Orientamenti ecumenici
Parola per domenica 6 ottobre 2002
Rimetti la tua sorte nell'Eterno,
confida in lui,
ed egli opererà.
Salmo 37:5
Quando il pastore ha fatto uscire le sue pecore,
va davanti a loro;
e le pecore lo seguono,
perché conoscono la sua voce.
Giovanni 10:4
Guidami tu stesso, o Signore, così che la mia vita ti onori rettamente.
Insegnami a pensare bene e a servirti in ogni tempo. Io mi arrendo alla tua
grazia, poiché tu mi hai creato per la felicità. Io ti invoco: chiamami alla
felicità.
Johann Amos Comenio
LOSUNGEN: VERSETTI BIBLICI PER OGNI GIORNO DELL'ANNO
Un giorno una parola. Letture bibliche quotidiane per il 2003, a cura della
FCEI
pp. 288 (+ 8 ill. a colori f.t.) - EUR 7,23
Curata della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, è uscita la
nuova edizione italiana delle Losungen - lezionario di passi biblici e
meditazioni giornaliere - edite ogni anno, fin dal 1731, dalla Comunità dei
Fratelli Moravi.
Tradotte in 43 lingue, costituiscono uno strumento quotidiano di riflessione
spirituale per una vasta comunità internazionale ed ecumenica di lettori.
L'ecumenismo è accentuato dai commenti ai versetti che, in questa edizione,
sono opera di un gruppo di autori di provenienza evangelica e cattolica.
Un invito alla disciplina della lettura quotidiana del testo biblico viene
poi dall'introduzione del teologo Fulvio Ferrario che, rifacendosi
all'esempio di Dietrich Bonhoeffer, vi vede un prezioso mezzo di
strutturazione del tempo intorno alla Parola di Dio nonché - grazie alla
lettura dei medesimi brani nello stesso giorno - un significativo strumento
di comunione spirituale fra credenti.
Il volume è arricchito da riproduzioni fuori testo di dipinti del
Caravaggio.
* Un lezionario ecumenico di passi biblici e meditazioni
giornaliere.
* Uno strumento di comunione spirituale intorno al testo
biblico.
* Un invito alla disciplina della lettura quotidiana della
Bibbia.
Dal sito www.wwf.it : per una giornata del 6 ottobre 2002 di grande impegno
a favore del creato...
Sessanta secondi. Ci vogliono sessanta secondi per tagliare un albero che ha
mille anni di età. Uno dei pilastri del cielo che svettano alti nella
canapea, l'immensa volta della foresta. E le grandi motoseghe fanno il vuoto
intorno. Giovani ragazzi africani con il loro elmetto giallo in testa, esili
e dinoccolati, la sigaretta perennemente al lato della bocca, lavorano senza
tregua per un dollaro al giorno. Per un dollaro al giorno smontano i
paradisi perduti della biodiversità: angoli di una bellezza assoluta, così
ricchi di mammiferi, uccelli, rettili, insetti da lasciare senza fiato.
Così, con l'odore forte del legno appena tagliato che si fonde con il calore
rovente dell'Equatore, se ne va l'Africa subsahariana, quella fascia tra i
tropici dove oggi si compiono i più grandi misfatti immaginabili. Le
popolazioni di Sierra Leone, Liberia, Ghana, Gabon, Guinea, Nigeria,
Repubblica democratica del Congo, Camerun vedono i loro patrimoni forestali
svanire spesso per mano dei loro stessi governi. O per iniziativa di
industrie di esportazione del timber (il legno da taglio), collegate quando
va bene a multinazionali europee, asiatiche o nordamericane. E quando va
male a gruppi di malavita organizzata locale che fa capo a bande armate in
contatto con le varie mafie, russe, cinesi o italiane che siano.
E' un sinuoso e perverso cammino che ha come tappe la guerriglia di
esportazione in mano ad eserciti privati, guidati da ex spie della ex guerra
fredda al servizio di chi paga di più. Il risultato è un mix di illegalità
che riguarda il traffico di droghe pesanti e armi, il taglio non controllato
di foreste vergini anche protette, il reclutamento dei bambini soldato che,
armati di kalashnikov vanno a sparare nei villaggi. E si fa di tutt'erba un
fascio anche perché, sventrando le foreste, scarnificandole alla base, si
può arrivare ai depositi alluvionali che raccolgono ogni sorta di pietre
preziose, diamanti compresi.
Non c'è nulla da buttare per rifornire il primo mondo ricco: persino il
fango diventa business. Nel fango equatoriale c'è il tantalio, un minerale
che non valeva nulla finché non sono stati inventati i telefoni cellulari.
Oggi il tantalio serve a formare il coltan, un materiale con cui si
costruiscono i chip dei microprocessori più avanzati. Il tantalio se lo sono
comprati subito tutti coloro che si stanno rubando a fette l'Africa e non
lasciano neppure le briciole a terra. In questo quadro agghiacciante il WWF
lancia un appello al mondo perché si fermi questo stato di cose. Soprattutto
perché vengano salvate le ultime foreste vergini, quella fascia di 200
milioni di ettari ancora salvabile. Nel solo bacino del Congo, il fiume dei
massacri e delle spaventose guerre degli ultimi anni, vivono 400 specie di
mammiferi e 1.000 di uccelli.
Qui sono a rischio di estinzione bonobo, scimpanzé e gorilla, tre delle
quattro specie di scimmie antropomorfe del Pianeta. Con la svendita alle
compagnie di taglio l'Africa ha compromesso due terzi delle sue foreste.
L'85 per cento delle foreste originarie solo nel bacino del Congo. Come
salvare questo patrimonio dell'umanità? Come aiutare soprattutto le
popolazioni locali che non beneficiano di nulla in questo stato di cose?
Il WWF, che ha lanciato una campagna per salvare gli ecosistemi forestali
del mondo con 300 progetti in 65 paesi, ha individuato in Africa 120 zone di
emergenza e coinvolgendo in questo lavoro migliaia di persone.
