Per l’amicizia cristiano-ebraica
Orientamenti ecumenici
…Passione per l’amore di Dio e per il mondo

Salmo della settimana: nr. 85,2-8
Hai perdonato l'iniquità del tuo popolo,
hai cancellato tutti i suoi peccati. [Pausa]
Hai placato il tuo sdegno,
hai desistito dalla tua ira ardente.
Ristoraci, o Dio della nostra salvezza,
fa' cessare la tua indignazione contro di noi.
Sarai adirato con noi per sempre?
Prolungherai la tua ira d'età in età?
Non tornerai forse a darci la vita,
perché il tuo popolo possa gioire in te?
Mostraci la tua bontà, SIGNORE,
e concedici la tua salvezza.
Io ascolterò quel che dirà Dio, il SIGNORE:
egli parlerà di pace al suo popolo e ai suoi fedeli,
purché non ritornino ad agire da stolti!
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In questo numero - Prospettiva ebraica: la persecuzione cristiana in Palestina
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La speranza nonostante la morte (da AdN)
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La puissance incomparable
L'Esprit nous aide dans notre faiblesse, car nous ne savons pas ce qu'il nous convient de demander dans nos prières. Mais l'Esprit lui-même intercède par des soupirs inexprimables. Romains 8, v. 26
Nous sommes conscients que c'est le Saint-Esprit qui nous incite à prier, mais nous ne nous rendons pas toujours compte que le Saint-Esprit lui-même prie en nous, exprimant ce que nous ne savons exprimer. Lorsque nous sommes nés de nouveau, nés de Dieu, et habités par l'Esprit, il formule à notre place l'inexprimable.
Le Saint-Esprit intercède en nous en faveur des enfants de Dieu, en accord avec sa volonté. Dieu sonde notre coeur, non pour y lire nos prières conscientes, mais pour y trouver la prière de l'Esprit Saint.
L'Esprit de Dieu se sert de l'esprit du croyant comme d'un sanctuaire dans lequel il offre à Dieu son intercession " Votre corps est le Temple du Saint-Esprit ". Quand Jésus purifia le Temple, " il ne laissa personne transporter un objet quelconque à travers le parvis ", (Marc 1 O, v. 16). L'Esprit de Dieu ne vous permet pas de vous servir de votre corps à votre convenance. Jésus a chassé sans pitié tous ceux qui vendaient et achetaient dans le Temple, en disant: " Il est écrit: Ma maison sera appelée une maison de prière. Mais vous, vous en faites une caverne de voleurs. "
Nous sommes-nous rendus compte que notre corps est le Temple du Saint-Esprit ? Si oui, nous devons veiller à le garder pur et sans tache, pour lui. Nous devons nous souvenir que notre pensée consciente, bien qu'elle ne soit qu'une toute petite partie de nous-mêmes, doit être un sanctuaire pour le Saint-Esprit. Il veillera lui-même sur notre subconscient, mais c'est à nous de veiller sur tout ce qui est conscient en nous, nous en sommes responsables.
Dalle meditazioni di Bethel, sito evangelico francese
Posta ricevuta:
Desidererei mettere in circolo questa "campana"

Federazione regionale Piemonte e Valle d’Aosta
Movimenti per la Vita e Centri di Aiuto alla Vita
per ampliare ed approfondire la riflessione sull'aborto ultimamente rilanciata, con l'augurio di superamento di ogni visione ideologica e parziale.
Grazie! fra' paolo (Frati di Bellariva – Rimini)
Caro fra’ Paolo,
sono convito che il dibattito sulla tematica dell’aborto e della pillola RU 486 deve necessariamente ascoltare i diversi punti di vista: il problema nel nostro paese è proprio la mancanza di un’adeguato spazio di riflessione per chi - come cristiano impegnato nel mondo - si batte per uno stato laico e non confessionale. L’ideologia prevalente in Italia, proprio in ambito c.d. religioso, è infatti quella di imporre comportamenti e scelte etiche anche a chi cristiano non è, e a prescindere da una valutazione di coscienza, che rimane indiscutibilmente personale e che deve tener conto di tutte le dimensioni della vita reale (che come può immaginare è molto più complessa della semplice enunciazione di principi generali).
