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Inoltra: [ILSICOMORO-NEWAGE] Digest Number 398   Elenco di messaggi  
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Mar 30 Ott 2007 6:57 pm

dania140657
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IL SICOMORO NEW AGE GROUP

Messaggi relativi a questo riassunto (1 Messaggio)

1.
l'usignolo e l'Amore Da: Giuseppe Bufalo

Messaggio

1.

l'usignolo e l'Amore

Inviato da: "Giuseppe Bufalo" odisseo1958@...   odisseo1958

Ven 26 Ott 2007 4:04 pm



L’usignolo e l’Amore

Un giorno conobbi un uomo: piangeva come una fontana.

"Perché piangi?" gli chiesi.

“La donna che amo ha detto che ballerà con me

solo se le porterò delle rose rosse,

ma in tutto il giardino non c’è una sola rosa rossa!".

Anche l’usignolo lo ascoltava commosso.

"Il principe dà un ballo domani sera", singhiozzava l'uomo.

"Io e lei siamo stati invitati.

Se le porterò una rosa rossa ballerà con me fino all’alba.

Ma non v'è rosa rossa nel mio giardino,

e così me ne starò tutto solo

e lei mi passerà davanti senza degnarmi di uno sguardo.

Non si curerà di me e il mio cuore si spezzerà".

"Ecco uno che sa veramente amare", disse l’usignolo.

"Quello che io canto, egli lo soffre:

quello che per me e gioia, per lui è dolore.

L’amore è una cosa meravigliosa:

è più prezioso di smeraldi e diamanti.

Non si può comprare con perle e pietre preziose.

Non è venduto al mercato

non ci sono mercanti o bilance per l’amore".

" Ballerà con tutti, ma non con me.

Perché non ho da offrire una rosa rossa".

L'uomo si buttò nell’erba e seppellì il viso nelle
mani.

"Perché piange?",

chiese una lucertolina marrone,

passandogli accanto di corsa, con la coda in aria.

"Già, perché piange? ",

chiese una farfalla che svolazzava dietro a un raggio di sole.

"Sì, perché?",

sussurrò una primula alla sua vicina con una voce dolce, sommessa.

"Piange per una rosa rossa", rispose l’usignolo.

"Per una rosa rossa?", esclamarono; "che
ridicolaggine!" .

La lucertolina, che era un po’ cinica, sghignazzò senza ritegno.

Ma l’usignolo capiva il segreto del dolore dell'uomo

e se ne stette silenzioso,

sulla quercia,a riflettere sul mistero del dolore.

D’un tratto spalancò le ali brune e si librò in aria.

Attraversò il boschetto come un’ombra,

e come un’ombra veleggiò attraverso il giardino.

Al centro del prato c’era un bel rosaio,

e quando lo vide l’usignolo si posò su uno dei suoi rami.

"Dammi
una rosa rossa", implorò,

"e ti canterò la più dolce delle mie canzoni".

Il rosaio scosse i rami.

"Le mie rose sono bianche", rispose;

"bianche come la spuma del mare,

e più bianche della neve sui monti.

Ma va’ da mio fratello, che cresce intorno alla vecchia
meridiana,

e forse lui ti darà quello che cerchi".

Così l’usignolo volò fino al rosaio che
cresceva intorno alla vecchia meridiana.

"Dammi una rosa rossa", implorò,

"e ti canterò la più dolce delle mie canzoni ".

Ma il rosaio scosse i rami.

"Le mie rose sono gialle", rispose;

"gialle come l’asfodelo che fiorisce nei campi, gialle come grano.

Ma va’ da mio fratello che fiorisce sotto la finestra dell'uomo,

e forse lui ti darà quello che cerchi ".

Così l’usignolo volò al rosaio che cresceva sotto la finestra
dell'uomo.

"Dammi una rosa rossa", esclamò,

"e ti canterò la più dolce delle mie canzoni ".

Ma il rosaio scosse i rami.

"Le mie rose sono rosse", rispose, "più rosse del
corallo.

Ma l’inverno mi ha gelato le vene,

la neve mi ha distrutto i germogli

e la tempesta mi ha spezzato i rami:

non avrò nemmeno una rosa".

"Una rosa rossa è tutto quello che voglio!",
gridò l’usignolo.

"Solo una rosa rossa! Non esiste un modo per procurarmela?".

"Una maniera c’è", rispose il rosaio.

"Ma è così terribile che non ho il coraggio di dirtela".

"Dimmela", disse l’usignolo, "io non ho paura".

"Se vuoi una rosa rossa", disse il rosaio,

"devi tingerla con il tuo sangue.

Devi cantare per me col petto contro una delle mie spine.

Tutta la notte devi cantare per me,

e la spina deve trafiggerti il cuore,

e il tuo sangue deve scorrere nelle mie vene e diventare mio".

"La morte è un prezzo alto da pagare per una rosa rossa",

disse l’usignolo.

"La vita è bella e cara tutti. Eppure l’amore è più grande della
vita.