Il WWF Italia fa la sua parte con due progetti, per salvare le foreste di
Boumba bek e di Nki, quest'ultima la più grande area protetta del Camerun
(4.700 miglia quadrate). Per salvarle dal disboscamento per agricoltura
intensiva e pascolo, dal prelievo di legname da esportazione, dal continuo
bracconaggio. Visita il sito e aderisci alle campagne di sensibilizzazione.
Notizie da Eni - Ginevra:
Si le gouvernement ne fait rien pour éradiquer la corruption, une révolution
pourrait éclater, avertissent des évêques nigérians
Lagos, le 1er octobre (ENI) - Si le gouvernement ne déploie pas d'immenses
efforts pour endiguer la corruption dans le pays, une révolution pourrait
éclater qui pourrait écarter les leaders politiques du pouvoir. Tel est le
cri d'alarme lancé par plusieurs évêques catholiques romains et anglicans du
Nigéria.
L'Eglise du pays de Galles rejette le projet d'avoir un évêque oecuménique
Londres, le 1er octobre (ENI) - Le projet de longue date d'avoir un évêque
oecuménique pour plusieurs Eglises au pays de Galles a été rejeté par
l'Eglise (anglicane) du pays de Galles, en dépit du soutien accordé par les
évêques de celle-ci et d'autres Eglises. Bien que le projet, qui proposait
d'avoir un évêque servant de façon égale chacune des Eglises, ait été
approuvé par l'instance dirigeante du pays de Galles par 137 voix contre
106, il n'a pas obtenu la majorité requise de deux tiers.
Les Eglises polonaises consacrent le "cimetière de la réconciliation" pour
les victimes civiles allemandes
Varsovie, le 2 octobre (ENI) - Les responsables d'Eglise de Pologne ont
consacré le premier cimetière en commémoration des civils allemands qui
furent victimes des communistes après la défaite allemande en 1945. Le
cimetière se trouve sur le site de l'ancien camp d'internement de
Lambinowice, en Silésie du Sud, où au moins 1 500 Allemands seraient morts
en 1945 et 1946 après avoir été encerclés par les forces soviétiques et
polonaises.
Rencontre à Moscou entre le patriarche Alexis II et le premier ministre
israélien Ariel Sharon
Moscou, le 2 octobre (ENI) - Le patriarche Alexis II de l'Eglise orthodoxe
russe a reçu le premier ministre israélien Ariel Sharon durant la visite de
deux jours que celui-ci a effectuée à Moscou et a exprimé sa préoccupation
concernant l'impossibilité pour les pèlerins chrétiens de visiter les Lieux
saints au Moyen-Orient.
Lors d'une conférence aux Etats-Unis, l'Eglise orthodoxe va débattre de son
rôle comme artisan de paix
New York, le 3 octobre (ENI) - L'Eglise orthodoxe devra se définir à
l'avenir comme arbitre et artisan de paix dans un monde de plus en plus
marqué par la violence. Telle est la recommandation faite par plusieurs
participants d'une conférence internationale sur le rôle de l'Eglise dans la
société. Placée sous le thème "Les Eglises orthodoxes dans un monde
pluraliste", la conférence, tenue du 3 au 5 octobre à l'Institut de
théologie orthodoxe Sainte-Croix près de Boston, dans l'Etat du
Massachusetts, débattra de l'avenir des Eglises orthodoxes en tenant compte
des attentats terroristes du 11 septembre 2001 aux Etats-Unis et du contexte
international en pleine mutation.
Des chrétiens, des hindous, des musulmans et des sikhs participent à une
marche pour la paix en Inde
New Delhi, le 4 octobre (ENI) - Des dirigeants chrétiens de New Delhi ont
participé à une marche pour la paix, aux côtés de responsables hindous,
sikhs et musulmans, afin de protester contre la propagation de la haine au
nom de la religion. L'évêque Karam Masih, de l'Eglise de l'Inde du Nord, et
l'archevêque catholique Vincent Concessao, ont rejoint plusieurs
personnalités à la fin de cette marche de cinq jours qui s'est terminée à
Raj Ghat - mémorial du Mahatma Gandhi - le mercredi 2 octobre.
Da Adn - Roma:
L'Aidlr e la sospensione della pena di morte nelle Filippine
È soddisfatta l'Associazione Internazionale per la Difesa della Libertà
Religiosa (Aidlr) per la decisione di Gloria Macapagal Arroyo, presidente
delle Filippine, che sospende tutte le esecuzioni capitali fino a quando
l'argomento non sarà trattato dal parlamento. Il Colosseo, per questo
motivo, è stato illuminato, in base a una decisione adottata dal Comune di
Roma di dimostrare in questo modo la propria approvazione ogni qualvolta una
pena di morte venga annullata.
È soddisfatta anche l'Associazione per la Libertà Religiosa (Irla) perché
proprio a giugno, a Manila, aveva organizzato, assieme all'Aidlr, il quinto
Congresso mondiale sulla libertà religiosa e sui diritti umani. Il congresso
aveva registrato la presenza di circa trecento persone provenienti da 33
nazioni. La presidente Arroyo, nel suo messaggio, aveva elogiato l'Irla "per
i suoi continui sforzi nel promuovere e difendere i principi della libertà
religiosa", aggiungendo che "il rispetto e la comprensione reciproca
dovrebbero essere gli scopi comuni di ogni gruppo religioso".
Le due associazioni Irla e Aidlr, volute e sostenute dalla Chiesa
avventista, sono organizzazioni non denominazionali che operano per la
salvaguardia dei diritti religiosi in Europa (Aidlr) e in tutto il mondo
(Irla). Entrambe sono organizzazioni non governative riconosciute con
statuto consultivo presso l'Onu.
Schede telefoniche per la Fondazione Adventum
Sono già in circolazione le schede telefoniche che presentano la Fondazione
Adventum, Fondo per la solidarietà e l'antiusura. Stampate in oltre due
milioni di copie, circoleranno sul territorio nazionale fino al 30 giugno
2004.
