LE VERITA’ DI GUERRA E LA NOSTRA MOBILITAZIONE
Tra ritiri immediati delle proprie truppe pacifiste (vertici di dS, Ulivo et
Company), polemiche e prese di distanza, il movimento contro la guerra ritorna
in campo. Il rischio che la giornata della “Liberazione”, della “Resistenza”
-osannate da tutti quando si tratta di dipingere come liberatori i vincitori del
secondo conflitto mondiale che oggi imperversano nel mondo- diventi una giornata
di lotta che evochi altre resistenze e altre liberazioni, più attuali, ha creato
l’ennesimo “scandalo”. Ma in campo è necessario tornare anche se la decisa
battaglia contro l’aggressione all’Iraq (alla Palestina ed a tutti i popoli
oppressi dalla guerra infinita) si scontra con defezioni e distinguo.
Invogliati dall’effetto Madrid e dalle decisioni del Governo Zapatero, in molti
hanno deciso di ridiscendere in piazza. Il ritiro delle truppe spagnole può
essere considerato a tutto titolo un effetto provocato anche dal movimento
pacifista internazionale (di vittoria non si tratta perché lo stesso Zapatero
lascia in Iraq e raddoppia le proprie truppe in Afghanistan), ma una volta di
più il movimento contro la guerra può contare soltanto su stesso per proseguire
la mobilitazione.
Lo fa nel corso dell’inasprimento del conflitto e sotto il fuoco di fila della
propaganda bellicista, ma confortato nelle sue ragioni dagli avvenimenti che si
sviluppano in Iraq.
Il quadro di una stabilizzazione realizzata e di un intervento “pacificatore” si
è rotto lasciando il posto alle verità dei fatti che fanno luce più di ogni
altra cosa sui contenuti del cosiddetto “caos” o “pantano” iracheno, smantellano
punto per punto le bugie di guerra:
a.. non sono crocerossine (o buttafuori di una discoteca di Baghdad) gli
eserciti occupanti, non sono sparuti gruppi di resistenti fanatici coloro che vi
si oppongono (Lilli Gruber docet).
a.. l’occupazione è fatta contro un intero popolo e da un intero popolo è
combattuta (“casalinghe”, “bambini”, “giovani senza lavoro”, che il razzismo di
guerra classifica come “sunniti”, “sciiti”, tentando di privarli dei loro
connotati umani e sociali per esaltare le appartenenze religiose, da anni
screditate dalla sfrenata propaganda anti-islamica)
a.. il passaggio dei poteri e la missione di democratizzazione sono una farsa
per giustificare gli scopi di rapina della guerra di aggressione, noti da tempo
a tutto il movimento contro la guerra; tanto è vero che si disgrega perfino lo
stesso governo fantoccio messo su per avallare la “democratica costituzione
irachena “ (che dà l’ultima parola sulle leggi irachene al Governatorato
Occupante); così come svanisce nel nulla il presunto esercito locale fedele agli
invasori, che passa sempre di più dalla parte della popolazione insorta.
a.. l’intervento dell’Onu non può più mascherare quello che sempre è/e sarebbe
stato (una copertura con altre forme dell’occupazione militare…uno strumento con
cui le potenze europee hanno tentato/tentano di prendere parte al banchetto
iracheno, mai sognandosi di lasciare libero il campo da truppe occupanti)
Per mesi si è tentato di cambiare le carte in tavola, agitando lo spauracchio
terroristico, in nome di una “normalizzazione” dell’Iraq ormai “indispensabile”
per impedire “uno scontro fratricida tra barbari iracheni”. Oggi, gli iracheni
sono più che mai uniti contro la “barbara occupazione” e nessuno può più
chiudere gli occhi. Le “soluzioni” che non contemplano l’immediato ritiro delle
forze occupanti ed il riconoscimento che la popolazione irachena combatte per
liberarsi da un giogo colonialista appaiono sempre di più foglie di fico che
giustificano l’occupazione.
Un necessario ponte diretto tra la lotta del movimento internazionale
occidentale contro la guerra permanente e le popolazioni che la subiscono non
verrà mai costruito disconoscendo la mobilitazione degli oppressi, chiedendo
loro di cambiare leaders o di deporre le armi sotto il fuoco dei Tanks, prima di
concedere un sostegno. Per ora l’unico cosiddetto “progetto superiore e
progressista” che essi hanno conosciuto è quello dell’Onu, del milione di
bambini ammazzati con l’embargo. Quello di una civiltà che in nome del controllo
del petrolio fa una guerra. Quello che si arroga il diritto di “pretendere” che
una popolazione intera debba essere in qualche modo controllata da una
“democrazia superiore”, europea o Usa che sia.
Tutti in piazza anche a Napoli il 25 aprile
per richiedere l'immediato ritiro delle truppe d'occupazione
Concetramento alle 10,30 a Piazza del Gesù
convocato dal Comitato napoletano contro la guerra
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