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Comunicato coordinamento antifascista campano
Cinema Adriano negato alla Mussolini dopo la campagna di "consumo critico"
avviata dagli studenti che invitava a disertare gli spettacoli di chi
permetteva sfilate ai nazifascisti. Forza nuova & Co. confermano però
l'iniziativa e quindi è confermata anche la mobilitazione antifascista
(sabato 24 ore 9.30 - piazza del Gesù - Napoli).
Per quelli che ricominciano a banalizzare parlando di "opposti estremismi"
facciamo notare che il motivo di questa mobilitazione non è astrattamente
"ideologico", ma significa arrestare il diffondersi di comportamenti
sociali "molto" concreti che discriminano le donne, attaccano gli
immigrati, aggrediscono i movimenti sociali che da qualche anno hanno
ripreso vigore in Italia. Perciò riteniamo che l'appuntamento di sabato sia
rivolto a tutte le sensibilità che hanno a cuore la libertà e l'uguaglianza
sociale.
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Comunque chi vuole qualche motivo in più per manifestare può leggersi
questo piccolo approfondimento su quanto si viene a proporre con la "cosa
nera".....:
Dopo anni trascorsi a rifarsi una verginità democratica, scendendo in campo
perfino col "partito trasversale delle donne", all'indomani della brusca
virata di Fini Alessandra Mussolini si ritrova a fondare un partito "a
destra di ogni destra" insieme ad un manipolo di nazifascisti, alcuni
implicati nelle stragi di Stato. Ecco chi sono, processo per processo, i
"camerati d'avventura" di Alessandra. E su quali amici potranno contare.
DI ANDREA CINQUEGRANI - In anteprima per Information Guerrilla dal nr. di
gennaio del mensile "La Voce della Campania"
2002. "Mussolini? Un grande statista". "Gli immigrati? Un bubbone da
eliminare". Parola di Gianfranco Fini che al doppiopetto, spesso e
volentieri, preferisce ancora saluto romano e moschetto.
2003. A ottobre Gianfranco inizia la sua rivoluzione e rivela, agli
stupefatti camerati di un tempo, un'autentica anima rossa. Scavalcando
tutti a sinistra, per dar voto agli immigrati: in brodo di giuggiole i
dalemiani del Riformista, che plaudono al nuovo che avanza, al fine
politico, al nocchiero coraggioso (raggiungono il 'massimo' il 31 dicembre
quando - fra botti e boutade - lo incoronano 'uomo dell'anno'). Furiosi
come belve assetate di sangue i leghisti, che fino a qualche settimana
prima gareggiavano con le truppe nazionalalleate nel prendere a cannonate
zattere e scialuppe stracolme di clandestini.
Nel clima prenatalizio, poi, il capolavoro. In perfetta tenuta ebraica, sul
capo la kippah di rito, una lacrima sul viso, ecco il condottiero di An a
Gerusalemme, davanti al muro del Pianto (pare che giorni dopo sia tornato
sui luoghi, a Betlemme, per il ruolo del bambinello). E il superbotto
finale: "Mussolini? Un pessimo statista. Un oltraggio le sue leggi
razziste". Perfetto. Triplo avvitamento carpiato degno del mitico Klaus Di
Biasi.
Un'eruzione, un terremoto. A mare le ideologie, a mare l'antica devozione
al Duce, a mare il razzismo d'una vita, a mare la storia d'un partito, di
un'area, di un pezzo d'elettorato. Pronti, si cambia: in carrozza. Verso dove?
Le voci corrono, dal Transatlantico via Senato, fin al Quirinale. E' un
crescendo fra palazzi e corridoi. Nessun tradimento, nessuna follia, ma
solo, unicamente un freddo calcolo, un breve ragionamento: il Cavaliere non
sta bene, la salute di Silvio vacilla, il tumore si fa strada. Occorre
pensare in fretta alla successione. Bisogna inventarsi una campagna
politico-mediatica al fulmicotone, capace di trasformare il look di un ex
fascista in quello di un liberale con aperture democratiche e perfino di
sinistra. Zac, zac, zac: tre tagli, tre fratture, tre 'discontinuità' con
la forza del carro Usa che tirò giù la statua di Saddam. Addio monti, noi
di An corriamo ora nelle pianure delle democrazia, per conquistare Palazzo.
Chigi.
Peccato che i medici di Fini siano stati un po' precipitosi. O non abbiano
consigliato al capo una maggior cautela. Il Cavaliere, infatti, sta
magicamente meglio (miracoli di Arcore), l'operazione restyling avrebbe
potuto svolgersi con più calma, l'atterraggio nelle sconosciute lande della
democrazia un momentino più morbido. Tanto, per evitare a qualcuno, come il
fido Ignazio La Russa, di dover dichiarare quello che mai un nero e duro
come lui avrebbe immaginato in vita sua (chissà che dosi di Maalox); o a un
altro gerarca, come il presidente del Lazio Francesco Storace, di esibirsi
da provetto parapendista per trovar la via di "restare nella An che ho
fondato anche io, nonostante tutto".
Lei no. Punta nel cognome e nell'orgoglio, l'Alessandra nazionale ha subito
sbattuto la porta e mandato Fini e compagni (quali camerati e camerati) a
quel paese. Predappio, per non dimenticare la 'storia'. E così, sotto
l'albero di Natale, comincia l'avventura di quattro amici al Nar:
Alessandra Mussolini, Luca Romagnoli (l'erede di Pino Rauti e della sua
Fiamma Tricolore), Adriano Tilgher (a bordo del Fronte Nazionale) e Roberto
Fiore (in sella a Forza Nuova). Li segue a ruota il 'consigliere politico'
Michele Rallo, ex parlamentare siculo e fondatore dei Gan (Gruppi di Azione
Nazionale).