La Fondazione Adventum Onlus è riconosciuta a livello nazionale con decreto
ministeriale del 16 dicembre 1996. Essa è stata costituita, nel 1994,
dall'Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del 7° Giorno con un
finanziamento proveniente dall'Otto per Mille.
La Fondazione opera, attraverso microprestiti, soprattutto per prevenire il
fenomeno dell'usura. Oltre a ciò, con il progetto "Ritorno a casa",
garantisce dei prestiti a quegli stranieri extracomunitari che desiderano
costruire un'abitazione o avviare un'attività commerciale nella loro patria
di origine. Ad oggi, ha aiutato 1.049 famiglie con un impegno economico di
oltre 7,5 milioni di euro.
La Fondazione Adventum ringrazia la direzione della Telecom, nella persona
del presidente Marco Tronchetti Provera, che ha accettato di stampare e
diffondere queste tessere, offrendo così a un più ampio numero di persone
che si trovano in serie difficoltà economiche la possibilità di un aiuto
concreto.
www.adventum.org <http://www.adventum.org>
Dalla rete Glam:
SOCIAL FORUM EUROPEO
Tramite alcuni buoni agganci, benché in ritardo, la Glam è riuscita a
inserirsi in due dei 150 seminari previsti dal programma del SFE. Per il
primo - su "Impegno per una società fondata su giustizia, pace e
salvaguardia del creato", previsto per il 7 nov. pomeriggio - la nostra
partecipazione evangelica a livello europeo (e mondiale) sarà espressa da un
intervento di Martin Robra, pastore USA e responsabile del Gruppo di lavoro
"Giustizia, pace, salvaguardia del creato" del Coniglio Ecumenico delle
Chiese.
Nell'ambito del secondo - su "Cristianesimo, Ebraismo e Islam in Europa",
previsto per il pomeriggio dell'8 nov. - il nostro contributo sarà portato
da Daniele Garrone, professore di AT alla Facoltà valdese di teologia, che
parlerà su "Monoteismi tra universalità e fondamentalismo". I due seminari
sono stati promossi da diverse organizzazioni, in gran parte cattoliche (Pax
Christi, Mani Tese, Beati Costruttori, Comunità di base, Noi Siamo Chiesa,
Ageci, Rete Lilliput, Tavolo della Pace, Confronti). Ora anche la
Federazione figura tra i promotori. Anche Agape, che inizialmente aveva
proposto un suo tema "Una nuova spiritualità è possibile", è confluita in
questi seminari.
Il Consiglio della FCEI, nella sua riunione del 23-24 settembre, ha dato la
propria adesione al SFE, ratificando l'operato della Glam, e ha incaricato
la Glam stessa di "offrire il proprio coordinamento agli evangelici che
vorranno partecipare al SFE". Ci proponiamo di offrire questo coordinamento
nel modo seguente:
- tutti coloro che intendono partecipare al SFE (o che vogliono seguirne più
da vicino la preparazione) mi mandino una e-mail con il proprio indirizzo
(basta anche solo l'oggetto: SFE). Costituiremo un gruppo che riceverà via
via, sempre per e-mail, il programma e ogni ulteriore notizia sul SFE;
- chi intende partecipare in tutto o in parte al SFE sarà bene si dia da
fare per tempo per trovare una sistemazione logistica presso parenti, amici,
ecc. perché in quei giorni Firenze sarà piena come un uovo. Chi non avesse
alcuna possibilità in proprio me lo farà sapere, indicando specificamente i
giorni del suo soggiorno, e cercheremo nelle chiese di Firenze il maggior
numero possibile di posti letto presso le famglie;
- a seconda dei partecipanti e dei giorni di presenza indicheremo luoghi e
tempi di ritrovo in modo che la partecipazione degli evangelici non sia solo
in un'invisibile disseminazione. Ovviamente ci sarà chi partecipa con altre
organizzazioni. Ma già a Genova avevamo sperimentato l'utilità di momenti di
raccolta degli evangelici partecipanti. Altrettanto ovviamente, come per
Genova, il gruppo è aperto anche a chi non è evangelico ma desidera fruire
di questo coordinamento.
Resto in attesa e per il momento vi saluto con fraternità.
Pastore Franco Giampiccoli
fgiampic@...
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"NON RIUSCIRANNO A FARLI TACERE".
LA SEZIONE ITALIANA DI AMNESTY INTERNATIONAL LANCIA UN APPELLO IN FAVORE
DEI DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI IN ARGENTINA
"Le intimidazioni contro i difensori dei diritti umani in Argentina
rappresentano atti gravi e vergognosi", ha dichiarato Marco Bertotto,
presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, commentando i
recenti attacchi nei confronti degli attivisti della Commissione provinciale
per la memoria di La Plata, nella provincia di Buenos Aires.
Per esprimere solidarieta' e sostegno nei confronti dell'azione dei
difensori dei diritti umani in Argentina, la Sezione Italiana di Amnesty
International ha lanciato oggi un appello on-line rivolto all'Ambasciatore
dell'Argentina in Italia. "Non riusciranno a farli tacere. Solo con il loro
contributo sara' possibile superare l'eredita' delle gravissime violazioni
dei diritti umani commesse in passato ed assicurare che esse non si
ripetano", ha sostenuto Bertotto.
Le minacce telefoniche ricevute il 25 settembre dall'ufficio della
Commissione provinciale per la memoria di La Plata sono seguite all'attacco
del 20 settembre contro l'abitazione di Estela Carlotto, presidentessa della
Commissione e delle Abuelas de Plaza de Mayo, le nonne degli "scomparsi"
durante la dittatura.
Secondo Amnesty International, l'impegno dei difensori dei diritti umani in
Argentina e' fondamentale per sostenere la ricerca della verita' e della
giustizia per migliaia di vittime di violazioni dei diritti umani, cosi'
come per denunciare gli abusi che oggi si continuano a registrare, in
particolar modo ad opera delle forze di polizia.
