La newsletter
ne approfitta di questo periodo per prendersi un periodo di riposo e uscire
molto piu’ raramente; riprenderemo a lavorare sodo in occasione del
sinodo valdese nella seconda parte del mese di agosto. Auguriamo alle amiche e
agli amici buone vacanze. Ma soprattutto un buon periodo per l’amore a
tutt*
Il
termine vacanze evoca il vuoto, ciò che è vacante, che è disponibile. Ma spesso
ciò che è vacante, che è vuoto, fa paura. Ed ecco allora che le vacanze si
riempiono di attività, di cose da fare, o da vedere: un’esposizione da
visitare, un’attività sportiva da svolgere, un libro che bisogna aver
letto. Per paura di che cosa?
Il saggio Lao-Tse, cinese, del VI
secolo avanti Cristo, ha pronunciato un elogio del vuoto: “Trenta raggi
convergono nel mozzo, ma è il vuoto tra di loro che fa avanzare il carro. Il
vaso è fatto d’argilla, ma è il vuoto al suo interno che lo rende
utilizzabile. Muri e tetto e porte e finestre costituiscono la casa, ma è il
vuoto della camera che permette di abitarci”.
Le vacanze ridanno spazio al vuoto
e perciò costituiscono un’occasione per recuperare il giusto ritmo.
Ritrovare il vuoto delle vacanze significa prendersi il tempo di fermarsi, di
riposare, di stare in silenzio. Significa recuperare la dimensione della
contemplazione, della lentezza. Ridare importanza all’incontro, al
ricordo, alla memoria, alla riparazione. Anche alla meditazione. E perché no,
anche alla preghiera.
Quando l’agitazione prende il
sopravvento, quando le pagine dell’agenda non sono più sufficienti per
notare tutti gli appuntamenti, tutte le scadenze, tutto ciò che dobbiamo fare,
tutti i nostri compiti, quando non leggiamo più per il piacere di farlo, ma per
necessità di lavoro, quando non riusciamo più a ritrovare il silenzio e la
nostra vita spirituale si riduce a poche, sporadiche e distratte parentesi,
significa che abbiamo urgente bisogno di una vacanza. E soprattutto del vuoto
che essa offre e contiene.
Da un punto di vista biblico,
questa comprensione della vacanza è espressa in particolare nell’ultima
parte del racconto della creazione: quella concernente il sabato, il settimo
giorno in cui Dio riposa. Secondo alcuni traduttori biblici, il settimo giorno
Dio avrebbe “scioperato”: non ha fatto nulla di nulla. I primi
capitoli della Genesi rivelano che il senso della vita non si trova né nel
lavoro senza posa né nell’ozio: il senso si trova nell’alternanza
di lavoro e riposo. Il lavoro è necessario perché, secondo l’autore
biblico, Dio ha affidato all’umanità il compito di prendersi cura del
mondo. Il riposo è altrettanto necessario, perché Dio comanda di interrompere
regolarmente il lavoro affinché non diventiamo suoi schiavi.
Il sacerdote cattolico belga Louis
Evely, probabilmente al termine di un periodo di vacanze, ha scritto le
seguenti considerazioni. “Perché mi sono concesso così raramente il tempo
di vivere, il diritto di vivere? Avevo l’impressione di dovermi
giustificare, ai miei occhi come agli occhi degli altri, dimostrandomi
produttivo, mediante il mio rendimento. Mi sembrava che la mia esistenza non
avesse in sé nessun valore. Non credevo neppure di esistere, per gli altri: ho
finito per non esistere nemmeno per me stesso. Oggi mi prendo il diritto di
esistere. Ed ecco che gli esseri e le cose che stanno intorno a me cominciano
ad esistere anch’esse. Anche loro cominciano ad avere diritto di esistere”.
Tognina
- VE