Vediamo allora chi sono i fascisti tutti d'un pezzo che hanno deciso di dar
vita alla Cosa Nera, ovvero Libertà d'azione, che già pregusta un 2,5,
forse anche un 3 per cento alle prossime europee.
LUCA ROMAGNOLI
Lecco, 11 giugno 2002. Festa tra le camicie nere, è in arrivo il numero uno
della Fiamma Tricolore. Entusiasta il messaggio dei camerati: "Il
segretario nazionale Luca Romagnoli è stato invitato come ospite dalla
palestra Millenium a Cernobbio ad una serata di incontri di pugilato e kick
boxing all'aperto". Niente guanti gialli, dunque, ma guantoni, per i figli
'veraci' del Duce che approdano nella Padania. "Se si escludono le visite
dell'ex segretario del Msi Giorgio Almirante - aggiungono in coro - questa
è stata la prima volta che chi è più in alto nella scala gerarchica del
Movimento Sociale Fiamma Tricolore viene a far visita alla nostra città".
Più avanti: "Il segretario Romagnoli, chiamato sul ring alla presentazione
di alcuni atleti, in un breve ma significativo discorso ha sottolineato
l'importanza di questi sport trascurati dai mass media, considerandoli come
sport nazional-popolari che forgiano la gioventù allontanandola dalle
tentazioni della strada e della droga".
Un tipo chic e kick, Romagnoli (secondo altri, semplicemente kitsch), il
conducador capace di portare la Fiamma ai suoi più alti livelli, il
figlioccio di Pino Rauti, l'erede di tanta ducesca tradizione.
Rauti, dunque. Ecco come lo descrive il dossier dal titolo Stragi e
terrorismo: strumenti di lotta politica, elaborato dai Ds. "E' Pino Rauti
ad ammettere che l'estrema destra "ha collaborato più o meno sottobanco"
con pezzi delle nostre istituzioni e che "l'ipotesi del golpe, ad esempio,
ha circolato nell'estrema destra, a un certo punto, come scorciatoia per il
potere, di fronte a un pericolo comunista. Io stesso sono stato coinvolto
con i militari"". Sulla strage di piazza Fontana sia lui che Giorgio Pisanò
non hanno dubbi: la bomba fu collocata dai 'Servizi' nel quadro della
strategia della tensione; per Pisanò, leader di Fascismo e libertà, "dal
ministero dell'Interno, ufficio Affari Riservati".
Rauti, del resto, faceva capo, insieme a Giudo Giannettini, all'ufficio Z
del Sid, quello degli agenti sotto copertura. "Il tenente dei carabinieri
Sergio Bonaiuti - viene ricostruito nel dossier - ha dichiarato ai giudici
bolognesi di aver accompagnato più volte Rauti negli uffici di Forte
Braschi, sede del servizio segreto militare".
Rammenta un altro terrorista nero, Vincenzo Vinciguerra: "Rauti aveva
collegamenti operativi con lo Stato Maggiore e con il generale Aloia. A
cavallo tra destra parlamentare ed extraparlamentare, Rauti era portatore
di una strategia eversiva ben precisa".
Un altro camerata, Edoardo Bonazzi, ricorda che "sia il gruppo la Fenice
sia i gruppi del Veneto facevano riferimento a Rauti e a Signorelli ed era
stato Rauti ad indicare questa strategia di rientro nel Msi, al fine di
avere una maggior copertura anche da eventuali iniziative giudiziarie, in
quanto vi era il rischio che fossero presto sciolti i gruppi di estrema
destra. Azzi diceva che il suo gruppo, cioè la Fenice, era in contatto con
i Servizi, anche prima del 1969, e proprio per questo era stato in grado di
conoscere e prevenire, con il rientro nel Msi, lo scioglimento del suo
gruppo, ricreandolo nel Msi stesso. Mi fece capire - aggiunge ancora
Bonazzi - che Signorelli, come elemento sovraordinato a Giancarlo Rognoni,
era sicuramente informato del progetto (per l'attentato al treno
Ventimiglia-Genova, ndr) anche perché si incontrava soprattutto con Rognoni".
Scorriamo ancora le fitte e documentate pagine del dossier che ricompongono
con dovizia di particolari 'storici' molti tasselli nell'arcipelago delle
trame nere: dove fanno regolarmente capolino 007 dei servizi (un esempio su
tutti, il generale Santovito, tra i protagonisti dell'affaire Cirillo) e
piduisti d'ogni rango, a cominciare da Licio Gelli (il quale a fine anni
settanta promosse e finanziò una costola 'pseudoautonoma' del Msi,
Democrazia Nazionale, mentre i massoni di piazza del Gesù provvidero a
ossigenare le casse di Ordine nuovo attraverso il nero Marco Affatigato).
"Paolo Signorelli era da sempre il punto di riferimento costante di tutti i
catturandi e/o ricercati per motivi di giustizia, non solo nell'area
eversiva di destra ma anche del Msi, per sua esplicita ammissione, cui non
lesinava aiuti, anche di ordine economico. Signorelli conosceva e
frequentava sia l'ambiente ordinovista che il Msi". Del resto, è proprio
una 'nota condidenziale' allegata al fascicolo Msi volontari nazionale a
rivelare che "nel quadro del rafforzamento dei Volontari, l'on. Almirante
ha dato incarico al prof. Signorelli di organizzare squadre speciali e
segrete, con il compito di effettuare azioni di rappresaglia".