"Le autorita' argentine devono prendere una posizione chiara ed univoca su
questi attacchi: i tentativi di mettere a tacere la voce di chi denuncia le
violazioni dei diritti umani non saranno tollerati", ha concluso Bertotto.
L'appello puo' essere firmato al seguente indirizzo:
http://www.amnesty.it/primopiano/argentina.php3
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PERCORSI DI SPIRITUALITÀ NEL MEDITERRANEO
Mediterraneo: un mare di spiritualità. Le donne dicono le fedi, a cura di
Bruna Peyrot
pp. 183 - EUR 12,50
Tanti e diversi i racconti e le riflessioni di donne raccolti in questo
volume.
Diversi eppure uniti da un filo, un disegno comune che coinvolge il
Mediterraneo inteso come metafora del confronto con e sulla diversità, come
spazio aperto in cui - a partire dai rispettivi linguaggi di appartenenza
religiosa e laica - provare a costruire nuovi percorsi, in particolare di
spiritualità.
Percorsi, per definizione mai conclusi, che in questo volume si riferiscono
in particolare a due elementi: in primo luogo al Manifesto delle donne
protestanti in Italia - qui presentato e commentato a più voci - redatto
dalle donne della FDEI, la Federazione donne evangeliche italiane, e in
secondo luogo al Campo Donne Internazionale 2001, tenutosi presso il centro
evangelico di Adelfia insieme a donne cattoliche, ortodosse, ebree,
musulmane e laiche.
Un'operazione di recupero delle tradizioni e di una memoria collettiva di
genere che, per le donne credenti, si articola in un ripensamento della
propria fede a partire delle fonti primigenie del Corano e della Bibbia.
* Racconti e riflessioni di donne - cristiane, ebree,
musulmane e laiche - sulle fedi del Mediterraneo.
* Verso il recupero delle tradizioni e di una memoria
collettiva di genere a partire da Corano e Bibbia.
* Una storia comune di fedi, culture e saperi diversi, fonte
di nuovi proficui meticciati.
Approfondimenti:
INTERRUZIONE VOLONTARIA DELLA GRAVIDANZA
A cura del Gruppo di lavoro sui problemi etici posti dalla scienza, nominato
dalla Tavola Valdese, composto da persone appartenenti alle chiese
evangeliche e attive nell'ambito della ricerca, dell'università e della
chiesa
Introduzione
Il documento sull'interruzione volontaria della gravidanza, prodotto dal
"Gruppo di lavoro sui problemi etici posti dalla scienza", è un testo di
studio e discussione su un tema che, come tutti quelli legati alla bioetica,
pone seri problemi di coscienza a credenti e non credenti.
Come il precedente documento sulla bioetica, anche questo è stato prodotto
da un gruppo di persone appartenenti alle chiese evangeliche e attive
nell'ambito della ricerca, dell'università e della chiesa, con lo scopo di
promuovere la riflessione individuale e comunitaria. Non si tratta dunque di
un documento magisteriale, che solo un'assemblea sinodale potrebbe produrre
dopo un'ampia consultazione di base.
1 - Vita, esistenza, positività
I molteplici problemi connessi all'interruzione volontaria della gravidanza
(Ivg) vanno posti nella prospettiva di un'affermazione convinta della
positività dell'esistenza. Come in ogni tempo, così anche nel nostro tempo è
necessario contrastare le pulsioni e le culture di morte e favorire in ogni
modo pensieri di accoglienza reciproca, di tolleranza, di convivenza. Gli
ideali positivi sono sovente minacciati: occorre quindi uno sforzo per
promuoverne lo sviluppo armonico, considerando anche la loro perenne
evoluzione.
Le religioni mondiali hanno da tempo sottoscritto e promosso tale ricerca.
Il cristianesimo in particolare sottolinea la promessa divina della vita che
si esprime nel fondamentale "sì" di Dio all'essere umano. Dio nel suo
donarsi ispira la vita. Da questa luce nasce un impegno e un invito ad
essere diaconi della giustizia e della riconciliazione, in una parola
diaconi della vita. I testi biblici esortano a fare della vita un valore
positivo e a considerare la reciprocità e la responsabilità come momenti
primari e costitutivi dell'esistenza.
Il dovere per la specie umana di rispettare e proteggere la vita richiede
una solenne e ripetuta riaffermazione. Quest'ultima non deve essere soltanto
teorica, ma deve porre in atto in ogni campo le condizioni che favoriscono
la vita tanto nella sua espressione biologica quanto nella sua espressione
di evoluzione e maturazione culturale.
La vita, come fatto positivo di interrelazione e reciprocità, comporta
comunque diversi aspetti e non esclude tensioni e conflitti al suo interno.
La Ivg è l'interruzione di un processo biologico, ma nel contempo
costituisce anche sempre un fatto che interessa le dinamiche vitali di
interazione che coinvolgono più soggetti.
Per affrontare i molteplici problemi della Ivg, occorre dunque ricordare il
quadro complesso in cui essa ci appare. Ne parleranno i prossimi tre
paragrafi.
2 - L'evoluzione del problema: i dati
Un'analisi della problematica etica connessa con l'Ivg richiede che si
prenda in considerazione il quadro di riferimento storico, sociale ed etico
nel quale è inserito il fenomeno.
Per quanto riguarda in particolare la situazione italiana, vanno tenuti
presenti vari elementi.
La promozione della contraccezione nel nostro paese è stata vietata fino al
1971, anno nel quale la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimi gli
articoli del Codice penale che proibivano la propaganda contraccettiva.
Nello stesso anno, è stato presentato in Parlamento il primo disegno di
legge per la legalizzazione dell'aborto.
Non si dispone, com'è ovvio, di dati attinenti alla diffusione dell'aborto
clandestino nel periodo precedente alla legalizzazione dell'aborto; stime
indirette proposte da diversi studiosi oscillano fra i 200.000 e i 600.000
casi all'anno.
