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Fw: Intervista a Walden Bello: "Il Movimento italiano contro la guer   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #170 di 310 |
Vi inoltro questa intervista con Walden Bello che fa il punto sul movimento
contro la guerra.
Credo essa sia utile anche per focalizzare le tematiche dell'assemblea nazionale
di domenica 15 maggio in Via Marsala a Roma in cui si decideranno le ulteriori
inizative per il ritiro delle truppe dall'iraq, contro la presenza delle basi
militari e contro le aggressioni da parte delle potenze occidentali ai paesi del
terzo mondo.
Roberto


Questa intervista è stata rilasciata il 9 maggio da Walden Bello al Comitato
Nazionale per il ritiro delle truppe dall'Iraq come breve bilancio di un suo
recente giro di conferenze contro la guerra in Canada, Malesia, India, Olanda e
Italia.



Il Movimento italiano contro la guerra indica la strada



intervista a Walden Bello*



Qual è la condizione del movimento contro la guerra?

Bene, attualmente continua ad avere un potenziale enorme. È vero che le
manifestazioni del 19 e 20 marzo nel 2004 e 2005 in corrispondenza
dell'anniversario dell'invasione dell'Iraq sono state più piccole delle
manifestazioni del 2003. Vero è che molte persone sono scoraggiate dopo che le
manifestazioni del 2003 non sono riuscite a impedire l'invasione dell'Iraq, ma
le persone stanno lavorando per una resistenza di lunga durata e si muove in
nuove direzioni in termini di tattica. Se noi guardiamo la situazione come ad un
match di box di 10 round, siamo solo al secondo.



Che cosa vuoi dire?

Guarda gli USA. È vero che quest'anno non ci sono state grandi manifestazioni il
20 marzo, ma ci sono state iniziative contro la guerra in più di 700 città. La
gente sta aumentando gli sforzi per educare gli americani ordinari contro la
guerra. Questo aiuta a fare la differenza: tra gli americani la richiesta del
ritiro dall'Iraq si sta consolidando.

Guarda l'Italia, dove la disaffezione pubblica alla partecipazione dell'Italia
nella guerra è alle sue punte massime a causa dell'uccisione di al check point
dell'agente italiano Nicola Calipari: Il movimento contro la guerra sta
indicando la strada al resto del mondo. Sta portando la guerra a casa, per usare
un'espressione del Vietnam.

Un movimento di cittadini, tra i quali c'era il parlamentare italiano Mauro
Bulgarelli, ha con successo evitato che le autorità italiane offrissero
l'aeroporto di Rimini a Washington per servire da supporto logistico alla guerra
in Iraq.

Per segnare il 25 aprile, giorno della liberazione dal fascismo, circa 300
persone hanno protestato davanti a Camp Darby, vicino Pisa, chiedendo la
chiusura della base. Ho appena concluso un giro a Sassari e Cagliari in
Sardegna, dove si sono tenuti due importanti incontri pubblici, dove è emersa la
richiesta urgente della chiusura della base americana nucleare della Maddalena.
La Sardegna è un punto critico, essa contiene il 60% dello spazio italiano
occupato dalle masi americane. È come Okinawa rispetto al Giappone. Un incidente
ha coinvolto un sottomarino nucleare due anni fa mettendo in evidenza quanto sia
vulnerabile la Sardegna. Questo ha aiutato la formazione di un più grande
movimento contro il mantenimento della base militare nell'isola. E ora questo
movimento si sta rafforzando e dà un importante contributo al movimento contro
la guerra in Italia. Questo è quello che io intendo quando dico "portare la
guerra a casa": una battaglia continua del movimento contro la guerra in Italia.

L'Italia è un caso dove una delle non intenzionali conseguenze della guerra in
Iraq è stata rendere noto agli italiani quanto massiccia sia la presenza
americana nel loro paese, quanto compromessa sia la sovranità del proprio paese.
Io spero che questo esempio darà forza ai movimenti contro la guerra anche ai
due paesi asiatici che hanno basi americane, Giappone e Corea del Sud.



Quali sono le priorità del movimento contro la guerra?

Ovviamente la fine immediata dell'occupazione in Iraq. Ma per ottenere questo
molte cose devono essere fatte. Per il movimento della pace europeo, la priorità
è portare Italia e Gran Bretagna fuori dalla guerra. La partecipazione di questi
due governi, nonostante le grandi opposizioni popolari, continua a lasciare
all'occupazione americana legittimità.



