La
migliore penna dell’anno di Ecumenici è Doriana Goracci per il suo
articolo “Prestigiatori mondiali”, ripreso poi nell’aprile
scorso anche da amici su riviste e blog.
Parlare
di Doriana è effettivamente un po’ complesso. Se non ci fosse bisognerebbe
di certo inventarla. E intanto noi ce la caviamo col dono di un libro, a sua scelta.
Ma
le nostre casse sono tremendamente vuote di denaro sebbene piene di passione
per la vita.
E
continuiamo da anni a leggerla e a premiarla così. Instancabili della sua
intelligenza, ironia, volontà, pensieri ed energie.
Grazie
di tutto cara Doriana, anche del pane di questa sera.

Se non fosse che, passando nell’unica
antica via carreggiabile del paese, costellata da qualche bar, con crocchi
sempre più fitti di anziani e giovani, in cerca di lavoro o a riposarsi per
quel che hanno fatto, di sempre più rapide spese e approvvigionamenti invernali
per le belle giornate che permangono, di certi mugugni e fronti aggrottate, di
donne coraggiose a spingere passeggini e bambini a scuola, di anziane su e giù
con il carretto che si confidano pene ed acciacchi… potrebbe apparire un
fine settembre comune, qui nella Tuscia.
Una vendemmia andata bene come la raccolta delle nocchie, con
l’odore della legna bruciata, con un ottobre che incalza e invita a
fare presto: il cambio di stagione. Cambiare cosa?
Cambiare abitudini, perchè fa molto male guardare la televisione, ad esempio.
Ci dice di consumare, fossero pure donne e motori, diventare uomini forti
e bambini intelligenti, giovani emergenti come i loro tutori, ci dice che il
mondo delle Borse va male ma magari domani è un altro giorno e risale e
alla gente comune non sembra importare un granchè, questo sali e scendi, come
la moneta europea e il petrolio: le notizie sono ormai seriali, di guerre e
vittorie di Pirro, di feste senza Liberazione, di drammi con Feste, di ministri
e minestre, di capi e gregari, di Cuochi a revisionare e scandire emergenze.
Non ce l’aveva detto affatto, la signora Informazione, che
E’ da anni che i Media mostrano al mondo un’Italia dove si mangia,
si beve e si consuma, dove c’è posto per tutte e tutti se vogliono
assaggiarci, dove la sappiamo lunga e la sappiamo dire e fare, dove ci siamo
risollevati sempre, magari con l’arte dell’arrangiamento, dove si
dice grazie anche se nessuno risponde prego ma anzi incalza con il conto.
Ci raccontano da decenni che siamo una Repubblica democratica, fondata sul
lavoro, che il popolo è sovrano, solidale politicamente, economicamente e
socialmente, che non ci sono in Italia distinzioni di
sesso-razza-lingua-religione-opinioni politiche-condizioni personali e sociali,
che possiamo sceglierci l’attività che più ci aggrada, che le minoranze
linguistiche sono tutelate, che lo Stato e
Ci hanno detto che la bandiera della Repubblica è il tricolore: verde, bianco e
rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni. Ce lo fanno vedere spesso il
tricolore: risolve sbrigativamente molti diritti di cui sopra e poi
l’onore è salvo.
L’allegra compagnia riprende sempre a volare e spazza i brutti pensieri,
come le malelingue sul nostro Paese, che viene imitato, un marchio
contraffatto a Bengodere di quello che rimane, fosse pure contraffatto, con
passione purezza e speranza, l’ultima a morire: questa invece, ce
l’avevano detta.
Nessuno ci dirà invece che saremo poveri ma belli, perchè ancora
crediamo nella libertà e nella vita, fatta di condivisione senza agrodolci
fini, a sbandierare solo la volontà di rimanere con i piedi per terra,
senza voli e svolazzi di diritti, scritti su una Carta, da tempo bruciata e
calpestata, fatta cenere, buona a coprire certe patate.
Doriana Goracci
Capranica, 30 settembre 2008
“Mi chiederai tu, morto disadorno,
d’abbandonare questa disperata
passione di essere nel mondo?”
Pier Paolo Pasolini ‘Le ceneri di Gramsci’ (1954)
Stasera pare che vi siano problemi con