Ricevo e giro
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Subject: [Italia dei Valori]UNA DIVERSA VERSIONE SULLA PRESENZA MILITARE
ITALIANA IN IRAQ.
Cari amici,
perché i nostri soldati sono stati mandati in Iraq, all'indomani della vittoria
lampo delle truppe anglo-americane? Ad un anno di distanza e' ora possibile
offrire alla valutazione dell'opinione pubblica una versione diversa da quella
ufficiale. Ci e' stato detto che siamo andati laggiù per "prioritarie
considerazioni di carattere politico ed umanitarie" (paroloni che di per sé
vogliono dire "tutto" ma che si risolvono in un "niente" se poi non vengono
riempite di contenuto concreto e tangibile).
In realtà le cose potrebbero non stare propriamente così.
E' una "sensazione" questa ricavabile dalla risposta che il Governo Berlusconi
ha di recente data alla interrogazione parlamentare n. 3-01471 presentata dai
senatori della"Lista Di Pietro-Occhetto", laddove testualmente ha affermato che
".appare del tutto comprensibile che il nostro paese possa essere pienamente
coinvolto al processo di ricostruzione anche attraverso la partecipazione di
imprese italiane".
Sempre nello stesso documento governativo si legge poi: ".il fatto che l'Italia
sia uno dei paesi che abbia maggiormente contribuito.al mantenimento della
necessaria cornice di sicurezza, offrendo un generoso contributo in tali
settori, rende del tutto naturale questo possibile coinvolgimento.".
Verrebbe subito da chiedersi se nel "generoso contributo" offerto in cambio di
"partecipazione di imprese italiane alla ricostruzione" il Governo avesse messo
in conto anche il possibile massacro dei nostri soldati! E comunque, a
prescindere dalla irresponsabilità di tali affermazioni, rimane la sproporzione
oggettiva tra il beneficio perseguito (lucrosi contratti economici per talune
imprese) e il prezzo pagato (la vita umana di coloro che ci hanno rimesso e ci
rimettono ogni giorno la pelle).
Ma la questione più delicata - e per certi versi politicamente più
compromettente - sta nel "particolare" tipo di beneficio
economico-imprenditoriale che si intravede sullo sfondo e che potrebbe essere la
vera (anche se occulta) ragione per cui il nostro "Governo imprenditore" ha
inopinatamente indossato i panni del "guerrafondaio del giorno dopo" (un po'
come le iene nella giungla che si avventano sulla "preda altrui" per banchettare
insieme). Ci riferiamo al possibile sfruttamento dei campi petroliferi iracheni
da parte dell'ENI.
Al riguardo ci sono tante coincidenze che stanno venendo a galla ed il mosaico
comincia a prendere forma.
La prima coincidenza viene riferita dalla stessa "improvvida" risposta
governativa alla nostra interrogazione parlamentare, laddove si legge
testualmente che ".una iniziale bozza di accordo per lo sfruttamento dei campi
petroliferi di Nassiriya fra ENI e gli enti competenti iracheni era stata
"parafata" (ovvero sottoscritta) nel 1998 ed e' poi stata modificata nel 2001".
Dallo stesso documento si apprende poi che " .queste due bozze di accordo
.avevano a suo tempo permesso all'ENI di effettuare delle stime sulla capacità'
produttiva del giacimento in questione, valutata fra i 2,5 ed i 4 miliardi di
barile in totale.". Per intenderci, l'equivalente dell' intero fabbisogno
energetico italiano per almeno 10 anni).
La seconda coincidenza si rinviene dalla testimonianza di Benito Li Vigni, ex
dirigente dell'ENI laddove egli segnala il carattere particolarmente vantaggioso
per la società italiana delle clausole contrattuali del suddetto accordo. Stando
alla ricostruzione del nostro testimone, l'ENI a suo tempo aveva "strappato" a
Saddam l'impegno a pagare totalmente le spese di estrazione del petrolio con
corrispondente quantità di petrolio.
Una volta azzerate le spese, i partners avrebbero ripartito fra loro gli utili
riconoscendo il 70% agli iracheni ed il 30% alla società italiana. All' evidenza
trattasi di un contratto "stra-vantaggioso" per gli italiani (neanche Mattei era
mai riuscito ad ottenere tanto) e la ragione per cui Saddam aveva accettato
simili condizioni potrebbe stare probabilmente nel fatto che pensava cosi' di
"ingraziarsi" i governanti italiani affinché facessero "pressione" nelle sedi
internazionali opportune per revocare o alleggerire l'embargo a cui era stato
sottoposto l'Iraq (ed infatti, contratti del genere Saddam li aveva conclusi
anche con gli enti petroliferi della Spagna, della Germania e della Russia).
