I chimici riconoscono che la valutazione del rischio non è appannaggio della
loro branca scientifica ed ammettono la necessità di approfondimenti che
coinvolgano gli epidemiologi(persino "Il Secolo XIX" conclude l'articolo
sottolineando che è stata rilevata la "parzialità" dell'approccio chimico al
problema, cioè ammettendo che le conclusioni dei chimici sono parziali,
vanno completate con deduzioni relative ad altri approcci e ad altre branche
della ricerca)
I relatori presenti hanno snocciolato molti dati,sottolineato la validità
dei controlli e dei sistemi di sicurezza, insistito sulla necessità di una
scelta tecnica più che politica, ma tra le righe hanno rivelato perplessità
circa un impianto a Genova e hanno ammesso che tutte le localizzazioni
presentano un margine di rischio.
Molto interessanti gli spunti di approfondimento e riflessione proposti dal
prof.Castello che esclude il sito in porto, ma avverte sui rischi
dell'incenerimento in generale e riconosce che per Scarpino si rende
necessaria una valutazione dei venti e delle correnti per le eventuali
ricadute sul Gorzente.
Noi insistiamo: "L'inceneritore non s'ha da fare !!!!! E' una scelta
vecchia, antieconomica, proposta nell'interesse di pochi ed il danno di
molti.
Speriamo che i Genovesi capiscano e si convincano che siamo assolutamente in
tempo a bloccare progetti e decisioni, basta muoversi e abbandonare il
solito "...tanto hanno già deciso"...........trascrivo l'articolo.
[Vi faccio notare che la giornalista ha dimenticato di citare l'intervento
del dr. Valerio Gennaro (epidemiologo IST Genova), ha evitato di specificare
che il dott. Federico Valerio è chimico all'IST di Genova, ha evitato di
sottolineare che i comitati dei cittadini chiedono maggior approfondimento
epidemiologico e che Morselli non ha potuto darci torto ......nonostante
tutte queste scremature non ha potuto evitare di ammettere che non c'è posto
per il "mostro"]
Saluti Anna Stramigioli
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Da "Il Secolo XIX" del 7 luglio 2005 - pagine locali - (pag.23)
Il Convegno - Acceso dibattito alla facoltà di Chimica sui problemi
ambientali legati al sito per il termovalorizzatore
L'INCENERITORE NON TROVA CASA
Dagli esperti veti sull'impianto in porto e dubbi su Scarpino
Doveva essere un dibattito con domande e risposte: In cattedra i professori,
in platea studenti e cittadini desiderosi di saperne di più sulla
compatibilità ambientale dell'impianto. Invece il convegno - "La chimica a
tutela dell'ambiente, il controllo delle emissioni in un
termovalorizzatore", organizzato ieri nell'aula magna del dipartimento di
Chimica - ha veleggiato tra monologhi e scambi di accuse.
L'inceneritore scatena sentimenti forti. Cinque erano i relatori preposti a
rispondere alle domande del pubblico. Gianrico Castello (dipartimento di
Chimica dell'ateneo genovese), Luciano Morselli (dipartimento di Chimica
industriale dell'Università di Bologna), Pietro Tinello (ASM Brescia),
Stefano Palmeri (Arpal di Genova). A fare gli onori di casa Giorgio Cevasco
(dipartimento di Chimica dell'Università di Genova). Moderava il dibattito
Claudio Caviglia del "SecoloXIX"
Per Legambiente è intervenuto Salvatore Franco sollevando il problema della
raccolta differenziata, nel tentativo di comprendere che cosa si stia
facendo concretamente in questo senso. "AMIU - rispondeva Castello - nel
2000 dichiarava di recuperare il 10,2 per cento dei rifiuti,. Oggi dichiara
di riciclarne il 22 per cento e promette di salire al 35 per cento. Ma io
non credo a quel 22 per cento dichiarato" Ennio Dapici: "Ci sono venti
costanti che porterebbero i fumi dell'inceneritore sul lago del Gorzente. Un
pericolo?". Nel premettere che tutte le localizzazioni presentano un margine
di rischio, i chimici hanno sostenuto come tali rischi siano
scientificamente controllabili. Le localizzazioni possibili per
l'inceneritore sono il porto, oppure Scarpino, a Sestri. Incalzato dal
moderatore, Castello ha ammesso:"Se dovessi scegliere tra le due, sceglierei
Scarpino. Perché il porto per palesi ragioni di sicurezza aerea, non può
ospitare la ciminiera sicura e quindi alta. Per i rischi connessi al lago
del Gorzente, andrebbe fatta un'analisi attenta per capire le dimensioni del
fenomeno: quanti e quali fumi possono essere trasportati dal vento". La
scelta del sito, insomma, non può essere politica, ma pragmatica, frutto di
valutazioni tecniche. Emanuele Piccardo, biologo dell'AMIU: "E' possibile
affiancare all'inceneritore il trattamento biologico dei rifiuti?"."Si può e
si deve - rispondeva Morselli - i moderni sistemi di smaltimento contemplano
tutte le tecnologie possibili".
Federico Valerio (chimico), Bruno Rapallo (chimico) hanno contestato
l'inceneritore, accusando le istituzioni di ignorare ipotesi alternative. In
particolare Valerio ha illustrato i vantaggi della bioessicazione.
Anna Migioni [leggi: Stramigioli] ha rilevato la "parzialità" dell'approccio
chimico al problema.
GILDA FERRARI