La prima legge nazionale avente per oggetto la pianificazione familiare è
stata emanata nel 1975, ed ha istituito, fra l'altro, i consultori
familiari. Nello stesso anno, la Corte Costituzionale ha sancito la
preminenza della vita materna su quella del feto, ponendo le premesse per
l'effettuazione degli aborti terapeutici.
La legge n. 194 relativa alla tutela della maternità e all'Ivg è stata
emanata nel 1978 e la sua attuazione viene valutata annualmente dal
Parlamento, sulla base di una relazione presentata dal ministro della
Sanità.
La legge, come è noto, prevede che la gravidanza possa essere interrotta
entro il 90º giorno se la sua prosecuzione comporta seri pericoli per la
salute fisica o psichica della donna, e dopo questo periodo qualora comporti
un grave pericolo per la vita della donna e/o siano accertati rilevanti
processi patologici a carico del nascituro.
La più recente relazione sull'attuazione della legge è quella del 1996, che
contiene i dati definitivi del 1994 e del 1995.
Nel 1994 sono state notificate 142.654 Ivg, e nel 1995 138.379. Considerando
la successione storica dei dati, si rileva che, a partire dai primi anni
Ottanta, il fenomeno diminuisce di circa il 5% su base annua.
L'Ivg riguarda, in prevalenza, donne coniugate di oltre 25 anni con 1-2
figli e livelli medi di istruzione; il ricorso a questa procedura riguarda
per il 70-80% dei casi persone che fanno uso di metodi anticoncezionali; si
può dunque ipotizzare che sia il fallimento (o l'uso scorretto) dei metodi
anticoncezionali a causare la richiesta di Ivg. Va ricordato a questo
proposito che un elevato livello di istruzione risulta protettivo rispetto
all'Ivg.
Permane tuttora, anche se in calo marcato, il ricorso all'aborto
clandestino: la stima per il 1992 è dell'ordine di 50.000-60.000 casi (circa
un terzo degl'interventi Ivg notificati!).
La diminuzione del ricorso all'Ivg negli ultimi 10-15 anni è associata alla
diffusione dei moderni metodi contraccettivi.
Il ricorso alla Ivg come mezzo di controllo delle nascite è ancora purtroppo
assai diffuso a livello planetario; esso percentualmente diminuisce là dove
aumenta l'uso dei mezzi contraccettivi e migliora globalmente la qualità
della vita. In molti paesi la Ivg è vietata per legge, il che induce un
forte ricorso all'aborto clandestino negli strati più poveri della
popolazione, con conseguente aumento di sofferenze e mortalità.
L'analisi sociale del fenomeno dimostra che nelle nostre società diminuisce
il ricorso alla Ivg in funzione del miglioramento della pianificazione
familiare. Questo spinge a favorire tutti i processi di evoluzione sociale
con tale esito. Sotto tale profilo occorre tuttavia prestare particolare
attenzione all'ampliarsi della forbice tra persone più o meno acculturate e
favorite. Non bisogna cioè lasciare che la Ivg diventi una pratica delle
persone meno favorite. Particolari doveri competono sotto questo aspetto al
servizio sanitario ed alla scuola (vedi ultimo punto).
3 - Definizione biologica e biografica di "vita"
Da un punto di vista biologico, il fenomeno vita presenta molte
caratteristiche simili in tutte le specie animali. A livello della cellula e
delle sue strutture morfo-funzionali, non vi sono significative differenze
fra un organismo inferiore, un uccello, un rettile o un mammifero.
L'organizzazione del patrimonio genetico, le modalità con le quali esso
viene trasmesso ai discendenti, conservandosi identico salvo l'eventualità
di mutazioni casuali o indotte, la traduzione delle informazioni genetiche
in strutture e funzioni, le modalità con le quali le cellule si organizzano
in tessuti e organi specializzati, capaci di svolgere funzioni complesse,
tutte queste caratteristiche sono identiche nelle diverse specie fino
all'uomo.
Se dunque la vita come fenomeno biologico è intoccabile, lo è a qualsiasi
livello di evoluzione e complessità.
Le ragioni di un particolare attenzione per il substrato biologico della
vita umana, contenente tutte le "informazioni" atte a riprodurre un
individuo della specie umana, possono essere dettate da molteplici ragioni.
È difficile esprimerle in maniera esauriente. Ci si può limitare, in questa
sede, a presupporre che il rispetto per la propria specie, inserito in un
quadro più ampio di rispetto per ogni specie animale, sia un innegabile
prodotto della stessa civiltà umana.
Sul piano biologico, è lecito chiedersi se e fino a che punto si possa
individuare il momento preciso in cui da un semplice aggregato di cellule
diverse si passa ad un embrione e poi a un feto di essere umano.
La domanda può esser semplificata ed espressa nel modo più usuale come
segue: in quale esatto momento ha inizio la vita, intesa come la vita di un
preciso individuo della nostra specie? Inoltre ci si può chiedere a buon
diritto: esiste e qual è il limite tra l'embrione e il bambino? Ci si è a
lungo interrogati su questa questione e anche oggi esistono tentativi di
definire il momento dal quale la tutela del prodotto del concepimento può
essere considerata alla pari della tutela che si deve ad un individuo della
specie umana. Vari dati sono da tener presenti.
La vita umana individuale ha inizio nell'esatto momento in cui la cellula
uovo e lo spermatozoo si fondono a formare lo zigote in cui genoma paterno e
materno sono associati in un unico assetto cromosomico. Cellula uovo e
spermatozoo sono naturalmente vivi anche prima della fusione, ma i gameti
sono singolarmente portatori di una metà soltanto del progetto genetico, la
cui attuazione consisterà in un organismo umano. Per tale ragione la loro
esistenza non può essere paragonata alla messa in atto della vita
dell'individuo.
Inoltre tra la madre e il prodotto del concepimento si instaura fin dal
primo momento un intenso scambio di influenze.