Paolo Signorelli, il professore, sessantanove anni, è un po' il crocevia
ideologico e organizzativo di vari pezzi della Cosa Nera. Grande amico di
Rauti, è anche legato a doppio filo con Adriano Tilgher. Il sigillo al
sodalizio è fresco, meno di un anno fa, quando cominciava a farsi strada
l'idea del cartello a destra della destra. Il 24 febbraio, infatti, al
centro dello stivale, in quel di Scurcola Marsicana, in provincia
dell'Aquila, viene siglato il patto: nasce la Grande Europa, con
l'obiettivo di cambiare il corso della Storia e indicare il Cammino alle
genti. Si tratta, in realtà, di una società a responsabilità limitata che
accanto alla più prosaica attività di compravendita immobiliare classica,
all' "acquisizione di beni immobili da destinare all'esercizio
dell'attività turistica, anche alberghiera", e all'ambizioso, dichiarato
progetto di acquisire "interi centri storici che - viene precisato - a
seguito di eventuali ristrutturazioni saranno destinati all'esercizio
dell'attività turistica e culturale", affianca il nobile proposito di dar
vita a "biblioteche da destinare come beni dell'umanità", "laboratori studi
e ricerca". Per far tutto questo ben di dio, potrà aver rapporti non solo
con gli enti locali coi quali hanno a che fare i comuni mortali, ma
soprattutto "con la comunità europea" e ancor di più con "la Banca mondiale
per gli investimenti". Con le sfere celesti, gli accordi verranno presi in
seguito.
ADRIANO TILGHER
Timoniere verso la Grande Europa, ovviamente, è il pensatore Signorelli,
che siede sul ponte di comando in veste di presidente e socio col 10 per
cento delle quote. A superarlo, come azionista di maggioranza (e il 50 per
cento in tasca), Maurizio Giorgetti, mentre lo affiancano (con un 10 per
cento ciascuno) lo stesso Tilgher, Pietro Scarponi, Paolo Vecchioni e Marco
Angelucci. Quarantanovenne, professione assicuratore (con le due società di
Ronciglione in compagnia di Angela Romano), Giorgetti é un altro seguace
della formazione di Tilgher, al punto che insieme a quest'ultimo é stato
candidato alle Provinciali di Roma 2003. Ma Giorgetti è anche presidente
del cda di Comm.int. srl - dedita evidentemente agli scambi internazionali,
dalle pelli alle pellicce, dai tessili agli alimentari - e socio di
maggioranza della Editoriale Viterbese. Anche Tilgher, del resto, si occupa
di polizze & affini: è socio, infatti, di Assi Erre, ma non disdegna la
gestione immobiliare, in sella a Odal Prima: entrambe le sigle hanno sede
nella capitale.
Tarantino, 56 anni, Tilgher è tra i fondatori, nel 1970, di Avanguardia
nazionale. Nel '75 viene arrestato e condannato per ricostituzione del
partito fascista. Uscito di galera, vi farà presto ritorno con l'accusa di
aver partecipato alle stragi dell'Italicus e della stazione di Bologna,
accusa dalla quale verrà poi scagionato (ottenendo anche un risarcimento
danni 'per ingiusta detenzione'). Iperattivo, nel '90 dà vita alla Lega
Nazionalpopolare, che diventerà poi Alternativa Nazional Popolare.
Partorisce poi La Spina nel Fianco, gruppuscolo e al tempo stesso rivista
che tenta di aggregare altre esperienze editoriali nazifasciste, in
compagnia di Marco De Angelis (ex Terza posizione) e Maurice Bignami (ex
Prima Linea). Nel '96 si unisce alla Fiamma Tricolore di Rauti, ma il
feeling dura meno di un anno, e ne viene espulso. "Un traditore", lo
etichetta, "uno che tratta con il Polo", fino a ritrovarsi - oggi - sulla
stessa barca. Consegnate alla storia le sue definizioni. Benito Mussolini:
"Ci vogliamo mettere a discutere il Duce? Lei se lo immagina Fini che fonda
città? E Fassino che fa la battaglia del grano?". Adolf Hitler: "Un uomo
che ha lottato per il suo Popolo, incorrendo, secondo la storiografia
ufficiale, in alcune storture". Chiaro?
Tra i suoi partner ai bei tempi di Avanguardia Nazionale, in prima fila
Delle Chiaie e Guido Paglia. Su di lui si sofferma anche il dossier dei Ds:
"Delle Chiaie aveva dimestichezza con i massoni, in particolare quelli
dell'obbedienza di piazza del Gesù poi transitati nella P2; tra le sue fila
vi era Adriano Tilgher, il cui padre, oltre ad essere tra i congiurati
della 'notte della Madonna', era nell'elenco dei piduisti consegnato
personalmente al dr.Vigna da Licio Gelli (il quale in seguito dirà - solo
per lui - che si era trattato di un errore, ndr); i militari golpisti agli
ordini di Borghese e del Fronte nazionale di Delle Chiaie erano tutti
rigorosamente iscritti a quella loggia".
E poi: "Guido Paglia, uomo del Sid di Maletti e Labruna, è anche capo di
Avanguardia nazionale ai tempi della latitanza di Delle Chiaie. Lavorerà
con il Carlino e la Nazione e diverrà vice direttore del Giornale, poi
responsabile delle relazioni esterne della società Cirio, rivestendo anche
compiti dirigenziali all'interno della Lazio". La carriera di Paglia
prosegue inarrestabile, fino a toccare i vertici del Mattino e, poi, quelli
del top management Rai, dove è attualmente responsabile delle relazioni
esterne.
