Caro
Giorgio Saglietti,
ti
ringrazio della corrispondenza odierna; mi preme precisare un dettaglio non
trascurabile ossia che i territori italiani (escluso Fiume ma compresa parte
della Dalmazia e il protettorato dell’Albania) erano stati già ottenuti a
tavolino mediante trattative diplomatiche. Della vicenda non fu nemmeno
informato il nostro Parlamento di allora, se non quasi al termine del
conflitto…
Come
dire la borghesia aveva bisogno di fare affari con la produzione bellica. I politici facevano i
loro scaltri giochi di calcolo. Ma quello che interessa qui approfondire
anche sotto il profilo teologico è capire a chi importano poi i morti se
servivano alle casse religiose i soldi delle famiglie per celebrare le messe
dei defunti. Ti risulta forse che quel denaro veniva dalla chiesa
redistribuito ai poveri, agli orfani e alle vedove oppure vi sono
persone che credevano e credono ancora oggi che esista il purgatorio,
nonostante l’assenza di prove scritturali?
Dante
fa parte della letteratura italiana e non della Rivelazione. Lasciamo pure
Dante al comico Benigni, per delle letture partecipate, ma della Bibbia
preferiamo occuparcene noi che la leggiamo ogni giorno. Quello è il nostro pane
quotidiano, a cui ci ancoriamo nella libertà dello Spirito.
Un
caro saluto
Maurizio
Benazzi
PS:_Ricordiamo agli amici che non è possibile iscriversi alla mailing
list con indirizzi elettronici che iniziano con la parola info@... Ci scusiamo
con oltre 130 gruppi che non abbiamo potuto far migrare su Yahoo, in base a
regole che non abbiamo deciso noi. Scusaci anche tu Pasquale.
Cosa canteremo il 4 di novembre? - Franco Berardi detto Bifo
Ottobre 28, 2008
Il
Ministro della Difesa ha dato disposizione che il 4 novembre in duecento scuole
superiori si tengano discorsi di persone inviate dall’esterno per
celebrare quel giorno che sui calendari è segnato come il giorno delle Forze
Armate, e nella retorica patriottarda viene definito come il giorno della
vittoria.
Davvero il 4 novembre è un giorno da festeggiare? C’è qualcosa di cui
andare orgogliosi in quella orrenda inutile carneficina che fu la prima guerra
mondiale? C’è qualcosa della partecipazione italiana alla prima guerra
mondiale di cui andare orgogliosi? In quali condizioni quella guerra si svolse?
Perché l’Italia partecipò a quella guerra? Perché l’Italia scelse
di partecipare dalla parte dell’Inghilterra e della Francia piuttosto che
dalla parte dell’Austria e della Germania, con cui aveva da tempo stretto
un’alleanza? Quanti italiani morirono in quella bella guerra? E quali
furono gli italiani che si arricchirono con quella guerra? E quanti degli
italiani che si arricchirono presero parte attiva in quella guerra?
Queste sono le domande alle quali il ministro della difesa Ignazio
Ma siccome sappiamo che il Ministro non risponderà, siccome sappiamo che gli
esperti che il Ministero della Difesa mobiliterà non risponderanno, allora a
queste domande dobbiamo rispondere noi.
breve storia di una lunga guerra
Quando, nel giugno del 1914
uno studente nazionalista serbo uccise l’arciduca Ferdinando, fratello
dell’Imperatore d’Austria, l’Europa si trovò di fronte alla
prospettiva di una guerra.
Il continente era a quel tempo diviso in due schieramenti opposti: in uno di
questi si trovavano
Pochi giorni dopo l’assassinio dell’Arciduca l’Austria pose
condizioni durissime alla Serbia, e
L’Italia era alleata dell’Austria, ma appena la guerra si presentò
gli italiani si resero conto che non avevano nessuna voglia di combattere a
fianco dei loro alleati. Il patto di alleanza li avrebbe costretti ad
intervenire se la guerra avesse avuto carattere difensivo, ma siccome l’Austria
aveva iniziato la guerra, ed era dunque il paese aggressore (anche se c’era
stata una provocazione di cui
Quando l’Austria dichiarò guerra alla Serbia, sapendo che gli italiani
non avevano intenzione di seguirla, pensarono bene di evitare un tradimento
completo degli italiani, e offrirono la garanzia che Trento e Trieste sarebbero
state restituite alla fine della guerra se l’Italia si fosse astenuta
dall’intervenire.
La neutralità era dunque la condizione naturale per l’Italia, e Giolitti,
che era allora Primo Ministro italiano, fece del suo meglio per difendere
questa posizione, appoggiato dai socialisti e dai cattolici che non volevano
che il paese venisse coinvolto in una guerra che si annunciava dura, sanguinosa
e che per l’Italia sarebbe soprattutto stata inutile.
