Aiutaci con un
bollettino postale a favore di Maurizio Benazzi, Via A. Vespucci, 72 –
20025 Legnano MI, con causale Ecumenici, sul conto numero 30592190. In
alternativa è possibile fare un bonifico a Maurizio Benazzi, con causale
ecumenici, sulla Banca Popolare di Milano con le seguenti coordinate: IBAN IT62
Y 05584 20200 000000003084; per l'estero: BIC BPMIITM1106. Infine puoi
ricaricare la carta postepay numero 4023 6004 6886 1754 intestata al presidente
fondatore di Ecumenici Maurizio Benazzi.
Per favore, iscrivetevi presto all’evento di Milano del 24
novembre a Milano ore 20 (via carducci 8 – Metro Cadorna) e fatelo via
mail: info@...
Ciao Maurizio, mi chiamo Simone e sono un
giovane di 25 anni protestante e aderisco al gruppo da cui ho ricevuto l'invito
ad una lezione: "Da Lutero a Bonhoeffer, etica del lavoro nel mondo sempre
più adulto" al quale mi sarebbe piaciuto partecipare. Io sono un delegato
della CISL membro del consiglio generale del comparto FIT, la materia era per
me 2 volte centrata come potrai intuire. Non potrò partecipare perchè sarò ad
un corso sulla sicurezza lo stesso giorno. Però se create del materiale
gradirei averne copia. Darei anche una piccola quota per aiutare nello sviluppo
e per il lavoro sul sito come accennato in altre parti sulle discussioni e come
rimborso per l'impegno svolto. Credo il lavoro esprima la dignità
dell'individuo e un Cristiano dovrebbe essere in opere un ottimo operaio. Oggi
però, l'assenza del lavoro ci porta alla riscoperta di vecchi dilemmi
sull'identità dell'individuo privato della sua dignità a cui la società non
educa a rispondere. Fede e lavoro, un argomento su cui approfondire oggi
sarebbe importantissimo. Pace, Simone.
Caro Simone,
sono tantissime le lettere che sto
raccogliendo di questa natura, tutte sparse per l’Italia e non solo nelle
Valli. Basta leggere la bacheca dell’evento su Facebook Ti propongo però
una cosa: scrivetemi appena riuscite ad organizzare un incontro di amici e
persone interessante durante un fine settimana. Vediamo di organizzare in case
private, studi professionali o luoghi pubblici come a Milano il prossimo 24
novembre alle ore 20 (Via Carducci 8 – MM Cadorna) degli incontri di
carattere sociale e sul tema del lavoro visto da un punto di vista cristiano.
Laddove l’Università o molte comunità non sono in grado o non vogliono
far riflettere le persone proviamoci noi a seminare granelli di speranza,
occasioni di approfondimento, per costruire una rete di amicizia e di impegno.
Persone come te sono sparse a migliaia in
Italia…
Grazie ancora del tuo interessamento e
anche alle tante persone che continuano a scrivere. Ecumenici è in realtà le
mille e più parole interessanti che continuate a scrivermi ogni mese. Per me è
un miracolo. Ed io credo nei miracoli perché li vivo. Mi avete mostrato tutti
voi i dettagli di questi segni.
Dalla relazione:
(…)
Vocazione non è uscire dal mondo, per entrare in clausura o in isolamento ma è
un entrare nel mondo della vita di tutti i giorni.
L’idea di
una chiamata, ruf in tedesco, che vuol dire anche vocazione, riguarda
essenzialmente il fatto che Dio chiama a servirlo qui in questo mondo. Il
lavoro deve essere visto come il più alto impegno per Dio. Fare qualche cosa
per Dio, e farlo bene, è il contrassegno distintivo di una fede cristiana
autentica. Qualsiasi lavoro umano può essere perfettamente rispettabile ed
essere considerato della massima importanza agli occhi di Dio. Gesù era un
lavoratore, forse proprio falegname come suo padre Giuseppe, e si guadagnava il
pane con fatica, perciò nessuno disdegni di seguirlo esercitando un mestiere o
una professione. Egli non solo ha benedetto la nostra natura umana assumendo la
forma di uomo ma nella sua attività ha benedetto tutte le arti e i mestieri.
