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CIP6 e Certificati Verdi   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #106 di 12396 |
I Rifiuti Urbani sono una fonte di energia rinnovabile?

L’Unione Europea crede nelle fonti energetiche rinnovabili e con la
Direttiva 2001/77/CE si è posta l’obiettivo di produrre il 22,1% di
elettricità da fonti energetiche rinnovabili entro il 2010. E per non
sbagliare, in questo stesso Decreto la stessa Unione Europea ha fatto
un puntuale elenco di quali sono le fonti di energia rinnovabile:
• Eolica
• Solare
• Geotermica
• Moto ondoso
• Maremotrice (maree)
• Idraulica
• Biomassa
• Gas di discarica
• Gas residuati dai processi di depurazione e biogas
Per evitare confusione il decreto precisa anche cosa si intende per
biomasse: “La parte biodegradabile dei prodotto, rifiuti e residui
provenienti dall’agricoltura (comprendenti sostanze vegetali ed
animali) e dalla silvicoltura e dalle industri connesse, nonché la
parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani”.
E conoscendo i suoi “polli”, nel preambolo della Direttiva, al punto 8,
la Direttiva precisa:
“Nel contesto di un futuro sistema di sostegno alle fonte energetiche
rinnovabili non bisognerebbe promuovere l’incenerimento dei rifiuti
urbani non separati, se tale promozione arrecasse pregiudizio alla
gerarchia di trattamento dei rifiuti (prima ridurre, poi riciclare, poi
recuperare materia, infine recuperare energia. ndr)
Nel dicembre 2003, con il Decreto n 387, l’Italia recepisce questa
direttiva e all’art. 2, comma a, diligentemente chiarisce quali sono le
fonti energetiche rinnovabili, riprendendo alla lettera l’elenco della
UE.
Il Decreto 387, a sua volta, si propone di promuovere la produzione di
elettricità da fonti energetiche rinnovabili con incentivi economici
denominati “Certificati Verdi”.
In sintesi, il 2% di elettricità che le aziende italiane producono o
importano deve derivare da fonti rinnovabili. Le quote di energia
rinnovabile che spettano a ogni azienda possono essere autoprodotte
oppure acquistate, sotto forma di Certificati Verdi, da chi
effettivamente produce energia elettrica da fonte rinnovabile.
Il valore di un Certificato Verde varia in base alle richieste del
mercato: nel 2004 un chilowattora da fonte energetica “rinnovabile” è
stato pagato 9,74 centesimi. Oltre a questo eco incentivo, lo stesso
chilowattora prodotto da fonte rinnovabile, ha ricevuto dal gestore
della rete il valore corrente pagato per l’elettricità prodotta da
fonte convenzionale (5,6 centesimi/kwh), totalizzando un guadagno
complessivo di 15,34 centesimi a chilowattora.
Arrivato alla lettura dei primi articoli del Decreto 387,
l’ambientalista “DOC” si sentirebbe in dovere di ringraziare il
ministro Bersani che lo ha firmato, per il sostanziale contributo dato
allo sviluppo dell’energia rinnovabile , ma arrivato all’art 17 , lo
stesso ambientalista sarebbe costretto a ricredersi, in quanto con un
colpo di genio, tutto italico, la lobby degli inceneritori è riuscito
ad introdurre nel Decreto, questo codicillo:
“ …sono ammessi a beneficiare del regime riservato alle fonti
energetiche rinnovabili i rifiuti, ivi compresa, anche tramite il
ricorso a misure promozionali, la frazione non biodegradabile e i
combustibili derivati dai rifiuti…”
Nel 2003, in Italia, sono stati emessi 34.617 Certificati Verdi (un
Certificato Verde equivale alla produzione di 100.000 chilowattore di
elettricità).
La maggior parte di questi certificati derivano dalla produzione di
elettricità da vere fonti rinnovabili: idroelettrica (39,6%),
geotermica (32,6%), eolica (12,2%), fotovoltaica (0,1%).
La produzione di elettricità prodotta bruciando biomasse e rifiuti, la
cui rinnovabilità è alquanto dubbia, visto che l’unica componente dei
rifiuti degna di attenzione per il suo potere calorifico sono le
plastiche, ha coperto il 15,6% della emissione di Certificati Verdi,
il cui valore commerciale è stato di 44,5 milioni di euro.
Pertanto, grazie al trucchetto dell’articolo 17, si è fatto un piacere
ai gestori di inceneritori e si sono sottratti gran parte dei 44,5
milioni di euro di incentivi alle vere fonti energetiche rinnovabili.
Ma il “piatto” dell’incenerimento dei rifiuti è ancora più ricco e
anche, è il caso di dirlo, più sporco.
Nel 1992, il Comitato Interministeriale dei prezzi, con la Delibera del
29 aprile, aveva già provveduto, con il sesto provvedimento emanato
quell’anno (di qui il nome comune di questo provvedimento: CIP6) ad
incentivare (poco) le autentiche fonti energetiche “rinnovabili”,
mentre chiaramente lo scopo di questo decreto era di agevolare in primo
luogo le fonti “assimilabili”, tra le quali, oltre ai soliti rifiuti
urbani, gli “scarti di lavorazione e fonti fossili prodotte
esclusivamente da giacimenti minori isolati”. Non ci è chiaro chi siano
i beneficiari di questa Delibera ( il carbone del Sulcis? I
petrolieri?) , ma sicuramente la maggior parte dei finanziamenti del
CIP6 vanno a queste fonti energetiche che sono “assimilate” a quelle
rinnovabili solo dal fatto che ricevono gli stessi incentivi.
Come si diceva, il piatto dei CIP6 è enormemente più ricco di quello
dei Certificati Verdi, in quanto nel 2004 gli incentivi CIP6 sono stati
di ben 2,4 miliardi di euro, di cui l’8% (circa 200 milioni di euro) è
andato ancora una volta ai termovalorizzatori, in particolare
all’inceneritore di Brescia che “termovalorizzando” 700.000 tonnellate
annue di rifiuti e biomasse ha incassato, come incentivi CIP6, qualcosa
come 69 miliardi di euro, pagati da tutte le famiglie italiane con la
loro bolletta della luce.
Pertanto nel 2004, grazie a CIP6 e Certificati Verdi, i novanta
termovalorizzatori di biomasse e rifiuti, attualmente in funzione in
Italia, hanno ricevuto incentivi per 144 milioni di euro, pagati
letteralmente da tutti gli italiani e sottratti allo sviluppo delle
vere fonti energetiche rinnovabili.
Ad esempio, questa bella cifra avrebbe potuto coprire integralmente le
spese di installazione di una decina di migliaia di pannelli
foto-voltaici che costano ancora molto, ma hanno un impatto ambientale
nullo e la possibilità, anche per pochi metri quadrati, di essere
collocati su gran parte dei tetti, delle terrazze, delle tettoie, delle
pensiline del nostro Bel Paese.
In questo modo, ogni famiglia italiana potrebbe immettere direttamente
in rete l’elettricità prodotta con energia solare e, diventata
produttrice, godere legittimamente, come da tempo si fa in Germania,
dei vantaggi economici dei Certificati Verdi.







Mer 3 Ago 2005 7:46 pm

federico@...
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Inoltra Messaggio #106 di 12396 |
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I Rifiuti Urbani sono una fonte di energia rinnovabile? L’Unione Europea crede nelle fonti energetiche rinnovabili e con la Direttiva 2001/77/CE si è posta...
Federico Valerio
federico@...
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3 Ago 2005
9:36 pm
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