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3 Marzo a Bologna contro i CPT: pullmans da Napoli   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #241 di 310 |


PER LA MANIFESTAZIONE di SABATO 3 MARZO A BOLOGNA CONTRO I CENTRI DI DETENZIONE PER IMMIGRATI:

"Chiudere i Cpt: se non ora quando!?"

Partiranno dei pullmans da Napoli (10 euro A/R). Appuntamento ore 7.00 di Sabato 3 marzo vicino  Hotel Terminus (presso stazione centrale di Napoli).

Per i biglietti Infotel: 3333360964 (Alfonso - Collettivo NoBorder_Napoli) - 3479250741 (Abou - Comitato Immigrati in Italia) - 3284226263 (Giovanni - Orientale Agitata)


Segue appello per la Manifestazione di Bologna e adesioni:
-------------------------------------------------------------------

Sabato 3 marzo 007
Chiudere i CPT: se non ora, quando?
Manifestazione nazionale a Bologna
Piazza Nettuno ore 14,30



Abolire la Legge Bossi Fini cominciando dalla chiusura dei Centri di
Permanenza Temporanea
(per aderire all'appello: tpo@...)

Le lotte contro i CPT sono state dal 1998 ad oggi al centro delle istanze
dei movimenti. Molti avevano sperato che già nei primi mesi del suo
mandato il nuovo Governo mostrasse una chiara inversione di tendenza sulle
politiche migratorie, ma purtroppo le anticipazioni ormai ufficiali sulle
proposte di riforma della legge Bossi Fini ribadiscono che i CPT non solo
non verranno aboliti, ma saranno confermati, ulteriormente finanziati e
diversificati per ogni tipologia di migrante, compresi i richiedenti
asilo. Più volte esponenti del Governo hanno ribadito che "i centri di
permanenza temporanea per migranti sono indispensabili". Le recenti
indicazioni di "svuotamento" dei CPT contenute nel rapporto finale della
Commissione De Mistura sono del tutto inconsistenti e contraddittorie
finché la detenzione amministrativa resta una misura applicabile ad alcune
categorie di migranti, come ad esempio tutti coloro che poco gradiscono
l'idea del rimpatrio volontario!

Non solo abbiamo davanti a noi un futuro in cui i CPT saranno mantenuti,
estesi e migliorati in Italia, ma dobbiamo anche considerare che prosegue
a grandi passi il processo della loro esternalizzazione verso i Paesi di
transito dei migranti dal momento che nel nord Africa e nell'Europa
dell'Est costano ancora meno ed è ancora più difficile sapere cosa succede
al loro interno. Questa è la ragione per cui il Governo attuale non ha
messo in discussione gli accordi firmati da Berlusconi con la Libia o la
cooperazione per la quale l'Italia partecipa con Spagna, Senegal e Malta
alla sorveglianza militare delle coste dell'Africa occidentale e
settentrionale nel progetto Frontex e nel progetto Giasone.

Dalla loro istituzione ad oggi la funzione dei CPT si è gradualmente
trasformata, passando da luogo di espulsione a strumento di gestione della
migrazione; sono quindi perfettamente interni ai processi di accumulazione
e, al contrario di quello che alcune forze politiche governative pensano,
funzionano talmente bene da divenire paradigmatici per lo sfruttamento del
lavoro migrante. La riforma Ferrero-Amato a cui sta lavorando il Governo
non intende sciogliere quel rapporto schiavistico che connette obbligo al
lavoro e diritto al soggiorno e che è la leva sulla quale si regge il
processo di sfruttamento, ma al contrario lo rafforza con nuovi
meccanismi, garantendo così una continuità assoluta con il quadro
stabilito dalla Bossi Fini.
In questo contesto ritornano quanto mai attuali le istanze dei movimenti
contro la precarietà e per la libertà di circolazione: di fronte alle
proposte di potenziare i sistemi di controllo e di sottomissione della
forza lavoro migrante da parte del mercato economico attraverso le quote
flussi triennali, lo sponsor o le liste di collocamento presso le
ambasciate italiane, resta imprescindibile ribadire il diritto al
soggiorno per tutti i migranti slegato dal rapporto di lavoro, che si
dovrebbe tradurre in un sistema di regolarizzazione permanente di tutti i
migranti presenti sul territorio, nell'accesso libero al mercato del
lavoro da parte dei migranti in modo che questi siano a tutti gli effetti
equiparati ai lavoratori nativi e nell'apertura delle frontiere, in primis
di quelle europee.

