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Svizzera: è tempo di suonare le campane del pericolo per Aces   Elenco di messaggi  
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(ve/rna) La petizione lanciata alla fine dello scorso mese di gennaio “per un ente di aiuto umanitario delle chiese evangeliche in Svizzera impegnato e profetico“ ha raccolto, nel giro di un mese, oltre mille firme di singole persone e di associazioni. Tra le associazioni firmatarie, fa sapere il comitato promotore animato dal teologo Pierre Bühler e dal pastore Jürg Liechti-Möri, c’è la “Theologische Bewegung für Solidarität und Befreiung“, la Comunità di lavoro Svizzera-Colombia, il comitato centrale delle “Donne evangeliche svizzere“. Heidi Zingg Knöppfli, vicepresidente delle DES, ha affermato: “l’Aces, fin qui politicamente esemplare, critico nei confronti della globalizzazione e impegnato sul fronte delle questioni del genere” sta per “trasformarsi in un organismo che rischia di perdere il proprio profilo”. All’origine del lancio della petizione c’è la controversa nomina, nel consiglio di fondazione dell’ente di aiuto umanitario evangelico svizzero del direttore di Nestlé Svizzera, Roland Decorvet. Il comitato che ha lanciato la raccolta di firme intende organizzare, a Berna, il prossimo 4 giugno, una tavola rotonda - alla quale dovrebbero partecipare anche due membri del consiglio di fondazione di Aces - sugli orientamenti generali di Aces. La petizione può essere sottoscritta fino alla fine di maggio. Le firme saranno consegnate, a Ginevra, nel mese di giugno, nel corso dell’assemblea della Federazione delle chiese evangeliche in Svizzera, a rappresentanti di Aces e della FCES.

 

Constatiamo che Voce evangelica non ha però riportato i link della petizione in corso. I riformati non vivono nelle sacrestie o nelle catacombe! Lo facciamo in ogni caso noi:  

http://www.eper-quo-vadis.ch/Signer-la-petition-en-ligne

Precisiamo che la proposta fatta a Ecumenici il 19 settembre scorso dallo stesso direttore di ACES, dott. Ueli Locher di Zurigo - Aiuto delle Chiese Evangeliche Svizzere, che legge in copia, non è mai avvenuto. Non conosciamo le ragioni.

Gli articoli da noi pubblicati sono disponibili sul sito www.ecumenici.eu digitando una parola chiave nel campo di ricerca. Aiutaci a raccogliere firme in Ticino e in ambiente valdese, metodista e battista in Italia. Grazie!

 


 

Di quanti 8 marzo avremo ancora bisogno?

Di Normanna Albertini

Carissimi preti, pastori, imam, monaci, uomini tutti di qualsiasi religione, vorrei, se riuscite, voi che vi ergete a difensori della famiglia, voi che avete fatto della madre e della maternita’ un’icona sacra, ma che non riuscite ancora a concepire la donna come semplice compagna di viaggio, vorrei che rifletteste sul perche’ c’e’ ancora bisogno di una festa della donna.

Da "La Repubblica" di oggi [6 marzo 2009], una notizia giusta per festeggiare l’8 marzo: "Imbarazzo, rabbia, dolore, pieta’, ma anche una sola incrollabile certezza: ’Abortire e’ peccato. Sempre’. Queste le prime reazioni ’a caldo’ colte in Vaticano alla notizia che la Chiesa cattolica brasiliana ieri ha scomunicato i medici che qualche giorno fa hanno autorizzato l’aborto ad una bambina di 9 anni rimasta incinta in seguito alle violenze sessuali subite dal patrigno da quando aveva 6 anni.

’E’ una tragedia grandissima, specialmente per quella povera bambina, ma la pena della scomunica andava sanzionata perche’ lo prevede espressamente il Codice di Diritto Canonico di fronte ad un palese caso di aborto procurato’, spiegano riservatamente alla Pontificia Accademia per la Vita".