"Il 10 gennaio '70, a meno di un mese dalla strage di piazza Fontana -
ricostruisce il dossier - Paglia smarrisce il portafogli, dove si
rinvengono alcuni appunti: il primo è redatto con la grafia di Mario
Merlino, che dovrà riconoscerne la provenienza; con ciò rendendo evidente
sin da subito il ruolo di infiltrato di Merlino per conto di An in gruppi
anarchici e il ruolo di provocazione e intossicazione delle indagini svolto
da Delle Chiaie, Merlino e Paglia. Che redigerà un dettagliato rapporto,
affidabile per il Sid, sugli avvenimenti relativi alla 'notte della
Madonna', inserendo tra i congiurati esponenti missini raccolti intorno
all'on. Caradonna. Indicherà inoltre il gruppo, di cui era a capo,
Avanguardia nazionale, come una struttura armata, che si era proposta
l'eliminazione fisica del capo della Polizia Vicari".
ROBERTO FIORE
Nemici giurati fino a qualche mese fa, ora i gruppi di Fiore, Rauti e
Tilgher si ritrovano d'amore e d'accordo sotto l'ombrello della Mussolini
("di fidanzati adesso ne ho tre", cinguetta Alessandra).
Sulla personalità di Fiore e sui suoi turbolenti trascorsi si dilungano, il
9 gennaio 2001, i componenti della "Commissione parlamentare d'inchiesta
sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei
responsabili delle stragi", presieduta dal senatore Ds Giovanni Pellegrino.
E' in particolare un deputato di An e membro della Commissione, il
siciliano Enzo Fragalà, a sollevare come punto centrale della discussione
sull'attentato al quotidiano Il Manifesto (che si era verificato qualche
settimana prima) il caso di Roberto Fiore e del suo camerata Massimo
Morsello (oggi deceduto), sollecitando la convocazione di entrambi e la
messa all'ordine del giorno di relativi provvedimenti da assumere. Come si
ricorderà, infatti, la bomba carta esplosa al terzo piano di via Tomacelli
era stata - secondo le risultanze investigative di quei giorni - innescata
da Andrea Insabato, 41 anni, già militante di Terza Posizione.
La ricostruzione resa da Fragalà in Commissione stragi risulta,
innanzitutto, suffragata dalla mole di documenti che esibisce. "Tutto
quello che sto dicendo - spiega a un certo punto Fragalà, che oggi é membro
della Commissione sui Servizi segreti - è riportato in una serie di
documenti che produco alla Commissione: non sono né deduzioni né ipotesi".
Poi passa a ricostruire i rapporti fra Insabato e Fiore. "Insabato era
stato arrestato dai carabinieri del reparto operativo di Roma, il 2 o 3
marzo 1983, nella Libreria Romana di via dei Prefetti a Roma. In quello
stesso processo, Francesca Mambro e Valerio Giusva Fioravanti subirono una
pena di 14 anni di reclusione. Latitante da otre due anni, l'estremista,
secondo quanto venne accertato dai Carabinieri, era risultato in contatto
con altri militanti della destra radicale, fra cui Walter Spedicato e
Roberto Fiore". Quest'ultimo "venne arrestato a Londra il 12 settembre 1982
(il giorno prima era stato arrestato Morsello insieme ad Elio Giallombardo,
Amedeo De Francisci e Marinella Rita), in seguito a un mandato di cattura
internazionale emesso dalla magistratura italiana, ma poi restituito in
libertà poiché i giudici inglesi negarono l'estradizione per reati di
natura politica".
Si passa poi a dettagliare il periodo della latitanza "d'oro" trascorso
oltre Manica: "Massimo Morsello e Roberto Fiore - continua Fragalà davanti
alla Commissione stragi - riparano in terra inglese in stato di latitanza
poiché colpiti all'indomani della strage alla stazione di Bologna da
mandati di cattura internazionali emessi dalla magistratura italiana. In
Gran Bretagna entrano subito in contatto con Nick Griffin con il quale
danno vita alla creatura International Third Position. Allaa loro latitanza
è collegata l'acquisizione di oltre 1.500 unità immobiliari, di cui molte
nella city londinese, intestate o riconducibili alla loro holding, che
comprende case discografiche, agenzie di collocamento e di viaggio,
strutture ricettive, locali pubblici ed alberghi. Ciò permette loro di
condurre una vita al di sopra delle possibilità di un qualsiasi comune
latitante per reati politici. In quegli anni (siamo nei primi degli
Ottanta) alcuni militanti della Destra radicale hanno l'opportunità di
incontrare Morsello e Fiore a Londra e rimangono colpiti e stupiti dalle
loro enormi possibilità economiche e finanziarie: cosa che in Italia non
s'era mai evidenziata".
Do you remember M16?
Poi il deputato di An lancia un allarme: "chiedo che Morsello e Fiore
vengano auditi da questa Commissione, perché in un documento ufficiale, la
relazione pubblicata nel dicembre 1991 dalla Commissione d'inchiesta del
Parlamento Europeo sul razzismo e la xenofobia, proprio Roberto Fiore viene
indicato quale agente dell'MI6, una branca dell'Intelligence Service
britannico, fin dai primi anni '80, infiltrato nel movimento della destra
radicale nazionalista inglese al fine di annientare il National Front di
Nick Griffin".
Proseguono le rivelazioni di Fragalà: "Ci sono delle informazioni
provenienti dalla Gran Bretagna e dall'Irlanda, che allego in fotocopia, in
cui si sostiene non solo che i due soggetti (Fiore e Morsello, ndr)
continuano ad essere in forza ad un settore del Secret intelligence service
inglese, ma addirittura che l'avventura politica rappresentata dal
movimento denominato Forza Nuova abbia quale referenti occulti gruppi
nazionalcomunisti attivi prevalentemente all'estero, in paesi come la
Russia, la Bulgaria, la Romania e la Serbia. Hanno fondato un villaggio
nazionalcomunitarista - c'è un documento qui che lo dimostra - nella
Penisola iberica e altre strutture similari stanno nascendo con il loro
supporto e finanziamento nell'Europa dell'ex blocco sovietico in appoggio
alle formazioni nazionalcomuniste. L'attività politica di Roberto Fiore e
Massimo Morsello può ragionevolmente rappresentare per la comunità di
intelligence d'oltremanica una sorta di cavallo di Troia negli ambienti più
prossimi agli apparati di sicurezza dell'ex Patto di Varsavia".
