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Rispondi | Inoltra Messaggio #20075 di 21176 |
Ultimamente si è dibattuto a mezzo stampa (vedi articolo di Manifesto allegato)
sulla distruzione o meno dell'Amazzonia, io ho i miei dati sull'evoluzione del
problema, ma a quanto pare ogni persona che ne parla ha i suoi. Siccome non si
tratta di un problema secondario non tanto per il Brasile quanto per il mondo
vorrei se posso lanciare su questa lista un dibattito possibilmente di livello
alto (nel senso di che anche le polemiche se devono esserci che siano
argomentate da dati e fatti e scritti recenti) al fine di arrivare a una
versione il più possibile aggiornata del problema che penso non solo a me stia a
cuore.

Greenpeace contro Lula:

«Distruggi l'Amazzonia»

L'associazione attacca il presidente del Brasile: «Si vanta delle sue politiche

ambientali, ma non fa niente per fermare la deforestazione»

Gabriele Carchella

La foresta amazzonica ansima di nuovo. Ha avuto breve durata il sogno di porre

fine alla lenta agonia della foresta pluviale, immenso polmone verde che ricopre
cinque milioni e mezzo di metri quadrati toccando nove nazioni. A far suonare

la sirena d'allarme è Greenpeace, che ha presentato ieri in Brasile il rapporto
«Il leone si sveglia». Il leone è proprio la deforestazione, secondo una
definizione presa in prestito dal governatore del Mato Grosso Blairo Maggi. Come
una fiera,

anche se è assopita, la deforestazione può risvegliarsi da un momento all'altro
e ricominciare a divorare alberi.

L'Ong internazionale sferra un duro colpo alle politiche ambientali propagandate
con orgoglio dal presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva. Dopo tre anni
di buone notizie, con tassi di deforestazione in calo, il trend si è
improvvisamente invertito: la seconda metà del 2007, ha rivelato il ministero
dell'Ambiente brasiliano, ha fatto registrare un incremento da record.

Il commento di Greenpeace è drastico: «La notizia è stata devastante sia per il
paese che per la reputazione del suo governo». In effetti, l'Amazzonia è
l'ancora di salvataggio per l'atmosfera del pianeta e il Brasile custodisce il
60% della

sua estensione. Inevitabile che gli ambientalisti puntino il dito contro
Brasilia. In particolare, Greenpeace rimprovera Lula per aver lodato i risultati
del suo governo in

importanti incontri internazionali, incluso il summit Onu sul clima di Bali lo
scorso dicembre. Proprio a Bali, Lula aveva magnificato i risultati delle sue
politiche ambientali, invitando i paesi ricchi a fare di più per ridurre il
riscaldamento globale.

Negli ultimi tre anni, inoltre, il successo delle politiche verdi è stato un
cavallo di battaglia del presidente brasiliano, che ne ha ricordato i risultati
anche in campagna

elettorale. La buona salute della foresta era poi un buon argomento per
difendere le coltivazioni di canna da zucchero per la produzione di etanolo, il
biofuel del nuovo millennio. Poco importa se per coltivare la canna si devono
dissodare nuovi terreni, visto che la deforestazione arretra. La brusca
inversione di rotta cambia ora le carte in tavola e rimette in discussione il
piano contro la deforestazione lanciato nel 2004. Un buon programma, anche a
giudizio degli ambientalisti, perché propone per la prima volta un approccio
globale al problema coinvolgendo ben 13 ministeri. Basti

pensare che nei primi tre anni i risultati sono stati addirittura migliori del
previsto, con un calo della deforestazione, nel biennio 2005-2006, di circa il
41%. Perché allora il meccanismo si è inceppato? Per Greenpeace le cause sono
molteplici. Si procede con troppa lentezza, senza un coordinamento efficace,
tanto che solo il

31% del piano è stato realizzato. Errori di valutazione e ritardi fanno sì che
il resto delle azioni risultino incomplete o appena iniziate. C'è poi l'aumento
dei prezzi di soia e dei suoi derivati e della carne vaccina, che aumenta i
margini di profitto per allevatori e agricoltori. Un terzo fattore è il
trasferimento di competenze agli stati della regione amazzonica, poco preparati
per affrontare questo compito. In generale, però, è il modello di sviluppo
brasiliano a essere messo in discussione. Come conciliare il Programma di
accelerazione della crescita (Pac), operativo da oltre un anno, con la tutela
della foresta? L'ambizioso new deal voluto da Lula per far crescere il paese può
rivelarsi un autogol sul fronte ambientale. Nuove strade e grandi opere sono
state annunciate, scatenando gli appetiti di quanti reclamano nuovi terreni. E'
bastato annunciare la costruzione di due nuovi impianti idroelettrici a Jirau e
Santo Antonio (apertura prevista nel 2012) per generare una nuova corsa alla
terra. Non tutto è da buttare. Per Greenpeace, il piano di Lula «ha molte virtù,
ma è cruciale stabilire obiettivi concreti, chiari e misurabili per la riduzione
annuale della forestazione ». Fra venti anni, secondo gli esperti, la foresta
amazzonica sarà ridotta del 40% se non verrà ridotto il suo sfruttamento. Da
sola, l'Amazzonia rappresenta

oltre la metà delle foreste pluviali mondiali e l'ambiente più ricco di specie
del mondo. Non è però chiaro l'espansione della canna da zucchero per estrarne
biocombustibile, sia una minaccia. Per gli ambientalisti le nuove piantagioni
mettono in pericolo la foresta e l'ecosistema noto come Cerrado, una vasta
savana brasiliana.

Lettera 22



[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]




Mar 11 Mar 2008 8:51 am

sambacik
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Inoltra Messaggio #20075 di 21176 |
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Ultimamente si è dibattuto a mezzo stampa (vedi articolo di Manifesto allegato) sulla distruzione o meno dell'Amazzonia, io ho i miei dati sull'evoluzione del...
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sambacik
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12 Mar 2008
12:58 am
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