> LA NUOVA MAPPA DEI TRAFFICI DI RIFIUTI - COME
> NASCONDERE LE
> SCORIE
>
> Roma, 29 agosto – Cambia lo scenario del traffico
> dei rifiuti. Le scorie
> industriali non vanno più verso il Mezzogiorno – o
> meglio, ci vanno ancora,
> ma non come una volta. Il Sud, la Campania e la
> Puglia non convengono più,
> come luoghi di smaltimento. Anzi, i principali
> centri di smaltimento
> illegale ormai sono in Alta Italia. E si arriva
> all’assurdo che a Varese
> possano arrivare illegalmente scorie prodotte a
> Napoli. Lo affermano due
> fra i migliori inquirenti del settore dei rifiuti,
> gli ufficiali dei
> carabinieri Antonio Menga, comandante del Gruppo
> Roma tutela ambiente, e
> Pasquale Starace, comandante del Servizio operativo
> centrale, in occasione
> di un’audizione alla Commissione bicamerale
> d’inchiesta sui traffici dei
> rifiuti che si è svolta a fine luglio.
> I due ufficiali hanno descritto nel dettaglio anche
> quali sono i modi
> illegali per “trasformare” i rifiuti industriali in
> rifiuti ordinari. Basta
> avere pronti nel computer i moduli delle analisi e,
> cambiando i dati e i
> numeri in formato Word, creare un’analisi nuovissima
> e falsissima che
> dimostra l’innocuità del rifiuto. Oppure le scorie
> vengono mescolate fra
> loro, aggiunte, tritate, in modo che l’orribile
> pastone ottenuto sia
> qualcosa di nuovo, diverso e indistinguibile. Il
> tutto avviene in alcuni
> centri di stoccaggio.
> Dal punto di vista dei fenomeni di tendenza, sta
> emergendo la figura
> dell'intermediario, soggetto che non ha nemmeno
> contatti diretti con le
> persone interessate. Paradossalmente, le regioni
> dell'Italia meridionale,
> essendo sempre state nel mirino degli organi di
> controllo, sono quasi del
> tutto escluse dagli intermediari che hanno un certo
> timore ad avvalersi di
> siti ubicati nel Mezzogiorno.
>
> Il traffico verso Nord-Est, verso il Centro, verso
> Sud
>
> Fino a qualche tempo fa, molto semplicisticamente,
> si diceva che la
> Campania, o le regioni dell'Italia meridionale,
> erano le discariche
> d'Italia; forse lo sono state, ma adesso questo
> problema investe tutto il
> Paese. Tutto ciò è dimostrato dai continui traffici
> che vengono scoperti
> anche a livello interregionale.
> In altre parole, non esiste più la rotta nord-sud,
> cioè i rifiuti prodotti
> in Alta Italia che vanno a finire nel Mezzogiorno.
> Nelle regioni centrali, anche per ragioni
> geografiche, ci sono numerosi
> centri di stoccaggio improprio di rifiuti.
> Dal punto di vista delle quantità sono ricorrenti
> come rifiuti illegali i
> fanghi conciari e, al Nord, le polveri di
> abbattimento fumi.
> La Toscana ha avuto diversi casi di produttori di
> fanghi di cartiera
> smaltiti poi in modo abusivo, alterando le analisi
> sul reale contenuto di
> quegli scarti. La Toscana, oltre ad avere dei luoghi
> di stoccaggio, ha
> anche buone competenze tecniche ed è anche luogo di
> produzione di una gran
> quantità di rifiuti industriali, provenienti
> soprattutto dalle concerie e
> dall'industria cartaria della zona di Lucca: la
> regione ha una capacità
> impiantistica per lo smaltimento che è circa la metà
> rispetto alla
> produzione dei rifiuti e quindi le imprese toscane
> devono cercare modi
> alternativi per smaltire.
> Ma “nessuna regione – dicono i due ufficiali - può
> essere considerata la
> maglia nera in materia di traffico illecito di
> rifiuti; questo, infatti, è
> diventato un problema nazionale”. Ci sarebbero
> discariche abusive e
> impianti compiacenti un po' in tutt’Italia, ma
> soprattutto nel Nord, che
> forse appare come una zona esente dal fenomeno dello
> smaltimento abusivo
> mentre invece la maggior parte delle indagini
> condotte dalle procure del
> nord (come quelle di Busto Arsizio, Alessandria e
> Milano) hanno dimostrato
> esattamente il contrario.
> Oggi ci sono le rotte che dal Nord-Ovest vanno verso
> il Triveneto; che dal
> Nord arrivano al Centro e “per assurdo – dicono i
> due ufficiali - succedono
> cose che forse un tempo erano inimmaginabili”.