Anche gli organi di stampa inglesi suonano un campanello d'allarme su
Fiore. A Londra viene pubblicata una rivista, Searchlight, unicamente
dedita alla rivelazione dei traffici nazifascisti nel mondo. Molte
inchieste, negli ultimi anni, sono state dedicate alle attività
anglosassoni - e non solo - di Forza Nuova. Ecco cosa viene scritto in un
reportage del 2001: "Con la protezione dell'M16 (il servizio segreto
inglese, ndr) Fiore e un gruppo di affiliati ai Nuclei Armati Rivoluzionari
(NAR) sono approdati in Inghilterra all'inizio degli anni '80; a loro è
stato consentito di mettere in piedi un impero da milioni di sterline in
cambio della loro collaborazione". Su cosa? Notizie sulle attività della
Falange in Libano, sostiene Searchlight: "le ragioni dell'apparente
intoccabilità di Fiore devono probabilmente ritrovarsi nelle informazioni
che è stato in grado di fornire ai servizi segreti britannici e che aveva
raccolto durante i campi di addestramento delle frange estremiste della
Falange in Libano".
Anche Searchlight documenta gli stretti rapporti di Fiore con Andrea
Insabato: era il suo braccio destro - dal quale riceveva un 'regolare'
stipendio - per organizzare le varie iniziative turistico-ricreative del
gruppo Fiore a Londra, compresi, ad esempio, svariati concerti, come quello
di Romano Mussolini.
Attraverso una delle società del gruppo, Meeting Point, Fiore "ha
beneficato parecchi terroristi. Il più noto è forse Franco Freda. Poi
altri, ad esempio Fabrizio Croce e Duilio Canu, due fascisti collegati con
Hammerskins. Altri ancora, come Davide Sante Petrini, Rosario Lasdica e
Francesco Bianchi. Bianchi è noto per aver picchiato un cronista della
Stampa di Torino che aveva osato rivolgere una domanda a Fiore sulla bomba
al Manifesto".
Per tirar su il morale delle truppe nere, poi, ci vuole una bella Sambuca.
I segugi inglesi di Searchlight scoprono infatti che dalla famiglia
Molinari sono giunti 'aiuti' a Forza Nuova. "Altre risorse - viene aggiunto
- arrivano da alcuni pezzi grossi della mafia". Cin cin.
RALLO E I LUPI NERI
Il quartetto viene completato da Michele Rallo, ex parlamentare siculo,
nominato sul campo consigliere politico della formazione neosquadrista. La
sua creatura, i GAN (forse è meglio non nominarli, sbarcati in terra
d'Albione), veraci gruppi anticomunisti sorti nel bollente clima del '69.
Sul ponte di comando, Rallo è affiancato da Paolo Pecoriello. Due nomi, due
storie. Vale la pena di scorrere ancora rapidamente il dossier dei Ds
Stragi e terrorismo strumenti di lotta politica.
"Vinciguerra ricorda che Delle Chiaie era collegato all'Aginter Press e a
Guerin Serac per operazioni eversive fin dall'epoca di piazza Fontana e
come fosse impiegato dalla Cia per operazioni coperte in varie parti del
mondo. Tra i collaboratori di Serac compaiono, oltre agli immancabili Guido
Giannettini e Pino Rauti, anche Giorgio Torchia e Gino Agnese, redattori
del Tempo di Roma, e Michele Rallo, con Giannettini articolista del Secolo
d'Italia".
Fitto il pedigree del suo braccio, è il caso di dirlo, destro, Pecoriello.
E' lui a consegnare nelle mani dell'allora giudice istruttore Luciano
Violante, nel '74, un memoriale nel quale vengono minuziosamente
ricostruite le trame eversive della destra, a cominciare dal 'golpe bianco'
di Edgardo Sogno. Assiduo frequentatore d'aule di giustizia, Pecoriello ha
poi il modo di dichiarare ad un altro giudice istruttore, questa volta a
Bologna, "come Avanguardia Nazionale fosse una immediata espressione del
Ministero dell'Interno, sia per ragioni soggettive (i padri di Flavio
Campo, di Di Luia e di Cataldo Strippoli erano funzionari del ministero),
che per la stessa natura delle azioni che tale organismo era chiamato a
compiere, in particolare azioni di infiltrazione e provocazione in chiave
anticomunista". E ancora. Un Pecoriello in vena di sfogo ricorda che
l'onorevole Cruciali del Msi "mi chiese che facessi scritte e simboli
filocomunisti sulle chiese di Terni. Dopo un po' di tempo ricevetti una
telefonata di Delle Chiaie che mi ordinava di andare immediatamente a Roma
con i suoi ragazzi. Vi andai e in casa Delle Chiaie mi furono affidate
alcune bombe a mano Srmc che avrei dovuto tirare contro l'ambasciata
americana, durante i disordini che sarebbero seguiti ad una manifestazione
contro la guerra in Vietnam".
Ecco la sua sintesi sulle 'ragioni' della destra nera. "Ritengo che i
personaggi - verbalizza Pecoriello - al centro di tutti i complotti
eversivi almeno a livello operativo siano Stefano Delle Chiaie e Pino
Rauti. Borghese, Freda, Ventura, Graziani, Saccucci e molti altri non sono
altro che loro pedine. Sono loro che hanno tenuto i vari contatti
internazionali con Grecia, Spagna, Portogallo, Cile, Francia e Germania".