...Il Pastore
luterano D. Bonhoeffer nella cella 92 della sua prigione scriveva in
quell’epoca dei lager in una lettera alla fidanzata: non intendo (vivere)
la fede che fugge dal mondo, ma quella che resiste nel mondo e ama e resta
fedele (a Dio) e malgrado tutte le tribolazioni che essa ci procura.
Il Convegno è anche un autofinanziamento alla newsletter... se non potete
partecipare offrite un contributo per ricevere il testo scritto. Aspettiamo le
Vostre richieste che verranno evase dopo l'evento.
Grazie
Maurizio Benazzi
mi permetto di informare le vostre comunità, i vostri gruppi, la
cittadinanza milanese che nel quadro delle conferenze ETICA DELLE RELIGIONI:
ALLA CONOSCENZA DELLE RELIGIONI - otto incontri da martedì 24 novembre a
martedì 9 marzo 2010 - eventi organizzati dalla dottoressa Grazia Aloi, sono
previste due serate per analizzare la questione del lavoro e la riforma
luterana (martedì 24 novembre) e l’emergere dell’impegno
etico nella riforma svizzera (15 dicembre).
Ulteriori informazioni saranno disponibili anche mediante contatto
diretto e personale.
L’approccio alle tematiche si fonderà oltre che sul contributo
scientifico e della letteratura anche sull’esperienza personale vissuta
in ambito ecclesiastico.
CRISTIANESIMO MODERNO E ESPERIENZE DI VITA
VISSUTA:
MARTEDI’
24 NOV 2009Da Lutero a
Bonhoeffer: il mondo è diventato sempre più adulto
MARTEDI’
15 DIC 2009La riforma
svizzera: l’emersione dell’impegno etico dalla societa’
dell’intolleranza religiosa al laicismo di oggi
MARTEDI’
12 GENN 2010Movimenti religiosi
radicali e fenomeni attuali dell’integralismo, che attraversano anche
le chiese storiche.
MARTEDI’ 26 GENN 2010Anglicanesimo e movimenti pre riforma e post riforma
in Europa e nel mondo
ORTODOSSIA:
MARTEDI’
2 FEBBR 2010 - Le sostanziali differenze che emergono fra il
cristianesimo d’Occidente e quello d’ Oriente, in una miriade
di chiese autocefale
ISLAM:
MARTEDI’
16 FEBB 2010 - Il Dio che arriva dall’Oriente: l’islam.
BUDDISMO:
MARTEDI
23 FEBB 2010 - Il buddismo: una religione senza Dio
INDUISMO:
MARTEDI’
9 MARZO 2010 - La lunga vita dell’ induismo.
COSTO:
SINGOLO INCONTRO: EURO 20,00
SINGOLO INCONTRO CON TESSERA PREPAGATA: EURO 15,00
INTERO CICLO OTTO INCONTRI PREPAGATI : EURO 110,00
MINIMO 10 PARTECIPANTI
ISCRIZIONI
PRESSO info@...
NON OLTRE 7 GIORNI DALLA DATA di inizio
prenotazioni tessere
prepagate: info@... ;
ritiro presso Officina della Psiche – via Carducci,
8 (dott. Grazia Aloi);
«Cattolici, seguite
l¡¯esempio di don Milano, staccate voi il Crocifisso dalle scuole»
Ancora una
volta devo cambiare argomento perch¨¦, inattesa, la Corte europea di Strasburgo
ha sentenziato che il Crocifisso nelle aule scolastiche configura «una violazione
della libert¨¤ dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e
della libert¨¤ di religione degli alunni». A sentenza ancora calda, «s¡¯ode
a destra uno squillo di tromba, / a sinistra risponde uno squillo» e agli
squilli striduli rispondono le campane dell¡¯Osservatore Romano e
limitrofi. Che strano mondo! Tutti parlano del Crocifisso come segno unificante
dell¡¯identit¨¤ culturale del nostro Paese, il governo addirittura ricorre
contro la sentenza e ognuno usa il Crocifisso come una clava: e tutti vanno a
Messa a pregare Dio, ma tu ti preghi il tuo ed io mi prego il mio. Povero
Crocifisso! Tutti lo vogliono, nessuno la calcola, e ognuno lo usa per il
proprio brodo e la propria indecenza. Se io fossi il Crocifisso ¨C absit
iniuria verbi ¨C tra le due e le tre di notte (orario canonico
legale), mi riprenderei la croce e me ne andrei su Plutone.
