ASSEMBLEA DI MOVIMENTO
MEDIO ORIENTE: AGGRESSIONI MILITARI, NEOCOLONIALISMO - DIRITTO ALLA RESISTENZA
INCONTRO CON:
Ahmed Karim
Opposizione Democratica Patriottica del Partito Comunista Iracheno
Mufid Keteish
Responsabile Esteri del Partito Comunista Libanese
Interviene anche SHUKRI IBRAHIM
Unione Democratica Arabo Palestinese
GIOVEDI’ 16 MARZO ORE 17.00 NAPOLI
UNIVERSITA’ CENTRALE - VIA MEZZOCANNONE 16
Promuovono:
Comitato Nazionale per il ritiro dei militari italiani dall’Iraq,
Comitato No war Napoli
Treno no war appuntamento presso la Stazione Centrale di Napoli ore 9,30
Per acquisto biglietti e info:
comitatonowarna@... - tel 3292403339
Il 18 marzo in piazza a Roma
Con la resistenza irachena e palestinese
Per il diritto di tutti a resistere alla guerra e all’occupazione
Per il ritiro dei contingenti militari dall’Iraq, dall’Afghanistan, dai Balcani
Fermiamo per tempo la nuova aggressione che si prepara contro il popolo iraniano
Tre anni fa una coalizione guidata dal governo Usa scatenò l’aggressione
militare dell’Iraq dando avvio all’occupazione coloniale ancora in atto e alla
quale si è associato anche il governo italiano.
La presenza delle truppe di occupazione che non ha altre ragioni se non la
difesa degli interessi economici delle classi dirigenti dei paesi occidentali ha
seminato morte, distruzione e rapina, non risparmiando la tortura e lo sterminio
di intere città come a Falluja.
Ma il popolo iracheno, pur colpito dalla presenza di truppe superarmate (i
“pacificatori”), da mercenari profumatamente pagati (pardon contractors) e da
ascari locali assoldati agli occidentali (i rappresentati della nuova
democrazia), ha saputo dare prova di una indomita resistenza, sotto svariate
forme che ha finora fatto fallire i progetti degli occupanti di imporre la loro
“pace”.
Di fronte a tale resistenza il disegno degli occupanti si è ulteriormente
radicalizzato fomentando la contrapposizione tra diversi settori della società
irachena, puntando alla frantumazione dell’unità territoriale o ad un
indebolimento delle varie fazioni in campo tale da consentire una più facile
sottomissione di tutte agli interessi ed al dominio occidentale.
In realtà le truppe di occupazione occidentali non hanno nessuna intenzione di
ritirarsi fino a quando la situazione in Iraq non sarà sufficientemente
“normalizzata”, ovvero fino a quando la resistenza del popolo iracheno non sarà
piegata con tutte le armi che le sofisticate “democrazie” occidentali possono
mettere in campo.
Le truppe occidentali non sono la cura per la società irachena esse
rappresentano la malattia.
Solo un rafforzamento della resistenza sul campo in Iraq che già ha saputo
infliggere enormi perdite agli interessi occidentali e il rafforzamento del
movimento di opposizione alla guerra infinita nei paesi aggressori, possono
imporre il ritiro delle truppe dall’Iraq ed una soluzione non colonialista.
Per il popolo iracheno non esistono alternative se non vuole tornare a subire un
domino colonialista più feroce di quello da cui si è liberato circa 50 anni fa.
Ma anche il movimento contro la guerra non ha scelta nel confermare la sua
radicale opposizione contro il militarismo crescente se vuole evitare di
diventare complice o spettatore passivo di una politica di aggressione e di
rapina che va ben oltre l’Iraq.
Le nuove minacce di attacco contro l’Iran, riutilizzando la favola delle armi di
distruzione di massa, lo scatenamento della campagna contro gli islamici di cui
la vicenda delle vignette è stato un semplice tassello, le reazioni israeliane
ed occidentali in genere alla vittoria di Hamas in Palestina confermano che la
politica di guerra contro i paesi ed i popoli di area islamica sono destinati a
rinforzarsi, visto che gli strumenti diplomatici, la corruzione delle classi
dirigenti locali, le minacce e quant’altro, non bastano a piegare la volontà di
riscatto e di ribellione da parte di quelle popolazioni.
Quello cui assistiamo quotidianamente, nonostante le ipocrite dichiarazioni di
facciata è esattamente un tentativo di intruppare le popolazioni europee e
statunitensi dietro le insegne di una guerra di civiltà che difenda i “valori”
occidentali e che sappia imporli alle “barbare” ed “incivili” popolazioni
islamiche, arrivando alla minaccia di utilizzare contro di esse le armi
atomiche. In pratica una nuova e sempre più feroce crociata al servizio degli
interessi del capitale e delle classi dirigenti occidentali contro i popoli del
terzo mondo che non accettano di sottomettersi alla progressiva politica di
oppressione, di sfruttamento e di rapina delle potenze occidentali.
Non si tratta solo di un pur necessario rifiuto di essere complici verso una
politica di oppressione di altri popoli -ancora più nefanda poiché condotta
dietro le insegne della libertà, della fratellanza e della uguaglianza-, ma
anche e soprattutto di opporsi alle conseguenze prodotte da tale politica a casa
nostra.
Infatti il rafforzamento del militarismo verso l’esterno si accompagna
necessariamente ad un crescente autoritarismo interno, alla criminalizzazione di
qualsiasi dissenso politico e sociale. Il clima emergenziale creato per
giustificare la politica estera espansionistica ben si presta, in nome della
difesa dei presuntamene comuni valori occidentali, ad interdire e colpire anche
qualsiasi opposizione interna alle politiche di tutela degli interessi
capitalistici.
Le politiche razzistiche e liberticide contro gli immigrati, che si continua a
rinchiudere nei lager pudicamente rinominati CPT, la repressione contro le lotte
sociali, tutto viene giustificato con l’esigenza della superiore unità
necessaria nella lotta contro l’indefinibile pericolo terroristico, contro il
fondamentalismo (degli altri si intende) che minaccerebbe la nostra “superiore”
civiltà.
La lotta contro il militarismo e la guerra rappresenta quindi un tassello
decisivo anche per contrastare l’offensiva ideologica, politica ed economica che
colpisce la maggioranza dei lavoratori e dei cittadini degli stessi paesi
occidentali.
Il 18 marzo, terzo anniversario dell’invasione dell’Iraq, è stata convocata una
giornata di mobilitazione internazionale. Tale scadenza deve diventare un
importante momento di ritorno in campo del movimento contro la guerra per
ribadire la richiesta di ritiro immediato delle truppe di occupazione dall’Iraq
e da tutti gli altri teatri in cui sono presenti missioni militari.
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