È ben dimostrato che i primi battiti cardiaci dell'embrione, irregolari e
non coordinati, iniziano nella terza settimana dal concepimento, cioè verso
la fine della prima settimana di ritardo mestruale. L'attività elettrica e i
dermatoglifi (solchi cutanei dei polpastrelli da cui si originano le
impronte digitali) sono ben individuabili entro il secondo mese di
gravidanza. Ancora più interessante è quanto è noto sullo sviluppo del
sistema immunitario del feto. Esso inizia la sua maturazione tra la
dodicesima e la ventesima settimana di gestazione ed i primi linfociti T
(importanti cellule di tale sistema) compaiono nel timo intorno alla
quattordicesima settimana. Se si considera la grande originalità
immunologica dell'embrione (50% del patrimonio genetico di origine paterna e
50% di origine materna) esso dovrebbe essere rigettato dalla madre, invece,
ciò non accade, tranne che negli ultimi giorni di gravidanza, nei quali la
reazione della madre verso il feto sembra all'origine del parto.
L'unità feto-placentare riceve e invia messaggi alla madre sin dalle prime
fasi della gravidanza, cosicché, qualunque possa essere il meccanismo
regolatore, se la protezione è ottenuta per via della specifica inibizione
della risposta immunitaria della madre verso le strutture fetali (antigeni)
di origine paterna, essa deve attuarsi precocemente ed il più vicino
possibile al rapporto sessuale.
Sappiamo che la donna durante la gravidanza ha una riduzione di attività e
grandezza del timo, che è correlata alla crescita dell'embrione e poi del
feto ed è influenzata dagli ormoni sessuali, corticosteroidei e di
derivazione timica e dalla riduzione del contenuto di linfociti T
all'interno di esso. Analogamente, anche lo sviluppo degli apparati e organi
dell'embrione, prima, e del feto, poi, si basa sulla progressiva
espressione/ repressione di insiemi di geni.
Esiste, quindi, un costante dialogo biologico tra madre ed embrione e, poi,
tra madre e feto. Ciò che sembra particolarmente rilevante in questa sede è
la capacità dell'embrione di influenzare la madre sin dalle prime fasi,
determinando modificazioni nei suoi organi.
Da un punto di vista scientifico si evince chiaramente che embrione, feto e
poi neonato sono individualità biologiche viventi, capaci di grandi
interazioni e che si distinguono per un diverso livello di differenziazione,
di maturazione.
Il fenomeno "vita" è sempre presente in qualche sua forma. Esiste quindi
sempre un punto di vista globale, a partire dal quale esso merita
considerazione. D'altra parte constatiamo che la scienza distingue tra varie
fasi dello sviluppo embrionale. Di conseguenza non ogni passo di questo
sviluppo può esser messo sullo stesso piano.
Tuttavia, proprio da un punto di vista globale, è ancora legittima una
differenza tra biologia e biografia. Si può ancora far valere il fatto che
la vita umana è sì individuata in modo scientificamente chiaro nel suo
fenomeno biologico di base, ma si situa poi, per gl'individui, ad un livello
di interrelazione e di sviluppo culturale che può costituire una nuova
soglia di percezione e di valutazione del fenomeno.
È infatti innegabile che il carattere tipico della vita umana risiede
largamente nella funzione nervosa e nella vita di relazione. La vita, negli
esseri umani, è essenzialmente e indissolubilmente legata alle funzioni
psichiche e tali funzioni risentono in maniera determinante delle relazioni
interpersonali e con l'ambiente in cui un essere umano si sviluppa, cresce,
vive e muore.
Proteggere la vita, perciò, può voler dire proteggere un fenomeno in tutti i
suoi aspetti, ma può voler dire, insieme, anche essere in grado di
relativizzare un aspetto rispetto ad un altro. In tal senso si potrebbe per
esempio valorizzare la vita biograficamente intesa rispetto alla semplice
vita di un embrione, quand'anche si sappia per certo che da esso si sviluppa
l'essere completo.
Alla luce delle considerazione fatte, sembra che la vita umana sia da
considerarsi come l'insieme e l'evoluzione di tutte le esperienze, le
relazioni, le aspirazioni, il sentire, in altre parole come la storia
personale di un essere umano, che lo definiscono come unico e irripetibile.
La vita umana non può avere esclusivamente o prevalentemente una
connotazione biologica; la sua specificità è anche biografica ed è questa
globalità e interdipendenza che va salvaguardata.
Tutte queste considerazioni devono servire ad una valutazione differenziata
del fenomeno della Ivg e verranno presupposte nei punti seguenti. Vi è
ancora tuttavia un aspetto importante e non secondario, quello della
relazionalità, comportante anch'esso diversi aspetti, oltre a quelli di
natura prevalentemente biologica, cui si è già fatto riferimento.
4 - Nascita, relazionalità, autodeterminazione femminile
Ci inoltriamo qui in un nuovo aspetto del nostro tema. In esso entra in
campo la persona della madre e la relazione dell'embrione-feto con la madre
quale essere personale pienamente autonomo.
La connessione continua tra la vita della madre e la vita dell'embrione (o
del feto) determina una relazione fisica e affettiva tra madre e bambino/a,
relazione che può tradursi in una scelta tra l'accettazione o la rinuncia
alla maternità.
Nella considerazione relazionale dell'embrione sono rilevanti, oltre il suo
livello di sviluppo nell'utero materno, anche e soprattutto il rapporto di
accettazione da parte del corpo in cui esso cresce, il progetto di relazione
che su di esso viene costruito, il fatto di venire pensato ed amato prima di
venire alla luce. Si evidenzia così l'importanza dell'uso della categoria
della relazione nel dibattito sulla Ivg. Il dibattito non può eludere
fattori quali: esistenza di volontà procreativa, atteggiamento di
accettazione e presa in carico del generato. Accanto alla voce "tutela della
vita" in senso astratto e teorico, dobbiamo considerarne un'altra, quella
del prendersi cura della vita. Il concetto di cura è insito in ogni
relazione umana significativa ed esprime un'idea relazionale dell'etica.