Ancora notizie di questi giorni, cioe’: "non notizie", perche’ quando non si tratta di rumeni, la violenza sulle donne perde di "valore": "Stupri e violenze da persone conosciute: Carini (Palermo), maltrattamenti ad una donna da parte del figlio; Firenze, sette fiorentini accusati per lo stupro di gruppo avvenuto qualche tempo fa, nessun arresto; Cremona, un uomo - amico di famiglia - accusato di molestie ad una ragazza; Benevento, un uomo e’ stato accusato di aver stuprato per due anni una ragazzina che si e’ suicidata all’eta’ di 16 anni; Milano, violenta la figlia quattordicenne della sua compagna".

Cultura? Si’, una cultura di violenza e sopraffazione che, a quanto pare, nemmeno l’atteggiamento di Cristo nei confronti delle donne, cosi’ diverso dal suo tempo e anche dai nostri tempi, e’ riuscito a cancellare completamente.

"Dalla donna ha avuto inizio il peccato, per causa sua tutti moriamo" (25, 24). Il libro del Siracide e’ stato scritto da un grande teologo, da un grande filosofo e da un grande letterato. Cultura dell’epoca. Continua, il Siracide: "E’ meglio la cattiveria di un uomo che la bonta’ di una donna, una donna che porta vergogna fino allo scherno" (42, 14). E Qoelet, termine che indica il "predicatore", anch’egli un teologo, afferma ispirato che: "Un uomo su mille l’ho trovato, ma una donna fra tutte non l’ho trovata" (7, 28). Sempre Siracide insegna: "Una figlia e’ per il padre un’inquietudine segreta, la preoccupazione per lei allontana il sonno, nella sua giovinezza perche’ non sfiorisca, una volta accasata perche’ non sia ripudiata, finche’ ragazza si teme che sia sedotta e che resti incinta nella casa paterna, quando e’ con un marito che cada in colpa, quando e’ accasata che sia sterile" (42, 9-10).

Quando si parla di radici giudaico-cristiane, noi donne dobbiamo ricordare che significano anche questo. Siamo merce dell’uomo, uteri, forza-lavoro; nient’altro. E bugiarde, inaffidabili.

L’unica volta che Dio ha parlato a una donna e’ a Sara, la moglie di Abramo, quando le ha detto che il marito cosi’ vecchio avrebbe avuto un figlio da lei. Sara si scompiscia dalle risate. "Figurati, mio marito e’ vecchio, io ormai sono rinsecchita, come posso avere un figlio?". Il Padre eterno si rivolge a Sara e dice: "Hai riso!". "No, non ho riso". Una bugia. Dio non parlera’ mai piu’ alle donne e da questa bugia di Sara nel trattato giuridico di Israele viene fuori che la donna non e’ credibile come testimone perche’ e’ tendenzialmente bugiarda.

E se il Corano va preso alla lettera, nonostante le nuove legislazioni sul diritto di famiglia di alcuni paesi musulmani, per le donne la completa parita’ con l’altro sesso e’ ben lungi da venire: Sura IV An-Nisa’ (Le Donne), 34: "Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perche’ spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l’insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate piu’ nulla contro di esse. Allah e’ altissimo, grande".

Come si vede, la prevalenza dell’uomo dipende dalla volonta’ di Dio e dall’ordine sociale. Se la donna non si sottomette all’uomo, questi prima la rimprovera, poi interrompe i rapporti intimi con lei e alla fine passa alle botte. Se la donna pero’ si sottomette non deve essere piu’ maltrattata.

Vi prego, preti, pastori, imam, monaci, uomini tutti di qualsiasi religione: smettetela di preoccuparvi dei nostri peccati di donne, delle nostre povere anime che non volete dannate all’inferno. Preoccupatevi dei crimini, degli orribili reati che coloro che dovrebbero esserci compagni vanno diffondendo per il mondo. Pregate per le vostre e le loro anime. Noi, le donne, siamo state le uniche disposte a morire con Cristo, le uniche sotto la croce.

Davvero pensate che abbiamo bisogno di voi come tramite con Dio? Davvero pensate che una bambina violentata di soli nove anni sia una peccatrice se, per non morire, abortisce? Di quanti otto marzo ci sara’ ancora bisogno?

 

 



Sab 7 Mar 2009 4:45 pm

mauriziobenazzi
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mauriziobenazzi
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7 Mar 2009
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