Detto questo desidero esprimere tutta la mia simpatia personale per molte iniziative concrete del movimento per la vita (e non quelle propagandistiche con tanto di feti sbattuti sui manifesti… se li ricorda anni fa?). Non le nascondo però che nella mia mente sono ancora purtroppo presenti i tristi ricordi di quelle suore di San Vittore Olona (MI), che mi impartivano il catechismo cattolico dell’infanzia, chiedendomi di riferire ai miei genitori (a mo di’ pappagallo) di votare contro gli abortisti assassini, ecc. ecc.
Pensi che pochi mesi or sono, proprio su questo argomento dell’aborto è naufragata l’interessante ipotesi di un newsgroup ecumenico, con un moderatore cattolico ed uno protestante: si è affermava infatti pubblicamente che la posizione protestante sul tema era dalla parte della “cultura della morte”…
E che dire poi del gruppo di Amnesty International (!) che ho frequentato pochi giorni fa, ove ho ascoltato allibito la frase “i protestanti sono favorevoli all’aborto”… Quasi che l’hobby preferito anche del sottoscritto fosse quello di praticare l’aborto o incoraggiare lo stesso.
La domanda, caro fra’ Paolo, allora è: ma a quale ideologia fa Lei riferimento qui in Italia? Mi pare francamente che i cattolici – non tutti ben inteso ma larghi e maggioritari settori - facciano suonare solo le campane a morto del dialogo…e non è un bel sentire francamente.
Mi perdoni se per il futuro darò spazio prevalentemente a quei cattolici (minoritari) che esprimono posizioni censurate dai loro stessi media, perché colpevoli di lasciarsi interrogare e interrogare gli altri senza pregiudiziali o toni da crociata. Anche questo è orientamenti ecumenici, una piazza per le minoranze. Passione per l’amore di Dio e per il mondo. Bello e/o brutto che sia.
Grazie comunque del contributo.
Suo
Maurizio
COMUNICATO SULL’ IMPIEGO DELLA RU 486
In merito all’introduzione dell'aborto farmacologico mediante Ru 486, all’Ospedale Sant’Anna di Torino, autorizzata, in via sperimentale, dal Comitato di Bioetica, pur ribadendo la ferma condanna all'aborto in quanto tale, a prescindere dalla modalità e dai tempi di attuazione, la Federazione dei Movimenti per la Vita e dei Centri di Aiuto alla Vita del Piemonte e della Valle d’Aosta ritiene doveroso precisare quanto segue:
- L'aborto farmacologico è destinato, sul piano culturale, a banalizzare ulteriormente l'aborto e pertanto a causarne l'aumento, mediante una prassi che non potrà non innescare una deriva privatistica, contraria allo spirito e alla lettera della legge 194/78.
- L'aborto farmacologico, secondo ogni previsione, è destinato ad allargare l'area dell'aborto clandestino, al di fuori cioè della procedura prevista dagli artt. 4 e 5 della legge 194/78, e a lasciare pertanto la donna ancora più sola.
- L'aborto farmacologico, da attuarsi entro il 59° giorno dall'inizio della gravidanza, invece che entro il 90°, come quello chirurgico, riduce notevolmente il tempo a disposizione della donna per cercare di superare le cause che la inducono all'aborto e per ricevere il sostegno che renda possibile l'accoglienza del figlio, come previsto dalla stessa legge 194/78. Inoltre lo stato particolarissimo dei primi giorni di gravidanza (rivoluzione ormonale che provoca nausee, instabilità, crisi di solitudine, ecc.) facilita un rifiuto che nei mesi successivi diventa accoglienza gioiosa.
- L'aborto farmacologico, anche se meno oneroso per il Sistema Sanitario e meno impegnativo per il personale ospedaliero, è estremamente doloroso per la donna che, una volta assunto il preparato, vive coscientemente la lenta agonia del figlio, impotente a porvi fine nel caso di un eventuale ripensamento. Aumenta pertanto la possibilità di insorgenza della sindrome post aborto.
- L’aborto farmacologico precoce incentiva certamente il ricorso all’aborto facendo ulteriormente peggiorare la grave situazione di denatalità e di invecchiamento proporzionale della popolazione, cause tra l’altro di crisi economiche e di rischio per il pagamento delle pensioni.
