è tempo per un altro tipo di soluzione.
 
AsiaNews è l’agenzia specializzata sull’Asia del PIME, il Pontificio Istituto Missioni Estere.

 
SI STA PREPARANDO A TORINO
PROBABILMENTE MERCOLEDI’ SERA
 INCONTRO INTERRELIGIOSO
PER IL TIBET
PREGHIERA
RIFLESSIONE E MEDITAZIONE
PER SOSTENERE SPIRITUALMENTE
I MONACI
E LA POPOLAZIONE TIBETANA
COMUNICHEREMO NELLE PROSSIME ORE
LUOGO E ORA
DICHIARAZIONE MULTIRELIGIOSA DI CONDANNA PER LA VIOLENZA PERPETRATA NELLA YESHIVA DI GERUSALEMME (9 MARZO 2008)
 
 Noi – musulmani, ebrei e cristiani – deprechiamo il violento attacco rivolto alla Mercaz Harav Yeshiva a Gerusalemme questa settimana. L’assassinio degli otto studenti è una tragedia per tutte le persone di fede.
 
 Condanniamo con forza questo atto di violenza in un seminario religioso ebraico.
 
 Tale aggressione alimenta il circolo vizioso della violenza che ha tormentato la terra di Israele e della Palestina e l’intera regione. Gaza è stata sotto attacco militare israeliano per una settimana. Decine e decine di palestinesi sono morti al confine sud di Israele con quel territorio, dove militanti hanno lanciato attacchi con razzi Qassan contro i centri meridionali di Israele per più di un mese. Proprio questa settimana, gruppi internazionali che si occupano di diritti umani hanno annunciato che a Gaza le disperate condizioni umanitarie sono le peggiori dal 1967.
 
 Non bisogna abusare dei luoghi sacri per incitare alla violenza o esprimere odio. Attaccare i luoghi sacri è un modo per gli estremisti di abusare con violenza della religione. Le voci moderate sono sempre meno ascoltate. Tutti coloro che si oppongono alla violenza devono rimanere in silenzio o essere indifferenti verso le umane sofferenze.
 
La via con cui le comunità religiose possono far progredire la pace nella regione è la collaborazione, formando un’alleanza che abbia a fondamento i principi morali condivisi da ogni tradizione di fede. In quanto musulmani, ebrei e cristiani, siamo tutti uniti da una comune eredità di sforzo spirituale sotto un unico Dio. La nostra voce collettiva e la nostra autorità morale è maggiore di quanto possa esserlo quella di ciascuno di noi da solo. Insieme possiamo contribuire a calmare le ostilità che sorgono e lenire le ferite e le afflizioni. Ciascuno di noi è responsabile del benessere e della sicurezza dell’altro. Questa è la nozione di “sicurezza partecipata” che Religioni per la Pace ha contribuito a promuovere nella comunità internazionale. Insieme possiamo lavorare alla costruzione di quella pace che ciascuno di noi considera così sacra – e così desiderata.
 
Sua Altezza Reale il Principe el Hassan bin Talal
Presidente emerito di Religioni per la Pace
Giordania
 
Rabbi Dott. Walter Homolka
Direttore dell’Abraham Geiger College all’Università di Potsdam
Germania
 
Dott. Hans Küng
Presidente della Global Ethic Foundation
Svizzera

martedì 18 marzo 2008  ore 17 – 19.30
presso il Centro Studi Sereno Regis
via Garibaldi 13 - Torino (tel. 011  532  824)
    
        UN APPROCCIO INTERRELIGIOSO

AL CONFLITTO ISRAELIANO-PALESTINESE

Di fronte ad un conflitto come quello israeliano-palestinese, che si trascina da decenni senza prospettiva di soluzione e con un carico di sofferenze sempre maggiore, sono possibili due atteggiamenti: prendere parte per le ragioni degli uni o degli altri oppure cercare le ragioni di entrambi, confidando in un esito che le possa riconoscere ed accogliere.
   La prima via non ha portato finora alcun frutto e rischia di alimentare la spirale della violenza. La seconda è più difficile, richiede uno sforzo della mente e del cuore, in larga misura è forse ancora da esplorare.
 