Purtroppo esisteva in Italia
una componente nazionalista che univa studenti esaltati desiderosi di menare le
mani e borghesia industriale che sperava di poter guadagnare maggiori profitti
dall’intervento che dalla neutralità. Inoltre un gruppo politico, guidato
da un maestro elementare romagnolo di nome Benito Mussolini cominciò ad acquistare
potere dall’incitazione quotidiana alla guerra. I nazionalisti accusarono
Giolitti di essere un codardo e accusarono i socialisti di essere “panciafichisti”.
Solo partecipando alla guerra, secondo le loro menti irragionevoli, si sarebbe
potuta realizzare una vera unità nazionale, e solo partecipando alla guerra l’Italia
avrebbe conquistato il rispetto delle altre nazioni europee, e avrebbe potuto
partecipare alle trattative per la spartizione post-bellica.
Dirigenti politici italiani incontrarono a Londra dirigenti francesi e inglesi
che promisero mare e monti se l’Italia avesse attaccato da sud l’Austria
che fino al giorno prima era un alleato, e che aveva promesso di cedere su
tutte le richieste in cambio della neutralità.
Nel 1915, i nazionalisti
riuscirono a imporre al Parlamento il rovesciamento delle alleanze. L’alleanza
con Austria e Germania viene tradita a favore di un’alleanza con Francia
e Inghilterra, e la guerra viene preparata apertamente.
In parlamento solo i socialisti si oppongono. Filippo Turati dichiara: “Noi
restiamo socialisti. Faccia la borghesia italiana la sua guerra, nessuno sarà
vincitore, tutti saranno vinti.” Ma ormai gli eventi precipitano, il
tradimento è compiuto.
Il 9 maggio Giolitti commenta le decisioni che si stanno prendendo in un
parlamento ormai succube dei fanatici con queste parole: “Spezzare il
trattato adesso, passare dalla neutralità all’aggressione è un tradimento
come ce n’è pochi nella storia.”
In un messaggio al popolo, Francesco Giuseppe, Imperatore austriaco dice:
“Il re d’Italia mi ha dichiarato guerra. Un atto di infedeltà, di
cui la storia non conosce l’eguale è stato perpetrato dal regno d’Italia
verso i suoi due alleati. Dopo un’alleanza di trenta anni durante la
quale ha potuto accrescere il suo territorio e sviluppare un insospettato
benessere l’Italia ci ha abbandonati nell’ora del pericolo e a
bandiere spiegate è passata nel campo dei nostri nemici. Noi non abbiamo
minacciato l’Italia non abbiamo toccato il suo prestigio non abbiamo
intaccato il suo onore e interessi, noi abbiamo seguito i doveri dell’alleanza
e abbiamo offerto il nostro scudo quando è scesa in campo. Abbiamo fatto di
più: quando l’Italia ha spinto il suo sguardo avido oltre i nostri
confini ci eravamo decisi a grandi e dolorosi sacrifici per mantenere la pace e
salvare l’alleanza. Ma l’avidità dell’Italia non poté essere
placata perché pensava di poter sfruttare il momento.”
Come negare che Francesco Giuseppe avesse qualche ragione? I nazionalisti
italiani si resero in quel momento odiosi a chiunque non fosse indegno come
loro. Odiosi agli austriaci e ai tedeschi traditi, ma anche odiosi per i
francesi e gli inglesi, che usarono dei servigi militari (scarsissimi) che gli
italiani poterono offrire, ma non li considerarono mai alleati bensì soltanto -
quali erano - servi. E dimostrarono di disprezzare gli italiani quando, dopo la
fine della guerra, al Congresso di Versailles, le richieste italiane vennero
trattate con assoluta indifferenza da francesi inglesi e americani, che si consideravano,
ed erano, i veri vincitori e consideravano gli italiani per quello che erano:
degli utili traditori.
chi pagò per quella guerra?
Ma chi pagò per quella guerra
inutile? Come sempre nella guerra pagarono coloro che non c’entravano
niente, coloro che non avevano nulla da guadagnare dalla guerra e che non l’avevano
voluta: i contadini meridionali che non sapevano neanche cosa fosse l’Austria
e gli operai che avevano manifestato sotto le bandiere pacifiste contro il
nazionalismo.
La conduzione della guerra fu un esempio di viltà e di incompetenza da parte di
coloro che avevano trascinato il paese nell’abisso. A Caporetto i morti
italiani furono 11.000 i feriti 19.000, i prigionieri 300.000, 400.000 furono
gli sbandati. Ancor più grave fu la battaglia di Gorizia, che costò 40.000
morti italiani.