L'uso dell'aborto farmacologico presuppone la concezione di una medicina e di una ricerca biomedica, non più finalizzate alla salute e alla vita, bensì alla soppressione della vita dell'uomo.
La Federazione regionale del Movimento per la Vita considera questa ‘sperimentazione’ scandalosa, tra l’altro introdotta in una regione i cui amministratori si dichiarano in maggioranza non abortisti, e continuerà a battersi contro tutto ciò che porta alla morte per poter favorire la vita e la sua accoglienza, consolati dalla gioia delle mamme che accettano il sostegno per l’accoglienza e costernati di fronte al dramma delle donne che hanno abortito.
Torino 30 ottobre 2002
Per il Direttivo il Presidente Garrone dr. Giuseppe
Il romanzo "Un mistero occitano" di Massimo Siviero pubblicato dalla Claudiana concorre al premio Scerbanenco che viene assegnato attraverso una votazione via internet.
Per partecipare alla votazione
* recarsi sul sito http://www.noirfest.com
* scegliere Italiano
* cliccare su concorso
* cliccare su premio letterario Scerbanenco
Per visualizzare la scheda del romanzo:
http://www.claudiana.it/php/mostrascheda.php?nscheda=88-7016-391
Gianluca Nigro
NESSUNO TOCCHI CAINO PER UNA MOBILITAZIONE CONTRO LE LAPIDAZIONI IN IRAN
6 novembre 2002: Nessuno tocchi Caino chiede ai media, alle forze politiche e a tutti i cittadini sensibili alla causa abolizionista di dedicare l’attenzione e l’impegno dei prossimi mesi a quattro Amine iraniane sconosciute, innominate, dimenticate.
Nessuna protesta, nessun boicottaggio, nessuna proposta di rottura di relazioni economiche addirittura da parte dell’Unione europea si leva contro le lapidazioni, le impiccagioni e le decapitazioni che sono all’ordine del giorno in Iran, in Iraq, in Arabia Saudita e in altri paesi del mondo islamico dove regimi illiberali usano il Corano per impedire qualsiasi processo democratico.
Mentre una non-lapidazione si traduce in una “lapidazione” di un presidente contrario alle lapidazioni, molti casi come quelli di Amina continuano a consumarsi nell’Iran del presidente Khatami dove diciassette donne sono state già lapidate nella indifferenza generale e altre quattro attendono nelle carceri iraniane il giorno della loro lapidazione.
E’ a loro che Nessuno tocchi Caino chiede di dedicare energie anche per abbattere quei regimi che le pietre le scagliano davvero.
Intanto giovedì il docente universitario Hashem Aghajari, fautore della linea riformista del presidente Mohammad Khatami, e' stato giudicato colpevole di eresia e condannato alla pena capitale dal tribunale di Hamdan, nell Iran occidentale. Aghajari, 45 anni, docente di storia, era stato arrestato in agosto per aver contestato il potere temporale degli ayatollah, paragonandolo a quello esercitato dai papi durante il Medioevo. Aveva inoltre sostenuto che i musulmani non dovrebbero ''seguire ciecamente'' i leader religiosi e aveva cercato di promuovere un rinnovamento religioso dell'Islam sciita. Piu' tardi e' stato cosi' accusato dalla magistratura conservatrice di ''insultare il profeta'', e condannato alla ''giusta'' punizione, la morte.
Per saperne di piu' : http://www.nessunotocchicaino.it/
Il Centro di Cultura Ebraica Vi invita alla presentazione del libro di Massimo Teodori
edito da Mondadori
MALEDETTI AMERICANI
destra, sinistra e cattolici: storia del pregiudizio antiamericano
Intervengono:
Simonetta Della Seta, Daniele Fiorentino, Massimo Teodori
Introduce: Roberto Steindler
Martedì 12 novembre 2002 alle ore 21.00
presso Il Pitigliani - in Via Arco dei Tolomei, 1 Roma
Nell'ambito del "Torino Film Festival" sarà riproposto il film "Storie di lotte e deportazione", realizzato con le testimonianze raccolte in Piemonte dalla Shoah Foundation.
