Con questo numero si
inaugura una prima collaborazione personale di Erica Vinay con Ecumenici in
veste di traduttrice. Per i valdesi questo cognome evoca una miriade di
riferimenti culturali. Infatti Valdo Vinay, storico e teologo di fama
internazionale, era un lontano cugino ma anche un buon amico di suo padre con
tutta la famiglia. Il papa’ di Erica insegnava invece Letteratura Latina
Medievale all’Università Statale di Roma dove Lei si è laureata in
Filologia Romanza. Valdo era anche fratello di Tullio che è stato il fondatore
di Agape nelle Valli Valdesi e di un grande centro in Sicilia.
Agape è un nome che
crea imbarazzi negli ambienti conservatori valdesi (penso ad alcuni commenti
del pastore di Bergamo fatti a Legnano in una comunità cattolica) ma che rimane
un’esperienza di crescita nella mentalità delle Valli e del
protestantesimo italiano. Peccato che oggi non si abbia più il coraggio di
aiutare da parte delle chiese evangeliche nuove esperienze come Ecumenici e che
le risorse siano destinate a giornali cartacei come Confronti, di scarsa
diffusione e incidenza nella realtà. Un periodico che si rifiuta – a
seguito di precisa richiesta - di inoltrarci perfino i programmi finanziati dai
luterani su “Note di pace”, un’iniziativa che coinvolge giovanissimi
musicisti israeliani e palestinesi. Paura della concorrenza, forse?
Il barone
universitario che dirige quel foglio pensa di rappresentare tutto e tutti: di
certo noi no!...
Intanto continuiamo
a crescere, anche senza un quattrino dell’otto per mille. A proposito quest’anno sosterremo gli amici
avventisti con una campagna promozionale mirata , che studieremo coi
responsabili dell’Unione.
25 Febbraio,
2008
Caro Maurizio,
GRAZIE per il
tuo recente contributo a More Light
Presbyterians. Il tuo aiuto finanziario e spirituale ci aiuta a
mantenere e ad aumentare le nostre reti di lavoro nazionale per
l’uguaglianza di lesbiche, gay, bisessuali e transgender attraverso
Il 2008 è
il trentaquattresimo anno in cui forniamo educazione,
sacerdozio e ci estendiamo sempre di più; questo promette di essere un anno
eccitante per noi con un grande lavoro di patrocinio. Per merito del tuo aiuto,
noi possiamo mandare Michael J.Adee,
il nostro Organizzatore Superiore Nazionale, ad una dozzina di città e
presbiteri (case parrocchiali), proprio sul campo aumentando i viaggi per
lavorare con i locali LBGT-che supportano i gruppi presbiteriani,
provvedendogli una delega e aumentando la capacità di portare verso un
cambiamento. Noi aiutiamo gli sponsor sia offrendo un ministro benvenuto
sia un addestramento per gli attivisti nelle città all’interno del paese.
Il 2008 si
caratterizzerà anche per una More Light
Sunday a giugno, il nostro giorno dell’anno di testimonianza
ed azione coordinate, ora al suo quinto anno di celebrazione, come la casa
Nazionale Coming Out For More Light Weekend,
ecc
Il nostro lavoro legislativo,di
avvocatura e di testimonianza all’Assemblea
Generale a San Josè il prossimo giugno è uno dei maggiori progetti
di quest’anno oltre alla conferenza regionale MLP, la nostra presenza
nelle notizie di internet sta andando avanti nel nostro sito nazionale www.mlp.org e attraverso MLP notizie. Altri progetti comprendono
produzione e distribuzione della nostra newsletter trimestrale,
Il tuo aiuto fa si che tutto questo lavoro per l’eguaglianza sia
possibile!
Insieme stiamo costruendo una
Chiesa per tutto il popolo di Dio.
Grazia e Pace,
Bear Ride
Co-moderatore
Ps- Per notizie e risorse
educative vai su www.mlp.org
Traduzione
a cura di Roberto Pavan dell’intervista video al coordinatore nazionale
americano di MLP. Nei prossimi giorni riprenderemo quella fatta
espressamente per Ecumenici. Trattasi dell’esperienza spiritualmente più
toccante in oltre otto anni di attività informativa. Per rendere l’idea
delle sensazione percepita fu “un tocco del cuore attraverso le
parole…” In Italia queste esperienze sono praticamente
impossibili da percepirle per un omosessuale credente. Non solo
in ambiente cattolico o ortodosso ma anche evangelico. I ghetti li costruiscono
spesso anche coloro che li hanno vissuti nella Storia….