Tutti paesi - questi - che potevano, nell'ottica di Saddam, far sentire la loro
voce sia in ambito ONU che con l'Amministrazione americana.
La terza coincidenza e' nei fatti: i nostri soldati sono stati mandati proprio
a Nassirya. Per giunta inizialmente l'accampamento militare fu posto proprio a
ridosso degli uffici petroliferi della zona (come a noi ha riferito il succitato
Benito Li Vigni).
Sempre a Nassirya - ed e' la quarta coincidenza - gli americani hanno
generosamente installato un Governatore di nazionalità italiana.
La quinta coincidenza viene riferita sempre nella ingenua risposta governativa
alla nostra interrogazione parlamentare: ".siamo informati (e' il Governo
italiano che parla, si badi bene) che nel corso del 2003 l'ENI si e'
aggiudicata un tender internazionale della societa' irachena per il mercato del
greggio (SOMO) per un totale di un milione di barili di petrolio ed ha inoltre
concluso, sempre con la SOMO un contratto per l'acquisto di 4 milioni di barili
di petrolio.". Traduzione: spodestato Saddam, l'Eni ha portato in porto un
primo lucroso affare post-bellico e si prepara a concluderne altri.
Quinta coincidenza (che a questo punto assume piuttosto le sembianze di una
controprova): l'amministratore delegato dell'ENI Vittorio Mincato ha a suo
tempo affermato che ".L'Eni segue con attenzione l'evoluzione della situazione
in Iraq pronto a cogliere l'occasione per lavorare."aggiungendo che ".il gruppo
petrolifero conosce bene l'area di Nassirya perché era già interessato." (Ansa
30 maggio 2003).
Proviamo allora a fare un po' di conti sul business della ricostruzione. Un
documento strategico ("dossier Iraq") in parte reso noto dalle agenzie di
stampa (Ansa, 23 febbraio 2003) riferisce che ".ricostruire l'Iraq e' un affare
stimato complessivamente in oltre 300 miliardi di dollari. ciò per l' Italia
può valere circa due miliardi di euro l'anno di soli scambi commerciali.". Nel
documento si legge anche: ".l'obiettivo e' di mantenere il nostro paese fra i 4
migliori fornitori dell'Iraq e far sì che le esportazioni italiane mantengano la
quota dell'8%-9% sul totale importato dal paese." e si aggiunge chiosando
".occorrerà dirigere gli investimenti verso l'ampliamento dell'estrazione,
l'incremento della capacità di raffinazione, il potenziamento delle
infrastrutture di trasporto.".
Possiamo allora trarre delle prime conclusioni, che poi sono delle domande ben
precise:
1. La scelta di portare le truppe italiane in Iraq e dislocarle proprio a
Nassirya ha a che fare con il giacimento petrolifero oggetto dell'accordo tra
l'ENI ed il Governo iracheno di Saddam?
2. La scelta del Governo italiano di sostenere l'intervento militare in
Iraq e' conseguente solo a dichiarate considerazioni politiche umanitarie
oppure e' stato il "prezzo" pagato a Bush per continuare a garantirsi lo
sfruttamento dei giacimenti petroliferi di Nassirya?
3. L'Amministrazione provvisoria americana dell'Iraq ha confermato l'
impegno a suo tempo assunto da Saddam nei confronti dell'ENI sui campi
petroliferi di Nassirya?
A queste domande, che pure abbiamo chiesto con la nostra succitata
interrogazione parlamentare (che a questo punto assume il valore di una denuncia
politica a tutto tondo) il Governo ha dato parziale risposta.Alle prime due ha
dato risposta negativa ma - siccome ogni "indiziato" ha diritto di mentire o di
tacere - prima di prendere per oro colato le sue negazioni, bisogna esaminare i
"riscontri".
Con riferimento alla terza domanda il Governo si e' limitato a dire "non
risulta". Che vuol dire non risulta? Una cosa e' "non risultare" (nel senso che
non e' negli atti ufficiali) altra e' che sia vera o meno. La nostra domanda -
ripetiamola - era ed e': e' vero o no che l'Amministrazione americana ha
confermato - o meglio si accinge ad ufficializzare -l'accordo a suo tempo
realizzato con Saddam?
Il Governo con tutta probabilità non risponderà mai in maniera esaustiva alle
nostre domande ma noi torneremo a breve di nuovo sull'argomento con "attività
suppletiva di indagine" (come si dice in gergo).
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