Oggi Pecoriello - ex lupo nero - è diventato un agnellino: fa il volontario
per la Caritas. Più sullo sportivo Rallo, che si dedica anima e corpo ai
destini della Gaudium Basket di Canicattì.
Vieni avanti, Aretino
Tanta voglia di unità a destra della destra. Uno dei cuori pulsanti per una
nuova coesione fra le camicie nere si trova ad Arezzo, nota non solo per la
magione del Venerabile in quel di Castiglion Fibocchi, ma anche perché
comincia a germogliare il seme della Comunità Militante FSN-FN, così si
definiscono i camerati locali, i quali hanno dato vita a un sito,
ovviamente militante, dall'inconfondibile logo, Gerarchia. E che, siamo
uomoni o caporali?
Ecco uno dei dispacci più freschi, dedicato, naturalmente, al motto
'l'unione fa la forza', nuova o vecchia che sia. Leggermente criptico e
provincialotto, per la verità, l'incipit. "Da ora in avanti - esordiscono i
camerati aretini - escludiamo dalla pubblicazione di comunicati il
Movimento Fascismo e Libertà, a meno che non riconduca la dialettica su
toni consoni all'etica fascista. Gli insulti non servono né serve tantomeno
lanciare calunnie e falsità. Il tempo dimostrerà chi cerca di operare con
serietà ad un progetto e chi, in buona o malafede sono solo problemi di
coscienza, lavora sempre per il 're di prussia'. Comunque la patente di
fascista - se Dio vuole - non la dobbiamo certo ottenere da Gariglio".
Lavati i panni sporchi in casa, e appresa l'esistenza fino ad oggi del
tutto misteriosa di una dialettica in epoca fascista, proseguiamo con il
sentito appello. "Chi vorrà commentare senza censure qui troverà uno spazio
aperto. In primo luogo l'appello di Enzo Cipriano, Rutilio Sermonti ed Enzo
Erra (ex redattore del Roma, ndr) finalizzato al superamento della
frammentazione dell'area anticonformista, oltre un semplice appello per un
cartello elettorale".
Ed ecco la risposta di Luca Romagnoli, segretario della Fiamma Tricolore,
diramata su Gerarchia. "Cari camerati, apprezzo questo nuovo tentativo di
'andare oltre'. Ne condivido gli auspici come ne sento l'importanza e,
forse, l'urgenza politica. Proporrò alla discussione delle prossime
riunioni di Segreteria Nazionale e Comitato Centrale (15 e 16 novembre) il
vostro appello, operando acciocché sia apprezzato e si possa iniziare un
dialogo politico-organizzativo".
In realtà, l'idea della Cosa nera germoglia la primavera scorsa, e a darne
la lieta novella è il quotidiano Linea, organo ufficiale della Fiamma di
Rauti & Romagnoli, che sottolinea a luglio come il parto nasca dalle intese
tra la stessa Fiamma e il Fronte Nazionale di Jean Marie Le Pen "per la
costituzione di un cartello elettorale comune di tutte le forze
Nazional-Popolari, in vista delle prossime elezioni europee del 2004".
"Nel quadro dell'accordo per le europee del 2004 - chattano i camerati -
stilato nell'aprile scorso a Nizza tra il Front National di Jean Marie Le
Pen e il Movimento Sociale Fiamma tricolore, il Delegato generale del FN,
prof. Bruno Gellnisch (un elvetico-aretino?, ndr) è giunto in Italia
venerdì 12 settembre per incontrare il segretario nazionale Luca Romagnoli
e poi partecipare alla riunione di 'area' del 13 che ha fatto riunire i
vari Camerati in un ristorante piacentino che è costato al signor Gariglio
del MFL ben 43 euro cadauno per un pranzetto non dei migliori". Quel solito
Gariglio, che 'dimentica' di annoverare la formazione di Tilgher e Delle
Chiaie tra i promotori dell'abbraccio fra neri.
Era già un'urgenza politica, la Cosa Nera, nell'agenda politica di Rauti &
C.fin dalla primavera 2003. Un motivo in più, per Fini, di virare in poche
settimane a 360 gradi?
Neri per caso
Sorpresa. Nella nuova Commissione parlamentare d'inchiesta
sull'occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, che ha
intrapreso i suoi lavori a fine dello scorso anno, é entrato a far parte il
senatore di Forza Italia Emidio Novi. Nella seduta del 27 novembre,
infatti, il presidente della Commissione Flavio Tanzilli comunica che Novi
subentra al dimissionario Sergio Travaglia. Evviva.
La notizia lascia di stucco non pochi esponenti dell' ambiente
giornalistico partenopeo, da cui il neo-commissario antifascista proviene.
"Emiddio - commentano alcuni reduci dal vecchio Giornale di Napoli - é
cresciuto a marmellata e Mein Kampf. E chi se lo dimentica, quel mezzobusto
in bronzo di Adolf ben in vista sulla sua scrivania al giornale dove si è
fatto le ossa, il Roma di Achille Lauro?...".
Della stessa Commissione fa parte un altro deputato eletto in Campania, ma
nelle fila di Alleanza Nazionale. Si tratta di Italo Bocchino,
plenipotenziario al Sud di Gianfranco Fini anche perché attuale editore del
Roma e dello stesso Giornale di Napoli.
Se Novi avrà nella nuova Commissione qualche problema con la sua fede
passata, per Bocchino e per il Roma i grattacapi potrebbero derivare dagli
esiti della maxi inchiesta del pm capitolino Pietro Saviotti sui grandi
appalti, a cominciare dall'Alta velocità (dopo cinque anni d'indagini, si è
in attesa a breve degli sviluppi), intessuti tra brasseur di Stato e della
finanza (si va dai vertici del ministero del Tesoro a top manager di
Capitalia) in combutta l'establishment organizzativo (Vincenzo Maria Greco)
e imprenditoriale (Agostino e Sandro De Falco) di '0 ministro, Paolo Cirino
Pomicino.