Michael
Adee – More Light Presbyterians

Da che tipo di ambiente provieni?
Provengo dalla Louisiana e da una
tipologia di famiglia molto regolare: un padre ingegnere, una madre casalinga e
un fratello.
E come ricordi la tua vita lì, in
Louisiana?
Sicuramente mentre crescevo e realizzavo che non ero come
gli altri, tipo che non riuscivo ad essere il modello di ragazzo che dovevo
essere e il modello di maschio che dovevo essere, per me fu molto difficile.
Allo stesso tempo non avevo nessun termine di paragone, nessun esempio che mi
potesse aiutare. Non sapevo neanche cosa fosse l’omosessualità. Tuttavia,
analizzando col senno di poi il mio passato e guardando attentamente indietro,
anche se a quel tempo soffrivo molto, l’ambiente ora è promettente, anche
la mia chiesa lo è.
Cosa vuoi dire con
“promettente”?
Sono cresciuto spiritualmente
all’interno di una chiesa presbiteriana, e mentre la frequentavo furono
gli anni delle prime ordinazioni delle donne pastore. Era una comunità che
proponeva quel tipo di fede che ti permette di mantenere il cervello attivo,
molto progressista intendo. Riusciva a consentirti di porre domande. Si chiama
fede riformata.
E questo come ti ha influenzato?
Quando ero piccolo mi sentivo
amato dalla famiglia e dalla comunità, soprattutto accettato. Ma quando
cominciai il liceo e fino ai primi anni del college, e cominciai anche a
sentirmi diverso perché ero gay, allora le cose cambiarono. Sentii che non
potevo essere gay e contemporaneamente cristiano, non riuscivo a sentirmi buono
e gay, né morale e gay, né gay e figlio di Dio. Per me il processo di coming
out fu piuttosto lungo.
Avevo ormai oltre vent’anni.
Per prima cosa sono partito dal realizzare il problema con me stesso, cercando
di sentirmi bene nella mia stessa pelle. Poi mi sono rivolto all’esterno,
a quelli che mi circondavano, e ho cominciato a selezionare le amicizie e le
persone con cui stavo. Ma la cosa forse più pubblica è cominciata quando
insegnavo al college nel Kentucky. Organizzai un gruppo di sostegno per gli
studenti gay in difficoltà, soprattutto per sensibilizzare il college stesso al
problema. Anche se la mia responsabile mi aveva già avvertito che il luogo era
troppo conservatore per dare spazio a discussioni del genere. Era il 1991 e fui
subito licenziato a causa del mio attivismo. Fu in quell’occasione che mi
dichiarai con mio padre per esempio.
Non
era un modo un po’ rude per farlo? Intendo, dire che eri stato licenziato
e che eri gay nello stesso momento?
E’ vero. E’ stato difficile per lui. Io volevo
solo che mi dicesse che mi voleva bene, che ero suo figlio e che tutto si
sarebbe sistemato. E ci riuscì bene mio padre dopotutto. Anche se mi rimproverò
che potevo evitare di organizzare quel gruppo di sostegno. Ma io gli risposi
che era stato proprio lui ad insegnarmi ad essere onesto con gli altri e ad
essere sempre sincero. All’inizio tra me e lui ci fu un po’ di
conflitto ma poi capì ogni cosa. Realizzò anche lui che ero stato licenziato
non perché ero gay o un attivista, ma perché viviamo in una cultura ed in una
società anti-gay.
Cosa ti ha aiutato in quel periodo?
Il gruppo di cui ho fatto parte. Il PFLAG, una sorta di
laboratorio dove riuscivo ad ascoltare i genitori di figli omosessuali con i
loro problemi. La cosa che spesso si domandavano questi genitori era se mai
essi avessero sbagliato in qualche modo nell’educazione dei loro figli.
Usai questo spunto per confortare mio padre, in modo tale che mai si sentisse
in colpa per la mia omosessualità. Dissi che lui ne era responsabile quanto lo
era per i miei capelli biondi e per gli occhi azzurri, anche se ero stato adottato.
Anche quando non riusciva a capirmi, non ha mai smesso di farmi capire che mi
amava. Fu così che realizzai che, mentre io facevo coming out con me stesso,
anche lui seguiva un suo personale processo, non meno lottato, per accettare la
mia omosessualità. Da parte mia continuavo ad inviargli materiale
sull’argomento, devo dire che sono stato anch’io molto paziente a
seguirlo nel suo processo di accettazione. E proprio il PFLAG mi ha aiutato a
comprendere mio padre. Ma anche la chiesa mi aiutò molto, tutto il direttivo e
i pastori mi sono sempre stati vicini.