Martedì 12-11, ore 20,00, cinema Pathé Lingotto, sala 10; il film sarà
preceduto da una presentazione
Giovedì 14-11, ore 20,00, cinema Pathé Lingotto, sala 11
Prospettiva ebraica:
LA PERSECUZIONE DEI CRISTIANI in Palestina
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di David Raab
Introduzione
La comunita' cristiana nelle aree amministrate dall'Autorita' Nazionale Palestinese (ANP) e' piccola, ma simbolicamente importante. I circa 35.000 cristiani che vivono in Cisgiordania e i 3.000 che vivono a Gaza (1) rappresentano circa l'1,3% dei palestinesi. Oltre a questi ci sono 12.500 cristiani che vivono a Gerusalemme est.
La percentuale cristiana, pero', sta rapidamente diminuendo, e non solo a causa della difficile situazione militare ed economica degli ultimi due anni. Ci sono molti segnali che indicano che la popolazione cristiana viene perseguitata a causa della propria religione.
Considerando il contesto delle condizioni dei cristiani negli altri paesi del medio oriente, la situazione e' molto preoccupante.
La repressione cristiana nel mondo islamico
Nel mondo islamico, i cristiani sono considerati "dhimmi", categoria tollerata - anche se ritenuta inferiore - e che necessita protezione da parte dell'islam. La "dhimmitudine" e' parte integrante dell'islam; e' un "patto di protezione" che interrompe "il diritto dei conquistatori musulmani di uccidere o rendere schiavi ebrei e cristiani, a condizione che questi paghino un tributo" (2).
La vita dei cristiani nei paesi islamici e' sempre stata difficile, e lo e' tuttora. In Egitto "solo le scuole musulmane, e non quelle cristiane, ricevono aiuti da parte dello Stato... E' praticamente
impossibile costruire nuove chiese o restaurare quelle vecchie... I cristiani vengono spesso ostracizzati o insultati pubblicamente, e la legge proibisce ai musulmani di convertirsi al cristianesimo..." (3).
L'Arabia Saudita "e' uno dei paesi piu' repressivi nei confronti dei cristiani. Non ci sono chiese in tutto il paese. I lavoratori stranieri rappresentano un terzo della popolazione, e molti di loro sono
cristiani.
Per tutto il periodo in cui risiedono in Arabia Saudita (a volte anni), viene proibito loro di mostrare simboli cristiani o Bibbie, e addirittura di incontrarsi pubblicamente per pregare. Alcuni hanno visto le proprie Bibbie messe dentro un tritadocumenti quando sono entrati nel paese" (4).
In Iran "pubblicare testi cristiani e' illegale e la conversione dall'islam e' punibile con la pena di morte. Ai cristiani non viene permesso di testimoniare in una corte islamica quando un musulmano e' coinvolto e vengono discriminati sul lavoro"
I cristiani nell'Autorita' Palestinese
L'islam e' la religione ufficiale dell'Autorita' Palestinese (5). Inoltre, i gruppi fondamentalisti Hamas e Jihad islamica hanno promosso l'influenza islamica sulla societa' palestinese.
Ufficialmente, l'ANP dichiara di non discriminare i cristiani, dando queste prove: natale e' riconosciuto come una festivita' ufficiale; il presidente Arafat presenzia alla messa di natale e ha dichiarato come suo compito "la protezione dei luoghi sacri cristiani e islamici (6).
Alcuni cristiani occupano posti di rilievo nell'ANP. Ma in pratica, le cose vanno diversamente. Nel sermone di venerdi' 13 ottobre 2000, trasmesso in diretta da una moschea di Gaza dalla televisione
dell'Autorita' Palestinese, il Dottor Abu Halabiya ha dichiarato: "Allah l'onnipotente ci chiede di non allearci con gli ebrei e i cristiani, non provare simpatia per loro, non diventare loro soci, non sostenerli e non firmare accordi con loro" (7).
Inoltre, nessuna legge dell'Autorita' Palestinese protegge la liberta' religiosa (8). Nonostante abbia detto che "il diritto di tutti i palestinesi di pregare e praticare il proprio credo religioso viene salvaguardato", un Ministro dell'Informazione dell'Autorita' Palestinese ha dichiarato anche che: "Il popolo palestinese e' governato dalla Sharia (legge islamica)... anche per quello che riguarda le questioni religiose.