Nel frattempo però
Non ci fu dunque nessuna vittoria italiana. Ci fu una vittoria degli alleati
occidentali contro l’alleanza austro-tedesca. E i nazionalisti italiani-
traditori che avevano sulla coscienza la morte di decine di migliaia di
soldati, si fecero belli di una vittoria che non esisteva. Al Congresso di
Versailles la falsità di quella vittoria imbecille risultò chiara. I francesi e
gli inglesi si rifiutarono persino di stare ad ascoltare le richieste di
Salandra e Sonnino, il nuovo primo ministro e il ministro della difesa del
Regno d’Italia. Quei due rappresentanti di un paese straccione e codardo
che aspirava ad essere un paese imperialista ed aggressore, volevano
e aggressori veri, coloro che nel crimine e nella sopraffazione erano dei
professionisti risero dei dilettanti italiani e Salandra Sonnino lasciarono il
Congresso senza neppure essere salutati. Nasceva così il mito della vittoria
mutilata, da cui trasse energia il partito nazionale fascista fondato da Benito
Mussolini sull’onda dell’umiliazione e del rancore.
Canteremo?
Qualcuno può pensare che questo cumulo di idiozia tradimento ed infamia debba
essere celebrato nelle scuole di un paese civile, come vorrebbe il Ministro
della Difesa, questo signore col pizzetto che si chiama Ignazio
Forse il 4 novembre canteremo, se ne avremo voglia. Ma per quel che mi riguarda
io canterò
La mattina del cinque d’agosto
si muovevan le truppe italiane
per Gorizia, le terre lontane
e dolente ognun si partì
Sotto l’acqua che cadeva
a rovesci
grandinavan le palle nemiche
su quei monti, colline e gran valli
si moriva dicendo così:
O Gorizia tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu
O vigliacchi che voi ve ne
state
con le mogli sui letti di lana
venditori di noi carne umana
questa guerra ci insegna a lottar
Voi chiamate il campo d’onore
questa terra di là dei confini
Qui si muore gridando assassini
maledetti sarete un dì
Cara moglie che tu non mi
senti
raccomando ai compagni vicini
di tenermi da conto i bambini
che io muoio col tuo nome nel cuor
Traditori signori ufficiali
Che la guerra l’avete voluta
Scannatori di carne venduta
E rovina della gioventù
O Gorizia tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu.
brevissima storia di quello che accadde dopo
L’infamia del
comportamento dei nazionalisti che spinsero il paese a partecipare alla prima
guerra mondiale è superata
soltanto dall’infamia dei nazionalisti italiani che portarono l’Italia
all’intervento nella seconda guerra mondiale.
In quell’occasione effettivamente ogni record di codardia e di
imbecillità fu battuto.
L’entrata in guerra dichiarata da Mussolini il 10 giugno 1940 con un
discorso che rimane alla storia per la sua ipocrisia e per la sua falsità.
“L’ora delle decisioni irrevocabili è giunta” disse Mussolini
che fino a pochi istanti prima aveva tentennato, e aveva pensato che forse non
era il caso di entrare in quella guerra che Hitler aveva iniziato
improvvisamente, cogliendo di sorpresa l’alleato italiano, che attendeva
sì la guerra, ma l’attendeva per il 1942.
Mussolini sapeva che l’esercito italiano non era preparato, perciò aveva
dichiarato in un primo momento che il paese sarebbe rimasto in una posizione di
“non belligeranza”.
Ma il 1 settembre 1939 le truppe di Hitler avevano invaso
A quel punto Mussolini - spinto dai suoi seguaci più vigliacchi e più
estremisti - pensò che Hitler avrebbe ineluttabilmente vinto la guerra, anzi
che la guerra era già vinta. Perché non intervenire, allora? Non sarebbe forse
stata una passeggiata? Non si sarebbe forse così aperta la strada a un ruolo
egemone dell’Italia?
A un generale che gli faceva notare che avrebbe potuto esserci qualche problema
perché l’esercito non era preparato al conflitto, Mussolini disse: “Ho
bisogno solo di qualche migliaio di morti da gettare sul tavolo delle
trattative.”
Così pensano così ragionano i fascisti: qualche migliaio di morti da gettare
sul tavolo delle trattative.
E così il 10 giugno Mussolini dichiarò guerra alla Francia, il cui territorio
era già interamente sottomesso alle truppe tedesche. I codardi da cui il
Ministro
Come andarono poi le cose lo sappiamo. La partecipazione italiana alla seconda
guerra mondiale fu una spaventosa catastrofe. L’invasione della Grecia
(cui Mussolini voleva spezzare le reni) si rivelò un rovescio perché la
resistenza greca respinse gli aggressori. Poi la vittoria certa di Hitler si
rivelò un’illusione e alla fine il conflitto costò centinaia di migliaia
di morti, la rovina del paese, la guerra civile, l’umiliazione e la
vergogna da cui solo
nota finale su quel che accade adesso
Ma fin qui si tratta di
storia, ora parliamo del tempo presente.
