Tutto già visto e sentito, la
scena si sposta a Molfetta. Sono morti in cinque, in un' autocisterna che
trasportava zolfo in polvere presso l'azienda Truck Center, un centro
specializzato nel lavaggio di autocisterne nella zona industriale. Ho letto che
c'è stata un'immediata reazione da parte del mondo politico che chiede
l'approvazione del decreto attuativo del testo per la sicurezza sul lavoro e
tanti messaggi di solidarietà: le troupe televisive saranno in fibrillazione,
gli inviati locali faranno tardi stasera a casa. Chissà se ci sarà un porta a
porta, una trasmissione televisiva che giustificherà l'abbonamento alla Raitv.
Io sono stata a Molfetta per due anni, quasi ogni mese. Era iniziata in
rete la conoscenza di quello spaccato italiano con una lista di discussione che
si chiamava "Grande Nud", il Grande Nulla in molfettese. Ho amato
questo paese, 60.000 abitanti sul mare, le casette bianche della città vecchia
come quella che abitavo, la gentilezza e l'ospitalità di tutti, l'intelligenza
vivace dei giovani e degli anziani, la loro filosofia . Molfetta è in provincia
di Bari ma non sta in quella parte di Puglia che va di moda come il Salento,
dove è stato rilanciato il turismo per via della musica del mare della cucina
delle tradizioni:tutte cose che appartengono anche a Molfetta. Si perchè si
guadagnavano la vita prima con l'agricoltura e il mare ma oggi non è più così.
Non va bene neanche il settore marittimo o quello edile o industriale.
E si continua ad emigrare al nord e in Europa e negli Stati Uniti anche
più lontano e in tanti tornano l'8 settembre per
“Sono morti anche perché noi non siamo stati abbastanza vivi” mi viene in mente
questa frase di Giancarlo Caselli, la disse un anno fà, parlando dei morti di
mafia, da queste parti diventa sacra corona unita. Ripenso a quella compostezza
e a quel rancore che serpeggia tra tanti a Molfetta per avere visto disperso un
movimento di lotta e di cultura, eppure l'ostinazione di un gruppo nell'andare
avanti, nello scontro e nell'incontro li ha portati alla fine, ragionando sul
lavoro e la precarietà, ad aprire un'Associazione culturale che hanno chiamato
Linea
Si sono organizzati, hanno discusso intensamente sopratutto nel merito
del lavoro che manca, del lavoro nero e precario, che uccide. Venerdì apriranno
la nuova sede con un dibattito e un incontro da un titolo tragicamente premonitore
"Sicuri da morire". Avevo pensato di segnalarlo, poi mi sono già
sentita i commenti di chi avrebbe detto "ma è troppo locale, troppo
lontano"...Eh già io vivo tra Roma e Viterbo e non c'è più da pochi mesi
quel treno Ok che costava solo 9 euro per fare Roma Bari con fermata a
Molfetta, che bisognava prenderlo alle cinque della mattina. Era pieno di
giovani e non giovani, pendolari e migranti dello studio del lavoro del cuore.
Niente ok, niente partenze improvvisate,tagli di Trenitalia e tagli della vita
privata. Mi immagino ora le strade di Molfetta a Corso Umberto, piene di gente
di tutte l'età e con qualunque clima, perchè non costa niente camminare e
sorridere ma penso che oggi sorrisi non se ne fanno, si passeranno di bocca in
bocca, amaramente e dolorosamente, i nomi, i legami di quelli che non ci sono
più, che finiranno nel Grande Nud...
Provo dolore nel non esserci, credetemi vicinissima a voi tutti, si con
la mia rabbia ed amarezza, vi abbraccio forte, voi che sapete essere sempre
così grandi, forti e dignitosi.
Doriana Goracci
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THYSSENKRUPP – ILVA SICURI DA MORIRE che avrà luogo venerdì 7 marzo presso