Dalla mobilitazione contro il CPT di Trieste nel 1998, che ha reso
possibile la chiusura di quel primo CPT italiano, i cicli di resistenza
contro le frontiere continuano anche ora, tanto nei nostri territori,
quanto ovunque nel mondo. Da anni la battaglia per la chiusura di tutti i
centri di internamento per migranti si colloca sempre più in uno scenario
europeo, articolandosi tra mobilitazioni ed iniziative - sempre più spesso
coordinate tra loro - che in ogni paese dell'Unione Europea continuano a
porre l'urgenza della fine delle politiche di detenzione e di deportazione
dei migranti.

Nei periodi più recenti, infatti, molti dei dispositivi emblematici
dell'asservimento della forza lavoro migrante al capitale sono stati
target di vere e proprie campagne europee, ricordiamo tra le tante la
campagna Deportation Class contro il business di decine e decine di
compagnie di volo che garantiscono i viaggi dell'umiliazione con cui i
migranti senza permesso di soggiorno vengono espulsi dall'Europa, così
come le ripetute iniziative di sabotaggio di centri di detenzione, ad
esempio l'assalto al CPT di Bari Palese che ha agito il diritto di fuga
per una quindicina di migranti nel luglio 2004 in Puglia, o l'invasione e
lo smontaggio del costruendo CPT di Barcellona lo scorso giugno o ancora
l'assedio al CPT sloveno di Postumia (Postojna) lo scorso luglio, momenti
che hanno visto la partecipazione di attivisti provenienti da diversi
paesi europei nonché una reazione fortemente repressiva, sia in termini
militari che giudiziari.

A partire dalla lotta per la chiusura dei CPT, le reti di movimento
europee hanno inoltre sviluppato una critica condivisa alla crescente
precarietà nel lavoro, individuando un terreno comune per le battaglie dei
lavoratori nativi e dei lavoratori migranti, nelle quali le richieste di
una regolarizzazione permanente per ogni migrante senza permesso di
soggiorno e quella di una cittadinanza europea di residenza sono
rivendicate insieme al diritto al reddito e ad un salario universale di
cittadinanza.

Oggi queste lotte si sono estese, basta osservare quanto siamo stati
capaci di fare nel corso della Terza giornata di lotta globale del 7
ottobre scorso che ha raccordato decine di realtà europee - dall'Italia
alla Russ ia, dalla Polonia alla Spagna - e, per la prima volta, di diversi
paesi dell'Africa, che in queste settimane stanno continuando le
mobilitazioni contro i centri di detenzione e le deportazioni verso i
deserti finanziate dall'Unione Europea. Negli USA lo straordinario
movimento dei lavoratori e delle lavoratrici latinos sta scuotendo il
paese ventre della guerra globale con le richieste di una cittadinanza non
vincolata allo sfruttamento. Il Subcomandante Marcos, dal muro di confine
di Tijuana, ha messo le lotte dei migranti all'ordine del giorno
dell'Altra Campagna zapatista. In Italia, infine, non si fermano le decine
di iniziative pubbliche di resistenza della Bossi - Fini e di denuncia del
legame perverso e strettissimo tra quadro normativo, CPT e sfruttamento
feudale del lavoro migrante.