Veniamo da una
estate in cui chi faceva i gargarismi con «i valori cristiani» ha fatto scempio
di minorenni, di prostitute, di famiglie e di mercato di cariche in cambio di
sesso. Si assassinano immigrati con una legge infame in nome della
«civilt¨¤ cristiana». Non si ¨¨ lesinato fango immorale sui propri nemici o
presunti tali per conto ella dignit¨¤ della persona. Si ¨¨ visto un presidente
del consiglio screditato moralmente e civilmente, ma in cerca disperata di
preti e vescovi complici per risalire almeno in facciata la china
dell¡¯immondizia. S¡¯¨¨ potuto ascoltare anche l¡¯assordante
silenzio dei vescovi che pure avrebbero dovuto essere rappresentanti affidabili
di quel Crocifisso schiodato, rinchiodato e riucciso sull¡¯altare degli
interessi dei «doveri istituzionali», svendendolo come merce di scambio e
prestandosi a quel gioco delle parti che padre Ernesto Balducci cos¨¬
denunciava: «A tenere buona l¡¯anarchia ci pensano i poliziotti, a
tenere buone le inquietudini evangeliche ci pesano i burocrati di Dio».
Abbiamo, siamo,
restiamo allibititi perch¨¦ per noi credenti di strada, il Crocifisso non sar¨¤ mai
un «simbolo di civilt¨¤ cristiana», tragica bestemmia teologica, ma «scandalo,
stoltezza e debolezza di Dio» (1Cor 1,23), il cuore del mistero stesso della
Trinit¨¤ che nessuno pu¨° ridurre a cultura, a morale, a valori, pena lo
svuotamento del senso cristiano che annuncia al mondo la gratuit¨¤ assoluta di
un Dio che si svuota di se stesso per un amore senza confini, a perdere, per
tutta l¡¯umanit¨¤ e che san Paolo chiama «Ag¨¤p¨¥» (Fil 2,1-11 e 1Cor
13,1-8). Permettere che il Crocifisso sia difeso da cavalieri atei perch¨¦
espressione della cultura dominante significa solo trasformare il «mysterium
crucis» in «mysterium iniquitatis», diventandone complici e ancora
carnefici.
Sono convinto che il Crocifisso, appeso alle pareti dei luoghi pubblici
da un re ateo e da un governo che definiva Ges¨´ «sporco ebreo», non avrebbe mai
dovuto starci e oggi dovrebbero essere gli stessi cattolici a staccarlo dalle
pareti, spolverarlo e in ginocchio riportarlo nel cuore della fede che ¨¨ una
proposta e mai una imposizione. Nel 1953 nel 1¡ã giorno di scuola popolare, don
Lorenzo Milani, ucciso da quella stessa gerarchia che oggi lo annette al
sistema, tolse il crocifisso dalla parete della sala parrocchiale «perch¨¦ non
doveva esserci neppure un simbolo che facesse pensare che quella fosse una
scuola confessionale», spiegando: «se uno mi vede eliminare un crocifisso non
mi dar¨¤ dell¡¯eretico, ma si porr¨¤ piuttosto la domanda affettuosa del
come questo atto debba essere cattolicissimamente interpretato perch¨¦ da un
cattolico ¨¨ posto» (Lett. 20-5-1953
a A. Parigi). S¨¬, i cattolici dovrebbero amare cos¨¬ il
Crocifisso da essere loro stessi a levare i crocifissi dallo stato comatoso di
ornamento impolverato.
Ecumenici abbraccia
fraternamente questi cattolici perseguitati da Roma con ogni strumento e mezzo,
diretto e indiretto. Oltre che dal potere sciagurato e dai loro portaborse di
opposizione.
A queste persone
coraggiose rivolgiamo il nostro silenzio di adorazione a Dio e Le ricordiamo
nelle preghiere e nei sospiri quotidiani di pace.