Secondo la Sharia, applicata in tutto il mondo islamico, qualunque musulmano che si converte o che dichiara di non credere piu' nell'islam commette il piu' grande peccato, punibile con la pena capitale... l'Autorita' Palestinese non puo' tenere una posizione diversa riguardo a questa questione" (9).
Nel tentativo di non irritare i cristiani, la dichiarazione continua dicendo che la pena di morte per una conversione "non ha mai avuto luogo, e non avra' luogo in futuro" nei territori palestinesi, ma che "le norme e le tradizioni si occuperanno della situazione se dovesse verificarsi".
Nell'agosto del 1997 un poliziotto palestinese a Beit Sahur ha aperto il fuoco su una folla di arabi cristiani, ferendone sei. L'Autorita' Palestinese ha cercato di nascondere l'episodio e ha fatto sapere di non gradire la pubblicizzazione della storia. Il comandante locale della polizia palestinese ha istruito i giornalisti a non parlare dell'incidente.
Alla fine di giugno del 1997 un palestinese convertito al cristianesimo nella Cisgiordania settentrionale e' stato arrestato da agenti del Servizio di Sicurezza Preventiva dell'Autorita' Palestinese.
Stava regolarmente assistendo ad un incontro religioso in Chiesa e distribuendo Bibbie. L'Autorita' Palestinese ne ha ordinato l'arresto. Agenti di sicurezza dell'Autorita' Palestinese hanno recentemente avvisato il Pastore di una chiesa di Ramallah che stavano controllando le sue attivita' evangeliche nella zona e che lo volevano interrogare sulla sua propagazione del cristianesimo.
Un convertito palestinese che vive in un villaggio vicino a Nablus e' stato di recente arrestato dalla polizia palestinese. Un predicatore musulmano e' stato portato al suo cospetto dalla polizia ed ha cercato di convincerlo a tornare all'Islam. Quando il convertito si e' rifiutato e' stato portato davanti a una corte che lo ha condannato al carcere per aver offeso il leader religioso.
Un altro convertito di Ramallah ha visto arrivare a casa sua un poliziotto che lo ha avvertito che se avesse continuato a predicare il cristianesimo sarebbe stato arrestato e accusato di essere una spia
israeliana (10).
In un altro rapporto del 2002, basato sulle informazioni raccolte dai servizi segreti durante l'operazione israeliana Scudo Difensivo si afferma che "Il sistema dei servizi segreti di Fatah e Arafat ha intimidito e maltrattato la popolazione cristiana a Betlemme. Hanno estorto loro denaro, confiscato terre e proprieta' e li hanno lasciati alla merce' di teppisti e criminali, senza protezione" (11).
Fatti simili sono stati denunciati sul "Washington Times" dopo l'occupazione da parte della AP della chiesa della Nativita' a Betlemme. Gli abitanti di questa citta' biblica hanno espresso sollievo per l'esilio a Cipro [e da qui accolti in Europa, Italia compresa. N.d.T.] dei 13 estremisti palestinesi che secondo loro avevano imposto un regime di terrore per due anni, con stupri, estorsioni ed assassini. I 13 mandati a Cipro, così come gli altri 26 mandati nella striscia di Gaza, si erano rifugiati nella chiesa della Nativita' provocando un assedio durato 39 giorni.
I palestinesi che vivevano vicino alla chiesa hanno descritto il gruppo come una banda criminale che perseguitava in particolar modo i palestinesi cristiani, pretendendo "soldi per la protezione" dai principali commercianti, che producono e vendono articoli religiosi. "Finalmente i cristiani possono respirare liberamente" ha detto Helen, una cinquantenne, madre di quattro figli. "siamo così contenti che questi criminali che ci hanno spaventato così a lungo se ne siano finalmente andati".
L'ostilita' di questa banda contro i cristiani si e' estesa al chierichetto diciassettenne ucciso a colpi di arma da fuoco durante un'incursione israeliana in ottobre.
Un piccolo monumento in pietra eretto dalla famiglia in memoria di Johnny Talgieh sul luogo di piazza Manger, dove e' morto, e' stato preso a calci e sputi da membri della banda, poi e' stato avvolto di corde e cavi fino a farlo cadere distrutto al suolo.
