Ragazzi borderline nella favela paulista
Fra i favoriti per il palmares, «Linha de passa» di Walter Salles incastra
storie fra miseria e sopravvivenza di cinque giovani nei quartieri periferici
Roberto Silvestri Cannes
Il «testa di serie» n. 5 per il palmares, Walter Salles (con Meirelles il più
apprezzato regista brasiliano della generazione successiva a Nelson Pereira dos
Santos) viene affiancato
di nuovo nella regia, per Linha de passa (Linea di passaggio), in competizione,
da una
scenografa di teatro, anche lirico, come Daniela Thomas. Forse è per dipingere
con
maggior prepotenza verista le infinite brutture delle favela pauliste, paesaggio
poco bucolico dove sono incastonate cinque storie scure e incrociate di giovani
disoccupati o
orribilmente occupati, ispirate a fatti di cronaca e a due documentari di Joao
Salles. Piace
la pentastruttura, moltiplica l'impatto emotivo, quando si raccontano le
miserabili
esistenze dei quartieri periferici, il degrado massimo, l'impossibile
sopravvivenza
materiale nelle megalopoli di oggi. Ma anche nelle fiabe borghesi (ci insegna
Desplechin)
non basta più il romantico eroe solitario.
Serve la famiglia, mafiosa o semplice, qui una madre onesta che tifa Corinthians
la domenica al Campo do Lenheiro (soffrendo molto, perché il mitico undici che
fu di Socrates va in b) e fa la domestica a ore, con quattro figli grandicelli
da allevare: un evangelista/benzinaio non ridicolizzato, un probabile calciatore
ma ormai diciottenne, un pony express che zigzaga da brivido nel traffico ed è
già papà, il piccolo, un nero, che vorrebbe guidare gli autobus (proprio come i
bimbi autisti di camion di Matteo Garrone), e un quinto, in attesa di essere
partorito. La scenografia deve combattere l'horror vacui estetico con segnacci
informi e imbrattar, con charme, gli spazi.
San Paulo, come Napoli-Caserta, va resa più brutta, carogna, affumicata,
pestilenziale di
quando già non sia. Se c'è un lavandino deve essere inguaribilmente intasato. Se
20 milioni di abitanti hanno bisogno di sopravvivere al caos guidando l'auto,
saranno rapinati,
con scasso; se andranno in permanenza sugli autobus, quegli autobus verranno
incendiati
dall'invisibile mano di un misterioso movimento antisistema della notte, e se
dietro ognuno dei 300 mila motor-boy si può nascondere un virtuoso del furto,
certo agirà. Ecco perché se ne raccolgono tanti di cadaveri sul selciato. Non
perché i padroni esigano da loro, 40-50 consegne frenetiche al giorno, se no
licenziati. Essendoci oggi un sindaco di destra, Salles non vorrà per caso
eccitare la paura degli elettori onde ribaltare la giunta? E la città non ci
sembrerà più mostruosa e buia del solito dopo l'ordinanza del governatore dello
stato (che è invece Pt) di eliminare tutte le insegne al neon, e non solo dei
night, ma anche dei cinema, per colpa di quei Cristoni monoiconici fosforescenti
e minacciosi che hanno ipnotizzato negli ultimi anni le plebi religiosamente più
indifese e non più cattoliche né sincretiste? Resta il fatto che 50 mila persone
all'anno, in Brasile, muoiono vittima delle armi da fuoco. Linha de passe'(Linea
di passaggio) ricorda un po' Gomorra, che riceverà domani la sua prima
accoglienza straniera. Per la microcriminalità come solo orizzonte praticabile
dai giovani (football e chiesa evangelica non ne sono l'antidoto, perché
macchine del fanatismo e della corruzione restano) e perché il paesaggio non è
più composto da giardini verdi, cielo puro, lavoro sicuro e riposo in un letto
(e non sul divano o peggio), ma da cemento, sfruttamento armato e razzismo, gli
angeli custodi della mondializzazione. Comunque a questi ragazzi, che sembrano
palestrati, non manca la salute, la brillantezza tecnica sul campo, la
precisione gestuale nella giungla metropolitana, la sicurezza nell'apprendere
meglio e più velocemente di altri cosa serve conoscere (Reginaldo, il piccolo
nero, a cui manca più che agli altri il padre, imparerà a guidare l'autobus solo
osservando i gesti dei guidatori, e nell'happy end andrà a cercarselo da solo,
il papà, proprio sul rubato automezzo gigante).
Visto che è la strada la loro sola università (e la «lotta per strada» può
uccidere, come ci ricorda Tyson nell'indimenticabile doc di James Toback, quando
si dice ancora «incredulo di essere sopravvissuto fino a 48 anni») imalati sono
out. Belle le scene nei campi di calcio periferici, dove ogni anno due milioni
di ragazzi sperano di diventare Kakà, ma non tutti sanno pregare con l'efficacia
e la fede di Kakà.