 Introduce:   Marco Scarnera
Intervengono: Claudio Torrero, Nanni Salio
 seminario promosso dai Cantieri di Pace di Torino
con la collaborazione dell’associazione Interdependence

CHIARA LUBICH
 Il 14 marzo 2008, è morta Chiara Lubich, fondatrice del movimento dei Focolari. All'eta' di 88 anni, si e' spenta nella sua casa di Rocca di Papa, dopo una lunga degenza al Policlinico Gemelli.
 E' sullo sfondo di odio e violenza del secondo conflitto mondiale,  che si accende la scintilla ispiratrice del movimento da lei fondato, la "scoperta folgorante" dell'Unico che "nessuna bomba può far crollare": Dio. Dio, sperimentato come Amore, cambia radicalmente la vita di Chiara Lubich, allora poco più che ventenne. Un'esperienza subito comunicata e condivisa dalle sue prime compagne. Nei rifugi antiaerei portano solo il Vangelo. Vi trovano "come" rispondere all'Amore. In quel tempo Chiara stessa scrive: "Ogni giorno nuove scoperte: il Vangelo era diventato unico nostro libro, unica luce di vita".
Nel comandamento dell’amore scambievole scoprono la legge per ricomporre nella fraternità la società disgregata. "Mettiamo tutto in comune: cose, case, aiuti, denari. La vita è un’altra". Con meraviglia, quel primo gruppo sperimenta la luce, la forza, il coraggio, l'amore, frutti della presenza di Gesù, da Lui promessa quando due o tre sono riuniti nel suo nome. Una luce che illumina quell’ultima preghiera di Gesù al Padre: che tutti siano uno. Questo progetto divino sulla famiglia umana, diventa il programma della loro vita: "Facciamo dell’unità tra noi il trampolino per correre dove non c’è l’unità e farla". "Ogni giorno crescono attorno a noi persone di ogni età e d’ogni condizione sociale. Si spengono odii e rancori. Molte famiglie si ricompongono in pace". Nasce la certezza che nel Vangelo è la soluzione di ogni problema individuale e sociale.
Ben presto quel primo gruppo diventa un Movimento che suscita un rinnovamento spirituale e sociale. In poco più di 60 anni di vita ha raggiunto una diffusione mondiale (182 Paesi), con oltre due milioni di aderenti e una irradiazione di alcuni milioni, difficilmente quantificabile. Per la varietà della sua composizione, con gli anni, il Movimento assume le dimensioni di un piccolo popolo, come lo ha definito Papa Giovanni Paolo II: abbraccia non solo cattolici, ma anche cristiani di diverse Chiese e comunità ecclesiali ed ebrei. Via via vi fanno parte seguaci di grandi religioni, e persone senza un riferimento religioso. L'adesione al movimento avviene senza sincretismi, nella piena fedeltà alla propria identità. Comune è l'impegno a vivere, pur in vario modo, l'amore e l'unità, che sono iscritti nel DNA di ogni uomo.
 Spiritualità dell'unità
“Mentre si credeva di vivere semplicemente il Vangelo - scrive ancora Chiara Lubich - inavvertitamente lo Spirito andava sottolineando alcune Parole che dovevano diventare i principi operanti di una nuova corrente spirituale: la spiritualità dell’unità”.
E’ da questa spiritualità, che diventa stile di vita di persone di ogni età, categoria, vocazione e cultura, che si sviluppa il Movimento. Al suo cuore i 'focolari', piccole comunità maschili o femminili, composte da laici, vergini e coniugati, totalmente donati a Dio secondo il loro stato, impegnati innanzitutto a mantenere viva la presenza del Risorto, da Lui promessa quando "due o tre sono riuniti nel Suo nome".
Nell’attuale cambiamento epocale, condividendo con l’umanità la sofferta gestazione di una nuova civiltà globalizzata, interdipendente, multiculturale e multireligiosa, il Movimento è impegnato, insieme alle molte forze che si muovono in questa direzione, a comporre nell'unità la famiglia umana, arricchita dalle diversità.
Di fronte alle sfide della società sempre più multiculturale e multireligiosa, si evidenziano i frutti di pace del dialogo con seguaci delle diverse religioni avviato sin dagli anni '70.
Nell’attuale profonda trasformazione mondiale verso una società sempre più multiculturale e multireligiosa, con l’insorgenza di nuovi fenomeni di xenofobia e intolleranza religiosa e il paventato scontro di civiltà, il Movimento dei Focolari è impegnato a promuovere il dialogo tra le religioni perché il pluralismo religioso dell’umanità non sia causa di divisioni e di guerre, ma contribuisca a ricomporre nella fraternità l’unità della famiglia umana.
E' a livello della spiritualità che il dialogo si mostra particolarmente fecondo. Una convinzione rafforzatasi in questi decenni di dialogo è che ciò che si aspettano da noi cristiani i seguaci di altre religioni è soprattutto una testimonianza concreta dell’amore attinto dal Vangelo. Non a caso è comune ad ogni religione la regola d’oro: "Non fare agli altri ciò che non vorresti fatto a te". Nel clima di amore reciproco che l’attuazione della 'Regola d’oro' suscita, si può stabilire così il dialogo. Esige "farsi uno", cioè "vivere l’altro". Non è un atteggiamento di pura benevolenza, apertura e stima, ma una pratica che esige il "vuoto" completo di noi per immedesimarci con gli altri, per 'entrare nella pelle dell'altro' e penetrare nel senso che ha per l'altro essere musulmano, indù, buddista.
Duplice è l’effetto: aiuta noi ad inculturarci, venendo così a conoscere la religione, il linguaggio dell’altro, e predispone gli altri all’ascolto. Possiamo passare così al "rispettoso annuncio" nel quale, per lealtà verso Dio e se stessi, e anche per sincerità davanti al prossimo, diciamo quanto la nostra fede afferma sull’argomento di cui si parla, senza con ciò imporre nulla all’altro, senza ombra di proselitismo, ma per amore. Si cresce così nella conoscenza reciproca. Effetto del dialogo in questo spirito di unità, non è il sincretismo, ma la riscoperta delle proprie radici religiose, di ciò che ci unisce, l’esperienza viva della fraternità: si rafforza, infatti, il comune impegno ad essere fautori di unità e di pace specie là dove la violenza e l'intolleranza razziale e religiosa cercano di scavare un abisso fra le componenti della società. Fioriscono anche significative realizzazioni umanitarie comuni.