In tal modo entra in gioco la considerazione della donna come soggetto etico
capace di autodeterminazione.
Le donne non sono mai state accettate come "soggetto etico", ma sono state
sempre chiamate all'assunzione di responsabilità verso altro da sé.
L'assunzione di responsabilità di se stesse implica invece la possibilità di
essere soggetti in grado d'individuare norme per la propria condotta:
l'autodeterminazione diventa dunque in questo contesto un valore dirompente
poiché significa la coniugazione della responsabilità verso sé e verso
altri.
La categoria della "cura", a cui ci si è sopra riferiti, comporta tuttavia
un altro aspetto, se si tiene presente la sua notevole importanza riguardo
ai rapporti che intercorrono tra la donna e la sua comunità di appartenenza,
in primo luogo rappresentata dal partner e dalla famiglia; tali soggetti
potrebbero voler imporre le proprie decisioni alla donna oppure volerla
sostenere nella sua autonomia.
Ma se la donna non è oggetto di cura da parte della comunità in cui vive e
la rete di relazioni al cui interno si gioca la relazione madre figlio/a si
spezza, allora una delle conseguenze di questa frattura potrebbe essere la
Ivg.
Anche se la decisione ultima riguardo alla Ivg spetta alla donna, questa
scelta è determinata da una rete di corresponsabilità che comprende la donna
stessa, il partner, la comunità familiare e sociale. L'etica della
responsabilità mette l'accento sull'interdipendenza reciproca dei rapporti
umani, per cui si dovrebbe parlare di corresponsabilità nel diritto di
scelta della madre. In questo caso il conflitto sorgerebbe non tra una
gerarchia di diritti, ma all'interno di una rete di relazioni, dove si gioca
la possibilità di proteggere o meno la vita del bambino/a. Pertanto
l'aspetto della relazionalità influisce su una valutazione generale della
vita e quindi sulla decisione della Ivg.
Le ultime considerazioni ci portano a una ulteriore notazione di sapore
polemico, ma non per questo secondaria: l'abitudine culturale di usare nei
confronti della donna criteri molto diversi da quelli che vengono usati nei
confronti dell'uomo quando è in questione l'atteggiamento verso la vita
umana.
Nelle culture dove esso vige, il comandamento che vieta di uccidere viene
invocato nel caso della responsabilità della donna verso il suo corpo e
verso il nascituro; qui anzi viene affermato con forza e fatto oggetto di un
controllo severo, che non ha riscontro in altri campi. Le eccezioni sono
difficili e anch'esse socialmente molto controllate. Per l'uomo, invece, si
ammettono ben più vistose eccezioni, come nel caso della guerra o della pena
di morte. La società dunque considera illecito che le donne facciano ciò che
per gli uomini è ammesso, talvolta addirittura imposto e, spesso,
considerato "eroico": questo mette bene in evidenza il fatto che, in tema di
procreazione, tra uomini e donne esiste una situazione di profondo conflitto
(che trae origine dalla differenza sessuale); un conflitto che le donne
hanno cominciato a denunciare e ad analizzare, ma che gli uomini stentano a
riconoscere e ad ammettere.
5 - La protezione della vita umana e la Ivg
In base alle premesse poste nei punti precedenti, è possibile ora esprimersi
sulla complessa problematica che riguarda la Ivg nel nostro paese.
Per interruzione volontaria della gravidanza si intende l'interruzione del
processo biologico che porta normalmente alla nascita.
Se questo processo biologico è quello che porta alla nascita di un essere
umano, esso può essere più protetto di altri, in misura di un maggiore
rispetto che la specie umana riserva a se stessa. Le entità da proteggere
sono tuttavia molte e differenziate e vanno dall'espressione vitale
dell'embrione o del feto alla madre e oltre.
Quando con la Ivg viene eliminata la possibilità stessa della nascita, cioè
quando viene eliminato l'individuo in una fase precoce del suo sviluppo, si
pone davanti a noi un dilemma difficile in cui si apre un conflitto tra vari
principi e circostanze, poiché vi può essere un diritto del concepito a
vivere, diritto che per altro non può esser fatto valere consapevolmente,
mentre sussistono altri diritti e principi di persone pienamente
consapevoli. Ciò dimostra che la Ivg, che è sempre l'interruzione di un
processo biologico, è anche sempre un fatto inerente a vari processi di
interazione che coinvolgono più soggetti.
L'unico modo di arbitrare questo fatto sembra quello di assumerlo come un
dato dell'esistenza e nello stesso tempo specificare il problema a livello
sociale e culturale e migliorare, anche attraverso la tutela giuridica, le
condizioni generali in cui si vengono a trovare le persone coinvolte.
Questa opzione di fondo comporta il seguente giudizio complessivo sul
problema posto:
il singolo atto di Ivg resta un atto negativo. La discussione etica nasce
dalla consapevolezza della sua realtà e dalla volontà di modificarne
positivamente le circostanze.
A proposito delle singole situazioni nelle quali emerge il ricorso alla
pratica della Ivg, non si ritiene possibile una risposta unica e
onnicomprensiva. Si evidenziano tuttavia ancora alcuni punti irrinunciabili
e basilari:
- rifiuto assoluto dell'imposizione coercitiva della gravidanza;
- rifiuto della penalizzazione, in quanto foriera di mali molto peggiori
rispetto a quelli che si vorrebbero combattere; la depenalizzazione è una
conquista dalla quale non si deve recedere (vedi sezione 6).
- si riconosce alla madre l'ultima parola - compresa la possibilità di
rifiutare l'eventuale imposizione della Ivg - offrendole nel contempo
strutture di sostegno quanto all'informazione, l'aiuto morale, l'assistenza
medica; quest'ultima deve realizzarsi nelle condizioni ordinarie nelle quali
si svolge l'abituale ricorso alle cure mediche e chirurgiche.