"Non volevano riconoscere che un cristiano potesse avere tanta considerazione [come martire]" ha detto un familiare. "Odiano noi cristiani piu' di quanto amino la Palestina" (12).
Oltre al danno la beffa: durante questo regno del terrore le Brigate Martiri di Al Aqsa (dichiarate dagli Stati Uniti un'organizzazione terrorista) mandarono una lettera al consiglio comunale di Betlemme "pretendendo" aiuto nella forma di contributi pecuniari per le operazioni militari. Nell' aggiungere cinicamente un simbolo cristiano alla loro richiesta di estorsione, la lettera era firmata "Fatah - Brigate Martiri di Al Aqsa e Brigate della Chiesa della Nativita'" (13).
Oltraggi da parte dell'Autorita' Palestinese verso luoghi santi cristiani
L'AP ha mostrato disprezzo per alcuni luoghi santi cristiani e vi sono state anche alcune profanazioni. Per esempio, senza aver ottenuto il consenso dalla chiesa, Yasser Arafat ha deciso di trasformare il monastero greco ortodosso vicino alla chiesa della Nativita' a Betlemme nella sua residenza durante la visita alla citta' (14). Il 5 luglio del 1997 l'OLP si e' impadronito del Monastero russo della Trinita' della Quercia di Abramo, a Hebron, sfrattando con la forza i monaci e le suore
(15).
Nella Guerra del Terrore Palestinese fra il 2000 e il 2002, le milizie dell'AP Tanzim, fra i vari luoghi che avrebbero potuto scegliere fra quelli occupati nel 1967, scelsero la citta' cristiana di Beit Jalla per sparare su Gerusalemme. Si piazzarono di proposito vicino a chiese (per esempio San Nicola), case e alberghi cristiani, oltre che al club greco-ortodosso, sapendo che un piccolo errore nel fuoco di ritorno israeliano avrebbe danneggiato chiese e istituzioni cristiane (16). In altre parole hanno preferito mettere in cattiva luce Israele piuttosto che preservare la santita' e l'integrita' dei siti e delle proprieta' cristiane.
Ad un certo punto Andreas Reinecke, capo dell'ufficio di relazioni pubbliche tedesco presso l'AP ha protestato. Notevole la sua lettera, dove si parla di alcuni episodi avvenuti alla scuola Talitakoumi, a Beit Jalla, finanziata soprattutto dalla Chiesa Protestante di Berlino.
"Nei giorni scorsi il personale della scuola ha notato tentativi da parte di diversi palestinesi armati di usare gli edifici della scuola e alcuni giardini per le loro attivita'. Se ci riescono, la reazione israeliana sara' inevitabile. Questo avra' un impatto negativo sulla continuazione delle lezioni, dove studiano non meno di 1.000 palestinesi (cristiani). Non potete neanche immaginare quale disagio provocherebbe ai sostenitori di questa scuola [in Germania] la scoperta che gli edifici scolastici vengono usati come campo di battaglia (17).
L'esempio piu' eclatante del disprezzo da parte dell'AP per la santita' dei luoghi di culto cristiani e' stata l'occupazione nel marzo del 2002 della Chiesa della Nativita' a Betlemme da parte di forze
dell'AP e la cattura di oltre 40 religiosi cristiani come ostaggi.
Questa occupazione non e' stata un atto di disperazione o la ricerca di un rifugio durate una battaglia. E' stata un'azione premeditata per mettere in cattiva luce Israele. Secondo le nostre fonti e la conferma data da un comandante dei Tanzim, Abdullah Abu- Hadid, "L'idea era quella di entrare nella chiesa per suscitare pressioni internazionali su Israele . Gia' sapevamo che c'erano cibarie in grado di sostenere i 50 monaci per due anni. Olio, fagioli, riso, olive. Buoni bagni e il pozzo piu' grande della vecchia Betlemme. Non c'era bisogno di elettricita' perche' c'erano le candele. Nell'orto coltivavano verdure. C'era tutto il necessario" (18). Il comportamento delle forze ufficiali dell'AP durante questo episodio mostra chiaramente il disprezzo per il luogo sacro, come descritto di seguito.