   È uscito il numero 7-8 di INTERDIPENDENZA. Rivista per il dialogo tra le religioni e le culture, per la pace e la cooperazione.
   Per abbonarsi a "Interdipendenza" è sufficiente effettuare un versamento di € 20,00 ( € 40,00 se sostenitori) tramite bollettino postale sul c/c nr. 81162695, intestato a:
Interdependence
via Vittorio Emanuele, 13 - 10074 Lanzo Torinese
Successivamente vi preghiamo di farci pervenire i vostri dati, l'indirizzo per la spedizione e il numero di decorrenza dell'abbonamento, scrivendo a: abbonamenti@...
www.interdependence.it


 
 
 
 


Inviato da Yahoo! Mail.
Il servizio di posta con lo spazio illimitato.

Lun 17 Mar 2008 6:50 pm

dania140657
Offline Offline
Invia email Invia email

Inoltra Messaggio #201 di 213 |
Espandi messaggi Autore Disponi per data

Se gli altri esseri sono separati da me, sarà legittima la mia indifferenza per la loro sorte; ma se essi sono inseparabili da me come io da loro, se la mia...
dania ayres
dania140657
Offline Invia email
19 Mar 2008
11:06 pm
Avanzata

Copyright ? 2009 Yahoo! Tutti i diritti riservati.
La Tua Privacy - Testo aggiornato - Condizioni generali di utilizzo del servizio - Linee guida - Aiuto

?