E che cos’è mai il cuore di un uccello

in confronto al cuore di un uomo?".

Si librò in volo e ritornò dall'uomo, che continuava a disperarsi.

"Sii felice", gli gridò l’usignolo, "sii felice.

Avrai la tua rosa rossa. La tingerò io con il sangue del mio cuore.

In cambio ti chiedo solo di essere sincero nel tuo amore".

L'uomo alzò il capo,

ma naturalmente non capiva nulla di quello che l’usignolo diceva.

Ma la quercia capì e si rattristò,

perché amava molto l’usignolo

che aveva costruito il proprio nido in mezzo ai suoi rami.

"Cantami un’ultima canzone", sussurrò,

"sarò tanto sola quando tu non ci sarai più ".

L’usignolo cantò per la quercia

e la sua voce sembrava acqua zampillante da una fonte d’argento.

L'uomo se ne andò, sbuffando:

"L’usignolo ha una bella voce, ma certamente nessun sentimento.

Pensa solo al canto, alle belle note.

Non gliene importa niente degli altri.

Sono tutti così gli artisti!".

Andò nella sua stanza, si distese sul letto e,

pensando alla sua amata, si addormentò.

Quando in cielo si accese la luna,

l’usignolo volò al roseto e mise il petto contro una spina.

Tutta la notte cantò, col petto contro
la spina.

Anche la fredda luna di cristallo si chinò e ascoltò.

Tutta la notte cantò, e la spina gli
penetrò sempre più profondamente nel petto,

mentre il sangue della vita scorreva via.

Sbocciò una rosa meravigliosa,

rossa come il sole d’oriente, rossa più di un rubino.

Ma la voce dell’usignolo si affievolì.

Le sue piccole ali cominciarono a tremare e un velo di dolore gli
annebbiò gli occhi.

La sua voce meravigliosa si spense in un’ultima esplosione di trilli,

mentre la rosa meravigliosa

spalancava i petali alla fredda aria del mattino.

"Guarda, guarda!", gridò il
rosaio.

"La rosa è finita ora".

Ma l’usignolo non rispose, perché giaceva morto nell’erba alta.

A mezzogiorno, l'uomo aprì la finestra e guardò fuori.

"Ehi, ma che fortuna incredibile!", esclamò.

"Qui c’è una rosa rossa!

Non ho mai visto una rosa così in tutta la vita.

Così bella che di sicuro deve avere un lungo nome latino".

Si spenzolò dalla finestra e la colse.

Poi corse alla casa della donna dei suoi sogni con la rosa in
mano.

"Hai detto che avresti ballato con me

se ti avessi portato una rosa rossa",

esclamò l'uomo.

"Ecco la rosa più rossa del mondo.

La porterai stasera sul cuore,

e quando balleremo insieme ti dirò
quanto ti voglio bene"..

Ma la donna si accigliò.

"Non mi serve più. Non si intona con il mio vestito.

E poi il nipote del banchiere mi ha mandato dei gioielli veri,

e tutti sanno che i gioielli costano molto più dei fiori ".

"Sei solo un’ingrata!", disse rabbioso l'uomo.

E gettò la rosa nella strada.

La rosa rossa finì in una pozzanghera e la ruota di un carro la schiacciò.

"L’amore non esiste", concluse l'uomo.

E tornò a casa.

Il
vero protagonista del racconto è l'amore.

Per l'usignolo è la più grande ragione d'esistenza.

Non esita perciò a sacrificare la propria vita

perché l'uomo abbia ciò che desidera:

amore e quindi felicità.

Ma per l'uomo e la giovane amata l'amore

è una specie di illusione convenzionale e passeggera.

L'uomo si dimostra egoista ed insensibile.

Mentre la sua amata, immatura, gioca con i sentimenti.

L'attuale clima culturale fa largo uso della parola
"amore"

eppure il modo di viverlo assomiglia

molto a quello dell'uomo e della sua amata.

E' l'amore egoista.

L'amore di chi pensa più alla propria gratificazione.

L'amore di chi pensa più a prendere che a donare.

E' un amore non vero e che alla fine non dà felicità.

Si sente spesso dire:"l' amore non esiste! "

Eppure le persone-usignolo esistono:

sono coloro che sanno vivere la realtà dell'amore

fino al suo confine estremo,

Quello del dono totale.

E' proprio davanti a persone
così,

che si rimane spiazzati e ci si chiede:

"Perché? Come è possibile questo?"

E quanti di questi amori eroici, di queste "rose rosse",

sono misconosciuti e calpestati?

Le persone-usignolo sanno che l'amore

senza sacrificio è una illusione.

Per questo le persone-usignolo non diranno mai:

"l'amore non esiste!"

Buon fine settimana…

Giuseppe Bufalo http://lucideimaestri.altervista.org

"Se un uomo potesse vincere in battaglia 1000 uomini per 1000 volte e se
un altro conquistasse se stesso, dei due quest'ultimo sarebbe il più
Grande".

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Sab 27 Ott 2007 8:59 am

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dania ayres
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