> Infatti, nel 2003 i
> carabinieri hanno scoperto rifiuti che da Napoli
> arrivano a Varese, poi
> giungevano a Bari, dove finivano per essere smaltiti
> in una discarica di
> quella città.
>
> Da Napoli a Bari via Varese
>
> Tutto ciò era necessario per “declassificare” i
> rifiuti dell'emergenza
> napoletana; infatti, esiste una norma ben precisa
> che impone alle regioni
> di smaltire in loco i propri rifiuti, ma alle
> regioni in emergenza rifiuti
> è permesso di stipulare delle convenzioni con altre
> regioni. È chiaro,
> quindi, che per inviare dei rifiuti da una regione
> in emergenza rifiuti (la
> Campania) ad un'altra regione in emergenza (la
> Puglia) era necessario che
> quei rifiuti perdessero la loro origine, cioè non si
> doveva sapere che
> provenivano dalla Campania. Ecco, quindi, la
> necessità di servirsi di tutti
> questi passaggi fittizi.
>
> Il minuetto degli stoccaggi
>
> I centri di stoccaggio sono centri intermedi, nati
> per facilitare le
> attività di recupero, ma molti si sono trasformati
> “in una sorta di
> serbatoio di illegalità” soprattutto quando –
> affermano i due ufficiali dei
> carabinieri – “non hanno un'impiantistica idonea per
> fare quei trattamenti
> per cui erano stati autorizzati”.
> Le prime indagini di rilievo che hanno mostrato
> l’importanza dei centri di
> stoccaggio nel traffico dei rifiuti sono cominciate
> nel ’99 con la procura
> di Santa Maria Capua Vetere. Successivamente, sono
> emersi ulteriori
> sviluppi investigativi che hanno portato nel Lazio e
> a Venezia, dove è
> stata affrontata la problematica dei centri di
> stoccaggio che svolgono
> attività illecita, che non sono altro che dei grossi
> contenitori
> all'interno dei quali vanno a finire le varie
> tipologie di rifiuti
> pericolosi (si tratta di centri di stoccaggio
> autorizzati anche ai sensi
> degli articoli 27-28 del decreto Ronchi).
> Nell'indagine di Venezia è stata rilevata una
> particolarità: per la prima
> volta (anche se già durante le attività pregresse
> era emerso il problema
> delle bonifiche di cui scriviamo più sotto) c'era
> proprio il coinvolgimento
> diretto dei titolari della società che svolgeva
> attività di smaltimento di
> rifiuti - il centro di stoccaggio - che erano allo
> stesso tempo titolari di
> una società che svolgeva attività di bonifica.
> Quindi, questi stessi
> soggetti acquisivano a prezzi stracciati le terre e
> rocce provenienti dalle
> bonifiche, sapendo benissimo che avrebbero speso
> anche molto poco per lo
> smaltimento successivo (il grosso contenitore
> riceveva così tantissimi
> rifiuti quotidianamente). A seguito dell'attività
> investigativa, oltre
> all'arresto dei trafficanti di rifiuti provenienti
> da Milano e dalla
> provincia di Lucca, il “tritovagliato”, a seguito di
> successivi passaggi in
> appositi impianti di stoccaggio, risultava
> trasformato più volte.
> Altri impianti regolari, ma che che svolgevano
> attività illecite di
> miscelazione e tritatura dei rifiuti sono stati
> trovati in Val di Chiana e
> a Bagni di Tivoli.
> A volte i rifiuti, partiti da Milano, in giornata si
> trasformavano anche
> due volte. Alcuni camion giungevano negli impianti e
> rifiuti subivano una
> trasformazione “cartolare”, attraverso il giro
> bolla; i rifiuti subivano
> una ulteriore trasformazione in provincia di Roma,
> dove un altro impianto
> veniva adibito soltanto per il giro bolla e finivano
> poi in una cava in
> ripristino ambientale a Giugliano (in provincia di
> Napoli) oppure in
> terreni del casertano.
> A Mottola, in provincia di Taranto, si era
> rovesciato un camion di gasolio
> e il terreno impregnato di gasolio è stato mescolato
> al contenuto di 50
> camion di terra e rocce; il contenuto dei 50 camion
> inquinato di gasolio è
> andato a finire nel grosso contenitore del centro di
> stoccaggio e
> trattamento, che in realtà non trattava niente
> perché i rifiuti venivano
> miscelati con altre tipologie di rifiuti e, poi,
> andavano a finire nei
> ripristini ambientali. Infatti, la terra e le rocce
> contaminate dagli
> idrocarburi, classificate 170503, miracolosamente si
> trasformavano in terra
> e rocce non contaminate, classificate 170504, e
> quindi potevano andare
> anche nei ripristini ambientali.