Tu dici che ci vogliono nuovi sistemi per combattere gli Stati Uniti. Quali
sono?

Come dico sempre, primo dobbiamo superare i confini. secondo, è necessario
portare nuove tattiche di lotta come chiudere gli uffici della Hulliburton in
giro per il mondo e iniziare una grande disobbedienza civile di massa. Dobbiamo
andare al di là delle marce e delle manifestazioni. Terzo, dobbiamo portare la
guerra a casa, legare la guerra a situazioni locali come le basi americane.
Quarto, dobbiamo legare il movimento contro la guerra globale e i movimenti
delle società civili del mondo arabo e del medio oriente, che significa reagire
all'accusa di terrorismo che Washington muove ai movimenti arabi e lavorare
insieme. Dobbiamo farlo perché il medio oriente è strategico per le prossime
decadi e non vinceremo se non cooperiamo con gli attivisti di quella parte del
mondo.



Qual è la situazione in Iraq a questo punto?

Gli stati Uniti non stanno vincendo. Non ha convinto nessuno il tentativo di far
apparire con le elezioni l'inizio un nuovo gioco in Iraq chiamato democrazia.
Una elezione boicottata da milioni di persone - nei fatti, la maggioranza dei
sunniti - e tenuta sotto occupazione militare è difficile poi venderla al mondo
come legittima. Militarmente gli USA hanno 135.000 soldati, ma ne sarebbero
necessari altri 500.000 o un milione per sconfiggere la guerriglia. Portare
altri soldati provocherebbe scioperi e reazioni negli USA, questo è il motivo
per cui gli USA disperatamente pressano Gran Bretagna e Italia a non lasciare la
"coalizione dei volenterosi" e mantenere le truppe in Iraq. Con Ungheria e
Olanda che hanno ritirato le truppe e la Polonia che ha detto di volerlo fare,
il Pentagono parla sempre meno dei suoi alleati come di una coalizione e parla
di forza multinazionali.



Quali saranno i prossimi target dell'intervento americano?

In effetti gli Stati Uniti sono meno capaci oggi di portare all'esterno un
intervento militare rispetto al 2003. Essere inchiodati in Iraq per gli USA
significa non avere in campo altre forze per lanciare una nuova avventura
militare in Iran, Corea del Nord, Siria o Venezuela. Sono possibili
bombardamenti chirurgici ma non interventi di terra e occupazioni.



Nel tuo libro Dilemmas of Domination parli della crisi di sovraestesione degli
USA. Cosa significa?



La resistenza irachena ha di fatto reso molto difficile per gli Stati Uniti
intervenire in altri luoghi e ha esacerbato la condizione di sovraestensione
degli USA globalmente. Mai sottostimare l'imperialismo americano ma nemmeno
sovrastimarlo. Guarda: gli USA stanno perdendo la cosiddetta guerra contro il
terrore, l'alleanza Bush-Sharon non sta vincendo in Palestina, La NATO è morta,
il governo Karzai appoggiato dagli Stati Uniti controlla una o due città in
Afganistan e forze anti-americane e anti-neoliberali hanno preso il potere
attraverso elezioni e con l'appoggio popolare in America Latina. La correlazione
globale di forze è contro gli Stati Uniti, questo non significa che il potere
degli USA finirà presto. C'è da fare un duro lavoro da parte nostra. Come ho
detto prima, siamo solo al secondo round in una partita di 10 rounds. Ma questo
significa che l'impero non è onnipotente.



a cura del COMITATO NAZIONALE PER IL RITIRO DELLA TRUPPE DALL'IRAQ

Viadalliraqora@...





*Direttore Esecutivo del "Focus on the Global South", basato a Bangkok, e
Professore della Sociologia e l'Amministrazione Pubblica presso l'Università
delle Filippine

Traduzione di Cinzia Della Porta


[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]






Gio 12 Mag 2005 7:28 am

links_red
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Inoltra Messaggio #170 di 310 |
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Vi inoltro questa intervista con Walden Bello che fa il punto sul movimento contro la guerra. Credo essa sia utile anche per focalizzare le tematiche...
comitato no war na
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12 Mag 2005
8:56 am
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