Circoscritto così il problema a livello generale, nei prossimi due paragrafi
si discutono alcune opinioni quanto all'aspetto religioso e giuridico della
Ivg e successivamente si formulano varie raccomandazioni.
6 - Responsabilità morale e sanzione giuridica
La Ivg va sottratta a qualsiasi equiparazione superficiale con altre
situazioni drammatiche e dolorose. E questo tanto sotto l'aspetto etico o
religioso della "colpa", quanto sotto l'aspetto della pena.
La scelta della Ivg è quella di un caso particolare e non quella di un caso
generico; pertanto, nel caso particolare, può essere travagliata e sofferta,
ma non più di tante altre, nelle quali la vita umana purtroppo si trova
coinvolta; ed è coperta dalla comprensione solidale e da disponibilità di
solidarietà umana negli affetti.
Venendo alla questione della responsabilità e della colpa, nella Ivg, che
implica certo un momento di responsabilità, non si deve configurare alcuna
tipica situazione di colpa etico-religiosa. Nessuno, tanto meno la donna in
quanto donna, può essere colpevolizzato/a a causa della Ivg. La dimensione
della responsabilità, invece, è una dimensione ineliminabile della
condizione umana come tale, che può comportare sensi di colpa, ma essa non è
isolabile, soprattutto sotto il profilo religioso, da forme di relazione
umana, che la compensano e riequilibrano, situandola in un contesto non
colpevolizzante.
Circa il secondo aspetto, quello della sanzione giuridica, sembrerebbe
assurdo intervenire contro la Ivg mediante la minaccia penale. Certo questa
minaccia ha una sua efficacia - sempre relativa - in altri campi, per
esempio contro alcuni tipi di comportamenti asociali. Ad essi non può esser
tuttavia paragonata la Ivg che ha, come fatto di esperienza, dimensioni e
caratteristiche tutte proprie.
Del resto e più in generale, nessun tipo di provvedimento, preso
singolarmente, sarà in grado, da solo, di ovviare a tutti gli inconvenienti
delle realtà verso le quali è indirizzato. Nel caso della Ivg come tale, il
ricorso alla forza della legge appare inadeguato e foriero di effetti
indesiderati. Sono invece le circostanze a richiedere una regolamentazione.
Sembrerebbe che in tal caso la legge dovrebbe preferibilmente prendere le
difese della donna in modo che essa trovi nelle strutture del vivere civile
piuttosto aiuto che condanna.
7 - Ivg e servizio sanitario e scolastico
Alla luce di quanto esposto precedentemente si può constatare che:
- l'aborto in Italia è in calo costante, in relazione all'elevazione dei
livelli di cultura e istruzione ed alla diffusione dei concetti e metodi
della contraccezione;
- è prevedibile che un impegno più incisivo a favore della pianificazione
familiare, anche attraverso l'attività formativa e informativa, a livello
tanto centrale quanto locale, comporterà un più rapido calo del ricorso
all'Ivg, con ovvi benefici per i singoli e la collettività;
- appare chiaro, in questo quadro, che spesso il ricorso all'Ivg rappresenta
un fallimento delle procedure contraccettive comunemente accettate (vedi
sezione 2); tale eventualità non deve tuttavia portare a considerarlo un
metodo supplettivo per il controllo delle nascite.
Tenuto conto di tali fatti, è possibile formulare alcune raccomandazioni, le
prime riguardanti le prestazioni attese dal servizio sanitario nazionale e
dagli ospedali evangelici, l'ultima, infine, a proposito dell'attività
formativa e informativa delle scuole:
a) Anche se la legge consente l'attuazione dell'Ivg, è giusto prevedere che
gli operatori sanitari possano astenersi dall'attuarla per motivi di
coscienza. In Italia vi è oltre il 50% di obiettori fra i ginecologi e gli
anestesisti, il che testimonia l'esistenza di una vasta fascia di dissenso
che deve giustamente essere tutelato.
b) Le strutture sanitarie devono garantire sempre le cure mediche necessarie
e disposte dalla legge. L'obiezione di coscienza non può diventare una
giustificazione per il non rispetto della legge.
c) Non appaiono d'altro canto condivisibili iniziative tese, per tutelare
l'embrione, a limitare l'ambito di applicazione della legge, perché ne
deriverebbe verosimilmente un accresciuto ricorso all'aborto clandestino,
con conseguente aumento della mortalità e morbilità della donna.
d) È indispensabile garantire alle donne che hanno scelto d'interrompere la
gravidanza, l'effettiva possibilità che quella volontà, liberamente formata,
si realizzi in condizioni analoghe a quelle in cui vengono eseguite tutte le
altre pratiche mediche.
e) Sarebbe auspicabile che, invece di consolidare, in testi legislativi, una
antica prassi di controllo sul corpo femminile e sulle sue potenzialità, si
provvedesse a promuovere le ricerche per la messa a punto di tecniche di
contraccezione più efficaci e dirette al controllo della fertilità maschile
(= sul corpo dell'uomo);
f) Un discorso più particolareggiato meriterebbe l'educazione scolastica. È
tempo di insistere sul dovere, che le scuole hanno, di promuovere la
conoscenza sia dei fatti inerenti alla sessualità umana (fisiologia,
emotività), sia dei relativi problemi, insieme con i modi di affrontarli,
conoscenza rivolta alla consapevolezza circa le responsabilità che ne
derivano.
Roma, 21 settembre 1996
Il Gruppo di lavoro sui problemi etici posti dalla scienza
INFORMAZIONI
Sul presente documento il Sinodo del 1998 si è espresso con un proprio atto
Le riflessioni e le proposte di chiese, gruppi e singole persone vanno
inviate al "Gruppo di lavoro sulla bioetica", via Pietro Cossa 42, 00193
Roma.
Il documento è stato pubblicato su Testi&Documenti n. 18 del settimanale
evangelico Riforma (n. 39 dell'11 ottobre 1996)