Gli stessi codardi imbecilli che trascinarono l’Italia nella prima guerra
mondiale, gli stessi che venti anni dopo trascinarono il paese nel secondo
conflitto sono oggi al governo di Roma, sono oggi ministri della difesa e dell’istruzione,
e mentre ci chiamano a cantare il Piave tutti in piedi e sull’attenti,
stanno trascinando il paese in un nuovo conflitto, non meno criminale e non
meno perdente dei due precedenti.
Come Mussolini trascinò l’Italia in una guerra che sembrava già vinta e
invece si rivelò ben presto un inferno e si risolse in una sconfitta - così
Berlusconi nel
La guerra è già vinta, pensò il furbissimo Berlusconi, perché non
approfittarne? E spedì le truppe italiane in Iraq. E, con l’accordo delle
stesse opposizioni, spedì le truppe italiane anche in Afghanistan.
Non erano guerre vinte in partenza, come assicurava l’alleato americano?
Quelle guerre non solo non erano vinte in partenza, ma sei anni dopo tutti
vedono bene che quelle guerre sono perse.
E’ persa la guerra in Iraq, che pure è costata diciassette morti all’Arma
dei carabinieri (diciassette morti che stanno sulla coscienza di Berlusconi e
dei suoi amici, diciassette morti cui il tiranno ridente non ha ancora chiesto
scusa).
E’ persa la guerra in Iraq dopo centomila vittime civili innocenti, dopo
violenze, torture, massacri che hanno avvelenato il rapporto tra l’Occidente
e un miliardo di musulmani nel mondo.
Ma anche la guerra in Afghanistan si è rivelata un fallimento colossale. Quella
guerra è nata dal desiderio cieco di vendetta da parte del gruppo dirigente
repubblicano, incapace di arrestare il gruppo dirigente di Al Qaida.
Sei anni dopo quella vendetta si sta rivelando un terribile errore: l’Occidente
sta perdendo quella guerra e al Qaida ha piegato il gruppo dirigente americano,
lo ha sconfitto di fronte a tutto il mondo.
L’aggressione al popolo afghano ha permesso a un gruppo di criminali
terroristi islamici di acquistare una statura gigantesca, la statura di un
gruppo che riesce a sconfiggere la più grande potenza militare di tutti i
tempi.
Bel risultato davvero.
L’idea che fosse possibile sottomettere un popolo con bombardamenti che
hanno ucciso migliaia di civili, si è rivelata un’idea imbecille.
Ma quella guerra non è finita. Per quanto la sconfitta dell’occidente sia
evidente, i fanatici militaristi non la vogliono ancora riconoscere.
Truppe italiane sono impegnate su quel fronte, e non sappiamo quali sviluppi
avrà la situazione nei prossimi mesi e nei prossimi anni.
Il Ministro della Difesa italiano, incurante del ridicolo e della vergogna
intende continuare nella sua guerra, intende rafforzare il contingente ed
esporlo a pericoli crescenti. La guerra è del resto la sola prospettiva che
rimane a questa classe dirigente, ora che hanno distrutto l’economia e si
preparano a smantellare quel che resta delle strutture sociali.
Quando si fa la guerra è indispensabile mettere da parte l’intelligenza,
è necessario che i cittadini si trasformino in sudditi ubbidienti, è necessario
che nessuno abbia strumenti culturali per un pensiero indipendente.
Ecco allora che coloro che vogliono la guerra vogliono anche distruggere la
scuola.
Ecco allora che le spese militari aumentano con i governi di destra come con
quelli di centro sinistra (durante il governo Prodi la spesa militare italiana
è aumentata del 23%, mentre la spesa per la scuola e la ricerca veniva
ridotta).
Ecco allora che il Ministro dell’Istruzione vara una riforma che punta a
distruggere la scuola pubblica proprio mentre il Ministro della Difesa invita
gli studenti a cantare canzoni indecenti.
Al momento di marciare molti
non sanno
Che alla loro testa marcia il nemico.
La voce che li comanda
È la voce del loro nemico
E chi parla del nemico
È lui stesso il nemico
Bibliografia per chi volesse saperne di più
Gian Enrico Rusconi: L’azzardo
del ‘15
R. Bencivenga: Saggio critico sulla nostra guerra, Roma, 1930
Isnenghi Rochat:
George Mosse: Le guerre mondiali. Dalla tragedia al mito dei caduti, Bari, 2005
Renzo de Felice: Intervista sul fascismo, Bari 1999
L’Italia è in guerra
anche oggi.
L’Afghanistan, la disfatta che cercano di nascondere.
Distruggono la scuola e preparano la guerra.
Fonte:
http://www.rekombinant.org/ 26 ottobre 2008
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