Fra le minuziose pagine della ponderosa inchiesta, infatti, fa capolino un
deputato eletto nel casertano - in particolare nelle zone più pervase dalla
camorra - il quale avrebbe ricevuto un contributo da 100 milioni di vecchie
lire, a favore delle casse del suo giornale, dalla consorte di uno dei
titolari dell'Icla.
In attesa degli sviluppi che avrà l'attività investigativa di Saviotti,
Bocchino sarebbe già all'opera per estendere il suo raggio d'azione come
editore. E in ambienti romani già circola la notizia che starebbe per
conquistare il Tempo, la mitica creatura diretta per anni dal primo
consigliere di Berlusconi,
Gianni Letta.
CROCE NERA SULLA GIUSTIZIA
Una sentenza di primo grado del tribunale di Napoli dà ragione
all'estremista Roberto Fiore, che si era sentito diffamato per alcune parti
di un articolo della Voce riportate anche dall'autorevole Guardian.
Sono state rese note le motivazioni con cui la quinta sezione penale del
tribunale di Napoli - giudice monocratico Giovanni Fragola Rabuano - lo
scorso 21 novembre ha condannato in primo grado la Voce per aver offeso
l'onore e la reputazione dell'estremista di destra Roberto Fiore con un
articolo a firma di Fabrizio Geremicca, pubblicato nel numero di novembre
1998. La sentenza del giudice Rabuano, basata "sulla deposizione resa dal
Fiore" e "sulla capacità a delinquere del Geremicca desunta dalla
personalità dello stesso", getta un'ennesima e ancor più preoccupante ombra
sulla democrazia dell'informazione nel nostro Paese. Mentre giungono da
diverse forze democratiche messaggi di solidarietà alla Voce, riportiamo i
principali passaggi delle motivazioni di condanna.
Da pagina 4 - () Dagli atti emerge in modo certo ed incontrastato la penale
responsabilità di entrambi gli imputati (Fabrizio Geremicca ed il direttore
della Voce Andrea Cinquegrani, ndr) in ordine ai reati ad essi
rispettivamente contestati, essendo provati gli elementi costitutivi degli
stessi. Tale affermazione si fonda sulla deposizione resa dal Fiore e sulla
documentazione legittimamente acquisita agli atti, nella quale rientra
anche la nota difensiva e gli allegati depositati in cancelleria il 24.7.2003.
Il fatto contestato è la pubblicazione sul periodico La Voce della Campania
di novembre 1998 dell'articolo intitolato 'Eravamo quattro amici al Nar' a
nome di Fabrizio Geremicca.
Tale articolo offendeva la reputazione di Roberto Fiore e Massimo Morsello
in quanto riferiva, tra l'altro, "ricostruiamo la mappa dei gruppi
partenopei in odore di nazifascismo, spesso agganciati a realtà
transnazionali dal sapore ambiguo. Condannato a nove anni nel 1985, Fiore
si rifugia oltre confine, portando con sé la cassa del gruppo. Soggiorna in
Libano sotto la protezione dei falangisti Fiore e Morsello prendono
contatti in Libano con i servizi segreti inglesi forniscono informazioni e
spiate in cambio la lady di ferro chiude gli occhi sulle richieste di
estradizione Fiore continua a gestire la Meeting Point non sempre con
metodi ortodossi, secondo le denunce di alcuni turisti, che hanno parlato
di pessime condizioni igieniche, controversie sui prezzi, bande di
skinheads scatenate Incappa in una nuova inchiesta della magistratura che
lo chiama in causa per presunti finanziamenti agli Hammerskins".
Questo giudicante ritiene che parte di tale pubblicazione, oggettivamente
diffamatoria, non possa essere scriminata ai sensi dell'art. 51 c.p.
dall'esercizio dello ius narrandi.
Come noto, il diritto di cronaca trova il proprio riconoscimento nell'art.
21 cost., che attribuisce il diritto di manifestare liberamente il proprio
pensiero, ma la libertà d'informare ed essere informati è limitata dalla
necessità di rispettare altri diritti di pari dignità costituzionale, quali
l'onore e la reputazione. Si tratta, cioè, di bilanciare diverse esigenze,
garantendo la legittimità della diffusione di notizie di pubblico
interesse, pur se diffamanti, nel rispetto dell'altrui persona.
Da pagina 6 - Ciò premesso, questo giudicante ritiene opportuno valutare
l'effettiva portata diffamatoria delle singole espressioni di cui ai capi
d'imputazione.
1 - Innanzitutto, non vi è diffamazione nell'espressione 'ricostruiamo la
mappa dei gruppi partenopei in odore di nazifascismo, spesso agganciati a
realtà transnazionali dal sapore ambiguo'. Se in linea generale
l'attribuzione a una persona di una ideologia di estrema destra, quale il
nazifascismo, è idonea a ledere la propria sensibilità, tuttavia è
incontestabile la natura delle organizzazioni, quali il partito politico
'Forza Nuova' o il movimento 'Terza posizione' (indicate nell'articolo in
contestazione come gruppi in odore di nazifascismo), di cui sono, ed erano,
esponenti a diverso titolo le persone offese Fiore Roberto e Morsello
Massimo. I fatti di cronaca e le dichiarazioni rese dal Fiore circa
l'esibizione nelle manifestazioni di simboli particolarmente significativi
quale la croce celtica, nonché l'uso del saluto romano, rendono certamente
riconducibili all'ideologia, genericamente indicata, nazifascista le
organizzazioni di cui si tratta.