Ehsan Fattahian aveva 28 anni, nato a
Kermanshah, colpevole anche di appartenere a una minoranza curda che vive
nel Kurdistan iraniano. Fu arrestato per apostasia due
anni fa, fu condannato a dieci anni di carcere, ma poi la Corte Suprema ha
commutato la pena e lo ha condannato a morte. E’ stata anticipata anche la
corda intorno al collo, di almeno 24 ore. Non sto parlando del Civil gioco di ruolo dell’Impiccato, esiste: “E’ il
classico gioco dell’impiccato che si faceva alle elementari. Riuscirai a
scoprire la parola prima che l’impiccato venga ucciso? La sua sorte dipende
solo da te!”
Avevano
suonato i tamburi d’ Iran, i canti del Kurdistan anche in Italia…Morte
e carcere non hanno confini e colori. Alla libertà e alla giustizia si offrono
muri e cappi. Potete raccontare quello che vi pare, sull’Iran, sugli Usa,
i Servizi Segreti ed Israele, potete raccontare quello che vi pare su Allah e
Cristo, musulmani e cattolici, Budda e Zoroastro, su tutti i profeti del
mondo , la Pace
e la Guerra,
il nucleare e la giustizia, la resistenza e la sicurezza, il petrolio e il
capitale, la borghesia e il proletariato, gli intellettuali e i contadini, l’
Occidente e il Medio Oriente ma io e non sono sola, piango questa
morte, l’amico che non conoscevo,un figlio non mio, il ragazzo che
nell’ultima lettera dalla prigione di Sanandaj ha scritto: «Non voglio parlare
della morte; vorrei porre domande sulle ragioni dietro essa. Oggi, quando la
punizione è la risposta per coloro che cercano libertà e giustizia, come può
uno temere la propria sorte. Quelli di “noi” che sono stati condannati a morte
da “loro” sono colpevoli solamente di cercare una strada per un mondo più
giusto e migliore. E “loro”, sono consapevoli dei propri gesti?». Doriana Goracci
Teheran,
11 nov. – (Adnkronos/Aki) – Il giovane oppositore curdo Ehsan Fattahian e’
stato impiccato questa mattina. Lo ha annunciato il presidente del tribunale
della regione Kurdistan, Ali Akbar Garrusi, spiegando che Fattahian, condannato
dalla Corte d’appello per attentato alla sicurezza nazionale e oltraggio ad
Allah, e’ stato impiccato in presenza delle autorita’ giudiziarie competenti
nella prigione centrale di Sanandaj, capoluogo della regione del Kurdistan. Come
ricorda ‘Radiozamaneh’, Fattahian, che aveva 28 anni e risiedeva a Sanandaj,
era stato arrestato la primavera scorsa con l’accusa di aver attentato alla
sicurezza nazionale. Il govane era un oppositore della Repubblica islamica con
idee di stampo secolare e per questo era stato condannato in primo grado a 10
anni di carcere. Il procuratore di Sanandaj aveva fatto ricorso alla Corte
d’appello, che ha condannato Fattahian alla pena capitale. L’accusa
principale che ha indotto il giudice a emettere la sentenza e’ stata quella di
‘Moharebeh’ (oltraggio ad Allah), rivolta a chi nutre sentimenti contrari alla
religione islamica, sostenendo uno stato laico e secolare. Negli ultimi giorni
diverse ong internazionali si erano attivate al fine di fermare l’esecuzione
della sentenza. Ieri, il vice direttore generale per il Medio Oriente della
Farnesina aveva compiuto un passo presso l’incaricato d’affari iraniano a Roma
a nome del governo, “esprimendo preoccupazione in merito al caso di Fattahian e
chiedendo un gesto di clemenza”.
La vera prigione di Ken Saro-Wiwa Non è il tetto che perde Non sono
nemmeno le zanzare che ronzano Nella umida,
misera cella. Non è il rumore
metallico della chiave Mentre il
secondino ti chiude dentro. Non sono le
meschine razioni Insufficienti
per uomo o bestia Neanche il
nulla del giorno Che sprofonda
nel vuoto della notte Non è Non è Non è. Sono le bugie
che ti hanno martellato Le orecchie per
un’intera generazione E’ il
poliziotto che corre all’impazzata in un raptus omicida Mentre esegue a
sangue freddo ordini sanguinari In cambio di un
misero pasto al giorno. Il magistrato
che scrive sul suo libro La punizione,
lei lo sa, è ingiusta La decrepitezza
morale L’inettitudine
mentale Che concede
alla dittatura una falsa legittimazione La
vigliaccheria travestita da obbedienza In agguato
nelle nostre anime denigrate È la paura di
calzoni inumiditi Non osiamo
eliminare la nostra urina E’ questo E’ questo E’ questo Amico mio, è
questo che trasforma il nostro mondo libero In una cupa
prigione.