>
> Le bonifiche e i disinquinamenti fasulli
>
> “Da Firenze partiva una bonifica di rifiuti
> pericolosi che, sempre
> attraverso questi centri di stoccaggio, arrivavano a
> Verona – raccontano i
> due ufficiali ai parlamentari della commissione -
> per poi essere smaltiti
> di nuovo a Viterbo o a Treviso”. In Italia ci sono
> tanti lavori di
> disinquinamento e bonifica, in gran parte di ambito
> regionali, più piccoli
> e meno controllati rispetto alle bonifiche di
> interesse nazionale, che sono
> sempre sotto il monitoraggio degli organi di
> controllo. “Nell'ultima
> indagine di Alessandria sono state cinque le
> bonifiche da cui partivano dei
> flussi illegali di rifiuti”.
>
> Le analisi taroccate
>
> A volte entra anche la malavita (nel corso di
> un’indagine sono stati
> arrestati esponenti appartenenti al clan dei
> Casalesi, attuavano una
> attività di estorsione confronti del principale
> soggetto che smaltiva
> illecitamente i rifiuti), ma in genere le inchieste
> hanno mostrato che la
> maggior parte dei traffici avvengono tramite
> laboratori compiacenti che
> svolgono analisi fasulle sui rifiuti, e c’è stato il
> caso di un sindaco
> neoeletto titolare di uno di questi laboratori.
> La metodica classica è quella che non c'è
> laboratorio, ma ci sono i
> computer; quindi, si prendevano vecchi certificati –
> “Addirittura in alcuni
> casi abbiamo visto cambiare la data”, dice uno degli
> ufficiali - e le
> analisi vengono alterate. Il fenomeno negli ultimi
> anni si è un po’ ridotto
> perché anche gli stessi laboratori di analisi che
> commettevano facilmente
> questo tipo di attività illecita sono più attenti.
> In alcune indagini riguardanti sia Viterbo sia
> Alessandria un altro aspetto
> che è balzato agli occhi degli inquirenti è
> rappresentato dal fatto che le
> analisi chimiche condotte dai laboratori dei centri
> di ripristino, dove i
> rifiuti venivano smaltiti, presentavano valori
> palesemente alterati. “Ci
> siamo accorti di ciò facendo delle analisi
> normalissime che, messe a
> confronto con quelle in possesso dei centri di
> ripristino, facevano subito
> balzare agli occhi l'alterazione”, dicono i due
> ufficiali dei carabinieri,
> i quali si chiedono: “È possibile che in tutti
> questi anni questa semplice
> attività di riscontro l'abbiamo fatta solo noi? Non
> è stato mai effettuato
> nessun controllo presso questi ripristini? A questo
> punto le ipotesi sono
> due: se non è stato mai fatto nessun controllo, c'è
> stata negligenza, se,
> invece, è stato effettuato e non ci si è accorti di
> nulla, siamo allora di
> fronte a qualcosa di ancor più grave”.
>
> Come l’Umbria ha sconfitto i traffici
>
> Visto il cambiamento delle rotte dei traffici, che
> stanno diventando
> regionali o interregionali, un esempio molto
> positivo è l'iniziativa
> adottata dalla regione Umbria. In particolare, dopo
> che si è scoperto come
> molti centri di stoccaggio operassero in regime di
> procedura semplificata,
> e considerato l'aumento esponenziale delle richieste
> di procedure
> semplificate, i carabinieri ambientali, unitamente
> ad alcuni funzionari
> della provincia di Perugia hanno cercato di
> ragionare sulle cause. Sono
> stati adottati dei provvedimenti regionali
> legislativi e la regione Umbria
> ha introdotto nuove disposizioni che rendono
> difficoltoso il ricorso alle
> procedure semplificate perché si chiedono molte più
> notizie soprattutto
> sulla capacità degli impianti di operare in
> procedura.
> Recentemente la regione Umbria ha attuato un
> importante provvedimento,
> stabilendo la proporzionalità tra una fideiussione -
> quindi, una garanzia
> finanziaria - e i quantitativi di rifiuti trattati.
> Di conseguenza, se non
> vogliono pagare cifre molto elevate, anche coloro
> che si avvalevano delle
> procedure semplificate prima dell'entrata in vigore
> di questa legge
> regionale, adesso sono costretti a diminuire i
> quantitativi dei rifiuti
> gestiti. Questo sta portando a una diminuzione delle
> società che chiedono
> di operare in regime di procedura semplificata, a un
> maggiore controllo e,
> quindi, a una minore quantità di rifiuti che a
> livello locale arriva nelle
> regioni e nelle province che attuano una migliore
> attività di controllo.
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