A Bologna il taglio dei budget per le politiche sociali deciso dalla
Giunta Cofferati ha determinato la messa in esercizio di una campagna di
deportazione degli immigrati irregolari.
Via il problema, via il costo del problema.
Contestualmente, il CPT di via Mattei è diventata un'utile leva per il
controllo del lavoro migrante e per l'abbassamento salariale. Il migrante
clandestino è esterno alla contrattazione collettiva ed è oggetto della
precarietà più feroce. A Bologna, non solo nei campi di pomodoro di
Foggia, è normale per un migrante non essere pagato dietro il ricatto
della deportazione in via Mattei. C'è un'oggettiva sinergia tra
sfruttamento del lavoro e gestione del CPT: le retate di Polizia e
Carabinieri sono tra loro orchestrate e pianificate affinché mensilmente
specifiche parti della composizione del lavoro ne siano oggetto.

Anche a Bologna i movimenti combattono il carcere etnico di via Mattei dal
1998: lo hanno invaso, denunciato, letteralmente smontato, hanno sostenuto
ed appoggiato le tante fughe di migranti, hanno attaccato la catena
logistica d ella deportazione sabotandone il business, invadendo
l'aeroporto, sanzionando le aziende che ne gestiscono l'esercizio ed il
catering, invadendo il Tribunale dei Giudici di Pace che convalidano il
trattenimento in queste carceri etniche.

A tutti coloro che non hanno smesso di lottare e resistere alla vergogna
rappresentata da queste carceri etniche vogliamo proporre di costruire
insieme una grande manifestazione nazionale a Bologna il 3 marzo contro lo
sfruttamento della precarietà migrante, per un'Europa diversa, sociale e
solidale, nella quale ogni donna o uomo abbia diritto ad esistere con
dignità indipendentemente dal Paese di origine.

Una giornata che imponga all'agenda del Governo la chiusura immediata di
queste carceri, lager della nostra epoca.

Assemblea presso il TPO, gennaio 2007

**ribellarsi al presente è sovvertire il futuro**

Carlo Lucarelli, scrittore; Stefano Benni, scrittore; Tano D'Amico,
fotografo; Gianmaria Testa, cantautore; Renato Sarti, scrittore; Marco
Revelli, scrittore; Alessandro De Giorgi, scrittore e docente
universitario; Moni Ovadia, attore e regista; Erri de Luca, scrittore;
Subsonica, Militant A e Assalti Frontali; Sandro Mezzadra, scrittore e
docente universitario; Don Gallo

Ass. Ya Basta! Bologna, ass. Harambé Bologna, ass. Sopra i Ponti Bologna,
collettivo universitario. C38 (Lettere e Filosofiia) Bologna, coll. univ.
Casseur (Area scientifica) Bologna, coll.univ. Rete Universitaria Bologna,
coll. univ.Ora d'Aria (Giurisprudenza) Bologna, Gruppo Prometeo (Facoltà
di Medicina e Chirurgia) Bologna, Lista Reno Bologna, Circolo Iqbal Masih
Bologna, ass. Abna 'Al Ard(figli della terra) di Bologna

Laboratorio Sociale Aq16 Reggio Emilia, Laboratorio Sociale Occupato PAZ
Rimini, Collettivo SPAM Parma, Ass. No Border! Rimini, Ass. Le Giraffe
Parma, Caffè Babele Reggio Emilia.

Comitato Immigrati in Italia, Cs Cantiere Milano, cs. Crocevia Alessandria,
Rete No CPT Bari, cs Laboratorio Occupato Insurgencia,
coll univ Orientale Agitata Napoli, Collettivo NoBorder_Napoli,
 Laboratorio Zeta Palermo, Movimento Antagonista
Toscano, Movimento Indipendenti Friuli Venezia Giulia. Comunità resistenti
Marche: csa TNT Jesi, csa Sisma Macerata, csa Kontatto Falconara AN, Coll.
25 OHM Falconara AN, cs Mezza Canaja Senigallia, csa Oltrefrontiera
Pesaro, coll. Skuola Pergola PS, Ambasciata dei Diritti Marche,
Polisportiva Antirazzista Assata Shakur Ancona, Ya Basta! Marche, CSOA TDN
Crew (Ge).