L’ultimo in ordine di tempo è stata la censura
dei 41 preti firmatari dell’appello
di MicroMega sulla libertà di coscienza in merito al ‘testamento
biologico’. Ma gli atti di normalizzazione da parte del Vaticano verso
quella parte di Chiesa che si muove lungo il solco tracciato dal Concilio non
si contano più. Perché i cattolici, anche i più avvertiti e sensibili al tema
del pluralismo e alla cultura conciliare, continuano a tacere? La lettera
aperta di un protestante ai fratelli cattolici.
di Daniele Garrone,
da MicroMega 5/2009, in edicola
Cari fratelli e care sorelle,
scrivendo queste righe ho davanti agli occhi le centinaia di cristiani
cattolici con cui negli ultimi decenni ho avuto la gioia di condividere il
cammino ecumenico: laici impegnati, docenti universitari, sacerdoti, vescovi,
religiosi e religiose, teologi, giornalisti. Potrei rivolgermi ad alcuni di
questi, ma il mio intento non è di sfidare qualcuno, ma di sollevare con
franchezza un problema, a mio avviso drammatico.
Con molti di voi ho più volte verificato come siate a disagio di
fronte alla piega presa dalla curia e dai vertici della Chiesa cattolica
italiana, ad esempio riguardo alle questioni del fine vita e al testamento
biologico, alla reintroduzione della messa tridentina, alla riabilitazione dei
lefebvriani. […] Eppure tacete. Veniamo a sapere che – mentre
l’episcopato cattolico tedesco ha approntato, in collaborazione con la
«Chiesa evangelica in Germania», un «Testamento biologico cristiano» già
sottoscritto da quasi 2 milioni di credenti (dunque, presumibilmente, da circa
1 milione di cattolici) – in Italia è stato avviato un provvedimento
disciplinare contro 41 sacerdoti e religiosi che hanno espresso una posizione
del tutto simile; eppure tacete. Vi viene imposto di accettare che quello che è
possibile a un cattolico in Germania, in Italia è non solo vietato, ma
anatemizzato, e che chi manifesta il suo dissenso dev’essere rimesso in
riga. Viene così negato ogni pluralismo all’interno della Chiesa (quel
pluralismo reale che è sotto gli occhi di tutti, ma che alla fine non si
manifesta) e l’Italia viene sempre più ridotta a un orticello vaticano, certo
anche grazie alla interessata e solerte (e nel caso della sinistra, oltretutto
totalmente vana, perché nessuna «messa» le procurerà mai nessuna «Parigi»)
acquiescenza della classe politica. Eppure tacete. Avete davanti agli occhi uno
strategico e massiccio processo di normalizzazione delle aperture che il
Concilio Vaticano II al tempo stesso esprimeva e avviava, e che so essere un
elemento centrale del vostro modo di vivere il cristianesimo. Eppure tacete.
Vi scrivo perché non voglio concludere affrettatamente, da protestante, che
nella Chiesa di Roma è giocoforza che avvenga così, visto che per voi
l’obbedienza alle gerarchie – anche molto tormentata – è, se
non proprio una virtù, un dovere. Vi chiedo però di riflettere su un punto: chi
pretende di vincolare le vostre coscienze esercita un potere di cui Dio non fa
uso. Di più: nella fede Dio ci costituisce come soggetti liberi, e responsabili
solo nei suoi confronti e nei riguardi del prossimo.
La maggior parte di voi sono personalità pubbliche, anche con incarichi importanti:
una vostra parola chiara (ad esempio un appello per la sottoscrizione di una
versione italiana del «testamento biologico cristiano» della Germania; oppure
la rivendicazione della liceità delle posizioni espresse dai 41 preti) farebbe
del bene alla vostra Chiesa, che amate, alla cultura italiana, a cui
contribuite, e, ne sono certo, anche a voi, che vorreste rivolta alla città e
ai credenti un’altra parola cristiana. Questa parola potete dirla voi,
alzate la vostra voce. La vostra fede ve ne dà il diritto. Non vi fate
conculcare dagli uomini la libertà che Dio vi ha donato. Pensate al vostro
battesimo come suggello di questa libertà.