2 - Neppure vi è diffamazione nell'espressione 'Condannato a nove anni nel
1985, Fiore si rifugia oltre confine'. E' infatti pacifico che il Fiore sia
stato condannato per associazione sovversiva e banda armata a nove anni di
reclusione. A nulla rileva che con la sentenza di appello la pena sia stata
ridotta, dato che tale modifica (meramente quantitativa) non fa venir meno
la rilevanza penale della condotta che aveva giustificato in primo grado la
condanna, poi confermata anche nel giudizio di legittimità.
Ed è anche pacifico (lo ha ammesso egli stesso, affermando di essere stato
latitante in Inghilterra) che il Fiore si sia rifugiato all'estero per
evitare di scontare la pena della reclusione.
3 - Nemmeno è diffamatoria l'espressione 'Fiore continua a gestire la
Meeting Point non sempre con metodi ortodossi, secondo le denunce di alcuni
turisti, che hanno parlato di pessime condizioni igieniche, controversie
sui prezzi, bande di skinheads scatenate'. () L'esistenza di denunce da
parte di alcuni turisti - denunce che non necessariamente devono
manifestarsi in ambito giudiziario - circa la difformità dei servizi
offerti rispetto a quanto indicato nei programmi di viaggio (servizi
inefficienti, alloggi fatiscenti e poco igienici, nonché l'alto costo degli
stessi in relazione alla scarsa qualità offerta) emerge sia da articoli
pubblicati su quotidiani, sia dalla lettera diffusa sulla rivista
elettronica 'dooyoo magazine' il 15.12.2000, relativa a fatti accaduti
circa due anni prima, sia dalla trasmissione 'Mi manda Raitre' del
25.11.1998, ove altri giovani turisti riferiscono di analoghi problemi
riscontrati nei viaggi-studio organizzati dalla Meeting Point, o da agenzie
con la stessa collegate".
Dalle pagine 7 e 8 - 4 -Analogamente, non è diffamatoria la frase il Fiore
'Incappa in una nuova inchiesta della magistratura che lo chiama in causa
per presunti finanziamenti agli Hammerskins', essendosi il giornalista
limitato a estrapolare una notizia relativa a delle indagini, la cui verità
non è in discussione.
5 - Diverso discorso va, invece, fatto in relazione alle frasi 'portando
con sé la cassa del gruppo Soggiorna in Libano sotto la protezione dei
falangisti Fiore e Morsello prendono contatto in Libano con i servizi
segreti inglesi forniscono informazioni e spiate in cambio del permesso di
soggiorno in Inghilterra'. Ed, infatti, proprio in relazione a tali
affermazioni le costituite parti civili hanno inteso concentrare l'attenzione.
Nonostante le numerose ed autorevoli pubblicazioni su quotidiani di
rilevanza nazionale ed in testi (quali 'La destra in armi' di Giorgio
Cingolati e 'La destra radicale' a cura di Franco Ferraresi), non risulta
provata la veridicità dell'affermazione secondo cui il Fiore nel fuggire
all'estero si sia portato la cassa del movimento 'Terza posizione'. Tale
affermazione, di particolare offensività se ricollegata alla latitanza di
un elemento di vertice di una organizzazione di carattere politico, è nello
stesso articolo riportata 'a detta del leader dei Nar Valerio Fioravanti'.
Tuttavia, se è vero che ciò fu dichiarato nel 1981 dal Fioravanti alla
magistratura inquirente, lo stesso successivamente ritrattò quanto detto e
la falsità dell'accusa risulta anche dalla pubblicazione di un articolo
sulla rivista trimestrale 'Questione Giustizia' n. 4/1983, in atti. Tale
notizia in quanto incompleta e disonorevole, è di per se stessa
diffamatoria (per difetto del requisito della verità) per aver il
giornalista omesso di riferire l'esito della vicenda. Allo stesso modo non
corrisponde a verità che il Fiore e il Morsello si siano rifugiati in
Libano e che siano stati protetti dai falangisti.
Né rileva che il Geremicca abbia estrapolato tali notizie da un autorevole
quotidiano inglese, il 'Guardian', e che abbia dato contezza di ciò
('secondo il quotidiano inglese Guardian - che riporta una inchiesta del
mensile Searchlight'). Tali notizie, successivamente riportate anche da
diversi quotidiani nazionali, non corrispondono al vero: la presenza del
Fiore in Libano nei primi anni '80 è in contrasto con le sue dichiarazioni
circa un arresto eseguito nel settembre 1981 ai suoi danni dalle Autorità
di Polizia inglesi.
Non vi è stata, al contrario, diffamazione per le affermazioni relative a
una collaborazione di Fiore e Morsello con i servizi segreti inglesi (per
la cui veridicità, quanto meno putativa, si veda la seduta del 9.1.2001
della Commissione parlamentare di inchiesta sul terrorismo in Italia) e che
l'estradizione sia stata negata dalla Gran Bretagna per tale collaborazione.
Alla luce di quanto detto il Geremicca nel riportare nell'articolo alcune
notizie oggettivamente diffamatorie non ha esercitato quel controllo,
doveroso secondo canoni deontologici di correttezza professionale e criteri
di non distorsione della notizia, circa la veridicità delle stesse
attraverso un'accurata selezione delle fonti informative. Non sussistendo
fonti privilegiate, quali potrebbero apparire i quotidiani di portata
nazionale, il riscontro fatto dal giornalista che ha estrapolato notizie
diffamatorie, perché non corrispondenti al vero, pubblicate su altri
giornali non è idoneo a giustificare la lesione dell'altrui reputazione.
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