Centri sociali del Nord Est: Csa Bruno Trento, cs Rivolta Marghera - Ve,
cs Pedro Padova, Laboratorio sociale Ubik Ponzano Veneto TV, Laboratorio
Fuori Controllo Monselice PD, cs Capannone Sociale Vicenza, Laboratorio
Morion Vicenza, cso Clandestino Gorizia, Casa delle Culture Trieste,
ChioggiaLab VE.

Fed. Naz. RdB/CUB, Ass Ya Basta! Reggio Emilia, Ya Basta! Parma, ass. Ya
Basta! Padova, ass. Ya Basta! Treviso, ass. Ya Basta!Vicenza, Ya Basta!
Mestre, ass. Ya Basta! Venezia, ass. Ya Basta! Monfalcone, ass. Ya Basta!
Trieste, ass. Ya Basta! Milano, ass Ya Basta_ Moltitudia Roma, Ya Basta
Genova, ass. Razzismo Stop Padova, ass. Razzismo Stop Venezia, Caffè
Esilio - Officina Sociale Marghera, ass Officina Sociale Trento,
Coordinamento Migranti Verona, Rete degli Artisti contro le guerre,
Associazione Difesa dei Lavoratori (PD), Metropolis Cafe (VR), Mezclar -
Ambulatorio migranti Pisa, Laboratorio delle Disobbedienze Rebeldia Pisa,
Società cooperativa P.A.Z. e rivista L'imPAZiente Lecce, Associazione
Culturale Multietnica "La Kasbah" Cosenza, Comunità di San Benedetto al
Porto (GE)

No Border London UK, Refugee Council Hamburg (Fluechtlingsrat) Germania,
No-racism.net Wien Austria, Spagna: Coordinadora de Inmigrantes de Málaga
(CIM), Centro Social - Casa de Iniciativas de Málaga, R ed Precarixs en
Movimiento - Andalucía, Confederación General del Trabajo de Andalucía
(CGT-A), Asociación de Chilenos en España (ACHES) - Madrid, Comité por la
Defensa de los Derechos Humanos en Colombia, (COMADEHCO) - Madrid, Oficina
de Derechos Sociales (ODS) - Sevilla, Oficina de Derechos Sociales (ODS) -
Málaga, Oficina de Derechos Sociales (ODS) - Terrassa, Confederación
General del Trabajo (CGT), ATTAC - Madrid, Ateneu Candela - Terrassa,
Asociación de Inmigrantes de Pizarra - Málaga, Coordinadora de
Asociaciones de Senegaleses de Catalunya, Asociación Humanistas del Mundo
- Bolivia, Federación Casa de las Naciones - Navarra, Federación de
Refugiados e Inmigrantes en España (FERINE) - Madrid/ Islas Canarias,
Espacio Alternativo - Madrid Foro Alternativo de Inmigrantes - Valencia
Associacio Papers i Drets per a Tothom - Barcelona Casa Nicaragua -
Terrassa Post-Scriptum Radio - Terrassa Sindicato de Obreros del Campo
(SOC) - Andaluc ía Comisión Española de Ayuda al Refugiado (CEAR) - Madrid
Espai per la Desobediencia a les Fronteras - Barcelona Derechos para Tod@s
- Madrid Accio Social CGT - Catalunya Asociación Chilena por los Derechos
Humanos (COFOCHILE) Federación de Asociaciones de Inmigrantes en Navarra
Unión de Juventudes Comunistas de España (UJCE) Asociación Bolivia-Punchay
- Las Palmas Asociación de Mujeres y Madres del Mundo - Las Palmas
Colectivo Bochue - Santander SOS Racismo - Madrid Asociación de Uruguayos
de la Costa del Sol (URUCOSTA) - Málaga Casa Argentina de Málaga - Málaga
Enlace de Ayuda a los Migrantes y Refugiados (EDAMIR) - Málaga Partido
Humanista de Andalucía Colectivo de Refugiados Colombianos (COLREFE) -
Madrid Entreiguales - Madrid Intersindical Canaria - Islas Canarias




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Lun 26 Feb 2007 11:37 am

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