ALLA FACCIA DEL "GOVERNO AMICO"
La decisione del governo Prodi di riconfermare la presenza italiana
nell'occupazione militare dell'Afghanistan dimostra quanto fossero infondate le
speranze di avere un governo amico della pace.
A togliere ogni dubbio ci ha pensato il già "bombardatore umanitario" della
ex-Jugoslavia, Massimo D'Alema, dichiarando che nessuna Exit Strategy è
pensabile rispetto all'Afghanistan poiché l'Italia non intende venir meno alle
sue responsabilità internazionali e sottrarsi dal consesso delle grandi potenze
(che nella competizione mondiale si spartiscono il mondo).
Non è un caso che la cosiddetta destra ha assicurato che non farà mancare il
proprio voto di sostegno al decreto perché lo avverte, giustamente, in
continuità con la propria politica estera e con quella perseguita dalle classi
dominanti italiane negli ultimi anni. La foglia di fico rappresentata dalle
presunte concessioni fatte al PRC e che nulla cambiano della natura
imperialistica di questa missione, non sono servite però ad ingannare il grosso
del movimento pacifista che mantiene la sua opposizione alla guerra senza se e
senza ma.
Il sostegno della maggioranza del PRC al decreto di rifinanziamento
all'occupazione militare dell'Afghanistan rappresenta un vero e proprio
tradimento verso coloro che hanno votato questo partito credendo alle sue
dichiarazioni di pacifismo assoluto.
Chi avesse prestato fede alle "sofferte riflessioni" di Bertinotti circa la
necessaria coerenza tra mezzi e fini è servito: non solo si entra direttamente
nelle stanze del potere in nome del rifiuto del potere, ma si finanzia una
missione di guerra in nome della pace.
Particolarmente odioso è poi il ruolo di quei parlamentari che sono stati eletti
espressamente come portatori delle istanze pacifiste e che alla prima occasione
votano un provvedimento guerrafondaio inventandosi la ipocrita categoria della
riduzione del danno.
La delega verso le istituzioni ritenute amiche e le illusioni sul programma del
governo hanno nei fatti favorito una caduta dell'attenzione e della
mobilitazione contro la guerra e la politica militarista in cui è coinvolto
pienamente l'Italia a prescindere dalla compagine governativa.
Quindi nel mentre apprezziamo e sosteniamo i pochi parlamentari che,
coerentemente con le loro convinzioni, hanno deciso di votare contro il decreto
nonostante i ricatti e le pressioni cui sono sottoposti, dobbiamo dare, però,
contenuti più forti e chiari e maggiore stabilità e continuità alle iniziative
di movimento contro la guerra.
Noi non possiamo essere per una generica pace o equidistanza tra chi rapina,
aggredisce, occupa un altro paese e chi si oppone a tale oppressione: come nella
migliore tradizione antimilitarista possiamo solo augurarci e favorire la
sconfitta degli aggressori e sostenere le ragioni di chi resiste in tutti i modi
possibili a questa barbarie.
DIAMO VITA AD UN NUOVO MOVIMENTO CONTRO LA GUERRA
SOSTENIAMO IL DIRITTO ALLA RESISTENZA DEI POPOLI OPPRESSI
Intanto si tratta di attivarsi da subito per fermare il brutale massacro operato
dallo stato sionista d'Israele ai danni di palestinesi e libanesi con la
complicità delle potenze occidentali mobilitandoci il 27 Luglio contro la
prossima visita a Roma del boia Olmert.
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