Fraternamente
Daniele Garrone
(22 ottobre 2009)
Leggendo queste righe del Decano della Facoltà valdese
di teologia sorge in me, come cristiano protestante senza chiesa, da un lato la
condivisione di molte posizioni “storiche” qui espresse ma anche l’amarezza
e forse l’esasperazione di incrociare, da anni ormai, appelli a senso
unico della chiesa valdese ai cattolici. In altri termini quelli delle valli
alpine (il resto conta poco o nulla) sembrano ormai diventati una succursale
del Partito radicale o ex rosa nel pugno. Lo dico col massimo rispetto ma anche
la massima presa di distanza col liberismo politico, che essi rappresentato di
fatto. Molto di più del PDL e di certe correnti governative. E non è casuale la
radice di appartenenza e riferimenti di base (perfino su facebook!). Il mostro
liberale e liberista, canaglia e sfruttatore delle classi ultime, senza ormai adeguata
rappresentanza parlamentare, fa la voce del padrone senza incontrare
resistenze. Nemmeno negli ambienti minoritari intellettuali dell’area
evangelica che in passato si erano contraddistinti per certe prese di posizione
coraggiose e innovative (mi riferisco ad Agape o all’azione di pastori
illuminati). Ora rimangono immense distese di sabbia, dove non cresce più
nulla se non la presenza di immigrati generalmente di cultura ultra
conservativa e ai bordi del fondamentalismo. Non è quindi una sorpresa l’impegno
sincero degli evangelici in quella direzione.
Fra non molto e gradatamente quegli stessi
immigrati metteranno in discussione non solo il matrimonio dei gay ma anche la
consacrazione femminile, l’uso personale di contraccettivi, ecc. Del
resto la domenica in certi templi sembra di assistere al mercato delle vanità delle
nuove maggioranze dei “fedeli”: gioielli, ori e vestiti di seta
esibiti spavaldamente. Sembra sociologicamente sviluppatasi in Italia con molto
ritardo una concezione della formalità cultuale borghese mentre in Germani il
crollo fra le file protestanti e’ drastico e irreversibile (anche per i
cattolici a dir il vero).
Come cristiano preferisco in ogni caso sfuggire
alle monotematiche che ossessionano il panorama delle discussioni di certe “menti”
religiose: motivi personali mi spingono ogni giorno a cercare le ragioni di
vita piuttosto che a pormi interrogativi sul finevita, pur essendo consapevole
che chi decide su tutto e su tutti rimane Dio. Lo farà anche su una persona
ormai invalida che amo più di me stesso e cerco di stargli vicino fra mille difficoltà
di ogni genere (spirituali, psicologiche , economiche, assistenziali,…).
Comprendete allora la ragione per la quale
invito questo signorotto valdese a farsi un esame di coscienza serio e a
ripensare certi comportamenti che di fatto trasformano il suo pastrano nero
come quello di un altro tipo di onesti lavoratori…
Di certo da lui ci congediamo definitivamente. Andate
pure a leggerlo su altre pagine. Io continuo ad adorare il Dio della vita, ad
esercitarmi nell’autodisciplina e nel sacrificio che ho dimostrato
anche a me stesso in questi tre ultimi mesi tremendi della mia vita. Sono solo
un servo di Dio e ringrazio l’Eterno per avermi scelto fra i suoi,
indegnamente, per regalarmi la libertà del Cristo che esce anche dalle altre
religioni. Quello che il marito della moderatora conosce forse poco, ha forse poca
esperienza… nonostante l’età avanzata.
Grazie
al Cielo conosco invece molti evangelici che non la pensano come i loro
esponenti e faticano ogni giorno come me fra mille domande di senso, sforzi di
ogni tipo e problemi pratici. Non hanno slogan di partito da proporvi e nemmeno
maschere, dietro le quali nascondere la debolezza di Dio e di noi seguaci. Di
fronte all’Amore e alla vita
E se
domani non riusciremo ad uscire come newsletter sapete che nessuno si e’
arreso. Nessuno qui e’ valdese. Lottiamo per la vita e oltre la morte,
compagna di vita anch’essa.