L'occupazione da parte dell'AP della Chiesa della Nativita'
Il 2 aprile 2002, quando Israele ha cominciato l'operazione Scudo Difensivo per combattere le infrastrutture terroriste palestinesi a Betlemme, "un certo numero di terroristi presero la Chiesa di Santa Maria e trattennero i monaci e alcune suore contro la loro volonta'. I terroristi hanno usato la Chiesa come luogo da cui sparare ai soldati dell'IDF nella zona. I soldati non hanno risposto al fuoco contro la chiesa, quando venivano bersagliati da colpi di arma da fuoco. Un drappello dell'IDF, sotto il comando del comandante regionale della zona di Betlemme, e' entrato nella Chiesa oggi, senza battaglia, in coordinamento con i suoi capi, e ha evacuato i preti e le suore" (19).
Tre monaci armeni, tenuti in ostaggio da palestinesi armati dentro la Chiesa della Nativita' a Betlemme sono riusciti a fuggire dalla chiesa attraverso un cancello secondario. Hanno subito ringraziato i soldati per averli salvati.
Hanno detto agli ufficiali che i palestinesi avevano rubato oro e altre proprieta', compresi crocifissi e libri di preghiera e che avevano causato danni.
Uno dei frati, Narkiss Korasian, ha detto ai giornalisti: "Hanno rubato tutto, hanno aperto le porte una per una e rubato ogni cosa. Hanno rubato i nostri libri di preghiera e quattro crocifissi. Non hanno lasciato niente.Grazie per il vostro aiuto, non lo dimenticheremo mai"
Secondo gli ufficiali israeliani, i monaci avevano detto che i palestinesi avevano cominciato a picchiare ed essere violenti con i monaci (20).
Dopo la fine dell'assedio, i soldati dell'AP hanno lasciato la chiesa in condizioni terribili.
I palestinesi armati si erano rinchiusi nella chiesa e avevano preso tutte le scorte di cibo dei frati e "le avevano mangiate come mostri affamati" fino a che il cibo non aveva cominciato a scarseggiare per i 150 civili. Si erano anche tracannati birra, vino e Johnnie Walker che avevano trovato nei quartieri dei monaci, incuranti del divieto islamico di consumare alcolici. Queste gozzoviglie sono durate per circa due settimane, nel corso dei 39 giorni di assedio, quando il cibo e gli alcolici sono finiti, secondo quanto raccontato da quattro monaci greco-ortodossi intrappolati per tutto il tempo dentro la Chiesa.
"Dovrebbero vergognarsi. Si sono comportati come animali, come lupi affamati. Venite, vi faccio vedere" - ha detto un frate, che si e' rifiutato di dire il suo nome. Ha mostrato bottiglie di birra vuote e centinaia di mozziconi di sigarette gettati a terra. I frati hanno quindi portato i giornalisti a vedere i computer smembrati e le televisioni usate come nascondigli per le armi.
"Ecco quale ricompensa abbiamo avuto per aver 'ospitato' questi cosiddetti ospiti" ha detto l'Arcivescovo Ironius, mentre mostrava ai giornalisti il salone d'ingresso del monastero greco-ortodosso. I monaci ortodossi e alcuni civili hanno detto che i palestinesi avevano creato un regime di terrore.
Anche nella zona cattolica del complesso c'erano i segni del disprezzo per le norme religiose. I preti cattolici hanno detto che alcune Bibbie sono state fatte a pezzi per farne carta igienica e molti oggetti sacri sono stati rimossi. "I palestinesi hanno preso i candelabri, le icone e qualsiasi cosa che sembrasse oro" ha detto un francescano, il reverendo messicano Nicholas Marquez. (21)
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Comportamenti simili a Gerusalemme
Nonostante non abbia uno status legale a Gerusalemme, gli impiegati dell'AP si comportano in modo simile anche la'. In realta' l'AP nega qualsiasi legame ebraico, così come cristiano, con Gerusalemme. Walid M. Awad, direttore delle relazioni pubbliche con gli stranieri presso il Ministero dell'Informazione palestinese, ha affermato: "Il fatto che il Tempio [ebraico] si trovi sul Monte del Tempio e' dubbio. Ci sono accademici che dicono che potrebbe essere a Gerico o altrove, a 4 chilom