E come sei riuscito a trovare questa
chiesa?
Fu proprio mentre ero in carica
come leader del gruppo LGBT che la responsabile del gruppo cattolico mi disse
che esisteva una chiesa presbiteriana al di là del fiume a Cincinnati, che mi
avrebbe sicuramente accolto bene. La cosa mi sembrava ironica poiché
solitamente invitiamo le persone alle nostre riunioni, alle nostre chiese o
alla nostra comunità. Capii che lei fece un gesto di profondo affetto nei miei
confronti, perché sapeva che non sarei stato accolto bene nella sua chiesa.
Alla fine quindi andai nel posto consigliato.
Allora
fu una chiesa ospitale. Le persone della comunità ti hanno pian piano
accettato. Ma non ce n’erano altri nel tuo stesso stato?
Si certo, ma nessuno fino ad
allora uscì allo scoperto come me. Mi ricordo che feci coming out pubblicamente
durante una riunione, a colazione. Invitai il presidente di PFLAG attorno al tavolo
e discutemmo di come le famiglie debbano amare i loro figli gay. Fu così che mi
dichiarai. Passammo quindi dalla teoria alla pratica con un esempio vivente
tale quale io ero. E gli altri membri della chiesa mi guardavano per la prima
volta come io ero veramente, cioè una persona di fede, una persona sincera.
Tanto che mi nominarono per diventare Anziano. Loro sapevano benissimo che,
agendo così, stavano sfidando il pregiudizio che insiste nella chiesa. Ma la
cosa più bella era che la mia nuova carica mi permise di costruire un ponte
diretto con mio padre, dato che lui era un Anziano da 40 anni. Ci consentì di
avere in comune un luogo tutto nostro di conversazione, e lui ne fu molto
orgoglioso.
E come reagì
Molti erano decisamente scontenti, circolavano voci sulla
mia promiscuità ma era perché ero diventato ormai un personaggio pubblico. Ci
fu anche un processo all’interno della chiesa nei miei confronti in cui
si metteva in dubbio il mio ruolo di anziano. Ma la mia chiesa fu irremovibile,
anche perché ci sentivamo al sicuro essendo noi parte del network di More Light
Presbyterians, un circuito molto popolare e numeroso negli U.S.A. Tuttavia
ancora oggi
Parliamo
di questo. Ora sei l’organizzatore nazionale di More Light Presbyterians,
quali sono i tuoi compiti da organizzatore?
Sono soprattutto un educatore. Incoraggio la mia
partecipazione nei gruppi religiosi e sociali per portare testimonianza ed
educare la gente alla questione omosessuale. Inoltre fornisco metodi di
training individuale perché le persone riescano ad aiutarsi da sole. Ovviamente
li aiuto anche con
Perché
per te è così importante mescolare la tua fede all’attivismo, piuttosto
che occuparsi di solo una delle due cose?
L’omofobia e l’eterosessismo sono gli ultimi
pregiudizi che la società ancora accetta. Essi inoltre sono giustificati
proprio dalla religione. Proprio per questo vado nelle chiese – dove
comunemente non sono gradito – per cercare di cambiare questo
pregiudizio. L’unica cosa essenziale per me è la volontà di amare Dio, te
stesso e il prossimo. E la mia fede, che mi hanno insegnato, consiste
nell’individuare questo prossimo e dare il benvenuto a questo straniero.
Per fare un esempio, io stesso avrei voluto che mio padre non si sentisse a
disagio a parlare di me ai suoi colleghi o amici membri della chiesa. Vorrei
che queste questioni venissero apertamente discusse, soprattutto per non
sentirsi mai soli. Quando mi dichiarai per la prima volta nella mia comunità
ebbi reazioni differenti. Ricevetti una lettera che mi supplicava di capire il
terremoto che avevo causato all’interno della mia chiesa, ma ne ricevetti
un’altra che mi aprì il cuore poiché diceva: “Non riesco ad
immaginare quanto difficile sia stato per te crescere in questa città”.
Questo è l’atteggiamento cristiano che voglio insegnare.
In generale posso dire che nella mia vita e nel mio
processo di coming out sono stato molto fortunato, perché purtroppo sono ancora
tantissimi quelli che non possono essere dichiarati.